Neuropsicologia Clinica

Gestire i Disturbi d’Ansia nella Vita Quotidiana

di Dario Sepe, Adriana Onorati, Fortunata Folino. Nella nostra societa uno dei disturbi piu diffusi, e tra quelli che richiedono la piu alta percentuale di assunzione di farmaci, e il disturbo d’ansia. Secondo lo studio epidemiologico condotto all’interno del progetto ESEMeD (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders), in Italia la prevalenza dei disturbi […]

Gestire i Disturbi d’Ansia nella Vita Quotidiana
di Dario Sepe, Adriana Onorati, Fortunata Folino. Nella nostra societa uno dei disturbi piu diffusi, e tra quelli che richiedono la piu alta percentuale di assunzione di farmaci, e il disturbo d’ansia. Secondo lo studio epidemiologico condotto all’interno del progetto ESEMeD (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders), in Italia la prevalenza dei disturbi d’ansia e molto elevata: ne soffrono quasi due milioni e mezzo di persone, in prevalenza donne, con un rapporto di 2:1 tra femmine e maschi.

Introduzione

Una ricerca condotta nel 2012 dall’Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, evidenzia come, a partire dal 2012, questi disturbi siano aumentati in coincidenza con la crisi economica, che ha attivato vissuti di ansia, paura, mancanza di speranza e di prospettive verso il futuro, sensazione di non poter agire per modificare la situazione. Questi sentimenti confluiscono in un vissuto di impotenza e nella sensazione di perdere il controllo della situazione: cio genera, soprattutto in situazioni di forte stress, l’emergere di disturbi d’ansia specifici come gli attacchi di panico.

Questa evidenza non sorprende se si considera che la dimensione emotiva dell’essere umano, che comprende tutte le nostre emozioni, passioni, desideri e sentimenti, puo essere di difficile gestione, dal momento che essa tende ad attivare, da una parte, dinamiche di attrazione verso tutto cio che riguarda il piacere e, dall’altra, dinamiche di repulsione verso cio che si configura come dolore. Queste rappresentano le tendenze di base di ogni individuo e regolano la sua vita quotidiana e, soprattutto, i rapporti interpersonali (Sepe D., Onorati A., Folino F., Rubino M. P., 2014).

Ricordiamo anche che la parola Emozione significa “movimento interno”. Infatti, comunemente, la dimensione emotiva viene paragonata all’acqua. Si parla per esempio di “onde emotive”: questo fa pensare all’emozione come a un moto che puo comparire interiormente. L’acqua, infatti, e fluida e mobile e prende forma e colore dal recipiente che la contiene, e riflette ogni piu piccola luce o ombra.

Quindi, come l’acqua puo assumere forme diverse, anche le nostre emozioni sono facilmente condizionabili da cio che ci circonda, in termini di eventi, di emozioni, di pensieri.

Paura o ansia?

L’ansia e un’emozione universale e rappresenta una parte necessaria della risposta allo stress: essa costituisce un meccanismo di difesa, volto ad anticipare la percezione del pericolo prima ancora che si sia chiaramente manifestato, mettendo in moto i meccanismi fisiologici che spingono, da un lato, all’esplorazione per individuare il pericolo e affrontarlo nella maniera piu adeguata e, dall’altro, all’evitamento e alla fuga.

Quando non si riesce a superare positivamente una situazione di pericolo, o se allo stato d’allarme non corrisponde un pericolo reale da affrontare e risolvere, allora l’ansia diviene una risposta sproporzionata o irrealistica e assume la connotazione di un disturbo psichico.

Prima di trattare i disturbi d’ansia, e importante sottolineare la differenza tra paura e ansia:

«La paura e una percezione che scatena un’emozione, che a sua volta innesca una reazione psicofisiologica; l’ansia e solo l’effetto psicofisiologico di tale percezione-emozione. L’ansia, come attivazione dell’organismo, sino a un certo livello permette a questo di fronteggiare la paura; solo oltre il livello soglia, che e diverso per ogni individuo, questa si trasforma in perdita di controllo delle proprie reazioni e puo condurre al panico. Quindi l’ansia e una reazione, che e l’effetto della percezione della paura; infatti l’ansia, nel caso in cui divenga troppo elevata, puo trasformarsi nella causa della paura. Un disturbo fobico non puo essere assimilato a un disturbo d’ansia, poiche esso e un tipo di patologia a se stante, che puo produrre come effetto anche un disturbo d’ansia o, al contrario, puo essere anche il prodotto di un disturbo di ansia. La prima e una forma di percezione, la seconda e una reazione fisiologica» (Nardone, Oltre i limiti della paura, pag. 44 e seguenti).

Infatti, ridurre l’ansia di una persona puo inibire le sue reazioni, ma non altera le sue percezioni e, pertanto, la paura resta. Al contrario, inibire l’ansia (ad esempio con farmaci) puo, con il tempo, anche far aumentare la paura, dato che la persona puo avere la sensazione di un aumento di incapacita a gestire tali emozioni, con l’impossibilita di reagire in modo risolutivo, aumentandone il disagio.

In questi termini, possiamo considerare la paura come uno stato emotivo che rappresenta un vero e proprio blocco tra la mente e il fisico, che porta ad azioni, o ad omissioni, di natura egoistica e individuale.

Quando interviene la paura, si determina uno stato di nebbia, in cui la mente non riesce piu a vedere la realta e subentra la luce falsata e negativa della paura. Con questa luce la mente si negativizza e comincia a vedere gli eventi esterni in negativo, cioe nella loro evoluzione piu infausta e dolorosa.

Questa attitudine negativa della mente conduce a due effetti:

  1. La mente entra in un circuito scuro e involutivo.
  2. La mente comincia a produrre forme-pensiero negative.

Nella misura in cui riesce a focalizzarsi a lungo su una di queste, tende ad attirare proprio l’evento negativo che cerca di evitare, sviluppando la famosa “profezia che si autodetermina”.

Di seguito viene rappresentato questo processo mediante quello che possiamo definire il triangolo della paura:

Triangolo della paura

I disturbi d’ansia nel DSM 5

Nel DSM 5, Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, sono state apportate importanti modifiche rispetto ai disturbi d’ansia. In particolare, i disturbi d’ansia non comprendono piu ne il disturbo ossessivo compulsivo (che si trova nel nuovo capitolo “Disturbo ossessivo compulsivo e disturbi correlati”) ne il disturbo post-traumatico da stress e il disturbo da stress acuto (che si trovano nel nuovo capitolo “Disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti”), mentre il disturbo di panico e l’agorafobia sono ora diagnosi separate.

Attualmente, tra i disturbi d’ansia sono compresi:

  • Disturbo d’ansia da separazione
  • Mutismo selettivo
  • Fobia specifica
  • Disturbo d’ansia sociale
  • Disturbo di panico
  • Agorafobia
  • Disturbo d’ansia generalizzato
  • Disturbo d’ansia da condizione medica
  • Altro disturbo d’ansia specifico
  • Disturbo d’ansia non altrimenti specificato

Di seguito vengono presi in considerazione:

  • Fobia specifica
  • Disturbo d’ansia sociale
  • Disturbo di panico
  • Disturbo d’ansia generalizzato

Fobia specifica

In particolare, i criteri diagnostici per la fobia specifica sono i seguenti:

  1. Marcata paura o ansia rispetto a un oggetto o situazione specifici (volare, altezze, animali, punture, vedere il sangue).
  2. L’oggetto o la situazione fobica provoca quasi sempre paura immediata o ansia.
  3. L’oggetto o la situazione fobica viene attivamente evitata o sopportata con intensa paura o ansia.
  4. La paura o ansia e sproporzionata al pericolo reale rappresentato dall’oggetto o situazione specifici e rispetto al contesto socio-culturale.
  5. La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti, di solito della durata di 6 mesi o piu.
  6. La paura, l’ansia o l’evitamento causano disagio clinicamente significativo o menomazione nell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.
  7. Il disturbo non e meglio spiegato da sintomi di un altro disturbo mentale, tra cui la paura, l’ansia e l’evitamento di situazioni associate con i sintomi tipo panico o altri sintomi invalidanti (come nell’agorafobia), oggetti o situazioni relativi a ossessioni (come nel disturbo ossessivo-compulsivo), i ricordi di eventi traumatici (come nel disturbo da stress post-traumatico), separazione da casa o dalle figure di attaccamento (come nel disturbo d’ansia da separazione) o situazioni sociali (come nel disturbo d’ansia sociale).

Nel DSM 5, tra le diverse fobie, e stata inserita anche una fobia dei tempi moderni, la Nomofobia, ossia la fobia specifica di non avere il cellulare con se: il termine nomofobia deriva dall’abbreviazione di no-mobile e si riferisce alla paura di rimanere fuori dalla rete di comunicazione mobile. Infatti, le persone che presentano questa fobia, che si manifesta con una sintomatologia simile a quella presente negli attacchi di panico (mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico, nausea), presentano una paura sproporzionata di non essere in relazione con il resto del mondo. Infatti, per evitare questa paura, mettono in atto una serie di strategie di controllo:

  • mantenere il credito sempre attivo;
  • portare con se un caricabatterie in ogni momento;
  • dare a familiari e amici un numero alternativo di contatto;
  • portare sempre con se una carta telefonica prepagata per effettuare chiamate di emergenza se il cellulare dovesse rompersi, perdersi o venire rubato.

Disturbo d’ansia sociale

Molto diffuso e anche il disturbo d’ansia sociale, che presenta i seguenti criteri diagnostici:

  1. Marcata paura o ansia rispetto a una o piu situazioni sociali in cui l’individuo e esposto al possibile giudizio degli altri.
  2. L’individuo teme di mostrare i sintomi di ansia e che questi vengano valutati negativamente (umiliazione, imbarazzo).
  3. Le situazioni sociali provocano quasi sempre paura.
  4. Le situazioni sociali vengono evitate o sopportate con intensa paura o ansia.
  5. La paura o ansia e sproporzionata alla minaccia reale rappresentata dalla situazione sociale e al contesto socio-culturale.
  6. La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti, di solito della durata di 6 mesi o piu.
  7. La paura, l’ansia o l’evitamento causano disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti del funzionamento.
  8. La paura, l’ansia o l’evitamento non e imputabile agli effetti fisiologici di una sostanza o di un’altra condizione medica.
  9. La paura, l’ansia o l’evitamento non sono meglio spiegati con i sintomi di un altro disturbo mentale, come il disturbo di panico, il disturbo da dismorfismo corporeo o un disturbo dello spettro autistico.
  10. Se e presente un’altra condizione medica (morbo di Parkinson, obesita o lesioni), la paura, l’ansia o l’evitamento e chiaramente non correlata o eccessiva.

Disturbo di panico

Il disturbo di panico e caratterizzato dai seguenti sintomi. Un attacco di panico e un improvviso aumento di intensa paura o disagio che raggiunge un picco in pochi minuti, durante i quali si verificano quattro o piu dei seguenti sintomi:

  1. palpitazioni, sensazione di cuore in gola o tachicardia;
  2. sudorazione;
  3. tremori o agitazione;
  4. sensazioni di mancanza di respiro o di soffocamento;
  5. sensazioni di soffocamento;
  6. dolore o fastidio al petto;
  7. nausea o disturbi addominali;
  8. sensazione di sbandamento, di instabilita, di testa leggera o di svenimento;
  9. brividi o sensazioni di calore;
  10. parestesia (intorpidimento o formicolio);
  11. derealizzazione (sensazione di irrealta) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi);
  12. la paura di perdere il controllo o di “impazzire”;
  13. paura di morire.

Si parla di disturbo di panico quando gli attacchi sono inaspettati e ricorrenti e almeno uno di essi e stato seguito da un mese o piu di uno o entrambi i seguenti elementi: preoccupazioni persistenti relative al verificarsi degli attacchi o alle loro conseguenze (perdere il controllo, avere un attacco cardiaco, “impazzire”); un significativo cambiamento disadattivo relativo ai comportamenti legati agli attacchi (per esempio evitare l’esercizio fisico o situazioni non familiari). Il disturbo non e dovuto agli effetti fisiologici di una sostanza o di un’altra condizione medica (ipertiroidismo, disturbi cardiorespiratori) e non e meglio spiegato da un altro disturbo mentale.

Disturbo d’ansia generalizzato

Il disturbo d’ansia generalizzato e caratterizzato dai seguenti sintomi:

  1. eccessiva ansia e preoccupazione (attesa apprensiva), che si verificano per la maggior parte dei giorni per almeno 6 mesi, relative a una serie di eventi o attivita (performance lavorative o scolastiche);
  2. l’individuo ha difficolta a controllare la preoccupazione;
  3. l’ansia e la preoccupazione sono associate con tre o piu dei seguenti sei sintomi: irrequietezza, facile faticabilita, difficolta di concentrazione o vuoti di memoria, irritabilita, tensione muscolare, disturbi del sonno (difficolta ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o irrequietezza);
  4. l’ansia, la preoccupazione o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

Gli elementi comuni presenti in tutti i disturbi d’ansia sono i seguenti:

  • circoli viziosi che connettono la dimensione mentale, quella emotiva, i sintomi e il comportamento;
  • valutazioni disfunzionali, che portano all’attivazione di pensieri ricorrenti (forme-pensiero che persistono);
  • bias cognitivi;
  • strategie di evitamento e comportamenti protettivi, rispetto a una difficolta interna spostata all’esterno.

Principali strategie di intervento

Una delle strategie maggiormente efficaci nell’intervento sui problemi d’ansia e la cosiddetta “strategia dei 3 passi”, che prevede l’utilizzo contemporaneo di 3 operazioni:

  • respirare in modo profondo, prendendo consapevolezza del proprio stato interno e lasciandosi acquietare dall’azione calmante del respiro;
  • distogliere con decisione l’attenzione dalla situazione ansiogena, spostando la focalizzazione automatica del pensiero su di essa;
  • realizzare un’azione concreta, che richieda l’uso delle mani, avulsa dalla situazione ansiogena, su cui focalizzare tutta la propria attenzione.

In questo modo e possibile realizzare un’esperienza emozionale correttiva, che permette di aprire una finestra su una nuova realta e su nuove possibilita.

Altre strategie di intervento sono le seguenti:

  • Controparadosso: e l’utilizzo di un paradosso, gestito dallo psicoterapeuta, come la ripetizione ritualizzata dei rituali, che conduce la persona alla costruzione di una diversa realta.
  • Esasperazione programmata: in una situazione rilassata si pensa consapevolmente alla situazione ansiogena, addestrandosi a toccare l’ansia un po’ alla volta, fino ad estinguere la reazione di paura, oppure si studia approfonditamente l’oggetto della fobia.
  • Contro-rituale terapeutico: si costruisce un rituale somigliante alla struttura del disturbo fobico, che avvicini alla situazione ansiogena per poi gestirla consapevolmente.
  • Ingiunzione di un comportamento bizzarro: lo psicoterapeuta pianifica alcuni comportamenti bizzarri che, strategicamente, attirano l’attenzione della persona con disturbo d’ansia, distogliendola dalla situazione ansiogena.
  • Diario giornaliero: si chiede di annotare tutte le reazioni di ansia, oppure i pensieri o le emozioni vissute in determinate occasioni.
  • Monitoraggio della frequenza e dell’intensita del sintomo: consente di avere un quadro reale della situazione, dato che spesso la percezione della persona differisce dalla situazione reale.
  • Desensibilizzazione: e un’esposizione graduale allo stimolo minaccioso, con un’attitudine di rilassamento.
  • EFT (Emotional Freedom Techniques): utilizza stimoli verbali e fisici per creare nuovi circuiti e connessioni.
  • RPI (Riprogrammazione dell’Inconscio): immette nella mente un programma consapevole, piu evolutivo di quello ansiogeno.

Conclusioni

Come abbiamo visto, i disturbi d’ansia nella nostra societa sono particolarmente diffusi e invalidanti, in quanto non rendono la persona libera, ma imprigionata dalle paure. Questo ostacola in modo significativo la crescita di un individuo, sia sul piano individuale sia rispetto alle relazioni sociali, e crea dei vissuti di disagio che rischiano di cronicizzarsi nel corso degli anni, rendendo necessaria la somministrazione di farmaci.

Al contrario, rilevare le proprie difficolta e acquisire consapevolezza delle cause piu profonde permette di rompere quei circuiti viziosi che determinano solo sofferenza e isolamento.

Domande frequenti

Qual e la differenza tra paura e ansia?

La paura e una percezione che scatena un’emozione, la quale a sua volta innesca una reazione psicofisiologica; l’ansia e l’effetto psicofisiologico di quella percezione. Fino a un certo livello l’ansia aiuta l’organismo a fronteggiare la paura, ma oltre una soglia soggettiva si trasforma in perdita di controllo delle proprie reazioni e puo condurre al panico. Ridurre l’ansia non modifica le percezioni: per questo la paura, da sola, non scompare.

Quali disturbi rientrano tra i disturbi d’ansia nel DSM 5?

Il DSM 5 include tra i disturbi d’ansia il disturbo d’ansia da separazione, il mutismo selettivo, la fobia specifica, il disturbo d’ansia sociale, il disturbo di panico, l’agorafobia, il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo d’ansia da condizione medica e le categorie residue. Rispetto alle versioni precedenti, il disturbo ossessivo compulsivo e i disturbi legati a eventi traumatici sono stati spostati in capitoli distinti.

Che cos’e la nomofobia?

La nomofobia (dall’inglese no-mobile) e la fobia specifica di restare senza cellulare o fuori dalla rete di comunicazione mobile. Si manifesta con sintomi simili a quelli dell’attacco di panico, come mancanza di respiro, tremori, sudorazione e tachicardia, e spinge la persona ad adottare comportamenti di controllo per evitare l’idea di non poter essere raggiungibile.

In cosa consiste la strategia dei 3 passi?

E una tecnica di gestione dell’ansia che combina tre azioni simultanee: respirare in modo profondo per calmarsi, distogliere con decisione l’attenzione dalla situazione ansiogena e compiere un’azione concreta che richieda l’uso delle mani. L’obiettivo e interrompere l’automatismo del pensiero ansioso e aprire spazio a un’esperienza emozionale correttiva.

I disturbi d’ansia sono tra i piu diffusi e invalidanti della nostra epoca, ma non coincidono con la paura: distinguere la percezione (paura) dalla reazione fisiologica (ansia) e il primo passo per intervenire. Conoscere i criteri diagnostici del DSM 5 e le principali strategie terapeutiche, dalla strategia dei 3 passi alla desensibilizzazione, aiuta a riconoscere il problema e a rompere i circoli viziosi che lo mantengono, anziche limitarsi a sopprimerne i sintomi.
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