Neurobiologia e Cervello

Cervello e Natura

Il comportamento umano nasce dall’incontro tra natura biologica e coscienza civile. Capire il cervello significa attraversare discipline diverse, dalla fisiologia alla filosofia, perché nessun singolo approccio basta da solo. In questo percorso istinto, evoluzione culturale e strutture cerebrali come amigdala e cervelletto si intrecciano, mostrando quanto la nostra volontà sia profondamente radicata nella materia che […]

Neuroscienze — Cervello e Natura
Il comportamento umano nasce dall’incontro tra natura biologica e coscienza civile. Capire il cervello significa attraversare discipline diverse, dalla fisiologia alla filosofia, perché nessun singolo approccio basta da solo. In questo percorso istinto, evoluzione culturale e strutture cerebrali come amigdala e cervelletto si intrecciano, mostrando quanto la nostra volontà sia profondamente radicata nella materia che la esprime.

L’uomo tra istinto e natura animale

Come ogni altro essere vivente, l’uomo nasce, cresce e si riproduce, con la prosecuzione della specie come fine implicito. In questo quadro l’istinto funziona da “hardware” del sistema uomo: predetermina comportamenti e obiettivi insiti nella natura umana. L’istinto di sopravvivenza e lo stimolo ad accoppiarsi ne sono le funzioni di base. Gran parte dei comportamenti animali è guidata da questo istinto e noi, nella nostra animalità, lo assecondiamo quasi recitassimo il copione di un film già scritto.

Da questa premessa la lotta per la sopravvivenza, la cosiddetta legge della giungla, può sembrare perfettamente giustificata. Eppure nel corso della storia l’uomo ha modificato lentamente ma inesorabilmente le regole del gioco. La sua coscienza civile si è evoluta, facendo emergere l’esigenza di leggi che garantiscano a tutti il diritto di vivere. La natura animale, del resto, non si esaurisce nell’aggressività o nella pura sopravvivenza: comporta molti comportamenti oggi considerati inaccettabili, che però continuano a esistere mascherati da qualcos’altro.

Il conflitto quotidiano

Basta osservare i rapporti interpersonali in un ambiente di lavoro. Conformismo, mediocrità e ipocrisia sembrano spesso regnare sovrani, e il risultato è che ciascuno di noi vive gli accadimenti quotidiani in modo conflittuale, o comunque poco sereno. È il segnale di una tensione di fondo tra ciò che l’istinto suggerisce e ciò che la convivenza richiede. Sotto la patina delle buone maniere e delle regole condivise continuano a operare dinamiche di competizione, gerarchia e difesa del proprio spazio, retaggi della stessa natura animale che la cultura cerca di contenere senza riuscire mai a cancellarla del tutto.

Seguire la natura o allontanarsene

Tutto fa pensare che, sia comportandosi secondo natura sia allontanandosene, ci si trovi davanti a una scelta che non convince fino in fondo. Nel primo caso saremmo costretti ad accettare regole discutibili e poco condivisibili: la legge del più forte, la selezione naturale, l’adeguamento a gerarchie in cui comandare o essere comandati appaiono entrambe insopportabili, fino a trarre vantaggio dalle disgrazie altrui.

Nel secondo caso il rischio è uguale e contrario. Rinnegando le leggi della natura finiremmo per negare anche principi sani, come il rispetto per la vita in quanto tale, perché una conseguenza tipica dell’allontanamento dalla natura è il diffondersi del cinismo. Il progresso, d’altronde, ha portato una migliore qualità della vita ma sta anche danneggiando il pianeta, con disastri ecologici legati all’inquinamento e allo sfruttamento smodato delle risorse naturali.

La fisiologia del comportamento

La fisiologia del comportamento umano è dunque parte in causa nel perseguire gli obiettivi primari della natura, ma analizzarla non è semplice. Gli stimoli ad agire che partono dal cervello sono il risultato di reazioni chimiche, la cui predisposizione è in buona parte predeterminata dalla genetica del sistema uomo, un dato da cui è difficile prescindere. Questo non significa che siamo prigionieri della nostra biochimica, ma che ogni decisione si gioca all’interno di un sistema in cui segnali chimici, reti neuronali e storia personale concorrono insieme al risultato finale.

L’amigdala e la gestione della paura

La scienza ha localizzato alcune componenti fondamentali implicate nelle principali attività cerebrali. Una di queste è l’amigdala, posta centralmente all’interno del cervello, a stretto contatto con l’ippocampo, deputato alla memoria. Nell’amigdala è stato individuato uno dei meccanismi più antichi per gestire la paura e l’istinto di sopravvivenza: lo stesso che ha permesso al genere umano di arrivare fino a oggi. Il nostro agire è il risultato di interazioni cerebrali e cerebellari mediate dalle situazioni che incontriamo, e molti comportamenti seguono uno standard difficilmente filtrabile, strettamente correlato all’istinto delle origini.

Il cervelletto oltre il movimento

Il cervelletto è noto come organo regolatore delle attività motorie: coordina i muscoli nei movimenti volontari, regola postura e tono muscolare e contribuisce all’equilibrio. Negli ultimi anni, però, molti studi di ricerca neuropsichiatrica ne hanno ipotizzato il coinvolgimento anche in alcune importanti funzioni cognitive.

Due osservazioni anatomiche sostengono questa ipotesi. In primo luogo, il cervelletto contiene più della metà dei neuroni dell’intero cervello. In secondo luogo, presenta numerose connessioni con diverse aree del sistema nervoso centrale. Tra le vie meglio individuate ci sono la via vestibolo-cerebellare, implicata nell’equilibrio e nei movimenti degli occhi, la via spino-cerebellare, che controlla postura e movimenti degli arti, e la via cortico-ponto-cerebellare, legata ai movimenti volontari e alla coordinazione. Quest’ultima, insieme al circuito cerebello-talamo-corticale, rappresenta la dimostrazione più probabile di un fondamento anatomico del cervelletto nelle funzioni cognitive.

Domande frequenti

Perché un solo approccio allo studio del cervello non basta?

Perché ogni disciplina coglie un aspetto parziale. Un approccio solo psicologico, solo fisiologico o solo filosofico risulterebbe riduttivo. Un percorso che fa dialogare discipline diverse, pur distanti tra loro, permette una conoscenza più completa del funzionamento cerebrale.

Che ruolo ha l’amigdala nel comportamento umano?

L’amigdala, situata al centro del cervello vicino all’ippocampo, ospita uno dei meccanismi più antichi per gestire la paura e l’istinto di sopravvivenza. È una delle strutture chiave che hanno permesso alla specie umana di sopravvivere nel corso dell’evoluzione.

Il cervelletto serve solo a coordinare i movimenti?

No. È vero che regola movimenti volontari, postura ed equilibrio, ma contiene più della metà dei neuroni cerebrali e ha numerose connessioni con il sistema nervoso centrale. Studi recenti ipotizzano un suo ruolo anche in funzioni cognitive e affettive.

La volontà umana è davvero libera o è determinata dalla fisiologia?

La volontà si esprime attraverso la fisiologia che la rende possibile, e fa i conti sia con i condizionamenti storico-culturali sia con la predisposizione genetica. Non è quindi una libertà assoluta, ma il punto di incontro tra biologia, ambiente e cultura.

Il comportamento umano è il risultato di molti fattori che interagiscono e mediano la nostra volontà: condizionamenti storico-culturali, certo, ma soprattutto la fisiologia che la determina e ne è il mezzo di espressione. Continuare a indagare questo ambito ci aiuterà a comprendere sempre meglio i meccanismi affascinanti della mente.
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