Cervello e Natura

Neuroscienze.netAbstract
L’articolo vuole dare un contributo a chi, come me, è affascinato dal complesso funzionamento del cervello umano. Scegliere un solo tipo di approccio ( psicologico, fisiologico, filosofico… ), potrebbe risultare riduttivo o comunque frammentario; quello che prediligo, è una sorta di percorso dialettico atto ad interagire con le varie discipline, diverse tra loro ma ugualmente indispensabili all’accrescimento della nostra conoscenza.

L’uomo, come tutti gli altri esseri viventi di questo pianeta, nasce, cresce e si riproduce, avendo sempre a cuore la prosecuzione della propria specie. L’istinto è, in questo caso, l’hardware del sistema “uomo uguale animale” che predetermina un comportamento ed un fine insiti nella natura umana. L’istinto di sopravvivenza e lo stimolo ad accoppiarsi, sono le “utilities” dell’hardware di cui sopra. La maggior parte dei comportamenti animali è guidata da questo istinto e noi, nella nostra animalità, lo assecondiamo e poniamo in essere come fosse il copione di un film. È possibile che la lotta per la sopravvivenza, ovvero la legge della giungla, sembrino, di conseguenza, perfettamente giustificati. Nel corso della storia, l’uomo si è trovato di volta in volta a dover affrontare difficoltà di natura diversa, ma tutte, o quasi, prodotte dall’uomo stesso. Nel corso dei secoli l’animale uomo modifica lentamente ma inesorabilmente le regole del gioco. Si evolve la sua coscienza civile, avvertendo l’esigenza di leggi che garantiscano a tutti il diritto di vivere.
La natura animale non implica soltanto gli istinti di sopravvivenza o l’aggressività, ma comporta molteplici comportamenti che oggi sono visti come inaccettabili, ma che continuano ad esistere anche se mascherati da qualcos’altro. Consideriamo i rapporti interpersonali in un ambiente lavorativo: il conformismo, la mediocrità e l’ipocrisia spesso sembrano regnare sovrani ma, quello che di fatto accade, è che ognuno di noi vive i quotidiani accadimenti in modo conflittuale o comunque poco sereno.
Tutto fa pensare che nel comportarsi secondo Natura o, al contrario, allontanandosene, ci si trovi comunque a fare una scelta che non convince. Nel primo caso saremmo costretti ad accettare delle regole discutibili e francamente poco condivisibili; mi riferisco alla legge della giungla, alla legge del più forte e quindi alla selezione naturale; dovremmo adeguarci alle gerarchie ( comandare o essere comandati: due cose egualmente insopportabili ), rapportarci col nostro prossimo antagonisticamente e magari trarre dei vantaggi dalle disgrazie altrui.
Nel secondo caso, il rischio è uguale e contrario. Rinnegando le leggi della Natura ci troveremmo a negare anche principi molto sani come il rispetto per la vita in quanto tale, poiché una prerogativa dell’allontanamento dalla Natura è il diffondersi del cinismo. Oltretutto il progresso, ha comportato certamente una migliore qualità della vita, ma di contro sta annientando il pianeta mediante disastri ecologici dovuti all’inquinamento ed allo sfruttamento smodato delle risorse naturali.
La “fisiologia ” del comportamento umano è quindi parte in causa nel perseguire gli obbiettivi primari della Natura, ma analizzarla non è cosa facile. Gli stimoli ad agire che partono dal nostro cervello sono il risultato di una reazione chimica la cui predisposizione a queste dinamiche è predeterminata dalla genetica del sistema uomo. Da questa è difficile prescindere. La scienza ha localizzato alcune componenti fondamentali della sfera cerebrale implicate nella gestione delle principali attività. Una di queste è l’Amigdala, posta centralmente all’interno del cervello, a stretto contatto con l’Ippocampo ( deputato alla memoria dati ), nella quale è stato individuato il più antico meccanismo atto a gestire la paura e l’istinto di sopravvivenza e che ha permesso al genere umano di giungere ad esistere fino ad oggi. Il nostro agire è il risultato di interazioni cerebrali e cerebellari mediate dalle contingenze che ci si trova via via ad affrontare e, molti dei nostri comportamenti seguono uno standard difficilmente filtrabile, ma strettamente correlato all’istinto ” ab origine “.
Sappiamo che il cervelletto è l’organo regolatore delle attività motrici: coordina l’azione dei muscoli nei movimenti volontari, regola la postura, il tono muscolare e contribuisce al mantenimento dell’equilibrio. Ultimamente tuttavia molti studi nell’ambito della ricerca neuropsichiatrica hanno ipotizzato il suo coinvolgimento anche in alcune importanti funzioni cognitive.
Due osservazioni nell’ambito dell’anatomia del cervelletto potrebbero dimostrare il possibile coinvolgimento cerebellare nelle funzioni cognitive ed affettive. In primis, quest’organo ha in sé più della metà dei neuroni cerebrali. Inoltre, è stata riscontrata l’esistenza di numerose afferenze con diverse aree del Sistema Nervoso Centrale. Tra queste, quelle meglio individuate, risultano essere una via vestibolo-cerebellare (implicata nell’equilibrio e nei movimenti degli occhi), una via spino-cerebellare (che controlla la postura e i movimenti degli arti) ed una via cortico-ponto-cerebellare (legata all’esecuzione dei diversi movimenti volontari nonché al controllo della coordinazione). Quest’ultima, insieme al circuito efferente cerebello-talamo-corticale, rappresenta la più probabile dimostrazione dell’esistenza di un fondamento anatomico del cervelletto nelle funzioni cognitive.

In sintesi, il comportamento umano è il risultato di molteplici fattori che interagiscono e mediano la nostra volontà che deve comunque fare i conti, non solo con i condizionamenti storico-culturali senz’altro presenti, ma anche e soprattutto con la fisiologia che la determina e ne rappresenta il mezzo attraverso il quale si esprime. La continua ricerca in questo ambito ci aiuterà certamente a comprendere sempre di più i meravigliosi, affascinanti meccanismi della nostra mente.

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