Neuroscienze Cognitive

Il Genio Creativo della Dislessia

La creatività nasce dalla relazione con un oggetto e con le situazioni che lo circondano. Nei soggetti dislessici questa capacità assume forme particolari: pensiero per immagini, percezione multidimensionale, intuito e introspezione applicati in modo diverso. Un talento che, lungi dall’essere solo un limite, può rivelarsi un autentico genio creativo. Che cos’è la creatività Il nucleo […]

Il Genio Creativo della Dislessia
La creatività nasce dalla relazione con un oggetto e con le situazioni che lo circondano. Nei soggetti dislessici questa capacità assume forme particolari: pensiero per immagini, percezione multidimensionale, intuito e introspezione applicati in modo diverso. Un talento che, lungi dall’essere solo un limite, può rivelarsi un autentico genio creativo.

Che cos’è la creatività

Il nucleo della creatività sembra dato dalla relazione con un oggetto e con le sue situazioni. D’altro canto, è proprio dal modo in cui si affronta una condizione nuova che si finisce per valutare l’estro di ciascuno di noi: nel bagaglio di conoscenze personali spunta quasi sempre una domanda ricorrente, “perché non mi è venuto in mente prima?”, in riferimento a qualche nuova scoperta scientifica o tecnica che sa risolvere ogni difficoltà.

Tutti possiamo aspirare a quel ruolo o è riservato solo ad alcuni? Se si parla in termini di abilità, di capacità di risolvere problemi, di attingere alle parti potenzialmente geniali di alcune persone, la creatività evidentemente non può essere patrimonio di ogni individuo, anche se in ognuno di noi ne esiste una quantità non decifrabile. La creatività può avere spazio in ogni individuo in quanto può riguardare l’opera dell’artista o il comportamento di persone molto dotate, ma riguarda soprattutto la personalità viva, anche quella più silenziosa e irraggiungibile perché messa ai margini.

Le caratteristiche creative dei soggetti dislessici

Nei soggetti dislessici ci sono gradi di sviluppo differenti della creatività, ma ognuno di loro riesce ad avere alcune caratteristiche comuni. La prima è la capacità primaria di utilizzare e creare la percezione manipolandola: sono consapevoli dell’ambiente cognitivo che li circonda e per questo abili a salvaguardarsi da sprechi cognitivi inutili, che spesso vengono erroneamente scambiati per scarsa voglia di impegnarsi.

Curiosità specifica e pensiero per immagini

Hanno inoltre un grado di curiosità specifica: non interessa loro accumulare grandi nozioni, ma concentrarsi su una singola nozione da sviscerare e interpretare a propria immagine. Tendono a pensare più per immagini che per parole, proiettando il pensiero come se si trovassero in una sala cinematografica. Le parole d’ordine sono intuito e introspezione, facoltà che ognuno possiede ma che in loro vengono applicate in modo assolutamente diverso.

Percezione multidimensionale e immaginazione

I dislessici riescono a percepire in maniera multidimensionale, interagendo con tutti i sensi del proprio corpo ed esaltandone la funzionalità in modo spiccato: il loro pensiero lo sentono in modo reale, e questo permette loro di raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati. Infine, e non per minore importanza, possiedono un talento innato: un’immaginazione talmente spiccata da riuscire a materializzare il proprio progetto immaginativo. Una qualità che li porta a essere diversi dal proprio gruppo sociale di appartenenza.

La dislessia come stile cognitivo, non solo difficoltà

Questo insieme di tratti aiuta a spostare lo sguardo: la dislessia non è soltanto una difficoltà nella lettura e nella decodifica del testo scritto, ma anche un modo diverso di elaborare le informazioni. Quando l’apprendimento passa principalmente attraverso le immagini e l’esperienza diretta, la persona dislessica è spesso costretta a inventare nuove strade per acquisire le nozioni. Proprio questa necessità diventa terreno fertile per l’originalità: ciò che viene appreso in modo non convenzionale tende poi a essere restituito con una pennellata di originalità, perché originale è stato il percorso con cui è stato acquisito.

Natura, ambiente ed educazione

I meccanismi che innescano e mantengono la creatività sono delicati e facilmente influenzabili: se c’è chi è più o meno predisposto a creare, quella strada può essere intrapresa anche in seguito. Sia l’ereditarietà sia l’ambiente hanno influenza sulla creatività; non esiste una rigida dicotomia. Alcuni hanno talenti innati e nascono creativi, altri lo diventano.

In questo senso, la creatività non è innata in senso stretto, ma è sicuramente influenzata dalle nostre componenti biologiche, in particolare dal temperamento: può essere appresa, ma soprattutto, come ricorda Donald Winnicott, è il motore del nostro benessere. Promuovere la creatività nei bambini diventa allora una condizione psicologica ed educativa cruciale, perché significa assicurare loro un patrimonio da spendere nell’arco dell’intera esistenza.

Creatività e gioco

Qui la creatività coincide con il gioco, non come semplice attività osservabile, ma per quella sua qualità speciale che crea relazione e attendibilità emozionale, esperienza del vivere. Ciò vale soprattutto per i soggetti dislessici, che devono trovare metodiche nuove per acquisire le nozioni e al tempo stesso esternarle in modo personale. Il gioco diventa lo spazio in cui sperimentare senza il timore dell’errore, e dunque il luogo ideale in cui un diverso stile cognitivo può trasformarsi in risorsa.

Il valore del lavoro

Resta infine un punto fermo: il talento, da solo, non basta. Albert Einstein, spesso citato tra le personalità che mostrarono difficoltà scolastiche in età precoce, amava ricordare che il genio è fatto per l’1% di talento e per il 99% di duro lavoro. È un monito prezioso anche per chi convive con la dislessia: la spiccata immaginazione e la percezione multidimensionale diventano genio creativo solo quando incontrano impegno, costanza e un contesto educativo capace di valorizzarle.

Domande frequenti

La dislessia favorisce la creatività?

La dislessia comporta un modo diverso di elaborare le informazioni: pensiero per immagini, percezione multidimensionale, forte immaginazione e curiosità concentrata su singole nozioni. Questi tratti, se valorizzati, possono tradursi in spiccate capacità creative, anche se il grado di sviluppo varia da persona a persona.

La creatività è innata o si può apprendere?

Entrambe le cose. Sia l’ereditarietà sia l’ambiente influenzano la creatività: alcuni nascono con talenti innati, altri li sviluppano nel tempo. In senso stretto non è del tutto innata, ma è influenzata dal temperamento e può essere coltivata, soprattutto attraverso il gioco e un’educazione adeguata.

Come si può sostenere la creatività di un bambino dislessico?

Offrendogli metodiche di apprendimento basate su immagini ed esperienza diretta, valorizzando la sua curiosità specifica e creando spazi di gioco in cui sperimentare senza paura dell’errore. Fondamentale è adattare ciò che si dice e si fa alle sue parole e azioni, accompagnando il talento con costanza e impegno.

In sintesi: la creatività nasce dalla relazione con il mondo e, nei soggetti dislessici, si esprime attraverso pensiero per immagini, percezione multidimensionale e immaginazione capace di materializzare i progetti. Non è un dono riservato a pochi né un puro talento innato: è una risorsa che ereditarietà, ambiente, gioco ed educazione possono coltivare, ricordando sempre che il genio è fatto per l’1% di talento e per il 99% di duro lavoro.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.