Che cosa sono i disturbi neurodegenerativi
I disturbi neurodegenerativi costituiscono un gruppo eterogeneo di patologie accomunate da un processo cronico e selettivo di morte cellulare a carico del sistema nervoso. Con il termine selettivo si intende che la degenerazione colpisce, almeno nelle prime fasi, popolazioni specifiche di neuroni, lasciando relativamente risparmiate altre aree del cervello.
L’esatta causa di queste malattie non e ancora del tutto chiarita. Concorrono, in misura diversa da caso a caso, fattori di rischio sia genetici sia ambientali, che si intrecciano nel determinare l’insorgenza e l’evoluzione della patologia. Il progressivo deterioramento delle regioni nervose interessate si traduce, a seconda delle aree colpite, in deficit cognitivi, alterazioni motorie e disturbi del comportamento o dell’umore, di entita piu o meno invalidante.
La malattia di Parkinson in sintesi
La malattia di Parkinson e una patologia neurodegenerativa caratterizzata dalla perdita progressiva dei neuroni che producono dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per il controllo del movimento. La carenza di dopamina si manifesta con un insieme di segni motori tipici, che il clinico valuta nel loro complesso.
I segni cardine sono il tremore a riposo, la rigidita muscolare, la bradicinesia, cioe il rallentamento e la riduzione dell’ampiezza dei movimenti, e, con il progredire della malattia, l’instabilita posturale, che si traduce in difficolta di equilibrio. A questi si aggiungono spesso manifestazioni non motorie, come disturbi del sonno, alterazioni dell’olfatto, stitichezza, modificazioni dell’umore e, nelle fasi piu avanzate, difficolta cognitive.
La terapia con levodopa e il suo ruolo centrale
Per la malattia di Parkinson non esiste, allo stato attuale, un trattamento capace di rimuoverne la causa e di arrestare la degenerazione. La terapia disponibile e di tipo sintomatico: punta cioe a ridurre i sintomi e a migliorare la qualita di vita, compensando la carenza di dopamina.
Il farmaco di riferimento e la levodopa, un precursore della dopamina che il cervello e in grado di trasformare nel neurotrasmettitore mancante. Nei primi anni di malattia la risposta alla levodopa e spesso molto buona e stabile, al punto che questo periodo viene talvolta descritto come una fase di relativa tranquillita terapeutica. E’ una condizione, pero, destinata a modificarsi nel tempo.
Quando il Parkinson diventa complicato
Con il progredire della malattia e con il prolungarsi della terapia, il controllo dei sintomi tende a perdere stabilita. Si parla allora di sindrome parkinsoniana complicata, una fase in cui alla progressione della patologia si sommano le difficolta nel gestire il trattamento. Il quadro non e piu lineare e richiede un adattamento continuo delle cure.
Le fluttuazioni motorie
Una delle complicanze piu caratteristiche e rappresentata dalle fluttuazioni motorie. L’effetto di ogni dose di farmaco tende a ridursi in durata: il beneficio non copre piu l’intero intervallo tra una somministrazione e l’altra, e nelle ore finali ricompaiono i sintomi. Questo fenomeno e noto come deterioramento di fine dose. In alcuni pazienti il passaggio tra una condizione di buon controllo del movimento e una di blocco diventa rapido e talvolta imprevedibile.
Le discinesie
Accanto alle fluttuazioni compaiono spesso le discinesie, cioe movimenti involontari, talora ampi e irregolari, legati all’azione del farmaco. Si tratta in un certo senso del problema opposto al blocco motorio: non la carenza di movimento, ma il suo eccesso. La gestione della terapia in questa fase diventa un equilibrio delicato, perche aumentare le dosi puo accentuare le discinesie, mentre ridurle puo riportare i periodi di blocco.
I sintomi non motori e psichici
Nelle fasi avanzate il peso dei disturbi non motori cresce. Possono comparire o accentuarsi alterazioni del sonno, cali pressori, difficolta cognitive, disturbi dell’umore come l’ansia e la depressione e, in alcuni casi, sintomi psichici come allucinazioni o stati confusionali, che vanno sempre valutati anche in rapporto ai farmaci assunti. La complessita di questo quadro spiega perche la gestione del Parkinson avanzato richieda un approccio attento e personalizzato.
Dalla gestione farmacologica alle opzioni avanzate
Di fronte a una sindrome parkinsoniana complicata, il primo livello di intervento resta l’ottimizzazione della terapia. Il neurologo puo modificare le dosi, frazionare le somministrazioni nell’arco della giornata, introdurre o combinare diverse classi di farmaci per stabilizzare la risposta e ridurre sia i periodi di blocco sia le discinesie. Si tratta di un lavoro di calibrazione che tiene conto delle abitudini, dei sintomi prevalenti e della risposta individuale di ciascun paziente.
Quando la sola gestione farmacologica non basta piu a garantire un controllo soddisfacente, e in casi accuratamente selezionati, e possibile prendere in considerazione procedure piu avanzate. Tra queste rientrano le tecniche neurochirurgiche funzionali, che non agiscono sulla causa della malattia ma mirano a migliorare il controllo dei sintomi.
La neurochirurgia funzionale stereotassica
La neurochirurgia funzionale di tipo stereotassico e una metodica che consente di raggiungere con grande precisione strutture profonde del cervello, utilizzando sistemi di riferimento e immagini che permettono di localizzare il bersaglio in modo accurato. L’obiettivo non e asportare tessuto malato, come in altri ambiti chirurgici, ma modulare l’attivita di precisi circuiti coinvolti nel controllo del movimento.
L’indicazione a un percorso di questo tipo non e generalizzabile: viene valutata caso per caso da un’equipe specializzata, sulla base di criteri clinici precisi, del profilo del paziente e del rapporto atteso tra benefici e rischi. La selezione accurata dei candidati e considerata uno degli aspetti decisivi per il buon esito di queste procedure.
Il valore di un approccio multidisciplinare
La gestione del paziente con Parkinson complicato non si esaurisce nella scelta del farmaco o della procedura. Intorno alla persona si muove di norma una rete di figure diverse: il neurologo, il neurochirurgo quando indicato, il fisioterapista, il logopedista, lo psicologo e i caregiver familiari. La riabilitazione motoria, il supporto cognitivo e l’attenzione agli aspetti psicologici contribuiscono in modo sostanziale a mantenere autonomia e qualita di vita.
Va ricordato che ogni decisione terapeutica spetta ai professionisti che seguono il singolo paziente. Le informazioni di questo articolo hanno finalita divulgative e non sostituiscono in alcun modo la valutazione e le indicazioni del medico curante.
Domande frequenti
Che cosa si intende per sindrome parkinsoniana complicata?
E’ la fase avanzata della malattia di Parkinson in cui il controllo dei sintomi diventa instabile. Alla progressione della patologia si aggiungono fluttuazioni motorie, discinesie e un peso crescente dei disturbi non motori, che rendono piu difficile la gestione della terapia.
Perche la levodopa con il tempo sembra funzionare meno?
Con il progredire della malattia l’effetto di ogni dose tende a durare meno e diventa meno prevedibile, con la ricomparsa dei sintomi a fine dose e la possibile comparsa di movimenti involontari. Questo richiede un continuo riadattamento della terapia da parte del neurologo.
La neurochirurgia guarisce il Parkinson?
No. Le procedure neurochirurgiche funzionali non agiscono sulla causa della malattia e non la guariscono: puntano a migliorare il controllo dei sintomi in casi selezionati. L’indicazione viene valutata da un’equipe specializzata.
Chi decide quale trattamento adottare?
La scelta spetta sempre ai professionisti che seguono il paziente, sulla base del quadro clinico individuale. Le informazioni divulgative non sostituiscono la valutazione del medico curante.
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