Mente e Coscienza

Disegnare una Nuova Teoria sulla Mente

Le ultime tecniche di neuroimaging permettono di “vedere” quali aree e cellule si attivano di fronte a specifici stimoli, forme e colori, offrendo una mappa sempre piu dettagliata di dove avvengono i fenomeni all’interno del cervello. Restano pero aperti i problemi fondamentali su come milioni di percezioni locali si integrino in un’esperienza unitaria e stabile […]

Disegnare una Nuova Teoria sulla Mente
Le ultime tecniche di neuroimaging permettono di “vedere” quali aree e cellule si attivano di fronte a specifici stimoli, forme e colori, offrendo una mappa sempre piu dettagliata di dove avvengono i fenomeni all’interno del cervello. Restano pero aperti i problemi fondamentali su come milioni di percezioni locali si integrino in un’esperienza unitaria e stabile della realta. Secondo l’autore esiste uno strumento piu adatto per osservare l’elaborazione dell’informazione visiva: sperimentarne l’estensione a livello cosciente, ossia l’esperienza del disegno dal vero.

L’esperienza del disegno dal vero come strumento per studiare i processi percettivi e creativi

Teoria e pratica della rappresentazione visiva

Gran parte degli sforzi di filosofi e neuroscienziati sono da sempre concentrati sullo studio del sistema visivo, che rappresenta il principale canale sensoriale con cui il cervello interagisce con la realta.

Gli studi sulla neurofisiologia funzionale hanno dimostrato che la corteccia visiva umana e composta da milioni di cellule altamente specializzate, a loro volta organizzate in aree deputate a una specifica funzione. Grazie a tecnologie di scansione cerebrale, genericamente chiamate neuroimaging, i ricercatori hanno potuto osservare come ogni singola area e cellula visiva si attivi solo di fronte a una specifica caratteristica e porzione dell’immagine: un trattino in una certa posizione del campo visivo, un puntino di un certo colore, uno stimolo con una certa forma e cosi via.

Questo ha permesso di chiarire che nelle prime fasi della visione il cervello scompone l’immagine in milioni di parti e caratteristiche elementari.

Quello che ancora non comprendiamo, e che nessuna tecnologia di scansione puo mostrare, e l’invisibile processo “creativo” attraverso cui i frammenti di informazione visiva vengono ricomposti e organizzati in un’esperienza unitaria e cosciente della realta.

Questo pone un problema di carattere epistemologico, e quindi di metodo scientifico: e possibile comprendere fenomeni “invisibili”, come il processo dell’informazione visiva, il codice di comunicazione neurale e la natura della coscienza, utilizzando strumenti adatti a studiare la fisiologia del cervello e a rilevare l’attivazione delle sue cellule?

Esiste uno strumento piu adatto per studiare fenomeni e processi inconsci, a cui ne il pensiero logico cosciente ne le tecnologie di scansione cerebrale sembrano fornire un accesso diretto?

Esiste uno strumento piu adatto?

Proviamo a ripartire da un foglio bianco e ipotizziamo che alcune abilita umane non siano altro che l’estensione cosciente di specifici processi inconsci e innati. In questo senso l’esperienza del disegno dal vero sarebbe l’estensione cosciente del processo con cui il nostro sistema visivo analizza, sintetizza e infine rappresenta la realta sotto forma di schema mentale: gli artisti avrebbero intuito e sviluppato questa capacita di rappresentazione intrinseca, adattandola all’obiettivo cosciente di riprodurre la realta su un supporto esterno. Secondo questa visione la procedura del disegno dal vero conserverebbe la struttura del processo percettivo, permettendo di studiarlo da un punto di vista privilegiato.

Per sviluppare questa intuizione non basta tuttavia osservare un disegnatore all’opera o scansionare l’attivita del suo cervello mentre disegna: e necessario che il ricercatore sperimenti direttamente il disegno dal vero, una tecnica che io stesso ho appreso alla scuola d’arte.

Descrivendo i passaggi della rappresentazione dal vero ho iniziato a disegnare una teoria sul sistema visivo, sperimentando al tempo stesso una metodologia alternativa per studiarlo.

Per essere valido, un nuovo metodo di indagine deve innanzitutto produrre dati coerenti con quanto sappiamo sulla percezione visiva, e in effetti e stato cosi: l’analisi dell’esperienza del disegno dal vero ha restituito informazioni coerenti con gli studi provenienti dalla neurofisiologia visiva. Al tempo stesso ha aperto una finestra su aspetti sfuggenti circa la natura del codice di elaborazione che utilizziamo per creare rapporti, concetti e immagini, e infine sul ruolo fondamentale dell’attenzione nell’intero processo, che ci porta a creare una rappresentazione essenziale e stabile di un oggetto.

Tale rappresentazione, che la nostra percezione costruisce parallelamente utilizzando due canali separati, uno per la figura e l’altro per lo sfondo, costituirebbe una sorta di realta aumentata che si frappone tra noi e il mondo esterno, consentendoci di interagire con esso.

L’esperienza del disegno applicata alla ricerca sul cervello porta dunque ad affrontare tutti i problemi classici delle neuroscienze, facendo emergere domande e ipotesi originali su quale sia la natura della rappresentazione, dell’esperienza estetica e della stessa coscienza. Tutto diventa coerente con il disegno teorico che si delinea e acquisisce concretezza attraverso i big data che provengono dagli studi sulla neurofisiologia visiva.

E relativamente semplice e certamente stimolante portare l’esperienza del disegno all’interno di alcuni progetti di ricerca, introducendo cosi un nuovo punto di vista e al tempo stesso uno strumento di indagine complementare a quelli classici.

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Domande frequenti

Perche il disegno dal vero puo servire a studiare la percezione?

Perche, nell’ipotesi dell’autore, disegnare dal vero e l’estensione cosciente dello stesso processo con cui il sistema visivo analizza, sintetizza e rappresenta la realta come schema mentale. Osservando e descrivendo i passaggi del disegno si conserva la struttura del processo percettivo, e questo permette di studiarlo da un punto di vista privilegiato che l’osservazione esterna o la scansione cerebrale non offrono.

Cosa mostra il neuroimaging e cosa non riesce a spiegare?

Il neuroimaging mostra quali aree e cellule della corteccia visiva si attivano di fronte a caratteristiche elementari dell’immagine, chiarendo che nelle prime fasi della visione il cervello scompone la scena in milioni di frammenti. Non riesce pero a mostrare il processo “creativo” e inconscio con cui quei frammenti vengono ricomposti in un’esperienza unitaria e cosciente della realta.

Che cos’e la “realta aumentata” di cui parla l’autore?

E la rappresentazione essenziale e stabile che la percezione costruisce utilizzando due canali separati, uno per la figura e uno per lo sfondo. Questa costruzione mentale si frappone tra noi e il mondo esterno e ci consente di interagire con esso: non vediamo direttamente la realta grezza, ma una sua elaborazione organizzata dal cervello.

Il neuroimaging ci dice dove il cervello elabora la visione, ma non come i frammenti percettivi diventino un’esperienza unitaria e cosciente. L’esperienza diretta del disegno dal vero, intesa come estensione cosciente del processo percettivo, offre una via di indagine complementare per esplorare la natura della rappresentazione, dell’attenzione e della coscienza, restituendo dati coerenti con la neurofisiologia visiva.
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