Il mistero dello sviluppo della mente
Giovanni Papini in “GOG”, il suo straordinario libro (attuale, scientificamente preciso e culturalmente creativo) racconta l’incontro immaginario con Albert Einstein che, per chiarire subito il nucleo fondante del suo pensiero dice “… per natura io sono nemico della dualita”. Proprio questa dichiarazione spiega perche lo scienziato non possa essere autistico: il suo “scopo supremo”, il suo “modello mentale” (diremmo noi psicoanalisti) e “sopprimere le differenze”. Cercare l’unita: nello spirito della scienza; nella vita e nell’arte; nell’amore; nella metafora poetica significa superare il dilemma esistenziale del bambino nella fase primitiva dello sviluppo. In questo “stadio”, invece, e confinato l’autistico che: nella sindrome di Kanner non possiede oggetti stabili e, quindi, la realta e posta sempre di fronte al precipizio, al terrore di dissolversi nel nulla; nella sindrome di Asperger non riesce piu a scegliere, a riunire, a unificare la realta perche gli opposti (bene-male; giusto-ingiusto; bello-brutto) sono qualita che invadono contemporaneamente gli oggetti che, quindi, perdono valore, vengono rifiutati ed eliminati come inservibili. Quando Einstein conclude “… spazio e tempo sono aspetti indissolubili di una sola realta” ed enuncia la sua “ultima scoperta” nella “teoria del campo unitario” dichiara e grida non solo il suo “non essere autistico”, ma anche la sua “creazione mentale”: dare al mondo un senso (istintivo) ed un significato (intellettivo) che sono il vero modello paradigmatico del diventare uomo che, proprio nell’unita, trova l’amore. Einstein, nel colloquio, dice che le scienze e, quindi, la natura e in essa l’uomo, possono essere tradotte in una sola formula “Qualcosa si muove”. Papini sembra sconcertato e meravigliato di fronte ad una frase tanto semplice, ma che, per Einstein, contiene il senso della vita, cioe il Moto, per San Giovanni era il Verbo, per Goethe l’Azione.
In queste definizioni criptiche c’e dunque il senso della vita, incredibilmente semplice ed eticamente fondante: da Dio-Verbo, unita iniziale, nasce l’Uomo che scopre l’azione, il “fare”, ma questo e possibile e acquista significato solo se posto al servizio dell’unita e dell’amore. Il bambino autistico (Kanneriano) non puo “fare”, cioe agire, creare, vivere, perche e limitato al gesto ripetitivo, alla coazione, allo stereotipo: deve “fare per non fare”. Solo quando, con la terapia, potra acquisire prerogative “umanizzanti”, che sono relazionali, sociali, valorative, comincera a … dare un calcio alla palla e sara il primo passo verso il raggiungimento del proprio Se, della propria integrazione e la spinta per uscire dall’autismo. Se sicuramente Einstein non era autistico (nel senso di “portatore di autismo autistico o autismo di Kanner”) restano tuttavia continue congetture, aspirazioni, tentennamenti, ecc. ecc. Sicuramente ci sono molte mamme che vedono nei loro bambini autistici quel “genio nascosto” che fa parte della loro fantasia primitiva dalla quale non riescono a staccarsi. Purtroppo, in questi casi, c’e una negazione della realta (“tristissima e angosciante”) che porta persino a progettare una “evoluzione dell’autismo” in una fantasticheria in scala ontologica. Spesso l’autismo e anche visto come una “… experiencia de vida sumamente particolar y misteriosa …”, tanto che sembra una pura accettazione per quello che e. E interessante anche quella posizione genitoriale che dice “… posseggono un altro tipo di intelligenza, che si avvicina piu all’emozionale che alla piccola logica intellettiva. Da questo punto di vista Einstein potrebbe essere catalogato come autistico, dal momento che si e allontanato dalle pastoie della nostra cultura e trovo il modo di mettersi in sincronia con l’Universo …”. Per non cedere sul fatto che Einstein fosse un autistico, molti trovano nelle sue “stranezze” la giustificazione per definirlo e cosi ormai, per lo piu, il grande pensatore e scienziato impareggiabile diventa un caso di “soggetto portatore di autismo di Asperger”. “Naturalmente Einstein era un sujeto muy particular por la actitud personal de quedarse aislado para meterse en sus pensamientos matematicos que eran particularmente dificiles; seguramente se lo podia definir raro visto que se lavaba poco y era bien conocido el problema de sus mal-oliente presencia, todavia ha podido establecer buenas relaciones familiares y, tambien, con sus amigos o personas que lo visitaban costantemente”. Non possiamo pero considerare autistica una persona solo perche “troppo personalistica”. In realta Albert Einstein non dimostrava i segni caratteristici dell’autistico neppure di quello chiamato Asperger: isolamento affettivo; sentimenti di opposizione nei confronti dei genitori (soprattutto del padre); svalorizzazione degli oggetti, oltre che delle persone ed anche della cultura e del sapere; sensi di onnipotenza che portano spesso a considerare inutile e “banale” andare a scuola, dal momento che loro “sanno gia tutto”, posseggono un sapere istintivo che e tanto ampio e universale da giungere ad essere anche fondamento di etica e di morale. Questa visione fantastica di se, si basa sul possedere non tanto una intelligenza da coltivare, ma una “particolare furbizia innata ed istintiva” (mentalizzazione) che permette di essere anche superiori ai piu intelligenti. In questa particolare caratteristica paranoica entrano anche sentimenti di superiorita legati alla bellezza, all’immunita nei confronti delle malattie, all’immortalita … non accettano di poter invecchiare.
Etica, pacifismo e responsabilita dello scienziato
Einstein, al contrario, molto impegnato intellettualmente, era pacifista, non accettava che uno scienziato potesse mettere le proprie capacita al servizio della violenza e della distruzione. Insieme a Bertrand Russell organizzo la “Associazione Mondiale per la responsabilita Sociale dell’uomo di scienza” che si proponeva di dare un nuovo impiego agli scienziati che lavoravano per produrre armi o altri strumenti di violenza. Le esperienze etico-umanistiche di questi grandi pensatori hanno influito tanto sulla cultura scientifica che ormai molte universita includono nei loro corsi di laurea lo studio degli aspetti etici delle varie professioni. Ormai e pensiero comune e accettato universalmente che “un professionista non puo limitarsi ad avere una erudizione sugli aspetti scientifici e tecnici, ma deve possedere anche una coscienza etica e centrata sui problemi morali della vita, dell’esistenza, della uguaglianza, della pace, della collaborazione, ecc. Questa posizione etico-culturale degli scienziati ha aiutato a formare una nuova “coscienza etica” in gran parte della popolazione mondiale e dei responsabili dei mezzi di comunicazione di massa. Anche la scuola sta portando avanti una cultura della responsabilita ecologica verso il mondo e verso tutti i popoli; molte conquiste sono state fatte anche se sembra che la violenza e l’abuso diventino sempre piu diffusi ed imperanti. Per tornare al tema del lavoro, possiamo ricordare che Einstein ha avuto modo di scrivere: “El ser humano forma parte de la totalidad espacial y temporalmente limitada a la que denominamos universo y, en una especie de ilusion optica de la consciencia, se experimenta a si mismo, a sus pensamientos y a sus sentimientos, como algo separado del resto. Esa ilusion es un tipo de prision que nos circunscribe a nuestros deseos personales y al afecto por las personas que mas cerca se hallan de nosotros. Nuestra tarea es liberarnos de esa carcel y ampliar el circulo de la compasion hasta llegar a abrazar a todas las criaturas vivas y a la totalidad de la naturaleza, en todo su esplendor.” Questo breve brano diventa importante perche evidenzia un aspetto caratteristico della cultura umanistica del grande scienziato che vede come “carcere” quella che chiama l’illusione ottica che centralizza il pensiero affettivo e dei sentimenti. Cosi nasce l’idea del compito dell’uomo di pensiero di liberare dalla prigione affettiva per abbracciare un circolo piu ampio di compassione nel quale entrano tutte le creature viventi e la totalita della natura e di tutto il suo splendore.
La distanza affettiva dai figli e dalle mogli
Risulta particolarmente stridente la considerazione che porta a mettere a confronto queste parole con la vita affettiva di un pensatore tanto importante. E significativa la dichiarazione dello scienziato: “non esistono grandi sviluppi, ne un vero progresso, fintanto ci siano fanciulli infelici”. Come si spiega pero che i suoi figli abbiano sofferto una grande mancanza della relazione con il padre famoso? Nelle lettere al figlio Hans Albert si leggono solo temi relativi a formule matematiche e mai familiari o affettivi. Einstein rimase sempre un estraneo per i suoi figli. Il contatto con Edoardo si interruppe per 20 anni a partire da quando fu scoperto il suo “stato schizofrenico”. Su questo tema scrisse: “Se avessi saputo dello stato psichico che l’avrebbe caratterizzato, sicuramente non avrebbe visto la luce di questo mondo!” Dove si trovi la figlia Lieserl continua ad essere un mistero e il padre mai si interesso di sapere qualcosa del suo benessere. Anche la storia di Ilse e Margot, le figlie di sua moglie Elsa, e abbastanza peculiare. Verso Ilse sviluppo una attrazione fisica grande che lo porto, nel 1918, a chiederle di sposarlo. In quanto alla relazione con l’altro sesso va ricordata una sua dichiarazione: “il comportamento etico di una persona dovrebbe basarsi sulla misericordia, l’educazione e le relazioni sociali; una base religiosa non e necessaria”. Questi principi contrastano con il suo comportamento nei confronti della moglie Mileva Maric alla quale, in una lettera, mandava le “sue regole”, trattandola poco di piu di una domestica: i miei vestiti devono essere collocati in buon ordine; giornalmente devono essere servite, nel mio studio, tre bevande rinfrescanti; le nostre relazioni si limiteranno agli obblighi sociali: non ci sono piu relazioni personali tra noi; non deve aspettarsi affetto da parte mia; per ordinare la mia stanza o la mia scrivania devo essere ubbidito senza proteste e “… immediatamente”. Da queste righe ci si chiede se siamo di fronte ad un genio, ad un ipocrita, ad un fanatico, ad un … borderline?
I meccanismi di funzionamento della mente
Tali considerazioni ci danno lo spunto pero per affrontare un tema fondamentale che riguarda i meccanismi di funzionamento della mente. L’organizzazione psico-mentale trae i suoi fondamenti dalle funzioni: emotive, affettive e cognitive. In un precedente lavoro abbiamo affrontato il tema parlando di intelligenza, divisa in emotiva, affettiva e razionale o simbolica. Ognuna di queste risponde ad una particolare e specifica struttura cerebrale che interessa il lobo limbico, le aree corticali frontali e pre-frontali, oltre a tutto il mantello cerebrale. Vale la pena ricordare qui che: il lobo limbico (deputato alla attivazione-partecipazione emotiva) ha delle connessioni a doppia via con le strutture frontali, ma non con le altre aree corticali; le aree frontali e pre-frontali (che rappresentano nell’uomo il 60% di tutto il mantello) hanno connessioni complesse e molteplici con tutte le altre aree del mantello cerebrale. Da questo si puo dedurre come la rete funzionale tanto complessa che porta a organizzare una intelligenza superiore che risulta “integrata”, ha in realta una struttura particolare.
Questa rappresentazione schematica del funzionamento cerebrale da un supporto importante alle osservazioni di M. Midolli e R. Coin che dicono: “la questione relazionale ha una rilevanza specifica … proprio perche rappresenta una categoria fondante per i processi psichici … il soggetto esiste, evolve e si esprime, si conosce e puo essere conosciuto solo in un contesto intersoggettivo” (che e poi quello timologico-affettivo). A questo punto diventa chiaro che un buon funzionamento psico-mentale (intelligenza) deve essere rappresentato dalla partecipazione di: elementi emotivi, che danno energia, vitalita e carica; intenzioni affettive, che creano le significazioni relazionali del funzionamento; logiche cognitivo-razionalistiche, che danno “significato” (simbolico) a tutto il meccanismo che cosi risulta valido ed integrato. Possiamo cercare di capire i meccanismi che intervengono quando le tre funzioni di base non interagiscono correttamente.
Quando prevale nettamente l’attivita emotiva
Per comprendere questo particolare stato funzionale possiamo prendere in considerazione la sindrome X-fragile. Questa e caratterizzata da una incontinenza emotiva che scarica sia sul corpo (scialorrea, rinorrea, lacrimazione, tachicardia, iperventilazione, diarrea) che nella psiche (tensione, ansia, angoscia). La emotivita libera non puo essere controllata o contenuta (neppure farmacologicamente) per cui dilaga nell’organizzazione psichica. L’interazione massiccia altera il funzionamento e genera: incapacita di organizzare gli affetti; blocco delle funzioni superiori che risultano coartate e nell’impossibilita di raggiungere una organizzazione valida. Il risultato di questo deficit e che nel periodo puberale il blocco si trasforma in insufficienza mentale grave.
Quando manca la capacita di strutturare gli affetti
Possiamo prendere in considerazione la “sindrome borderline”. In questa, un elemento caratteristico riguarda proprio le difficolta a organizzare la partecipazione psico-affettiva e, quindi, le attivita relazionali e sociali. Queste debolezze riguardano anche l’affetto verso di Se, proprio perche si evidenzia una notevole debolezza dell’autostima (si ritengono semplici “diversi” perche incapaci di creare e mantenere validi rapporti interpersonali) sostituita da sentimenti egocentrici e fondati su una falsa e infantile onnipotenza. Tali sentimenti inducono ed accentuano la spinta verso l’isolamento ed il rifiuto sdegnoso del contatto interpersonale, tanto da creare veri e propri soggetti asociali, intolleranti, incapaci di dare valore all’Altro, facili all’acting-out ed alla rottura dei legami affettivi.
Quando la razionalizzazione sovrasta tutto
In questi casi, il viversi come “super-razionali” induce un profondo iato relazionale. Gli elementi affettivi vengono sottovalutati e sovrastati da un senso di giustizia, di eticita e moralita che fanno del soggetto un “giudice inflessibile e rigido”. La razionalita diventa una funzione “vorace” che annulla qualsiasi altra “capacita”. In primo luogo l’affettivita diventa una funzione che non riesce piu a liberarsi da una lettura personalistica, egocentrica ed “economica”. La relazione e sottoposta ad una “legge inflessibile” che non perdona all’altro la benche minima vacillazione. I limiti tra giusto e ingiusto diventano cosi stretti che l’Altro non ha piu scampo: se vuole “vivere” o essere considerato “valido” non ha altra possibilita che quella di sottostare a tutte le imposizioni che hanno sempre una giustificazione razionale e percio anche giusta, pura e santa. In questo modo si crea un “mondo affettivo senza oggetti”, proprio perche la razionalita crea una propria “affettivita ideologica” nella quale gli oggetti perdono valore. Sembra quasi di vedere Einstein stretto nel suo amore incondizionato per l’umanita e l’incapacita di “amare, dare valore all’Altro”, alla propria compagna, togliendole anche il diritto di partecipare a quei successi che, come avvenne con la prima moglie, aveva alacremente e con molta intelligenza e capacita, partecipato a creare.
L’inibizione delle funzioni affettive porta come conseguenza anche una freddezza emotiva. Non e tanto facile capire questo meccanismo, proprio perche sono gli affetti (come abbiamo visto nello schema) a modulare ed a contenere le reazioni emotive. Per cercare una spiegazione possiamo considerare il fatto che la superiorita razionale porta in se una specie di “cancro”. La superiorita razionale si accompagna inevitabilmente ad un sentimento distruttivo che e quello di svalorizzare l’Altro, di considerarlo inferiore, di desiderarlo eliminabile. Se solo pensiamo alle conclusioni di Franco Fornari che portavano a vedere la guerra come il risultato del meccanismo di “mettere la colpa nell’altro”, riusciamo a capire quanto distruttiva possa risultare la razionalizzazione. Pensiamo anche alla follia di “voler creare la razza superiore, uccidendo l’altra meta dell’umanita” e potremo capire quanto possa diventare violenta una razionalita delirante. Dobbiamo chiederci in che consista la colpa dell’altro. Nei numerosi casi clinici che affrontiamo nella pratica psicoterapeutica, la superiorita razionale si accompagna sempre a sentimenti abbandonici. L’Altro, considerato inferiore, viene anche vissuto come pericoloso perche “… ci puo abbandonare” o preferire qualcun altro o non capire “… quanto sia importante per lui essere amato da me che, in questo modo, lo creo al livello di un dio”. A questo punto, possiamo dire che l’iper-razionalita crea nuovi affetti. Se minimizza l’amore per gli oggetti-persone (dato che viene idealizzato nell’amore per l’umanita, affettivita ideologica) nel contempo crea un sentimento subdolo e distruttivo che risulta dall’invidia per l’altro che gode del piacere di amare, dall’odio verso chi ci puo abbandonare, dalla paura che in qualsiasi momento scopra un Altro-superiore che lo ridicolizzi. La paura dell’Altro potrebbe essere vista come “angoscia di castrazione” (Freud) che deriva dalla permanenza nell’inconscio di un Altro-Padre-arcaico violento, distruttivo e perverso. Sarebbero dunque questi affetti negativi quelli che inibiscono le emozioni e creano dei super-uomini incapaci di vivere le emozioni, trasformandosi in “super-uomini dagli occhi di ghiaccio”, incapaci di vedere nell’Altro un soggetto-oggetto da salvare, da amare e da difendere. Sembra quasi di vedere nella superiorita razionale una forza che tutto ingoia, che tutto fa sparire nella estrema glorificazione e deificazione del Se. Interessante e anche l’espressione “esazione della personalita” che da alla superiorita dell’autostima razionalizzante un aspetto di deviazione erotico-sessuale.
L’appiattimento emotivo che abbiamo evidenziato e spiegato in questo particolare funzionamento psico-affettivo, ha anche un’altra caratteristica. Spesso, in questi casi che possiamo definire psicopatologici, troviamo dei comportamenti emotivamente carichi ed incontrollabili. Sono vere crisi di rabbia e di violenza con le quali il soggetto aggredisce l’Altro (crisi emotive) anche per motivi futili, del tutto irrilevanti o anche troppo personalistici. In questi casi, c’e sempre la possibilita di risalire a “sensazioni abbandoniche o suppostamente denigratorie” che fungono da “grilletto” che scatena le crisi: il super-razionale non riesce a contenere le frustrazioni. La neurofisiologia ci spiega questo funzionamento: il gigante razionale ha i “piedi di argilla” quando i sentimenti abbandonici attivano le emozioni negative e frustranti che non possono essere controllate dalla razionalita dal momento che la corteccia cerebrale non ha connessioni con il lobo limbico.
Conclusioni
Nello studio mosso a confutare le dichiarazioni superficiali e pressappochiste che vorrebbero ridurre un gigante del pensiero ad un semplice soggetto autistico o supposto Asperger, abbiamo potuto far emergere la comprensione di specifici meccanismi di funzionamento psico-mentale. Sulla base di queste considerazioni potremmo quasi vedere in Einstein non piu un autistico, ma l’espressione di una “sindrome da iperdimensionamento razionale”. Le conclusioni a cui siamo arrivati ci dicono anche quanto sia importante che i genitori, i docenti e comunque tutti coloro che sono deputati ad accompagnare lo sviluppo psico-mentale di un bambino devono premurarsi anche degli aspetti psico-affettivi e non solo di quelli psico-cognitivi. Un gigante razionale puo anche nascondere in se un nano affettivo, sempre pronto a complicare la vita, a renderla infelice e, soprattutto, a creare dei pericoli. Purtroppo la storia e piena di “storie di giganti” che hanno seviziato l’umanita quando hanno posto le loro capacita non al servizio del prossimo, ma solo per glorificare le proprie idee, le proprie idiosincrasie e, potremmo dire, le proprie follie.
Il caso di Einstein e anche interessante perche stimola l’immaginario e la meditazione e impone una riflessione sul ruolo dell’intelligenza e sulle regole che la parte razionale impone alle altre piu istintive. Diversi casi clinici di giovani nei quali predominava nettamente la parte razionale hanno permesso di mettere in evidenza come tutte le problematiche relazionali restano “nascoste” nell’inconscio. Questo proprio perche suscitano tensioni continue, mitigate solo dall’impegno intellettivo, professionale o … di ricerca scientifica. L’affettivita idealizzata e spostata verso il mondo non permette di liberarsi da un senso di solitudine. Questo sentimento, anziche stimolare il soggetto a scegliere atteggiamenti conciliatori, tende a far nascere posizioni rigide come per esempio “… se mi vogliono devono accettarmi come sono”, “… io non chiedo nulla perche non ho bisogno di nulla!”. Questo fa pensare alle abitudini di Einstein di lavarsi poco e presentarsi sempre trasandato. Dai disegni dei pazienti si scopre una specie di dicotomia mentale: la parte destra e vuota, piena di luce che forse simboleggia l’affettivita idealizzata (senza oggetti); la sinistra e piena di “ricordi”, di personaggi, di elementi che suscitano “pensieri” o meditazioni. Se volessimo tentare una interpretazione, potremmo dire che il soggetto iper-razionalizzante svuota completamente il proprio cervello destro (deputato alle “emozioni”) per riempire quello sinistro che cosi puo occuparsi senza interferenze allo studio, alle ricerche, alla scienza.
Dovremmo anche affrontare il tema della terapia, anche se il termine non sia del tutto valido dal momento che questi soggetti difficilmente intraprendono il cammino di una psicoterapia, trovando dentro di se una miriade di giustificazioni “razionali” piu o meno valide per dare “senso” ai loro comportamenti. Nei casi che abbiamo seguito, il trattamento e cominciato per le difficolta relazionali e, soprattutto, per i comportamenti scorretti, caratterizzati da esplosioni di aggressivita quasi del tutto ingiustificate. I risultati ottenuti con la psicoterapia sono sempre stati buoni perche si e riusciti a ottenere la remissione dell’impulsivita e della tendenza a interrompere con troppa facilita le relazioni affettive. L’unico rammarico potrebbe essere quello di non trovare pazienti come Einstein che sicuramente ci potrebbero insegnare veramente molto sul funzionamento della mente e sulle pratiche educative da utilizzare per sviluppare l’organizzazione psico-affettiva delle persone che, fin dalla tenera eta, dimostrano tendenze a diventare … pozzi di genialita! Un altro aspetto interessante e quello della creazione di una “affettivita ideale”. Se dovessimo assumere un ruolo psicoanalitico, troveremmo in questa espressione un modello di “sublimazione ideale” che ha il preciso compito di dis-aggredire e dis-sessualizzare le finalita, quindi, in altre parole, “aumentare la qualita repressiva” dell’azione immaginaria. Le parole di Einstein alla moglie “… non si aspetti da me qualche espressione d’affetto” diventano paradigmatiche per quello che vuole significare l’interpretazione analitica. Il passaggio dall’azione all’ideazione equivale al perdere il senso del reale che e “piacere” (e quindi corpo) per stabilire dei “tabu” che rappresentano solo delle inibizioni e delle repressioni. Il tema e interessante perche pone i limiti per il Super-Io-applicato ed un Super-Io-implicato, formule che portano a considerare l’implicazione del soggetto nel processo di individuazione-liberazione. In questa logica economica (il meglio, il piu utile, il piu apprezzato, ecc.) diventa impossibile non partecipare che pero e un “non consumato” che significa un ripiegamento su una cultura del consumo (ideologico, scientifico, culturale, etico-trascendentale) nel quale c’e una negazione del “bisogno biologico”. Il “corpo sessuale” sfugge e si ritira nel “corpo sociale”, resistendo alle richieste “naturali” (moglie, figli, amici, ecc.) che invocano invano una partecipazione che e crescita e liberta dai vincoli ossessivi del conoscere. Osserviamo cosi la dissoluzione del piu puro desiderio, perpetrata da una astrazione identificatoria, da una razionalita alterata che nega e reprime la realta perche … solo desidera non desiderare. Questo modello ermeneutico parla di affetti e di valori, oltre che di ragione e di conoscenza, ma, soprattutto, tiene in conto l’assioma “… un abbraccio allontana dall’ideale per avvicinarsi al reale”. Questo ha in se il senso della vita perche sappiamo che (parafrasando Gianni Vattimo e Piergiorgio Paterlini) “l’Essere e cio che illumina le persone, le cose, il mondo ed anche il pensiero dell’uomo proprio perche uomo” e, su questa base, dobbiamo rifiutare “l’affettivita ideologica” non perche falsa, ma perche … non e giusta.
Domande frequenti
Perche secondo questo saggio Einstein non era autistico?
Perche il nucleo del suo pensiero, dichiarato a Papini come “sopprimere le differenze” e cercare l’unita, e l’esatto contrario del funzionamento autistico, che resta confinato nel dilemma degli opposti. Inoltre Einstein non mostrava i segni caratteristici della sindrome di Kanner o di Asperger: isolamento affettivo, svalorizzazione degli oggetti e del sapere, sensi di onnipotenza, opposizione ai genitori.
Che cosa significa “sindrome da iperdimensionamento razionale”?
E la lettura alternativa proposta nel saggio: non autismo, ma un funzionamento in cui la razionalita sovrasta e annulla le funzioni emotive e affettive. Il soggetto diventa un “giudice inflessibile” che svaluta l’Altro, sposta l’affetto su un’umanita ideale e idealizzata e svuota le relazioni reali, come emerge nelle regole imposte da Einstein alla moglie e nella distanza dai figli.
Come funziona, secondo l’autore, una intelligenza integrata?
Dalla combinazione equilibrata di tre componenti: elementi emotivi che danno energia e vitalita, intenzioni affettive che creano i significati relazionali, e logiche cognitivo-razionali che attribuiscono significato simbolico. A livello cerebrale entrano in gioco il lobo limbico e le aree frontali e pre-frontali; quando una sola funzione prevale, l’organizzazione psico-mentale si squilibra.
Quale lezione educativa offre il caso Einstein?
Che genitori e docenti devono curare lo sviluppo psico-affettivo del bambino, non solo quello cognitivo. Un gigante razionale puo nascondere un nano affettivo, fonte di sofferenza e di pericoli. Coltivare emozioni e relazioni, fin dalla tenera eta, e essenziale tanto quanto stimolare l’intelligenza logica.
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