L’uomo come animale: istinto e sopravvivenza
L’uomo, come ogni altro essere vivente del pianeta, nasce, cresce e si riproduce, con la prosecuzione della propria specie come orizzonte di fondo. L’istinto è, in questo senso, l’hardware del sistema “uomo uguale animale”: predetermina comportamenti e finalità iscritti nella natura umana. L’istinto di sopravvivenza e lo stimolo ad accoppiarsi sono le funzioni di base di questo hardware.
La maggior parte dei comportamenti animali è guidata da questo istinto e noi, nella nostra animalità, lo assecondiamo e lo mettiamo in scena come fosse il copione di un film. In quest’ottica la lotta per la sopravvivenza, la cosiddetta legge della giungla, può apparire perfettamente giustificata. Eppure nel corso della storia l’uomo si è trovato di volta in volta ad affrontare difficoltà di natura diversa, quasi sempre prodotte dall’uomo stesso.
L’evoluzione della coscienza civile
Nel corso dei secoli l’animale uomo modifica lentamente ma inesorabilmente le regole del gioco. Si evolve la sua coscienza civile e nasce l’esigenza di leggi che garantiscano a tutti il diritto di vivere. La natura animale non implica soltanto gli istinti di sopravvivenza o l’aggressività: comporta molteplici comportamenti oggi considerati inaccettabili, che però continuano a esistere anche se mascherati da qualcos’altro.
Si pensi ai rapporti interpersonali in un ambiente lavorativo: conformismo, mediocrità e ipocrisia sembrano spesso regnare sovrani e ciascuno di noi vive gli accadimenti quotidiani in modo conflittuale o comunque poco sereno.
Seguire la Natura o allontanarsene?
Tutto fa pensare che, sia comportandosi secondo Natura sia allontanandosene, ci si trovi davanti a una scelta che non convince del tutto. Nel primo caso saremmo costretti ad accettare regole discutibili: la legge del più forte, la selezione naturale, le gerarchie del comandare o essere comandati, il rapportarsi al prossimo in modo antagonistico, magari traendo vantaggio dalle disgrazie altrui.
Nel secondo caso il rischio è uguale e contrario. Rinnegando le leggi della Natura finiremmo per negare anche principi sani, come il rispetto per la vita in quanto tale, perché una conseguenza dell’allontanamento dalla Natura è il diffondersi del cinismo. Per di più il progresso, che ha migliorato la qualità della vita, sta anche annientando il pianeta con disastri ecologici dovuti all’inquinamento e allo sfruttamento smodato delle risorse naturali.
La fisiologia del comportamento
La fisiologia del comportamento umano è quindi parte in causa nel perseguire gli obiettivi primari della Natura, ma analizzarla non è semplice. Gli stimoli ad agire che partono dal cervello sono il risultato di reazioni chimiche, la cui predisposizione è in larga parte predeterminata dalla genetica del sistema uomo: una base da cui è difficile prescindere.
La scienza ha individuato alcune componenti fondamentali della sfera cerebrale implicate nelle principali attività. Una di queste è l’amigdala, posta centralmente all’interno del cervello, a stretto contatto con l’ippocampo, deputato alla memoria. Nell’amigdala è stato individuato uno dei più antichi meccanismi per gestire la paura e l’istinto di sopravvivenza, che ha permesso al genere umano di arrivare fino a oggi. Il nostro agire è il risultato di interazioni cerebrali e cerebellari mediate dalle situazioni che via via affrontiamo, e molti dei nostri comportamenti seguono uno standard difficilmente filtrabile, strettamente correlato all’istinto delle origini.
Il cervelletto oltre il movimento
Sappiamo che il cervelletto è l’organo regolatore delle attività motorie: coordina l’azione dei muscoli nei movimenti volontari, regola la postura e il tono muscolare e contribuisce al mantenimento dell’equilibrio. Negli ultimi anni, però, molti studi nell’ambito della ricerca neuropsichiatrica hanno ipotizzato un suo coinvolgimento anche in importanti funzioni cognitive.
Due osservazioni anatomiche sostengono questa ipotesi. In primo luogo, il cervelletto contiene più della metà dei neuroni cerebrali. In secondo luogo, è stata riscontrata l’esistenza di numerose connessioni con diverse aree del Sistema Nervoso Centrale. Tra le meglio individuate vi sono una via vestibolo-cerebellare, implicata nell’equilibrio e nei movimenti degli occhi; una via spino-cerebellare, che controlla la postura e i movimenti degli arti; e una via cortico-ponto-cerebellare, legata all’esecuzione dei movimenti volontari e al controllo della coordinazione. Quest’ultima, insieme al circuito efferente cerebello-talamo-corticale, rappresenta la più probabile dimostrazione di un fondamento anatomico del ruolo cerebellare nelle funzioni cognitive.
Domande frequenti
Perché studiare il cervello con più discipline insieme?
Perché un solo approccio, psicologico, fisiologico o filosofico, rischia di risultare riduttivo o frammentario. Un percorso dialettico che fa interagire discipline diverse permette di accrescere la conoscenza in modo più completo.
Qual è il ruolo dell’amigdala?
L’amigdala, situata centralmente nel cervello e vicina all’ippocampo, ospita uno dei più antichi meccanismi per gestire la paura e l’istinto di sopravvivenza, fondamentale per la conservazione della specie.
Il cervelletto serve solo a coordinare i movimenti?
No. Oltre a regolare postura, tono muscolare ed equilibrio, diversi studi gli attribuiscono un coinvolgimento anche in funzioni cognitive e affettive, sostenuto da osservazioni anatomiche come l’alto numero di neuroni e le connessioni con il Sistema Nervoso Centrale.
Istinto e cultura: chi guida i nostri comportamenti?
Entrambi. La nostra volontà fa i conti sia con i condizionamenti storico-culturali sia, soprattutto, con la fisiologia che la determina e attraverso cui si esprime.
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