Due emisferi, due modi di pensare
La struttura del cervello è suddivisa in due sezioni, destra e sinistra, particolarmente differenziate negli emisferi cerebrali superiori. Questa suddivisione rispecchia l’articolazione binaria del nostro stesso corpo: abbiamo due occhi, due orecchie, due mani, due gambe. Ciò suggerisce che anche le funzioni del cervello, come espressione di un’attività pensante, siano duplici.
In concreto possiamo dare significato a ciò che osserviamo attraverso due modalità complementari. La prima è logico-razionale, cioè sequenziale, analitica e deduttiva. La seconda è intuitiva-olistica, cioè sintetica, globalizzante e induttiva. Le due modalità corrispondono fondamentalmente alle funzionalità differenziate dei due emisferi cerebrali. La sfida non è scegliere l’una o l’altra, ma capire come coordinarle correttamente per acquisire diversi livelli e stili di pensiero, evitando quelle contraddizioni interne che possono portare a pericolose scissioni nella presa di coscienza e nella costruzione di una personalità creativa.
Memoria a lungo termine e memoria a breve termine
Gli studi di risonanza magnetica funzionale interpretano la diversa funzionalità dei due emisferi come una duplice capacità di mettere in correlazione la memoria a lungo termine con i processi di memorizzazione a breve termine. Da questa correlazione dipende la maggiore o minore rapidità di azione e reazione del pensiero.
Il pensiero, infatti, è determinato dal flusso di attività mnestiche che utilizzano schemi diversi di relazione tra memoria a lungo e a breve termine. Questi schemi si interpongono tra il vecchio e il nuovo flusso di informazione che circola tra il mondo esterno e la nostra capacità fisiologica di interpretare e dare senso all’insieme delle informazioni.
L’emisfero sinistro: la logica che semplifica la complessità
La funzionalità logico-razionale dell’emisfero sinistro si sviluppa attivando la capacità associativa dell’area di Wernicke, che tende a facilitare l’integrazione con la memoria a lungo termine. L’operazione logica si basa essenzialmente sulla combinazione di quattro operatori logico-formali che, nel linguaggio parlato, corrispondono a SI, NO, E, O. Servono ad analizzare e ricombinare in unità più semplici la dinamica complessa del flusso di informazione.
Il SI fa procedere il flusso del pensiero; la E permette di connettere una sezione o un’immagine acquisita con quella successiva; il NO interrompe il flusso e lo devia verso un’alternativa, selezionata a sua volta dalla O. Nella logica matematica queste operazioni si semplificano ulteriormente nelle quattro operazioni fondamentali: addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione.
Questa modalità di pensiero, legata alla predominanza dell’emisfero sinistro, indirizza l’attenzione verso il confronto in termini di riconoscimento e identità con l’esperienza passata depositata nella memoria a lungo termine. Il pensiero logico, attraverso i suoi operatori analitici, è capace di scoprire il modo migliore di combinare sezioni del flusso informativo: le separa, le seleziona, le ricombina e ne genera un’estensione capace di formulare una previsione su cosa fare. È così che diventa possibile risolvere problemi complessi attraverso un’elaborazione significativa dell’informazione, ciò che chiamiamo problem solving.
Il rischio della rigidità logica
Questa metodologia, però, contiene un rischio: consolidare le proprie modalità di pensiero attivando sistematicamente sempre le stesse aree cerebrali, quelle che permettono di combinare al meglio il risultato di una riflessione logica. In questo modo il cervello, nella sua interezza funzionale, non riesce a riorganizzare intuitivamente l’informazione complessiva attraverso i percorsi paralleli più tipici dell’emisfero destro.
Esiste tuttavia un operatore particolare, il SE, che rappresenta una forma di perpetua saggezza. Corrisponde a un atteggiamento di dubbio, capace di favorire l’intuito e la fantasia. Sono proprio queste attività cerebrali a rendersi necessarie per valutare gli schemi logici applicati in modo troppo rigido, schemi che altrimenti impediscono di delineare nuove significazioni sulla base di aspettative rinnovate e non facilmente prevedibili.
L’emisfero destro e il pensiero laterale
La natura del pensiero è anticipativa: guarda verso il futuro e, per farlo, ricostruisce le esperienze del passato. Comprendiamo però che non è possibile orientare il flusso del pensiero nella direzione giusta osservando con sempre maggiore attenzione logico-analitica nella direzione sbagliata. Ne consegue che l’uso del SE ci rende consapevoli dei limiti del pensiero logico-formale e facilita lo sviluppo delle attività parallele del pensiero laterale, in inglese lateral thinking.
Queste attività sono più proprie delle modalità di significazione complementare attuate dall’emisfero destro, e hanno lo scopo di evitare gli errori ancor prima di doverli risolvere. Il medico e psicologo Edward de Bono, a cui si deve il concetto di pensiero laterale, individua alcuni fattori che invitano a usare in modo sinergico e complementare questa risorsa: riconoscere e modificare i criteri e le idee dominanti, che polarizzano la percezione di un problema; superare ciò che impedisce di cercare modi diversi di guardare le cose; rendere più flessibile il controllo rigido del pensiero logico-lineare, così da incoraggiare lo sviluppo della creatività.
Coordinare i due emisferi
Il punto non è opporre la logica all’intuizione, ma farle dialogare. L’emisfero sinistro fornisce gli strumenti per semplificare e ordinare la complessità; l’emisfero destro permette di rimettere in discussione gli schemi quando diventano troppo rigidi e di immaginare soluzioni alternative. La creatività nasce esattamente in questo equilibrio dinamico, dove l’analisi e l’intuizione si alternano e si sostengono a vicenda invece di escludersi.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra pensiero logico e pensiero laterale?
Il pensiero logico, legato all’emisfero sinistro, procede in modo sequenziale e analitico: scompone l’informazione, la seleziona e la ricombina usando operatori come SI, NO, E, O, ed è particolarmente efficace nel problem solving. Il pensiero laterale, più vicino alle modalità dell’emisfero destro, serve invece a mettere in discussione gli schemi dominanti, a guardare i problemi da angolazioni diverse e a evitare gli errori prima ancora di doverli risolvere.
Che ruolo ha la memoria nel pensiero creativo?
Il pensiero dipende dal flusso di attività mnestiche che collegano la memoria a lungo termine con la memorizzazione a breve termine. La rapidità e la flessibilità con cui questi due sistemi si correlano determinano la capacità di azione e reazione del pensiero. La creatività emerge quando l’informazione passata non viene semplicemente ripetuta, ma riorganizzata in nuove significazioni.
Chi ha introdotto il concetto di pensiero laterale?
Il concetto di pensiero laterale è stato introdotto dal medico e psicologo Edward de Bono. Egli invita a riconoscere e modificare le idee dominanti, a superare ciò che impedisce di vedere le cose in modo diverso e a flessibilizzare il controllo rigido del pensiero logico-lineare, così da favorire la creatività.
Essere creativi significa per forza inventare qualcosa di nuovo?
No. Divenire creativi non significa solo inventare qualcosa di originale a ogni costo. Significa soprattutto trovare soddisfazione nell’utilizzare al meglio entrambe le potenzialità del proprio cervello, integrando la modalità logico-razionale dell’emisfero sinistro con quella intuitiva-olistica dell’emisfero destro.
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.