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Centro di Terapia Strategica di Arezzo

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”

Marcel Proust

L’approccio strategico non è semplicemente una teoria e un metodo psicoterapeutico ma una vera e propria scuola di pensiero su “come” le persone si relazionano con se stesse, con gli altri e con il mondo. La realtà che ognuno di noi percepisce, i problemi che si creano e le patologie che si formano, sono il frutto delle modalità con le quali ognuno di noi si rapporta a tale realtà: non esiste una “unica” e “vera” realtà ma tante quante sono le nostre interazioni con tutto ciò ci circonda: “ognuno costruisce la realtà che poi subisce”.
Partendo da questa prospettiva i disturbi mentali sono il risultato di un modo “disfunzionale” di percepire e reagire a quella realtà che noi stessi, con le nostre azioni, ci siamo costruiti; ma se all’interno di tale processo cambiano le nostre percezioni e le nostre reazioni, “coerentemente”
cambieranno anche le nostre resistenze. Condurre ad esperire, mediante stratagemmi e raffinate forme di suggestione, “nuove” percezioni di realtà, arresterà quel sistema circolare che rende persistente il problema e produrrà un concreto “cambiamento” nella sfera comportamentale, cognitiva ed affettiva di ognuno di noi. La “storia clinica” del paziente diviene un mezzo “strategico” per risolvere il problema e non una procedura terapeutica tradizionalmente indiscussa.

In occasione del 2° Convegno Europeo di Terapia Breve Strategica e Sistemica, PsicoLAB intervista il Professor Giorgio Nardone, Psicologo, Psicoterapeuta, fondatore assieme a Paul Watzlawick del Centro di Terapia Strategica di Arezzo e M. Cristina Nardone, Communication and Managing Director dello stesso Centro.

D: Dottoressa Cristina Nardone, lei è la Direttrice del Centro di Terapia Strategica di Arezzo. Di cosa si occupa il Centro e quali sono le sue attività?
Il “Centro di Terapia Strategica” di Arezzo è un istituto di ricerca, training e attività clinica ed inoltre è sede della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica e della Scuola di Comunicazione e Problem Solving Strategico.
Dal 1987, anno della sua fondazione ad opera di Giorgio Nardone e Paul Watzlawick, il Centro svolge la sua attività a livello nazionale e internazionale.
Punto di riferimento per i professionisti di tutto il mondo della psicoterapia, della comunicazione, della consulenza e della formazione, il Centro di Terapia Strategica di Arezzo vede costantemente affinarsi modelli d’intervento clinico e di problem solving manageriale.
Attualmente il CTS di Arezzo è in grado di fornire ai diversi contesti professionali interventi di:
– Psicoterapia Breve Strategica, orientata ad affrontare specifici problemi psicologici e relazionali
– Formazione, sviluppata attraverso Corsi di specializzazione, Master e Seminari
– Formazione su misura attraverso moduli specifici adatti alle diverse figure professionali
– Consulenza in ambito psicologico, educativo ed organizzativo
– Supervisione a singoli e a gruppi su tematiche specifiche, orientando l’intervento alla risoluzione dei problemi
– Coaching a singoli e a gruppi di lavoro su tematiche specifiche

D: Al fine di rendere nota la validità di uno specifico modello di Terapia, l’aspetto della ricerca appare sicuramente importante. Che peso date a questa dimensione nell’economia delle vostre attività?
La ricerca è la colonna portante nella costruzione dei modelli di problem solving, sia in ambito clinico che manageriale.
Per questo, registrazioni video delle sedute di terapia e delle interazioni nei gruppi fanno parte dei nostri metodi da sempre.
Lo studio dei distinti meccanismi umani che agiscono nel mantenimento del problema ha consentito di individuare le leve strategiche del cambiamento e di mettere a punto tecniche sempre più affinate per complicati problemi nell’individuo, nella coppia, nella famiglia, nei gruppi.
Ecco perché un ricco archivio video, costantemente aggiornato e la moderna tecnologia sono risorse importantissime per il Centro.
L’attività di ricerca al nostro centro è quotidiana ed incessante, solo così si riesce ad essere al passo con le evoluzioni delle problematiche umane.
Inoltre, il Centro di Terapia Strategica ha filiali in tutta Italia, in Europa e negli Stati Uniti, dirette dai nostri psicoterapeuti e consulenti affiliati, che collaborano attivamente nei vari ambiti di ricerca in applicazione al Modello.
Una volta al mese i nostri ricercatori si radunano al Centro per l’opera di messa a punto e confronto reciproco con la supervisione del Prof. Nardone.

D: Con la collaborazione di alcuni noti rappresentanti, studiosi e ricercatori dell’approccio strategico sono stati creati il Network e la Rivista Europei di Terapia Breve e Sistemica. Qual è lo scopo del Network e che tipo di pubblicazioni comprende la Rivista?
Il Network assieme alla Rivista Europea ha come scopo quello di istituire un’autentica comunità scientifica della Psicoterapia, campo nel quale finalmente si comincia a far parlare i risultati, ragion per cui è indispensabile che l’efficacia sia verificabile, replicabile e trasmissibile.
L’intento è quello di concentrare a livello internazionale i contributi di terapia e ricerca, le applicazioni cliniche e le tecniche operative. Questo per fornire ed ottenere spunti in un campo in continua evoluzione
Gli articoli scientifici ed i dati pubblicati sono sottoposti alla visione rigorosa del comitato scientifico, che oltre a controllarne la validità è attento a coglierne le potenzialità specifiche per continuare l’impulso alla ricerca ed alla terapia.

D: Nel Novembre 2003 il primo Convegno di Terapia Breve Strategica ha riscosso un notevole successo. A due anni di distanza ad oggi, quali sono le esigenze di proporre un nuovo appuntamento con la Terapia Breve Strategica? In cosa si distinguerà questo prossimo evento?
Il successo della 1° Conferenza Europea “guardare al passato per vedere il futuro”, svoltosi nel Novembre 2003, ha visto giungere ad Arezzo specialisti provenienti non solo dall’Europa, ma da tutto il mondo. La sua organizzazione era basata sul modello di presentazioni “spot”, al fine di prospettare un’immagine più vasta e variegata possibile della pratica della psicoterapia breve strategica e sistemica.
Il 2° appuntamento vuole essere un momento di dettagliato approfondimento delle più evolute tecniche terapeutiche. “La migliore formazione per la migliore pratica nella psicoterapia” appunto.
Il congresso pertanto sarà suddiviso in simposi e workshop, che vedranno la presentazione approfondita di quei metodi di intervento risultati essere più efficaci ed efficienti da parte dei loro massimi esperti o creatori.
In particolare poi abbiamo scelto di focalizzare le tematiche sui 3 livelli dell’intervento strategico: la tecnica, il linguaggio, la relazione, per ognuno dei quali verrà dedicata una rispettiva giornata in cui entrare nel merito delle specifiche modalità di intervento per le differenti forme di patologia e per le diverse tipologie di paziente.
Saranno altresì esposti i criteri per valutare quando, ai fini terapeutici, è più importante enfatizzare l’uno o l’altro delle tre componenti nell’interazione tra terapeuta e paziente.
Il quarto giorno vedrà la presentazione di specifici lavori applicativi: il panorama internazionale dei risultati ottenuti nei disparati settori attraverso il modello d’intervento.
Il quinto ed ultimo giorno darà la possibilità ai partecipanti di seguire un percorso ‘su misura’ con workshop rivolti a piccoli gruppi per sviluppare specifici spunti.

D: Dalla brochure del Convegno vediamo che gli interventi saranno veramente molti, un pre-convegno di Workshop paralleli e quattro giornate attraverso le quali si susseguiranno più di cinquanta relatori provenienti da tutto il mondo. In termini organizzativi, cosa comporta progettare un appuntamento di tale portata?
Comporta un lavoro di supervisione e controllo a tutti i livelli, con dovuta elasticità e prontezza per gestire gli imprevisti.
Si è cominciato a gennaio ad attivare gli ingranaggi: spazi, risorse, mezzi, tecnologie… e nel frattempo il lavoro più sofisticato: informare, contattare, coinvolgere le personalità della psicologia, vagliare le proposte degli specialisti, garantire la validità e l’efficacia degli interventi…Ora siamo al rush finale…

D: Rivolgiamo ora qualche domanda al Professor Giorgio Nardone.
La Terapia Breve Strategica trova le sue radici nel gruppo di Palo Alto e in Milton Erickson, ricevendo poi gli influssi della tradizione della pragmatica e della filosofia degli stratagemmi. Da una origine comune, dunque, si sono poi evoluti diversi modelli di terapia. In che cosa si differenzia, come modello clinico e a livello di tecniche di intervento, il suo metodo? E su quali disturbi viene applicato con maggior successo?

In effetti la Terapia Strategica prende i suoi passi dalla tradizione del Mental Research Institute di Palo Alto e, passando per gli studi e le applicazioni di Paul Watzlawick sulla pragmatica della comunicazione umana, vede la sua moderna evoluzione con il Centro di Terapia Strategica di Arezzo.
Ancora ero ricercatore a Palo Alto quando i mie studi si orientavano ad individuare e specificare i meccanismi di formazione e persistenza dei problemi umani, di qui, come allievo e collaboratore Paul Watzlawick, mi concentravo ad individuare le specifiche logiche del cambiamento, finché Paul ed io ci unimmo a sviluppare un approccio che recuperasse le antiche sapienze strategiche e le facesse confluire nei frutti delle ricerche innovative degli ultimi decenni.
Il modello clinico di Terapia Strategica è un modello rigoroso basato su ricerche empirico sperimentali, che al tempo stesso fa ricorso a logiche non ordinarie, e mette a punto strategie terapeutiche atte a sbloccare le patologie più resistenti.
“Come funziona” il problema anziché “perché esiste” è il focus clinico che distingue tale approccio dalle convenzionali forme di psicoterapia, facendone il trattamento d’elezione per gran parte delle problematiche umane e per le patologie più importanti e difficili in ambito clinico.
Interrompere la persistenza del problema nel presente è dunque il primo passo dell’intervento strategico. Cercare di risolvere un problema partendo dal chiarimento delle sue cause è infatti fuorviante ai fini della costruzione delle soluzioni, le quali vanno costruite strategicamente sulle specifiche caratteristiche del problema da risolvere e sugli obiettivi prefissati.
Logiche della contraddizione, del paradosso, dell’autoinganno, strumenti tipicamente riservati ai matematici e ai filosofi, si estendono alla soluzione di problemi umani, travalicando la semplicistica logica causa-effetto propria della psichiatria, della psicanalisi, e della psicoterapia cognitivo comportamentale.

D: Dopo un’esperienza ventennale come terapeuta e ricercatore, in che modo ha contribuito il suo personale lavoro all’evoluzione, o meglio al “cambiamento”, della Terapia Breve? Che cosa ha apportato di nuovo all’approccio strategico?
Come terapeuta e ricercatore piuttosto che cercare associazioni con un passato immutabile (e opinabile) indago quale è la “realtà” che le persone si costruiscono, come la percepiscono, come vi reagiscono; attraverso le “prescrizioni” metto poi la persona in condizione di provare qualcosa di diverso nei confronti della realtà da cambiare.
Muovendosi in tal modo, la psicoterapia non diviene un processo di convalida di una teoria a priori ma una vera e propria ricerca-intervento.
È stato proprio attraverso questa ricerca-intervento che dieci anni fa, rilevando una serie di modelli di rigida interazione tra soggetto e realtà, ho potuto costruire specifici “protocolli” di trattamento per specifiche tipologie di disturbo psicologico, come fobie, ossessioni, attacchi di panico, manie, disordini alimentari, problemi educativi e di coppia…
Protocollare l’intervento terapeutico sulla base delle diverse varianti di ogni specifico disturbo ha rappresentato un notevole avanzamento in termini di efficacia ed efficienza della terapia.
Di qui, ho esteso il modello di problem solving sempre a più contesti e realtà umane, creando nuove tecniche sia a livello di singole manovre che a livello di comunicazione.
Ora dai modelli “prescrittivi” basati sulla comunicazione ingiuntiva sono arrivato ad evolvere il “dialogo strategico”, una strategia comunicativa che è già di per sé un modello di problem solving.

D: È ormai accettata quasi all’unanimità l’idea che ogni terapia sia in grado di “funzionare” perché ciò che realmente cura è la relazione che si stabilisce tra paziente e terapeuta. Per quanto riguarda la Terapia Breve Strategica, qual’è, per così dire, il suo “principio attivo”?
Anzitutto vorrei dirvi che coloro che sostengono che tutte le terapie funzionano hanno ragione ma fino ad un certo punto… Probabilmente parlano in termini di efficacia non di “efficienza” ma c’è una differenza sostanziale tra “dieci anni” e “dieci sedute”.
Nella Terapia Breve Strategica ogni singola manovra è strategicamente orientata, ciò sta a significare che è orientata all’obiettivo da raggiungere e non alla teoria da difendere …semmai è proprio questo ciò che va ad incentivare la “relazione” con il paziente.
Ricerche internazionali più approfondite sui fattori di efficacia delle psicoterapie hanno individuato 3 fattori predittivi di una psicoterapia che funziona: le aspettative del paziente, l’effetto placebo, la tecnica specifica.
Perciò le ricerche al Centro di Terapia Breve Strategica si orientano in direzione delle tecniche per amplificare le aspettative del paziente, instaurare una relazione effettivamente terapeutica, utilizzare l’effetto placebo, selezionare le strategie finalizzate al cambiamento.
Non a caso i risultati terapeutici raggiunti attraverso metodi di Psicoterapia Breve Strategica evidenziano il maggior livello di efficacia ed efficienza (88% di casi risolti in sette sedute misurati nell’arco di 10 anni su 3482 casi).

D: Bateson affermava che: “il compito della scienza è costruire soluzioni per specifici problemi”; dal 1985 il suo Centro compie ricerche allo scopo di mettere a punto modelli avanzati e protocolli specifici di trattamento per particolari forme di patologia, quali i disturbi fobico-ossessivi e i disordini alimentari. Che cosa ci può dire, oggi, riguardo ai risultati ottenuti in questi specifici disturbi?
I nostri protocolli di trattamento hanno dimostrato essere, alla prova dei fatti, la migliore terapia per queste patologie.
Basti considerare che nel disturbo di attacchi di panico abbiamo ottenuto il 95% dei casi risolti.
Inoltre, siccome “sono le soluzioni che ci spiegano il problema” grazie alla messa a punto di tecniche orientate allo sblocco, che si adattassero alle specifiche caratteristiche delle patologie, si sono venuti a specificare nuove categorie diagnostiche. Per esempio, la sindrome da “Vomiting”, il mangiare per vomitare, ormai rappresenta una categoria diagnostica a sé. Prima d’ora nella letteratura scientifica – e tuttora in autori non aggiornati – questa patologia caratterizzata da specifici meccanismi di formazione e persistenza, veniva fatta rientrare nella categoria diagnostica della Bulimia Nervosa… non c’è da stupirsi se gran parte di questi casi un tempo venivano dichiarati “incurabili”…!
Con questo voglio dire che per conoscere come un problema funziona non è sufficiente l’osservazione esterna, ma è necessario agire in modo da cambiarne il funzionamento.

D: Professor Nardone, alcuni dei suoi interventi al 2° Convegno Europeo riguarderanno “l’arte del dialogo”, la più attuale ma, al tempo stesso, antica forma di comunicazione persuasoria. In uno dei suoi ultimi libri, “Il Dialogo Strategico” appunto, lei descrive tale “processo comunicativo” come una sorta di “danza” interattiva tra domande che creano le risposte e risposte che permettono di costruire le successive domande strategiche. In termini, per così dire, “terapeutici”, ci può dire qualcosa di più su questa raffinata tecnica?
Il dialogo come “strumento terapeutico” è una strategia retorica che induce il soggetto, intrappolato nelle sue percezioni patogene e reazioni patologiche, a nuove modalità di sentire e reagire nei confronti della propria realtà.
Questo avviene grazie ad una sequenza di domande ad imbuto, dal generale al particolare, mirate a fornire alternative di risposta pianificate dal terapeuta al fine di guidare il paziente in un graduale percorso di ristrutturazione del suo problema.
Ogni due tre domande il terapeuta rimanda al paziente una parafrasi delle sue risposte per avere un controllo su ciò che ha compreso e nello stesso tempo per rimandare al soggetto una ridefinizione del suo problema.
Con il Dialogo Strategico abbiamo il confluire delle più evolute logiche di comunicazione e di problem solving in una tecnica che permette di produrre in un singolo colloquio terapeutico radicali cambiamenti nell’interlocutore.
Nel rispondere a domande per così dire tecniche, focalizzate sugli aspetti di percezione e reazione nei confronti del problema, il paziente si inoltra spontaneamente in territori diversi da quelli a lui già noti, ove si apre a nuove prospettive del problema.
In questo percorso guidato, il paziente sente di esser lui a guidare il terapeuta nella scoperta del funzionamento delle cose, ciò azzera le resistenze del paziente, incrementa le aspettative positive ed il proprio senso di controllo del problema.
Ciò predispone il paziente ad accettare le indicazioni terapeutiche.
La soluzione si prefigura come logica conseguenza della conoscenza raggiunta…

D: Alcuni autori affermano che le terapie di lunga durata sono in grado di produrre cambiamenti duraturi nei soggetti perché la relazione di Attaccamento che si stabilisce tra paziente e terapeuta è in grado di modificare i loro Modelli Operativi Interni. Nella Terapia Breve Strategica può accadere altrettanto?
Prima di tutto chi pensa che la terapia debba basarsi sull’attaccamento si dimentica tutti i pericoli di una dipendenza dal terapeuta, così come prende per vera una teoria tutta da dimostrare.
L’ipotesi dell’attaccamento pone un assoluto terapeutico di una rigidità monumentale, Nietsche diceva “tutto ciò che è assoluto appartiene alla patologia” …comprese alcune teorie.
Come detto prima, gli elementi rilevati dalla ricerca internazionale che rendono “terapeutica” una relazione terapeuta paziente sono quelli già citati: le aspettative del paziente, l’effetto placebo, la tecnica specifica, tutti considerati obiettivi di ricerca per mettere a punto strategie più evolute.

D: Una psicoterapia che concretizzi un “cambiamento” in tempi brevi, attua a risolvere complicati, persistenti e sofferti problemi mediante soluzioni “apparentemente” semplici, pare rispondere precisamente alla richiesta sociale di questa epoca.
Professor Nardone, quanto questo ha influito sullo sviluppo del suo modello e sul perfezionamento del suo metodo? Quale “futuro” per la Terapia Breve Strategica?

Devo dire che la caratteristica di “semplicità” e “brevità” propria dei miei metodi risponde più che altro alle leggi naturali del cambiamento e che la richiesta sociale di avere a disposizione cure risolutive appartiene a questa epoca e a tutte le altre e direi anche che sia legittima…
…“Il futuro della Terapia Breve Strategica?” …Il futuro è già arrivato.

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