Il paradigma di ricerca introdotto in linguistica da Noam Chomsky ha consacrato definitivamente questa scienza come una parte della psicologia cognitiva. L’idea della “modularita della mente” e del linguaggio come innato hanno caratterizzato gli studi sul linguaggio, quasi imponendosi sugli altri orientamenti come Strutturalismo e Cognitivismo. Sulla scia dell’innatismo si muove anche Derek Bickerton che, come dimostrero in questo saggio, modifica notevolmente l’originale approccio a questo orientamento di studio.
Due paradigmi a confronto
Noam Chomsky ha avuto il grande merito di intuire e poi corroborare la tesi secondo cui “le nostre competenze linguistiche sono determinate da una ‘Grammatica Universale’ innata, ovvero da uno schematismo generale, un sistema di categorie, regole e principi che governano il comportamento di ogni lingua, e consentono di produrla o generarla” (Paganini 2001, p. 344).
Il linguista Derek Bickerton ha ottenuto invece risultati che, se accettati, hanno conseguenze sorprendenti. Il passaggio linguistico dal pidgin (protolinguaggi di contatto) al creolo (presunti sviluppi spontanei a lingue molto potenti) e l’omogeneita strutturale delle diverse lingue creole nate da pidgin diversi non si spiegherebbero se non esistesse nell’uomo una predisposizione biologicamente determinata che fornisce ad una lingua la sua forma e la sua struttura.
Bickerton parla di “Language bioprogram hypothesis” (ipotesi del programma biologico del linguaggio). Fino a questo punto si potrebbe vedere nei risultati di Bickerton una sostanziale conferma delle ipotesi di Chomsky, secondo cui la struttura delle diverse lingue non varia a piacere ma corrisponde ad un meccanismo unicamente determinato su base biologica.
Come evidenziato dal linguista Andrea Moro, tuttavia, “sarebbe scorretto pensare che i risultati delle ricerche di Bickerton si limitino a rafforzare quest’ipotesi” (Moro 2006, p. 139).
Bickerton propone sicuramente una visione compatibile con il modello dei “principi e parametri” teorizzato da Chomsky, ma non totalmente sovrapponibile. Proprio su questa divergenza tra le due tesi, Bickerton afferma che:
“La grammatica universale postulata da Chomsky e un sistema informatico realizzato neurologicamente che mette a disposizione del bambino un certo numero di modelli grammaticali tra i quali egli puo selezionare quelli che corrispondono alla lingua del suo ambiente di origine. Gli studi sulle lingue creole suggeriscono che l’acquisizione di una prima lingua avviene attraverso l’intermediazione di un sistema innato alquanto differente: invece di mettere a disposizione del bambino tutta una gamma di modelli grammaticali egualmente possibili, il sistema puo essere provvisto di un solo modello, perfettamente specificato. Solo nella comunita di lingua pidgin, dove non esiste alcun modello grammaticale in grado di opporsi alla grammatica innata del bambino, questo modello non viene eliminato e si arricchisce invece del vocabolario locale per dar luogo alle lingue creole attuali” (Bickerton 1999, pp. 111-112).
I risultati di Bickerton non contraddicono il “programma” di Chomsky; i linguisti parlano di una “precisazione” ottenuta dallo studio sperimentale in luoghi come le Hawaii o il Nicaragua.
Rimane tuttavia una fondamentale differenza, sottile e profonda allo stesso tempo: Chomsky attraverso i suoi studi ha affermato che nessuna lingua sia piu semplice di un’altra; se infatti si assume che il linguaggio ha una matrice biologicamente determinata, che senso avrebbe chiedersi se esistono lingue piu semplici di altre? Sarebbe come chiedersi se esistano individui in giro per il mondo con le labbra o le gambe piu semplici rispetto alle nostre.
Bickerton sostiene invece di poter affermare, attraverso i suoi studi, che esistono lingue piu semplici di altre da acquisire per un bambino; queste lingue sono quelle che in qualche modo seguono o somigliano per struttura al creolo, quel “creolo astratto” che Bickerton crede sia la lingua di Babele, ovvero la prima e originaria lingua della specie umana.
Universali grammaticali contro Universali della creolizzazione
Sia Chomsky che Bickerton pongono alla base delle loro rispettive scoperte una teoria degli universali. In letteratura si parla rispettivamente della “Grammatica Universale” di Chomsky e degli “Universali della Creolizzazione” di Bickerton. Le differenze tra le due impostazioni sono facilmente evidenziabili. La “Grammatica Universale” di Chomsky ha come parte integrante un numero di principi e di parametri che regolano la variabilita delle varie lingue naturali umane. La variabilita agisce sul lessico e su tutta una serie di elementi fondamentali come l’ordine delle parole. Il programma chomskyano e fondamentalmente uno studio di psicolinguistica; di questa branca della psicologia usa gli strumenti, tra cui e risultata fondamentale la conoscenza del cervello, grazie alla quale si e potuto rilevare che la scissione tra la sintassi e la semantica e mappata neurologicamente e che la linguistica sta sviluppando con il tempo un modello sempre piu isomorfo a quello cerebrale.
Gli studi di Bickerton sono diversi, e lo sono profondamente. Chomsky ha esercitato la sua professione “dietro la scrivania”, sviluppando le sue acute intuizioni dal 1957 sino ad oggi grazie all’aiuto di altri studiosi e dei moderni metodi della psicologia.
Bickerton lavorava e continua a lavorare “sul campo”: insegna alle Hawaii, dove ha potuto costantemente monitorare lo sviluppo del creolo, avendo modo giornalmente di effettuare empiricamente le sue ricerche. Lo studio di Bickerton e stato, ancor prima di essere uno studio linguistico, uno studio antropologico, che ha indagato le origini storiche e culturali dei fenomeni che sono poi diventati l’oggetto d’analisi fondamentale delle sue ricerche. Gli “Universali della Creolizzazione” (si veda Banfi e Grandi, 2008) sono il risultato di costanti osservazioni del fenomeno di evoluzione dal pidgin al creolo in svariate parti del mondo e sono concettualmente distanti dal modello sintattico-matematico proposto da Chomsky.
Dalla nascita del linguaggio alla Babele delle lingue
Sia Chomsky che Bickerton, attraverso le loro ricerche, cercano di risolvere uno dei piu importanti enigmi filosofici della storia: come ha avuto origine il linguaggio? Qual e stata la prima lingua dell’umanita?
In un certo senso entrambi hanno dato una risposta esaustiva alla prima domanda. Da Chomsky apprendiamo che il linguaggio e una facolta innata alla specie umana, che lo e quanto respirare o camminare.
“L’essere umano e cioe programmato a sviluppare il linguaggio, un po’ come i ragni sono programmati a tessere tele o gli uccelli a cantare nei modi specifici della loro specie” (Napoli e Nespor 2004, p. 224).
Questa e stata una scoperta storica che ha segnato la fine di un’epoca, quella comportamentista, per aprirne un’altra, quella innatista, che e tuttora nel pieno del suo sviluppo e trova naturale sbocco nelle piu moderne branche della psicologia come le scienze cognitive e le neuroscienze. Bickerton ha sostanzialmente confermato questo dato attraverso i suoi studi, ne e una prova il “Language bioprogram hypothesis” di cui si e fatto promotore.
Sulla seconda domanda, pero, inizia un percorso che divide inesorabilmente i due linguisti. Chomsky ha sostanzialmente sviato questa questione, sostenendo che tutte le lingue naturali umane sono egualmente potenti e complesse, e nessuna di queste ha il diritto o l’onere di essere collegata in modo preferenziale con una lingua originaria della nostra specie. Bickerton invece formula una risposta a questa domanda, motivandola attraverso dei dati che evidenziano come per un bambino sia piu facile acquisire una lingua simile per struttura al creolo, che una che si distacchi da questa.
Tra scienza e mito
Le mitologie di molti popoli di tutto il mondo professano la fede in un’origine comune di tutta l’umanita.
“Nella maggior parte di tali leggende e implicito (anche se solo di rado esplicitamente) che in un qualche tempo remoto tutti gli uomini parlassero un’unica lingua” (Dunbar 1996, p. 190).
Nel libro Genesi della Bibbia troviamo, al capitolo 11, la narrazione di questa breve ma significativa storia:
“Allora tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Ora avvenne che, emigrando dall’oriente, gli uomini trovarono una pianura nella regione di Sennaar e vi abitarono. Si dissero quindi gli uni agli altri: ‘venite, facciamo dei mattoni e cuociamoli al fuoco’. Il mattone servi loro da pietra e il bitume servi loro da calce. Dissero ancora: ‘Venite, fabbrichiamoci una citta e una torre la cui cima tocchi il cielo; facciamoci cosi un nome per non disperderci sulla faccia della terra’. Ora il Signore scese per vedere la citta e la torre che i figli dell’uomo stavano costruendo, e il Signore disse: ‘Ecco, essi sono un popolo solo ed hanno tutti la medesima lingua; questo e l’inizio delle loro opere. Ora dunque non sara precluso ad essi quanto e venuto loro in mente di fare. Venite, scendiamo e proprio la confondiamo la loro lingua, perche non capiscano l’uno la lingua dell’altro’. Cosi il Signore di la li disperse sulla faccia di tutta la terra e cessarono di fabbricare la citta, alla quale percio fu dato il nome di Babele, perche ivi il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di la il Signore li disperse sulla faccia di tutta la terra.”
Derek Bickerton ha attribuito molta importanza ai miti sulla lingua originaria dell’uomo. E noto il riferimento che il linguista fa al faraone Psammetico e alla sua ostinazione nel voler svelare la lingua originaria dell’uomo. Attraverso le odierne tecniche della linguistica e grazie agli studi sperimentali sul fenomeno dei pidgin e dei creoli, Bickerton sembra essere arrivato a grandi linee al modello astratto che costituiva la lingua di Babele prima della “punizione divina”.
Conclusioni
Credo che l’argomento “formazione di una nuova lingua” sia, oltre che argomento linguistico, argomento filosofico. Noam Chomsky rende, secondo me, il collegamento tra studio del linguaggio, filosofia, etica e politica nel migliore dei modi:
“Lo studio delle proprieta formali del linguaggio rivela qualcosa della natura umana in negativo: evidenzia cioe, con molta chiarezza, i limiti delle nostre capacita di comprendere quelle qualita della mente che, per quanto ne sappiamo, appartengono solo agli esseri umani e che devono far parte del loro patrimonio culturale in una maniera intima, pur se ancora non precisata” (Chomsky 1987, p. 216).
Lo studio delle facolta innate della nostra specie, in questo caso specifico il linguaggio, si caratterizza come una profonda volonta di identificare la reale natura dell’uomo. Schelling, Kant, Rousseau, Descartes cercarono incessantemente con la loro filosofia l’essenza della natura umana e la coscienza di una liberta che rende l’uomo profondamente diverso dalla “macchina”. Rousseau discusse ampiamente dell’origine del linguaggio, benche si dichiaro poi incapace di affrontare il problema in modo soddisfacente:
“Se gli uomini hanno avuto bisogno della parola per imparare a pensare, ben maggiormente hanno avuto bisogno di saper pensare per trovare l’arte della parola […] di guisa che e appena dato fare congetture sostenibili sull’origine dell’arte di comunicare i propri pensieri e di stabilire rapporti fra le menti, arte sublime che e gia tanto lontana dal suo principio” (Rousseau 1984, p. 180).
Chomsky e la naturale evoluzione di questa filosofia, aiutata, nella contemporaneita, dalle moderne tecniche della scienza. Le intuizioni di Chomsky sulle origini del linguaggio, sul suo funzionamento e sulle sue principali caratteristiche sono state corroborate dalla scienza e da numerosi esperimenti, impensabili ai tempi di Rousseau. I progressi ottenuti nel campo della linguistica e della psicolinguistica grazie alla teoria della grammatica formale non sono stati di facile accettazione. Abbandonare anni di studi comportamentisti rivoluzionando completamente il modo di fare ricerca e stato per la comunita scientifica un duro lavoro. W. V. O. Quine, che in una prima fase della sua ricerca tento di lavorare nel quadro degli schemi skinneriani, arrivo a definire nell’ultima fase dei suoi studi il comportamentismo semplicemente come l’insistenza sulla necessita che ogni congettura e conclusione sia alla fine verificata con l’osservazione, rifiutando il “behaviorismo” come dottrina autosufficiente, che ha svolto in passato un’importante funzione, ma che ormai impone soltanto delle limitazioni arbitrarie.
Bickerton, a mio modo di vedere, rappresenta quella volonta filosofica a spingersi oltre i propri limiti; questo perche il motivo dominante delle sue ricerche nasce dall’esigenza di rispondere ad un quesito che sembra trascendere gli elementi empirici che sono a sua disposizione. La domanda che guida Bickerton durante tutto il suo percorso e, infatti, quella che cerca di capire quale possa essere la lingua originaria dell’umanita.
Domandarselo non e meno arduo che cercare di capire come sia nato l’universo. Oggi “la babele delle lingue” e ai suoi massimi storici. I linguisti hanno individuato circa 6700 lingue sparse in varie parti del mondo, e capire quale sia quella originaria sembrerebbe impossibile. Le circostanze storiche riguardanti pidgin e creoli hanno pero reso piu semplice questo compito e Bickerton sembra essersi avvicinato alla soluzione. I dati raccolti dal linguista durante i suoi anni di ricerca sembrano essere compatibili con l’idea che la lingua originaria dell’uomo sia il “creolo astratto”.
Se Chomsky ha veramente ragione, la facolta del linguaggio e una dote innata; dunque, perche non potrebbe esserlo anche una lingua “astratta”?
Domande frequenti
Che cos’e la Grammatica Universale di Chomsky?
E l’idea, centrale nel pensiero di Noam Chomsky, che le competenze linguistiche umane siano determinate da uno schematismo innato: un sistema di categorie, regole e principi (con relativi parametri) che governano il comportamento di ogni lingua e ne consentono la produzione. In questa prospettiva nessuna lingua e piu semplice di un’altra.
In che cosa Bickerton si discosta da Chomsky?
Bickerton, con la “Language bioprogram hypothesis”, sostiene che il sistema innato fornisca al bambino un solo modello grammaticale gia specificato, che emerge in modo evidente solo nelle comunita di lingua pidgin. Ne deduce, a differenza di Chomsky, che esistano lingue piu facili da acquisire: quelle simili per struttura al “creolo astratto”.
Che cosa sono pidgin e creolo?
Il pidgin e un protolinguaggio di contatto, semplificato, che nasce dall’incontro tra parlanti di lingue diverse. Il creolo e lo sviluppo spontaneo del pidgin in una lingua piena e strutturata. L’omogeneita dei creoli nati da pidgin diversi e, per Bickerton, la prova di una predisposizione biologica del linguaggio.
Che cosa c’entra la Torre di Babele?
Bickerton attribuisce valore ai miti sull’origine comune del linguaggio, dalla Genesi all’aneddoto del faraone Psammetico. Attraverso gli studi su pidgin e creoli ritiene di avvicinarsi al modello astratto che, secondo lui, costituiva la lingua originaria dell’umanita, la “lingua di Babele” prima della dispersione.
Bibliografia di riferimento
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- Rousseau J.J. (1989), Saggio sull’origine delle lingue (pubblicato postumo), a cura di P. Bora, Torino, Einaudi.
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