Contributo dal Dipartimento di neuroscienze, Universita di Modena e Reggio.
1. Premessa
La mia teoria sull’origine del linguaggio ha derivato la sua impostazione dal mio rapporto di terapeuta neurologo e psichiatra di malati psichici, oltre 40 anni fa. In quel tempo ero un medico dell’ospedale neuropsichiatrico di Bergamo ed ero incuriosito dalle particolari caratteristiche del discorso psicotico, che si basa sulle proiezioni analogiche e metaforiche di significati preconsci, come del resto era gia stato affermato da importanti psichiatri, e illuminato dalla dinamica psicanalitica di Freud. La mia ipotesi fu dunque che l’umana specie, o meglio ogni tribu, nei suoi piu geniali interpreti preistorici, realizzo evolutivamente lo strumento del linguaggio mediante proiezioni analogiche, metaforiche e aforistiche verso gli oggetti di realta, per mezzo di strumenti gestuali gia ben posseduti dalla specie stessa fin dalle sue origini, seguendo in cio i concetti darwiniani. Ovviamente questi strumenti gestuali, innescati da impulsi preconsci, dovevano possedere la caratteristica fondamentale di poter essere fonologizzati, e perche cio avvenisse era indispensabile che questi gesti fossero incentrati nell’articolazione orale. Si trattava dunque di comprendere il passaggio da un codice gestuale orale-facciale sostanzialmente visivo a un codice totalmente fonetico, utilizzando gesti orali fonologizzabili, e cioe gli stessi che la specie usa attualmente e che ritiene impropriamente siano stati realizzati per produrre i fonemi.
La combinazione matematica di questi gesti orali fonologizzabili era dunque in grado di costruire idee e concetti relativamente piu complessi dei significati dei semplici gesti orali, creando una base relativamente numerosa di una biblioteca di idee e concetti basali o archetipi. Questa biblioteca poteva a sua volta essere successivamente proiettata sugli oggetti di realta, in un modo simile a quello con cui i miei pazienti psicotici si esprimevano mediante proiezioni metaforiche. Era sufficiente che un particolare birapporto tra due di questi gesti possedesse un significato corrispondente ad alcune caratteristiche dell’oggetto di realta per essere selezionato e accreditato a indicare nominalmente l’oggetto stesso. E in questo modo che si attua una proiezione che denomina un oggetto o una persona, cioe con un soprannome. In questa operazione proiettiva il significato di ognuna di queste combinazioni veniva dunque a richiamare le idonee caratteristiche dell’oggetto mediante ogni tipo di proiezione metaforica o analogica, cosi come il linguaggio psicotico si appropriava degli oggetti mediante proiezioni metaforiche apparentemente irrazionali, dimostrando il funzionamento sostitutivo della psiche, che e il fondamento della teoria psicanalitica.
Questa mia teoria, come ognuno puo comprendere, e la piu semplice e naturalistica possibile e corrisponde alle esigenze evolutive darwiniane e alla funzione sostitutiva degli impulsi istintuali assegnata da Freud alla psiche. Si potrebbe dire che le parole rappresentano i sintomi manifesti che sostituiscono le brute pulsioni istintuali. Ma, per ottenere le necessarie verificazioni, e indispensabile fissare il significato etologico e comportamentale dei gesti orali fonologizzabili e successivamente riscontrare nel lessico delle lingue come le parole storiche intercettino e possiedano, nell’ambito del loro orizzonte semantico, quei significati primitivi insiti nelle combinazioni dei gesti articolatori che compongono le parole stesse.
Il primo compito, cioe fissare il valore espressivo-semantico di ognuno dei gesti articolatori orali, e stato oggetto di una ricerca da me compiuta su due ampi campioni di soggetti psicotici; questa ricerca fu pubblicata nel 1997. Il secondo compito, cioe riscontrare effettivamente se le parole delle lingue umane traggono i loro significati specifici dalle informazioni espresse dai gesti pre-articolatori combinati tra loro, ha richiesto l’analisi dettagliata di 20 lingue di civilta. I miei libri, scaricabili su academia.edu, mostrano in parte questo lavoro ermeneutico su queste 20 lingue, evidenziando come le parole di ognuna rispettino il principio di essere proiezioni metaforiche o analogiche del significato espresso dai primitivi gesti pre-articolatori che le compongono.
Poiche la lettura dei miei libri richiede un coinvolgimento specifico, questo articolo vorrebbe semplificare al lettore interessato l’acquisizione della mia teoria nell’ambito minimo di un solo rapporto intergestuale: quello tra il gesto pre-articolatorio pre-fonologico che, una volta fonologizzato, e costretto dalle sue caratteristiche gestuali a produrre unicamente il suono L, e quello del gesto pre-articolatorio che produce unicamente il suono C. Ricordo che il mio sistema, verificato negli esperimenti su campioni di soggetti psicotici nell’articolo sopraddetto, si compone di 13 gesti articolatori consonantici e di 5 gesti articolatori vocalici, per cui la combinazione tra due gesti articolatori e in grado di costruire 169 idee e concetti basali proiettabili sugli oggetti.
In questa sede, data la finalita semplificatrice, mi limitero a evidenziare il significato etologico e comportamentale del gesto L e del gesto C, mostrando come le parole latine e italiane dotate di consonantismo radicale CL e LC possiedano regolarmente, nel loro orizzonte semantico, il significato gestuale-visivo originario di questi gesti articolatori. Questa dimostrazione, a mio avviso, dovrebbe essere sufficiente a suggerire l’origine delle parole del linguaggio umano dai gesti articolatori del codice visivo gestuale pre-linguistico, in quanto essa funziona come un teorema. Il gesto articolatorio produttore del suono L e stato identificato e fissato, con grande prevalenza statistica, dai due campioni di soggetti psicotici interrogati come variazione, alternanza, e cio a causa della alternanza visiva della punta della lingua rispetto alla chiostra dei denti e delle labbra. In pratica, se si desiderava comunicare un ordine o un’idea di variare alternando, la comodissima modalita di far sporgere la punta della lingua e ritrarla esplicitava agli astanti un tale ordine, utile per qualsiasi esigenza variativa occorresse.
Allo stesso modo il gesto orale produttore del fonema occlusivo K, C e stato valutato dai due campioni di psicotici, con un’altissima percentuale, come un gesto di sforzo continuativo a carattere difensivo: cio in quanto comporta una tensione muscolare e un irrigidimento della mascella e dei muscoli connessi, quale si puo riscontrare naturalmente come reazione spontanea, continuativa e difensiva a una minaccia. Il lettore deve dunque comprendere che, allorche i centri corticali fronto-laterali idonei alla gestione dei segnali fonici furono in grado di gestire ordinatamente i rapporti tra i suoni, fu possibile alla specie collegare ordinatamente questi gesti ormai fonologizzati. Il rapporto di suoni ormai stabilizzato poteva cosi venire proiettato, mediante qualsiasi tipo di proiezione metaforica o analogica, verso oggetti adeguati a corrispondere ai loro significati, cosi come si fa quando si da un soprannome. Queste proiezioni sono dunque le parole che noi utilizziamo. E ovvio che la deriva semantica e la variazione diacronica abbiano alterato questa base, ma non tanto, come ci dimostreranno gli esempi in CL e LC, da impedirci di cogliere con chiarezza il meccanismo produttore delle parole, seguendo i significati fissati. Il senso originario di CL e dunque sforzo continuo C variativo o alternativo L. Al contrario, il valore pre-linguistico gestuale del rapporto LC va fissato come alternanza-variazione L continua C: si tratta di due idee ben distinte e, soprattutto, una l’inverso dell’altra, per cui la verificazione negli esempi che mi accingo a presentare possiede le caratteristiche di una verificazione stringente. Gli esempi prescelti sono solo alcuni dei possibili.
2. Esempi in CL
Collo: lo sforzo continuo variativo, o continua variazione, si puo proiettare sul collo e nominarlo, in quanto la caratteristica fondamentale del collo che poteva colpire l’interesse analogico dei creatori di parole e la sua capacita intrinseca di continuare C a modificare L la sua direzione. Culla: l’analogia scatta dalla continua C alternanza-variazione L del suo movimento. Callo: un continuo C variato L rispetto all’intorno. Colle: un continuo dal profilo variato. Colon: uno sforzo continuo e alternativo delle sue pareti muscolari. Calo: una continua variazione in meno. Culmino: una continua variazione in piu. Colare: una continua variazione del liquido. Colmare: una continua variazione in piu della portata. Cilium: una continua variazione della direzione del ciglio. Columna, cilindro: una continua variazione rotativa delle loro pareti. Caldo: una continua variazione della temperatura verso l’alto. Kalt, in tedesco: continua variazione verso il basso, rientrando ambedue nella continua variazione della temperatura esprimibile in Calore. La continua variazione dell’aspetto della superficie si concretizza in Color; la continua variazione insita nel nascondimento e nel furto costruisce Celare e Cleptos. La continua alternanza della defecazione si realizza in Culo. La continua variazione della grafia realizza Calamo.
Molti esempi sono legati alla geometria e alla fisica e sono i piu elementari, quelli in cui la fantasia soprannominatrice era molto semplice e piatta. Ma le proiezioni metaforiche e analogiche possono percorrere le vie piu diverse e fantastiche: ad esempio, dato che una continua variazione, o uno sforzo o impegno continuativo C-variativo L, costituisce perfettamente una gestione per conseguire un risultato nel tempo, l’idea CL venne utilizzata per nominare il continuo sforzo variativo, o meglio la gestione, insita in Colo, Coltivo, Colonia, e infatti le culture richiedono continua gestione variata, e dunque anche in Colgo. Colla rientra in questo concetto di continuo sforzo di gestione variativa sui materiali, e cosi anche Calce. Calco, in quanto l’atto di calcare richiede un continuo sforzo variato sul terreno. Calamita continua a gestire, variando la sua forza sulla limatura di ferro. Le condizioni atmosferiche variabili sono proiettabili nelle parole Cielo e Clima. Il radicale non vocalizzato CL trova esempi semplici in Clavis, dotata di continua alternanza nella sua toppa; Classe, i cui elementi sono gestiti in modo continuamente variato, siano essi alunni o navi; Clamo, derivato dalla continua gestione di persone mediante la voce; Clero, continua gestione dei fedeli, cosi come Ecclesia e naturalmente il Culto; Cloro, per il suo potere chimico di continuare a modificare, cioe a sciogliere; Inclino, che esprime una continua variazione verso il basso; Colubro e Colomba, nominati proiettivamente per la continua variazione delle loro direzioni di moto; Calanco, per la sua continua variazione di moto verso il basso; Columella, per la continua variazione del moto della sua spirale.
Poiche la continua gestione variativa e la modalita piu idonea a gestire qualcuno, essa da il suo senso a Calmare, perche utilizza i suoi strumenti in modo adeguato nel tempo. Strumenti gestionali del genere sono il Colostro per l’infante, il Cilicio per il penitente, il Colpo per il ribelle, la Cella per il reo, la Celia per l’impertinente, la Coltre per il dormiente. Sulla base della proprieta di questi esempi proiettivi, che furono prodotti in senso attivo, passivo, strumentale, metaforico e analogico, appare intuitivo comprendere che Callidus e chi riesce continuamente a gestire variamente gli altri; che Kalos e in grado di gestire altri in quanto attrattivo; Calvo presenta una continua variazione pilifera; Calendario e la continua gestione del tempo; Calzare e Calza esprimono la possibilita di adattare le vesti alle membra. Chilo e l’alimento continuamente gestito e modificato nella digestione. Colpa e incolpare prendono significato da continua gestione da parte di un giudice. Calibrare e Calibro sono le indiscutibili parole operative di continua variazione, che permettono quell’adattamento implicito, ad esempio, in Calzare o in Calmare.
Come si vede dagli esempi, la direzione di continua gestione variativa su altri e prevalente rispetto alle proiezioni fisiche, che pure sono presenti nelle modalita piu varie, mostrandoci la grande liberta proiettiva della psiche nel costruire, da semplici gesti orali intrisi di istintualita, un’immensa serie di parole in cui i significati originari appaiono quasi sempre celati, costringendoci a credere, come in un dogma, alla convenzionalita delle parole, e spezzando cosi il filo dell’evoluzione della nostra specie in modo drammatico.
3. Gli esempi in LC
La riprova della realta della proiezione dei gesti orali LC, con i loro significati fissati dagli esperimenti con gli psicotici, consiste nell’esame degli esempi inversi in LC: e evidente che, se le parole con radicale in LC trattengono regolarmente nel loro alone semantico un significato del tipo variazione continua, il nostro teorema e risolto. Il lettore deve comprendere che nei miei libri questo sistema e portato avanti per tutte le 169 combinazioni gestuali biconsonantiche, ma qui, per brevita, ci atterremo soltanto al rapporto tra il continuo sforzo difensivo della mascella e l’alternanza-variazione della punta della lingua come gestualita orali prefonologiche, e soltanto in italiano e latino.
Quali situazioni e quali oggetti meritano di ricevere una proiezione del tipo variazione continua LC rispetto agli oggetti precedenti, che possono accettare l’idea di continuo variativo di CL? Evidentemente quelli in cui la variazione-alternanza, come atto, e piu rappresentata e attiva rispetto alla durata nel tempo di uno sforzo. Cosi, ad esempio, Lecco presenta la variazione ripetuta che si continua nell’atto di ripetere alternativamente il passaggio della punta della lingua sull’oggetto; cosi pure Laccare e Lacca esprimono il passaggio alternativo del pennello sulla superficie, in sostanza un movimento di va e vieni che si continua nel tempo. Questo e il significato base fisico proiettato in molti esempi: uno tra questi e Laccio, che puo infatti variare continuamente le sue dimensioni e la sua pressione sull’oggetto. Un altro esempio e Luce, in quanto rappresenta una alternanza, intervallazione continua tra giorno e notte, e qui la proiezione metaforica denominatrice e giocata nel tempo e non nello spazio; Locke, in tedesco, la chioma, e nominata mediante la proiezione della variazione continua del suo ondeggiare; esempio ancora piu pregnante e Lucchetto, metafora dell’alternativita continua del suo meccanismo apri e chiudi, simile in questo al laccio. Lucco, il mantello, presenta lo stesso meccanismo apri e chiudi.
Va e vieni e apri e chiudi rientrano nel concetto di alternanza-variazione continua: per cui i Liquidi e Licor, nel loro scorrere verso il serbatoio Lacus, sono nominati per la variazione continua del loro flusso, cosi come il Lacus per quella della sua portata. Liquidare coglie dal senso di variazione continua il suo significato di ridurre a zero, e rappresenta percio l’omologo inverso di Lucrare, mentre la Liquidita consiste nella variazione continua nei due sensi. Ma l’alternanza consente anche il concetto di separazione continua: cosi in Lacte viene espressa l’alternanza continua del liquido che fuoriesce dalle poppe, Luctus addirittura la separazione dal morto, Luxo la separazione di un arto, e da questo concetto metaforizzato di separazione e reso possibile il senso di Luxus, in quanto separato, fuori dalla regola ordinaria. La distinzione alternativa venne utilizzata per nominare l’atto di separare le membra con Lacinie, Lacerto, Lacerare. Lacrime non sono altro che quelle che si separano dagli occhi in modo alternato. Cosi pure Laxare prende senso da una variazione distintiva, e dunque separatrice, che consente ad esempio la separazione dei beni, implicita in Lascito. To look, in inglese, e metafora del movimento alternativo lateralizzato dei globi oculari nello sguardo. Cosi pure Locare e Locus esprimono la distinzione alternativa tra i luoghi, che permette la localizzazione precisa.
Un salto di metafora verso la dimensione etica e costituito da Lecito, Illecito, Licenza: con queste parole la variazione alternativa si proietta alla dimensione giuridica, come distinzione tra cio che si puo fare e cio che non si deve, e la stessa cosa vale per Lex. Lucta, la lotta, e metafora delle alternanze e separazioni che si continuano nel tempo senza prevalenza. Questa alternanza infinita offri il suo senso metafisico a Loka, in sanscrito, cioe il divenire eterno, inteso come Lucta alternativa tra opposti. Lucro e Lucrare rappresentano le applicazioni in senso monetario di una variazione positiva per convenzione. LC venne usata, secondo regola proiettiva, anche per descrivere coste frastagliate, e dunque variate continuamente, come in Laconia e Licia, o per dare l’idea di un discorso variato come in Loquor e Locuzione.
Gli esempi proposti mostrano con chiarezza come il significato gestuale primitivo sia alla base del significato storico e attuale delle parole, che ne rappresenta una semplice applicazione pratica, tendente ovviamente al convenzionalismo. Il senso delle parole risiede dunque stabilmente negli impulsi istintuali sottocorticali, responsabili dell’innescamento dei gesti articolatori del codice visivo pre-linguistico, e da questo primitivo innesco sottocorticale essi traggono i loro specifici aloni affettivi ed estetici. L’attivita dei centri linguistici corticali connette, organizza e proietta questi significati prelinguistici verso gli oggetti, formando il discorso e la frase, in cui le proiezioni insite nelle parole possono colorare con la nostra istintualita animale l’intero mondo degli oggetti senza potersene impadronire realmente. I bardi preistorici, cosi genialmente metaforizzando il reale, non dubitarono di impadronirsi dell’anima stessa di quegli oggetti.
4. Ulteriori controprove
La dimostrazione presentata per il rapporto tra L e C non esaurisce la matematica del teorema. Infatti il rapporto L-C, omologo a CL, fu utilizzato per produrre parole a significato originario del tipo continuita C di variabilita L. Questa possibilita fu realmente utilizzata da fantastici metaforizzatori per costruire parole necessarie sulle situazioni che ne consentivano una proiezione: ad esempio Elica, che, secondo regola, esprime un centro fissato e continuo da cui si diparte l’alternanza e la variabilita delle pale. Cosi pure Alice proietta il suo significato archetipo sui movimenti alternanti che si dipartono dalla centralita del corpo del pesce. Ilice, dal suo tronco, fa dipartire i movimenti alterni dei suoi rami. Alacre, dal centro del suo corpo, fa dipartire le membra in movimento che lo rendono tale. Alce fa dipartire le variazioni cornee dal centro irrigidito del suo cranio. Ulcera, da un centro C, fa dipartire le variazioni e modificazioni L della mucosa o del derma. Elucubrare: continuare a variare il pensiero. E quindi Electron, che gli etimologi fanno derivare da Ambra perche ne ha lo stesso nome, mentre e evidente che l’attivita senza riposo di brillio dell’ambra fece scattare su questa sostanza la metafora.
A sua volta lo schema C-L, con significato archetipico del tipo variabilita e alternanza continuativa, trova in Oc-ul-us un esempio adeguato, dati i movimenti lateralizzabili degli occhi dal loro centro; Aculeo, che varia opportunamente il suo sforzo continuativo sul suo oggetto; Aquila, che alterna il suo sforzo continuativo nel volo. Okhlos, in greco, massa, folla, vale a dire la parte della tribu gestita L continuativamente OK. E evidente che queste metafore sono direzionate da intervallazione, variazione L continua C.
5. Conclusione
Dunque, in quattro diverse modalita, il rapporto tra i gesti C ed L e in grado di costruire proiettivamente parole che traggono il loro senso da significati preverbali e sostanzialmente sottocorticali, mostrando che il linguaggio non e convenzionale ma, al contrario, incentrato nell’istintivita della nostra specie biologica. Il linguaggio e uno strumento acquisito trasformando l’informazione gestuale in fonetica, per mezzo di sostituti fonetici, da parte di metaforizzatori geniali e fantasiosi.
I rimanenti 167 rapporti tra i 13 gesti articolatori del mio sistema sono leggibili nei libri e negli articoli citati, in modo che tutta una lingua indoeuropea possa essere esaminata con attenzione. Le altre lingue evidentemente furono costruite con metodi simili, giacche, fissando l’anatomia di un singolo uomo, possiamo generalizzarla a tutti gli altri.
Bibliografia
Libri: L’origine etologico-articolatoria delle idee-parole, 1997, Lucca, Edizioni Accademia; L’origine delle idee e delle parole, 2007, Edizioni Magi, Roma; Come imparammo a parlare, 2015, Edizioni Accademiche Italiane.
Articoli: Dai segnali etologico-articolatori al senso delle parole, 1997, Archivio di neurologia e psichiatria; The cultural linguistic code, Journal of Life Sciences, Springer, 2018; The embodied origin of linguistic code, Codebiology Congress, Koszeg, 2017; L’evoluzione dell’informazione dal codice visivo al codice linguistico, Quaderni di Semantica, 2018.
Domande frequenti
Che cos’e il codice linguistico primitivo?
Secondo la teoria esposta nell’articolo, e l’insieme dei gesti articolatori orali che, prima ancora di diventare suoni, veicolavano significati elementari di tipo etologico e comportamentale. Il linguaggio sarebbe nato trasformando questi gesti in fonemi e proiettandone il significato sugli oggetti, tramite metafore e analogie simili a quelle osservabili nel discorso psicotico.
Che cosa significano i gruppi CL e LC in questa teoria?
Il gesto C corrisponderebbe a uno sforzo continuativo e difensivo, il gesto L a variazione e alternanza. Il rapporto CL veicola quindi l’idea di sforzo continuo variativo, mentre LC, essendone l’inverso, veicola l’idea di alternanza-variazione continua. L’autore mostra come parole latine e italiane con questi radicali conservino tali significati originari.
Su quali dati si fonda questa ipotesi?
L’autore riferisce di aver fissato il valore semantico dei gesti articolatori tramite una ricerca su due campioni di soggetti psicotici, pubblicata nel 1997, e di aver poi analizzato il lessico di 20 lingue. Si tratta di una teoria interpretativa personale, esposta in libri e articoli citati, che l’autore stesso presenta come un percorso dimostrativo da valutare esempio per esempio.
Questa teoria e condivisa dalla linguistica ufficiale?
La visione dominante in linguistica considera in larga misura convenzionale il rapporto tra suono e significato. La teoria del codice linguistico primitivo propone invece una prospettiva alternativa, di matrice etologica e psicanalitica, che si colloca come contributo originale e non come consenso consolidato della disciplina.