Neurobiologia e Cervello

Cervello: intelligenza e genere

L’intelligenza non ha genere. Non è una dote innata che separa nettamente uomini e donne, ma una capacità che si forma soprattutto attraverso l’apprendimento storico e sociale. Esistono differenze cerebrali tra i sessi, ma sono poche e riguardano più le strategie con cui il pensiero si organizza che il livello di intelligenza raggiungibile, elevato in […]

Cervello: intelligenza e genere
L’intelligenza non ha genere. Non è una dote innata che separa nettamente uomini e donne, ma una capacità che si forma soprattutto attraverso l’apprendimento storico e sociale. Esistono differenze cerebrali tra i sessi, ma sono poche e riguardano più le strategie con cui il pensiero si organizza che il livello di intelligenza raggiungibile, elevato in entrambi i casi pur per strade diverse.

Nota terminologica. In questo articolo le parole “femmina” e “maschio” si riferiscono alla conformazione fisica originaria dell’uomo e della donna, non all’identità sessuale del singolo individuo.

L’intelligenza non risponde a una natura innata

La formazione dell’intelligenza è sostanzialmente prodotta dal sistema di apprendimento storico e sociale in cui una persona cresce. Questo non significa che le differenze cerebrali tra i generi non esistano: significa che sono limitate e che, pur influenzando le strategie di organizzazione e risoluzione del pensiero, non impediscono né all’uomo né alla donna di raggiungere livelli equivalenti di intelligenza relativamente elevata. Strade diverse, in altre parole, possono condurre allo stesso esito cognitivo.

Il punto centrale è che il cervello è l’organo principale dell’apprendimento. Si modifica continuamente, strutturando le proprie capacità di pensiero e di comunicazione in funzione dell’ambiente socio-economico che lo educa. Per questo non si può affermare, se non ricorrendo a una banalizzazione, che le limitate differenze di genere osservate nella struttura cerebrale influiscano in modo profondo sulla formazione della memoria e dell’intelletto nella specie umana.

Le tre differenze cerebrali di genere

Le differenze cerebrali tra i sessi possono essere ricondotte essenzialmente a tre ordini di fattori.

Fattori genetici

Ogni cellula di un essere vivente, comprese quelle del cervello umano, è di tipo maschile o femminile: nel proprio DNA contiene rispettivamente una genetica XY oppure XX. Si tratta della base biologica di partenza, presente in ogni tessuto dell’organismo.

Fattori ormonali

L’ipotalamo e l’ipofisi secernono messaggeri ormonali che interagiscono in modo differente nella produzione degli ormoni sessuali: il testosterone nel maschio, il progesterone e gli estrogeni nella femmina. Questo equilibrio ormonale contribuisce a modulare alcune funzioni cerebrali, ma non determina di per sé il livello di intelligenza.

Asimmetrie strutturali

Il cervello maschile è mediamente più grande e contiene più liquido cefalo-rachidiano, così che con l’avanzare dell’età tende a restringersi più rapidamente. Contiene inoltre una quantità maggiore di “materia bianca”, cioè un numero più elevato di prolungamenti delle cellule nervose, gli assoni, che collegano regioni cerebrali distanti e facilitano il trasferimento di informazioni. Infine, una sola regione dell’ipotalamo risulta più grande di circa il 5% nei maschi, area in cui sembra risiedere un’attività di eccitazione sessuale più elevata rispetto alle femmine. Sono differenze reali ma circoscritte, da leggere con prudenza e senza trarne conclusioni eccessive.

Funzioni complementari, non semplicemente diverse

La natura specializza determinate funzioni cerebrali in modo differenziato non per rendere i due generi semplicemente diversi, ma per generare un’attività di comunicazione e di comportamento sociale complementare tra maschile e femminile. È una distinzione importante: complementarità non è gerarchia.

La capacità verbale di comunicazione è normalmente più rapida e completa nel genere femminile. La sua organizzazione cerebrale consente in media una migliore integrazione tra pensiero ed emotività, sensibilizzando e potenziando i processi di intuizione e stemperando la rigidità sequenziale tipica del pensiero maschile, che a sua volta può essere favorita dallo sviluppo più organizzato della materia bianca.

Da studi di risonanza magnetica funzionale risulta inoltre che nel genere femminile è mediamente più attiva la sezione del lobo frontale che sovrintende al comportamento e alla valutazione critica. Tali differenze suggeriscono una maggiore probabilità di adattamento della donna all’ambiente socio-economico: l’esercizio linguistico rende le aree dei lobi frontali e parietali relativamente più sviluppate nel cervello femminile, favorendo un’utilizzazione simmetrica dei due emisferi nella comunicazione verbale.

Telematica, apprendimento e nuove opportunità

Nell’epoca dell’ampia comunicabilità tecnologica, queste capacità trovano un terreno nuovo da sperimentare. La telematica offre forme inedite di interattività e di condivisione della conoscenza, con nuove possibilità di apprendimento e di comunicazione in cui le differenze di formazione tra uomo e donna possono essere messe alla prova per ottenere una più elevata complementarità tra i generi, all’interno di un contesto civile e democratico.

La rete diventa così una navigazione virtuale che può condurre a livelli più ampi di opportunità socio-economiche equivalenti tra uomo e donna. La formazione intellettuale resta in ogni caso un puzzle con infinite possibilità di soluzione storico-sociale, da sperimentare sempre più consapevolmente: più di una forma di intelligenza può diventare la base della capacità creativa necessaria ad adeguare le diverse modalità di integrazione cerebrale tra memoria e intelletto.

Sono proprio queste modalità a condurre la persona verso la soluzione dei problemi (problem solving), il loro corretto posizionamento (problem setting) o la capacità di evitarli (problem saving). Nella loro complessità, esse determinano il carattere dell’intelligenza di un individuo, sia esso maschio o femmina.

Domande frequenti

L’intelligenza dipende dal genere?

No. L’intelligenza non risponde a una natura innata legata al sesso, ma si forma soprattutto attraverso l’apprendimento storico e sociale. Uomini e donne possono raggiungere livelli equivalenti di intelligenza, pur seguendo strategie di pensiero in parte diverse.

Quali sono le principali differenze cerebrali tra uomo e donna?

Si riconducono a tre ordini di fattori: genetici (DNA XY o XX in ogni cellula), ormonali (testosterone nel maschio, progesterone ed estrogeni nella femmina) e strutturali (dimensioni, quantità di liquido cefalo-rachidiano e di materia bianca, una piccola area dell’ipotalamo più grande nei maschi). Sono differenze reali ma limitate.

Perché si parla di funzioni complementari?

Perché la specializzazione di alcune funzioni cerebrali serve a generare comportamenti sociali e comunicativi complementari tra i generi, non a renderli semplicemente diversi o gerarchicamente ordinati. Per esempio, la capacità verbale è mediamente più rapida nel genere femminile, mentre lo sviluppo della materia bianca favorisce alcune forme di pensiero sequenziale.

Le differenze cerebrali condizionano memoria e intelletto?

Solo in misura limitata. Poiché il cervello è l’organo principale dell’apprendimento e si modifica in funzione dell’ambiente, le piccole differenze di struttura non determinano in modo profondo la formazione della memoria e dell’intelletto. L’esperienza e il contesto pesano molto di più.

L’intelligenza non ha genere: si costruisce attraverso l’apprendimento e l’ambiente, non attraverso un destino biologico. Le differenze cerebrali tra uomo e donna esistono ma sono poche e riguardano soprattutto le strategie del pensiero, non il livello cognitivo raggiungibile. Lette come complementari e non gerarchiche, queste differenze diventano una risorsa, specie in un’epoca di comunicazione tecnologica che offre nuove opportunità di crescita equivalenti per entrambi.
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