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I limiti cognitivi della percezione nello sfruttamento dell’immaginario dell’uomo

Interazioni tra occhio-mente e cervello

Nell’avvicinarsi al III millennio si individua la necessità di superare i limiti riduzionistici delle conoscenze che inquadrano l’uomo in una nuova dimensione della comunicazione multimediale interattiva estesa globalmente dalla utilizzazione di protocolli unificati in internet. All’interno di tale dimensione innovativa della comunicazione basata sulla multimedialità interattiva è necessario prendere in attenta considerazione che “realismo percettivo” è divenuto un modello ormai obsoleto, che purtroppo ancora sopravvive nelle concezioni comuni di interpretazione della percezione visiva, proprio in quanto viene normalmente riproposto dalla educazione nella scuola. E´ necessario oggi pensare come la persistenza di tale modello modello cognitivo, limitativo di una concezione più attuale e scientifica, determini condizioni di passività ed incoscienza della mente nei confronti della suddetta innovazione, che favoriscono il condizionamento e la inibizione dell’immaginario creativo dell’ uomo. (1) Infatti in un’ epoca in cui il ricorso alla cosiddetta “realtà virtuale” e comunque a simulazioni computerizzate della realtà, ritenere ancora che l’occhio veda oggettivamente l’ambiente esterno, come se nella retina fosse biologicamente possibile definire una immagine fedele del mondo rovesciato, per mezzo di reazioni fotochimiche nei coni e bastoncelli, effettuata da inesistenti raggi di luce, rappresenta in verità un modello interpretativo antiquato, ed allo stesso tempo educativamente imprudente, proprio in quanto che permette una facile manipolazione della mente da parte di coloro che utilizzano processi di codificazione e decodificazione tecnologica dei segnali percettibili nell’ambito della comunicazione dei mass-media. (2) Sappiamo oggi che il compito evolutivo della nostra capacità di percezione visiva, non è quello di ricostruire le immagini a partire dagli stimoli che provengono dai nostri occhi, ma scartare quelle che non risultano utili alla nostra sopravvivenza. Infatti nel quadro di una informazione multimediale che cresce a dismisura in rete internet, dobbiamo assolutamente essere in grado di rivolgere l’ attenzione e concentrarci sui frammenti di informazione che sono utili alla nostra evoluzione mentale. Pertanto il modello del realismo percettivo, proprio in quanto considera che il cervello abbia la sola funzione di raddrizzare le immagini già descritte nella retina dell’occhio, è certamente obsoleto. Non è neppure proporzionato al bisogno di rinnovamento cognitivo nei riguardi della percezione, spostare il modello percettivo limitato alla visione oculare, ammettendo che la visione del mondo esterno viene elaborata dalle sezioni degli emisferi cerebrali occipitali, in quanto sappiamo che neppure l’area neuronale occipitale, responsabile della rilevazione ed elaborazione dei dati sensoriali percettivi è di per se capace di vedere; ciò in quanto il sistema nervoso tende ad operare come un sistema di integrazione unitario. (3) Infatti la percezione deve essere significata tramite sistemi attenzionali di focalizzazione visiva, per effettuare un riconoscimento mnemonico ed emozionale dei dati sensoriali; ciò comporta lo sviluppo di una capacità di integrazione della azione di varie aree cerebrali, che complessivamente ci rendono coscienti della nostra percezione visiva. Nel quadro dell’avanzamento delle concezioni neurologiche moderne, il riduzionismo del “realismo percettivo” rappresenta pertanto una approssimazione, che rende difficile accordare l’ occhio con una mente coscientemente creativa, proprio in quanto l´uomo facendo riferimento ad un tale modello cognitivo antiquato, tende facilmente a confondere le immagini virtuali, come realtà; per di più assumendo lo stesso modello cognitivo riduzionista, come base per le attuare rappresentazioni multimediale di una realtà immaginaria, ne consegue che il confronto tra reale ed immaginario subisce un anomalo e costante appiattimento, che tende ad inibire la differenziazione creativa dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Ricordiamo che già Aristotele, si era posto il problema della creazione delle immagini mentali distinguendo la percettibilità dell’organo della vista dalla sensazione visiva (quest’ultima denominata Phantasma ovvero apparizione). Dobbiamo ammettere che perlomeno Aristotele considerò per la percezione un meccanismo differente da un automatismo del tipo “stimolo-risposta” tra oggetto veduto e soggetto vedente .Infatti per Aristotele l’ oggetto sensibile, causa la vista di una apparizione “phantasma”, anche se poi la sua spiegazione della percezione, si limitò ad una descrizione del fenomeno, dato che il “phantasma”, veniva interpretato similmente all’azione di contatto di un dito sulla cera, che per pressione e calore, riproduce la traccia delle impronte digitali sul supporto plastico. (4) Gia gli studi su le illusioni percettive degli studiosi della “Gestalt-theory”, (vedi: woman’s figures oppure Faces Illusion) (5) hanno fatto riflettere gli studiosi della percezione ; cosi ad esempio uno stesso schema visivo può essere interpretato come un profilo di una bella fanciulla, oppure come una vecchia “befana”, ovvero in un altro caso, lo stesso disegno può essere evidenziato sotto il profilo simmetrico di due facce, oppure focalizzato come figura centrale di un calice. Tali studi sono stati perfezionati da l’ arte di M.C.Escher (6) sulle figure impossibili, nonché da altri studi sulle illusioni tridimensionali. (7) Le illusioni percettive ,del tipo di quelle citate su le figure ambigue appositamente combinate per dare luogo alla percezione alternativa di disposizioni percettive differenziate a seconda di una particolare predisposizione della attenzione, sono più facilmente spiegabili oggi, sapendo che il cervello è composto da due emisferi cerebrali, destro e sinistro, connessi da un gruppo di fibre del “corpo calloso”, e che i lobi cerebrali, nell’ uomo hanno funzioni quasi indipendenti asimmetricamente differenziate (8). Dagli studi di Elettro Encefalo Grafia (EEG), conosciamo inoltre che una diversa focalizzazione della attenzione o della nostra capacità di concentrazione del pensiero, genera nel cervello una azione elettromagnetica, modificando la nostra capacità temporanea di percezione alternata delle doppie illusorie figure. (9) Infine è stato sperimentato che se produciamo una breve stimolazione magnetica un emisfero cerebrale, attraverso impulsi che attraversano il corpo calloso, viene passivata la attività dell’altro emisfero. Quanto sopra costituisce un dato sperimentale importante; in quanto, conoscendo che ogni evento cerebrale, attivato che sia da messaggi sensoriali o da sensazioni emotive ovvero da attività di pensiero, viene comunque codificato in correnti elettromagnetiche, comprendiamo che tutti questi eventi cerebrali agiscono alternativamente da segnali di attivazione/inibizione dell’azione biochimica delle sinapsi neuronali in differenti arre cerebrali. Donald O. Hebb, (10) considerato il padre della psico-biologia connessionista (1904-1985), per primo comprese che, la attivazione e/o disattivazione simultanea di particolari aree neuronali, modifica temporaneamente le proprietà individuali di flessibilità cerebrale, proprio dobbiamo considerare, in guisa di un principio generale, il fatto che la attivazione di alcuni raggruppamenti di neuroni favorisce la disattivazione di altri. Pertanto dato che la attenzione così come gli stati emozionali e cognitivi, fanno registrare attività elettromagnetiche nel cervello, si comprende come esse vadano ad agire come attivazioni e/o inibizioni dei processi di ristrutturazione della flessibilità cerebrale che sono responsabili dell’apprendimento. In conseguenza a tali correlazioni tra attività elettromagnetiche e biochimiche e segnali percettivi, comprendiamo che la manipolazione delle attività cerebrali, oggi potenziata dalla utilizzazione del mass-media, possiede una intrinseca capacità di agire sulla definizione flessibile della modularità cerebrale e di conseguenza sulle strategie di significazione della mente e ciò è particolarmente importante a riguardo della percezione della visiva poiché essa è di immediata comprensione. Riflettendo sui precedenti dati scientifici, si capisce come non sia più lecito assumere che i sensi possano definire un oggettiva rappresentazione del mondo esterno (11), proprio in quanto è necessario dedurre che tale acquisizione cognitiva, denominata “realismo cognitivo”, cagioni un preciso condizionamento limitativo della naturale capacità di generare collegamenti flessibili delle nostre articolazioni connettive cerebrali. Viceversa è ammissibile che, da una più profonda comprensione del fatto che le nostre attività cerebrali di rappresentazione visiva non ci fanno direttamente percepire la realtà oggettiva, si possono più facilmente far scaturire progettazioni di comunicazione multimediale creativa. Il problema di rimuovere i fattori cognitivi obsoleti, per delineare una rinnovata organizzazione cerebrale che predisponga il cervello alla creatività (12), e stato affrontato con azioni concettualmente diverse, ma essenzialmente convergenti dalla scienza e dall’ arte contemporanea. E´ stato recentemente analizzato un interessante parallelismo tra il cambiamento cognitivo delle fisica moderna e dell’arte di Salvator Dalì e di Pablo Picasso (13). Entrambi, scienziati ed artisti, infatti pur in seguito a diverse motivazioni iniziali, dovevano confrontarsi con la problematica della relatività dello “spazio/tempo”, non più concepibili come entità assolute ed indipendenti. Salvator Dalì, ha egregiamente rappresentato dalle esigenza di interazione tra spazio e tempo con i suoi dipinti di “orologi molli”, con cui ha voluto raffigurare una elasticità dello “spazio/tempo”, per superare un modello cognitivo di uno spazio cartesiano rigido di prospettiva classica. Da tali esempi di sensibilità artistica , ci possiamo accorgere, che le nostre rappresentazioni mentali sono il frutto della capacità umana di trascendere il proprio patrimonio genetico, arricchendolo di nuove interconnessioni cerebrali di origine culturale. Ma dobbiamo anche riflettere che ogni attività di apprendimento cognitivo, associata alla definizione delle capacità di elaborazione cerebrale, trova suo limite proprio in conseguenza del fatto che l’uomo tende a confondere la realtà con il modello concettuale storicamente affermato, poiché assume quest’ultimo come paradigma di base per articolare le sue previsioni creandosi una realtà immaginaria, che con l’evoluzione scientifica e culturale diviene gradualmente obsoleta. (14) Concludendo da quanto detto si può comprendere come il superamento dei limiti cognitivi della percezione per un utilizzo creativo dell’immaginario dell´uomo sia oggi divenuto decisamente importante. Infatti viviamo in un’ epoca in cui la tecnologia di sistemi informatici e telematici è capace di trasformare e comunicare interattivamente in sistemi numerici binari (digitali), ogni segnale sensoriale ed anche tradurre in percezione sensoriale ciò che naturalmente è impercettibile. Quanto sopra condurrà in breve a modi di vivere e lavorare sostanzialmente diversi rispetto a quelli che per due secoli hanno caratterizzato la società industriale. Già ad esempio si profilano metodologie nuove di apprendimento adatte al superamento dei modalità tradizionali di fare scuola, che ormai sono poco rilevanti se posti in relazione alle attuali necessità e possibilità di apprendimento degli studenti. Tra esse il “Learning on Demand” imparare su richiesta (LOD), sistema di network di editoria elettronica, nato per migliorare e rendere più funzionale l´apprendimento a distanza in una società in continua trasformazione, basato sugli studi di elaborazione di ipertesti multimediali online, finalizzati alla integrazione tra l’apprendimento a memorizzazione iconica e verbale. (15) Pertanto sebbene sia problematico fare previsioni sul nostro futuro nell’avvicinarsi del III millennio, è certo che accettazione cosciente di questa complessa innovazione, comporta la necessità di dedicare una seria attenzione al rinnovamento della educazione e del lavoro, nella dimensione di un apprendimento permanente di nuovi generi di formazione mentale. Il discorso qui brevemente accennato, rimane aperto a contributi di quanti dei nostri giovani saranno capaci di proporsi come nuovi costruttori della storia; rivolgendoci a loro speriamo di facilitarne il compito, iniziando con l’ aiutarli a superare criticamente limiti cognitivi della percezione, al fine di dare un contributo ad un ulteriore sviluppo alla creatività cosciente dell’ immaginario dell’uomo.

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