Neurobiologia e Cervello

Cervello e mentalità

Qualsiasi funzione vitale si svolge sotto il dominio e il controllo del sistema nervoso, un network formato da miliardi di cellule e filamenti altamente specializzati. Ma il cervello non si limita a far funzionare il corpo: attraverso sensazione, percezione e rappresentazione costruisce la nostra conoscenza del mondo e dà origine alla mentalità. Capire come avviene […]

Neuroscienze — Cervello e mentalità
Qualsiasi funzione vitale si svolge sotto il dominio e il controllo del sistema nervoso, un network formato da miliardi di cellule e filamenti altamente specializzati. Ma il cervello non si limita a far funzionare il corpo: attraverso sensazione, percezione e rappresentazione costruisce la nostra conoscenza del mondo e dà origine alla mentalità. Capire come avviene questo processo significa capire come ognuno di noi percepisce, ricorda e dà senso alla realtà.

Il sistema nervoso e i suoi compiti

È assodata la consapevolezza che qualsiasi funzione vitale si svolge sotto il dominio e il controllo del sistema nervoso, che si configura come un network formato da miliardi di cellule e filamenti altamente specializzati. Il sistema nervoso assolve ai seguenti compiti:

  • Permette il funzionamento degli organi del corpo in coordinazione fra loro.
  • Stimola nell’organismo la possibilità di adattarsi rapidamente e correttamente alle continue modificazioni che avvengono nell’ambiente in cui si vive.
  • Crea il frutto del pensiero, ossia il pensato, producendo così tutte le attività mentali e psichiche.

I due emisferi del cervello

L’organo principe del sistema nervoso è il cervello, situato nella scatola cranica e diviso in due emisferi, destro e sinistro, collegati fra loro da fasci di fibre. Nell’emisfero destro risiedono i processi rapidi, paralleli, attivi simultaneamente, detti anche olistici. Il lato destro è anche la sede specifica di rappresentazioni che si riferiscono a sensazioni, a immagini e significati non verbali, polisemantici e multipli, delle parole. Un esempio di tale attività non verbale sono le percezioni visuospaziali, spesso definite analogiche.

Nella parte sinistra del cervello risiedono invece i processi relativamente più lenti, lineari, attivi sequenzialmente perché tempo-dipendenti. In un certo senso, si potrebbe sostenere che l’emisfero destro riproduce il mondo più fedelmente, mentre il sinistro deve ridurlo in unità di informazioni definite mentalmente, dunque costruite socialmente. L’operazione mentale grazie alla quale identifichiamo in noi e negli altri aspetti della nostra mentalità, come intenzioni, credenze, attitudini, percezioni, ricordi e sentimenti, è tipica dell’emisfero destro e si presenta sotto forma di rappresentazioni analogiche, non facilmente traducibili in informazioni digitali (Bertirotti A., in Locatelli A., 2004).

La corteccia cerebrale e i suoi lobi

Il nostro cervello è dunque la sede cui giungono impulsi primitivi e primigeni che vengono modificati in ideali più elevati, in sentimenti ed emozioni. La sede di queste trasformazioni è in tutto il cervello, anche se vi è un’ampia zona particolarmente adatta per l’esercizio di questa attività: la corteccia cerebrale. Essa è particolarmente sviluppata negli animali superiori, mentre il cervello degli uccelli, dei pesci, dei rettili e degli anfibi è privo di corteccia.

La corteccia umana, con la presenza di circa 15 miliardi di neuroni, è la più estesa di quella di qualsiasi altro essere vivente. Nonostante la sua estensione, è contenuta nel cranio grazie a un grande numero di rilievi o circonvoluzioni, divisi da solchi sinuosi, che la ripiegano su se stessa. I solchi più profondi delimitano, in ciascun emisfero, i lobi:

  • Il lobo frontale, nella regione anteriore.
  • Il lobo parietale, nella regione media e superiore.
  • Il lobo temporale, nella regione media inferiore.
  • Il lobo occipitale, nella regione posteriore.

In base alle differenze strutturali dei tessuti che la compongono e alle funzioni svolte, la corteccia cerebrale è divisa in tre grandi aree:

  • Area motoria.
  • Area sensitiva.
  • Area sensoriale.

La funzione senso-percettiva

La funzione senso-percettiva mette in relazione l’uomo con l’ambiente, oltre che con la sua dimensione interna. Essa consente l’acquisizione di informazioni che, attraverso i molteplici canali sensoriali, raggiungono i centri nervosi e, adeguatamente elaborati, strutturano tutti gli elementi di base sui quali si organizza la conoscenza che l’uomo possiede di sé e del mondo in cui vive. Grazie all’esercizio di questa abilità fisiologicamente determinata, l’essere umano crea un costante e continuo rapporto con il versante intrapsichico di se stesso e con quello esterno, e questa doppia relazione gli permette di raccogliere e organizzare i dati della realtà (Cfr. Areale 2004).

Attraverso il processo percettivo, un incessante e variegato flusso di stimoli entra nel campo della nostra coscienza e produce sensazioni come suoni, odori, sapori, colori, forme e dimensioni degli oggetti, temperature, impressioni tattili, secondo una gamma pressoché infinita di qualità e intensità. I momenti cruciali grazie ai quali si svolge il processo percettivo sono la sensazione, la percezione e la rappresentazione.

Sensazione, percezione e rappresentazione

Con la sensazione si prende contatto primigenio con gli stimoli interni ed esterni del corpo. La distinzione tra sensazione e percezione potrebbe apparire artificiosa. In effetti, al processo biologico della stimolazione dei recettori sensoriali periferici corrisponde inevitabilmente, a livello psichico, un’esperienza percettiva. Quest’ultima, a sua volta, si configura secondo un processo di integrazione della sensazione con elementi affettivi, mnestici ed esperienziali. Eppure questa distinzione meglio chiarisce le due fasi del processo attraverso cui il nostro cervello crea i presupposti per la produzione della mentalità. Per questo motivo preferiamo mantenere viva questa distinzione.

La percezione è dunque quel processo che ci consente, attraverso un riconoscimento attivo, di identificare un dato oggetto, di discriminarne i caratteri in modo da classificarlo mentalmente, individuando la categoria d’appartenenza. Tale processo si realizza grazie all’azione e all’elaborazione sintetica e integrativa dei dati sensoriali, che vanno a strutturarsi nel vissuto esperienziale della persona.

La rappresentazione è il momento mentale in cui si verifica questa strutturazione, e si realizza grazie alla memoria. La rappresentazione è una riproduzione mentale che si basa su esperienze percettive pregresse, e grazie alla quale si possono ricreare le caratteristiche di un oggetto nello spazio e nel tempo, indipendentemente dalla sua concreta esistenza. Per questo motivo, la rappresentazione mentale agisce anche nel tempo futuro, sebbene sempre grazie all’esperienza elaborata nel passato. Il luogo fisiologico, all’interno del cervello, adibito alla creazione di una relazione fra passato, presente e futuro è l’ippocampo (Spiers H., Maguire E.A., 2007, in Bertirotti A., 2007).

Esistono dunque differenze significative fra l’esperienza percettiva e l’esperienza rappresentativa, perché l’oggetto rappresentato non possiede una forma ben strutturata come invece accade per l’oggetto percepito. Il primo presenta caratteri di minore precisione formale, perché è meno nitido e preciso, meno stabile e costante. La capacità di rendere stabile e persistente una rappresentazione è un’attitudine soggettiva, ma che può essere potenziata con un esercizio cognitivo graduale. Ad esempio, la produzione di immagini mentali, quindi di concetti e significati, è una tecnica impiegata in alcune psicoterapie. È il caso di visualizzazioni creative, di esercizi di immedesimazione, di assunzioni di ruolo, del training autogeno, oppure di meditazioni yoga. In ogni caso, l’attitudine alla rappresentazione mentale si accompagna a una buona capacità di concentrazione e dunque influenza positivamente lo stato psicologico e psicosomatico dell’individuo.

Come nasce la mentalità

L’unione di tutte queste tre attività, la loro costante e continua integrazione nel tempo e nello spazio, dà origine alla mentalità. Le nostre cinque capacità sensoriali, la vista, l’olfatto, il tatto, il gusto e l’udito, si modificano in relazione ai nostri desideri, sino a percepire come reali anche oggetti, soggetti e situazioni che non esistono affatto. Tutti i bisogni organici tendono a condizionare ciò che noi percepiamo. Ciascuno di noi è condizionato, nella percezione, dalle proprie esperienze precedenti, dalla propria storia personale e da quella condivisa con altri individui.

Inoltre, ogni persona tende anche ad essere coerente con se stessa nei propri giudizi percettivi, proprio perché la percezione è frutto anche della propria identità. Ad esempio, individui con schemi mentali rigidi, le rappresentazioni di cui abbiamo appena parlato, non tollerano situazioni relazionali ambigue, oppure oggetti che non abbiano contorni precisi. Non utilizzano giudizi di valore ambigui e ricorrono frequentemente a modelli del tipo tutto o niente, buono o cattivo, bianco o nero.

Mentalità rigida e mentalità indipendente

Nel vissuto personale di questo tipo di persone si riscontra spesso la presenza di un’educazione rigida, ricca di pregiudizi, basata su azioni autoritarie e intolleranti, con genitori che richiedono obbedienza e sottomissione. Questo tipo di persone non sono dunque riuscite ad esprimere una spontanea aggressività, senza spazio per una sana ambiguità cognitiva, che avrebbe potuto evolversi in creatività. La mentalità che questo tipo di educazione produce in genere induce una riduzione del mondo in minimi termini chiaramente classificabili. Essa produce anche rapporti sociali spesso basati sull’esteriorità e sul formalismo: si temono i propri impulsi e si sviluppa una scarsa autostima.

Al contrario, i soggetti che hanno raggiunto nel corso della maturazione un buon controllo dei propri impulsi, che non temono le proprie manifestazioni di aggressività e che sono stati educati a gestire la propria autonomia, tendono a una mentalità indipendente dal campo, cioè tendono a fidarsi dei propri giudizi, senza lasciarsi troppo influenzare da quanto li circonda. Ciò accade perché possiedono un sufficiente livello di autostima, che consente loro di avere fiducia nella propria percezione, accettando le ambiguità, tollerando l’ansia delle situazioni incerte, senza perdere il controllo di se stessi.

Domande frequenti

Quali sono i compiti del sistema nervoso?

Il sistema nervoso permette il funzionamento coordinato degli organi del corpo, stimola la capacità di adattarsi rapidamente alle modificazioni dell’ambiente e crea il frutto del pensiero, ossia il pensato, producendo così tutte le attività mentali e psichiche.

Che differenza c’è tra emisfero destro e emisfero sinistro?

L’emisfero destro gestisce processi rapidi, paralleli e olistici, legati a sensazioni, immagini e significati non verbali e analogici. L’emisfero sinistro elabora processi più lenti, lineari e sequenziali, riducendo il mondo in unità di informazioni definite mentalmente e costruite socialmente.

Qual è la differenza tra sensazione, percezione e rappresentazione?

La sensazione è il contatto primigenio con gli stimoli interni ed esterni. La percezione è il riconoscimento attivo che identifica e classifica un oggetto. La rappresentazione è la riproduzione mentale, basata sulla memoria, che ricrea le caratteristiche di un oggetto anche in sua assenza, collegando passato, presente e futuro grazie all’ippocampo.

Come si forma la mentalità?

La mentalità nasce dall’integrazione continua, nel tempo e nello spazio, di sensazione, percezione e rappresentazione. La percezione è condizionata dai bisogni organici, dalle esperienze precedenti e dall’identità della persona, e l’educazione ricevuta orienta la mentalità verso forme più rigide o più indipendenti.

Il cervello non si limita a controllare il corpo: attraverso sensazione, percezione e rappresentazione costruisce la conoscenza che abbiamo di noi e del mondo. La loro integrazione continua dà origine alla mentalità, che è sempre filtrata da bisogni, storia personale ed educazione. Per questo la percezione non è mai neutra, e una mentalità più aperta nasce da un buon controllo degli impulsi e da una sana autostima.
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