Neuroscienze Cognitive

Commento a “C’era una volta… il medico”

Che cosa resta oggi della figura del medico, quando la tecnologia domina la diagnosi e la relazione con il paziente sembra assottigliarsi? A partire da un articolo del professor Guido Brunetti dedicato all’evoluzione della medicina, due clinici di lungo corso, Carlo Picardi e Maria Antonietta Monteduro, offrono una riflessione lucida su umanizzazione delle cure, medicina […]

Commento a “C’era una volta… il medico”
Che cosa resta oggi della figura del medico, quando la tecnologia domina la diagnosi e la relazione con il paziente sembra assottigliarsi? A partire da un articolo del professor Guido Brunetti dedicato all’evoluzione della medicina, due clinici di lungo corso, Carlo Picardi e Maria Antonietta Monteduro, offrono una riflessione lucida su umanizzazione delle cure, medicina difensiva e alleanza terapeutica. Ne emerge un ritratto onesto delle contraddizioni della sanita contemporanea.

Un articolo che ha aperto un dibattito

L’articolo dedicato allo stato dell’arte della figura del medico e all’evoluzione della medicina, scritto dal professor Guido Brunetti, ha suscitato notevole interesse sia fra i medici sia nei lettori comuni. Il tema tocca un nervo scoperto: il rapporto tra progresso scientifico e dimensione umana della cura, tra la potenza degli strumenti diagnostici e la fragilita della relazione che dovrebbe reggere ogni atto medico.

Tra i molti contributi ricevuti abbiamo scelto i commenti di due medici di grande esperienza: quello del professor Carlo Picardi, gia docente all’Universita “Tor Vergata” di Roma e primario ospedaliero, e quello della dottoressa Maria Antonietta Monteduro, del Policlinico Universitario di Bari. Sono due interventi equilibrati, chiari e degni di riflessione, tanto per i medici quanto per i cittadini, perche affrontano da prospettive diverse la stessa domanda di fondo: come restituire senso a una professione che rischia di ridursi a pura tecnica.

Il commento di Carlo Picardi: la medicina come cultura intersoggettiva

“Ho letto con piacere ed interesse la pubblicazione del professor Brunetti ‘C’era una volta il medico’ e condivido completamente il suo pensiero”, scrive Picardi. “La medicina non deve essere solo tecnologia, che peraltro e importantissima e deve essere sempre sostenuta dalla ricerca, che ha raggiunto traguardi altissimi. Ma deve essere modulata dalla ‘cultura intersoggettiva’, dal modello relazionale e da una profonda coscienza affettiva, sui quali costruire un rapporto terapeutico. E il principio dell’umanizzazione dell’attivita medica: evitare quindi di ricorrere a una medicina ‘difensiva’. Il rapporto medico-malato, come insegnano Ippocrate e Galeno, deve essere organizzato in base a un processo di empatia”.

Il richiamo alla tradizione classica non e nostalgia. Ippocrate e Galeno rappresentano l’idea di una medicina che tiene insieme sapere tecnico e cura della persona, un equilibrio che Picardi vede oggi minacciato dalla logica difensiva, cioe dalla prassi di moltiplicare esami e cautele piu per timore di contenziosi legali che per reale beneficio del paziente.

“Sta di fatto”, aggiunge Picardi, “che in questi ultimi anni medicina e sanita hanno cambiato la storia. Le scoperte sono state cosi importanti e numerose da comportare un percorso simile a quello avviato da Ippocrate e durato oltre due millenni. La scoperta dei farmaci, il trapianto di organi, la possibilita di intervenire sul codice genetico, la medicina preventiva e le splendide metodiche di brain imaging dimostrano i rilevanti progressi compiuti dalla scienza medica. In soli otto anni, dal 1953 al 1961, sono stati scoperti i pilastri delle famiglie di psicofarmaci: i tranquillanti, gli ansiolitici e gli antidepressivi”.

Quel breve arco temporale, tra il 1953 e il 1961, ha davvero riscritto la psichiatria: in meno di un decennio sono comparse le prime molecole capaci di agire sull’umore, sull’ansia e sui sintomi psicotici, aprendo la strada alla farmacologia moderna della mente. E’ un esempio potente di come la ricerca possa cambiare radicalmente le possibilita di cura in tempi brevissimi.

La speranza come dimensione della cura

“Sulla crisi della medicina e del medico”, spiega Picardi, “mi sento di dire, come concorda un mio collega, Eugenio Borgna, che la nostra vita e la manifestazione di responsabilita, progettualita e speranza. La speranza della cura vuol dire tenere in massimo conto le qualita interiori di ogni paziente, oltre la diagnosi e la terapia, recuperando il senso autentico del curare: superare il mal di vivere, la sofferenza psichica dell’angoscia e della paura delle malattie, il mistero del dolore, della vita e della morte. La mia prognosi e che dobbiamo riacquisire con forza il grande patrimonio di valori, capacita e meriti espressi dal medico nella sua millenaria evoluzione”.

Il riferimento a Eugenio Borgna, psichiatra noto per aver posto la speranza e l’ascolto al centro della relazione di cura, non e casuale: rafforza l’idea che la guarigione non sia solo esito tecnico, ma processo umano in cui contano attenzione, fiducia e presenza.

Il commento di Maria Antonietta Monteduro: cosa ha cambiato l’essere medico

“Secondo la mia esperienza di medico”, dichiara Maria Antonietta Monteduro, “gli aspetti che hanno modificato ‘l’essere medico’ sono molteplici”. La dottoressa li elenca con nettezza, offrendo una diagnosi delle criticita che attraversano la formazione e la pratica clinica.

Il primo riguarda la motivazione: oggi non tutti i giovani scelgono la medicina per passione, ma talora per ragioni prevalentemente lavorative. Il secondo tocca l’accesso alla facolta: i test d’ingresso non garantiscono che chi supera la prova abbia una reale vocazione. “Ai miei tempi”, ricorda Monteduro, “c’era una selezione naturale: al secondo anno i meno preparati erano fuori e i meno motivati si arrendevano”. Il terzo punto e la formazione, giudicata carente: molti esami appaiono poco utili e c’e scarsa pratica diretta al letto del paziente. Seguono l’assenza di meritocrazia e, infine, la prevalenza di una medicina strumentale e difensiva, con poca clinica e molti accertamenti dettati dal timore di contenziosi medico-legali.

“Anche il paziente e cambiato”, rileva Monteduro. “A volte e informato male, spesso e troppo esigente, si rivela diffidente, e prepotente ai limiti della violenza, non solo verbale. Bisogna dunque recuperare l’antico rapporto di fiducia tra curanti e curati, attraverso un proficuo e necessario sistema di comunicazione che sancisca una ritrovata alleanza fra medici e cittadini. Il medico deve riconquistare carisma ed empatia, per promuovere una nuova e feconda forma di ‘fare medicina’. Mi ha colpito una frase: un futuro poco solidale ci prepara a una sanita sempre meno sociale”.

Le conclusioni di Guido Brunetti: dignita e etica della professione

Le conclusioni spettano al professor Guido Brunetti. “Gli interventi dei medici Picardi e Monteduro ci portano a sostenere che, fin dall’antichita, la figura del medico e concepita come portatrice di una sapienza speciale. Scrive infatti la Bibbia: ‘Onora il medico. Egli ha in se una parte di Dio’. Oltre a essere sapienti, i medici dell’antichita erano ‘premurosi e probi’ e ritenevano la loro professione come ‘un’attivita anche spirituale’, esercitata ‘al di sopra’ delle differenze sociali e religiose”.

Questa visione, osserva Brunetti, fornisce la base dell’etica medica: la santita e la dignita dell’essere umano, il dovere di tutelare la salute, un rigido codice di ‘limitazioni alimentari’ e di ‘moralita’. “Il contributo biblico all’etica medica”, precisa, “si rivela prezioso se confrontato con le norme giuridiche dell’antichita, le quali prevedevano, ad esempio, ‘l’amputazione del braccio del medico’ se ‘falliva un’operazione del paziente'”. Il confronto e istruttivo: dove il diritto antico puniva l’errore con la mutilazione, la tradizione etica costruiva invece un patto di responsabilita fondato sul valore della persona.

“Oggi e opinione diffusa”, conclude l’autore, “che la salute e una qualita dell’esistenza. E un diritto, che include la tutela della salute e dell’ambiente di vita e si estende anche, secondo autorevoli studiosi, al modo di fronteggiare la fase terminale di una malattia non guaribile. Questa tradizione ci invita a elaborare secondo nuovi criteri la professione medica, la ricerca scientifica e l’intero mondo della sanita”.

Domande frequenti

Che cosa significa “umanizzazione” della medicina?

Nel commento di Carlo Picardi indica una medicina che non si riduce alla sola tecnologia, ma la integra con la relazione, l’empatia e l’attenzione alle qualita interiori del paziente. E’ il principio per cui la cura autentica tiene insieme diagnosi, terapia e dimensione affettiva del rapporto medico-malato.

Che cos’e la medicina difensiva di cui parlano i due clinici?

E’ la prassi di moltiplicare esami, accertamenti e cautele piu per timore di contenziosi medico-legali che per reale beneficio clinico. Sia Picardi sia Monteduro la indicano come una deriva da evitare, perche sposta il baricentro della professione dalla cura della persona alla protezione del medico.

Perche Picardi cita il periodo 1953-1961 per gli psicofarmaci?

Perche in quegli otto anni furono scoperti i pilastri delle principali famiglie di psicofarmaci: tranquillanti, ansiolitici e antidepressivi. E’ un esempio di come, in un arco di tempo brevissimo, la ricerca abbia trasformato radicalmente le possibilita di trattamento in psichiatria.

Quali criticita segnala Monteduro nella formazione dei medici?

Indica motivazioni non sempre vocazionali nella scelta della professione, test d’accesso che non garantiscono reale passione, una formazione con troppi esami poco utili e scarsa pratica sul paziente, l’assenza di meritocrazia e l’eccesso di medicina strumentale a scapito della clinica.

Il messaggio che attraversa i tre interventi e coerente: il progresso tecnologico della medicina e straordinario e va sostenuto, ma non basta. Senza relazione, empatia e fiducia reciproca tra curanti e curati, la cura perde il suo senso piu profondo. Recuperare l’alleanza terapeutica e la dignita dell’atto medico non e nostalgia del passato, ma la condizione per una sanita davvero al servizio della persona.
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