Il caso storico di Albert Mason
Nel 1952 un giovane medico inglese, Albert Mason, tentò di curare con l’ipnosi le “verruche” di un paziente quindicenne. Mason e altri medici avevano già ottenuto risultati simili in passato, ma questo caso appariva particolarmente ostinato. Durante la prima seduta il medico si concentrò su un braccio: indotto in trance, al ragazzo venne suggerito che la pelle di quel braccio sarebbe guarita.
Una settimana dopo il braccio risultava effettivamente guarito. Quando però Mason mostrò il paziente a un chirurgo, questi rimase sbalordito: non si trattava di verruche, ma di ittiosi, una grave malattia genetica considerata inguaribile. Facendo regredire i sintomi, Mason e il ragazzo avevano ottenuto qualcosa ritenuto impossibile. Le sedute proseguirono e gran parte della pelle del paziente assunse lo stesso aspetto sano e roseo del braccio trattato.
Geni, ambiente e fenotipo
Questo caso solleva una domanda cruciale: come può un intervento psicologico incidere sull’attività genica e quindi sul fenotipo, cioè sull’insieme dei caratteri effettivamente espressi? La risposta viene dall’epigenetica. I geni non sono una struttura rigida che si esprime sempre allo stesso modo: dalla combinazione tra fattori ambientali e genoma il fenotipo può variare in misura notevole.
Nel gene la struttura di base è l’istone, formato da zone attivanti e zone inibenti, la cui attività è regolata dai fattori ambientali. Quando viene richiesta l’attività di un gene, è un segnale proveniente dall’ambiente, e non una proprietà intrinseca del gene, ad attivarne l’espressione.
Come l’ambiente raggiunge il DNA
Il meccanismo può essere descritto così: il DNA è ricoperto da una proteina che funziona come una guaina protettiva. Perché il gene venga letto occorre un segnale esterno alla cellula, capace di spingere questa proteina a staccarsi dalla doppia elica. Gli stimoli ambientali sono recepiti da proteine di membrana chiamate IMP, suddivise in due categorie funzionali: proteine recettori e proteine effettori.
Insieme, il complesso recettore-effettore agisce come un interruttore, traducendo i segnali dell’ambiente in comportamento cellulare. Quando una proteina recettore si lega a un segnale ambientale, la conseguente alterazione delle cariche elettriche ne modifica la forma e la porta in una conformazione attiva. Queste “antenne riceventi” possono decodificare segnali chimici, campi energetici come luce e suono, frequenze radio e quindi la voce, ma anche forze meno tangibili come il pensiero.
Emozioni, consapevolezza e attività genica
Le frequenze provenienti dalle antenne attivate controllano DNA e RNA, governano la regolazione dei geni e, in ultima analisi, il funzionamento del sistema nervoso. Gli studi di Candace Pert raccolti in “Molecules of Emotion” suggeriscono che le emozioni non sono soltanto un feedback del corpo in risposta all’ambiente: attraverso l’autocoscienza la mente può usare il cervello per generare “molecole di emozioni”, agendo sull’attività genica e modificando così il fenotipo.
Ne deriva un’ipotesi affascinante: un uso appropriato della consapevolezza può contribuire a restituire salute a una mente e a un corpo sofferenti. Gli stimoli che attivano il comportamento possono infatti essere segnali che il sistema nervoso riceve dal mondo esterno oppure segnali interni, come emozioni, dolore e piacere. In questa cornice l’ipnosi provocherebbe l’attivazione delle proteine di membrana IMP e la conseguente espressione di geni a risposta rapida, con cascate proteiche che favorirebbero il miglioramento di diverse condizioni, compresi alcuni disturbi del comportamento.
Un caso clinico di disturbo del comportamento
A illustrare questa azione l’autore riporta il caso di un uomo di 48 anni, affetto da un disturbo del comportamento di tipo paranoide di grado medio. In anamnesi emergeva, sin dalla giovinezza, uno stato d’ansia continuo; negli anni più recenti erano comparsi accessi d’ira immotivati verso i clienti e soprattutto verso la moglie, con spunti interpretativi di riferimento.
Il paziente fu sottoposto a sedute di ipnosi caratterizzate dall’induzione di una trance spontanea, con il suggerimento di trovarsi in un luogo comodo e di vivere sensazioni di rilassamento profondo. In questo stato analizzava le proprie problematiche, comunicava attraverso gesti inconsci, individuava possibili soluzioni e, dopo un controllo di coerenza, le sperimentava con una simulazione in trance. Nella vita reale, durante il lavoro e le relazioni, applicava poi le soluzioni sviluppate. La condizione, riferisce l’autore, migliorò progressivamente fino a una completa risoluzione dei sintomi.
Domande frequenti
Che cos’è l’epigenetica?
L’epigenetica studia i meccanismi che regolano l’espressione dei geni senza modificarne la sequenza. Fattori ambientali, stili di vita ed esperienze possono attivare o silenziare determinati geni, influenzando così il fenotipo, cioè i caratteri effettivamente manifestati dall’organismo.
L’ipnosi può davvero agire sui geni?
L’ipotesi discussa è che l’ipnosi, agendo su emozioni e consapevolezza, possa influenzare la regolazione genica attraverso le proteine di membrana e le vie di segnalazione cellulare. Si tratta di una lettura suggestiva basata su casi e modelli teorici, che non va confusa con una cura garantita: rimane un ambito da approfondire con la ricerca.
Che cos’è il fenotipo?
Il fenotipo è l’insieme dei caratteri osservabili di un organismo, dal colore degli occhi al funzionamento di un tessuto. Deriva dall’interazione tra il patrimonio genetico e i fattori ambientali, ed è proprio questa interazione a spiegare perché lo stesso corredo di geni possa esprimersi in modi diversi.
Il caso di Albert Mason dimostra l’efficacia dell’ipnosi?
Il caso di Mason è un episodio storico spesso citato per la sua eccezionalità, ma un singolo caso non costituisce una prova scientifica. Va considerato uno spunto di riflessione sul rapporto tra mente, corpo ed espressione genica, non una conferma definitiva dei poteri terapeutici dell’ipnosi.
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.