La Dimensione Mentale nell’Uomo e la Necessità Evolutiva

di Dario Sepe, Adriana Onorati, Fortunata Folino, Maria Pia Rubino

1 La Dimensione Mentale nell’Uomo secondo la PEAC: una porta verso l’Infinito
Nella pratica della Psicologia dell’Evoluzione Armonica della Coscienza, distinguiamo
il funzionamento mentale in due livelli: l’uno detto Mente inferiore e l’altro detto Mente
Superiore.
La Mente Inferiore si caratterizza per il fatto di ricevere stimoli dall’esterno e per
essere attiva, positiva, intrusiva, raziocinante.
Essa è capace di trasformare quegli stimoli in automatismi, abitudini mentali,
pregiudizi o pensieri autonomi, scientifici, analitici e logici.
Abbiamo già paragonato la Dimensione Mentale come una casa costruita dai mattoni
delle nostre credenze e convinzioni (Sepe D., Onorati A., Folino F., Rubino M. P., 2014, La
Psicologia per l’Evoluzione Armonica della Coscienza): i mattoni sono le cosiddette “forme
pensiero”.
Il concetto di “forma pensiero” è stato introdotto da Leadbeater (Leadbeater, Besant,
1991), che le definisce entità viventi, generate dai pensieri umani, e costituite da una
vibrazione irradiante, un colore, ovvero una qualità, ed una forma; notiamo come queste
osservazioni non si discostino di molto, a quasi un secolo di distanza, dalle più moderne
teorie della fisica quantistica.
Accanto a questa funzione della mente, troviamo la Funzione che abbiamo descritto
come Mente Globale, che, di natura sintetica, a sua volta comprende le facoltà dell’uomo
di intuire, esprimere in sintesi e in simboli. Un esempio di processo mentale superiore è il
verificarsi di un insight, o di un’immagine, durante un’esperienza meditativa.
La distinzione tra queste due modalità di funzionamento della mente si origina, in
particolare, nella tradizione delle filosofie orientali, ma ha trovato anche in occidente
diversi autori che hanno contribuito ad approfondirla ed estenderla.
In particolare, la cultura occidentale ha sviluppato massicciamente le funzioni della
mente inferiore, a partire dall’architettura classificatoria concepita da Aristotele.
L’attitudine classificatoria della mente raggiunse il suo massimo sviluppo ad opera
della Chiesa, che affermò la logica aristotelica “preferendola” a quella platonica, che,
invece, apriva ad una visione globale della mente.
La capacità di riconoscere confini e differenze propria della mente inferiore, per molti
secoli ha messo in ombra nella cultura occidentale, il fatto che quella stessa linea logica di
demarcazione e di confine che separa un concetto dall’altro, vista da una prospettiva più
ampia, in realtà possa collegare anche i concetti tra di loro.
L’avvento della fisica quantistica e lo studio delle particelle subatomiche ha stravolto il
concetto di confine, di separazione, così come erano stati considerati fino ad allora, dando

un impulso straordinario al riconoscimento e allo sviluppo della modalità globale, intuitiva,
della mente.
I modelli creati per spiegare, ad esempio, il moto dell’elettrone di un atomo attorno al
suo nucleo hanno la necessità di una logica sincretica, capace di spiegare la sua natura
da entrambi i punti di vista, globale e duale (Capra, 1982).
In psicologia, la Dimensione Mentale dell’Uomo è stata descritta doviziosamente dagli
psicologi cognitivisti che negli ultimi anni hanno accresciuto lo studio della mente in
occidente con la visione e l’esperienza della tradizione buddhista, attraverso la creazione
e diffusione dell’approccio Mindfulness.
Così alcuni autori come Marcia Lineahan (1993, cit. da Giommi in Segal, Williams,
Teasdal, 2013, pag. LVI) parlano, per descrivere la mente, di reasonable mind (mente
razionale), emotion mind (mente emotiva) e wise mind (mente saggia), per descrivere la
componente della mente capace di conoscenza intuitiva, “quella parte della mente di ogni
persona che può conoscere e fare esperienza del vero”, che fa contatto attraverso il
Silenzio e la Pace, con un potere curativo e “reale”, nel senso che non viene posta tra gli
stati alterati di coscienza, ma tra le possibilità a disposizione dell’evoluzione dell’uomo. Il
concetto di base è quello per cui attraverso una visione intuitiva, immediata e accettante,
la forza prepotente di alcuni contenuti emotivi e mentali viene meno, si dissolve, il tema
centrale della cura diviene quello della disidentificazione consapevole dai propri pensieri
ed emozioni.
Per questo, gli esercizi e le indicazioni di Assagioli di meditazione sulla
disidentificazione dal proprio corpo, dalle proprie emozioni e dai propri pensieri, che
risalgono ai primi anni ‘60 non sono stati solo un precursore importantissimo e prezioso di
tutto questo, ma hanno impiantato un seme nel futuro per una Psicologia che potesse
mettere al centro del proprio interesse quella Dimensione dell’Uomo che andasse al di là
dell’apparenza materiale ed oltre gli abissi del suo inconscio, ovvero ciò che noi
chiamiamo la sua Dimensione Causale, la sua Coscienza.
Gli stessi autori e ricercatori nell’ambito della Mindufulness, riconoscono che il
percorso intrapreso conduce “oltre il lavoro con il disagio e la sofferenza”, dal momento
che “dalla condizione di sofferenza può realizzarsi un passaggio ulteriore, può accadere
che ci apriamo all’intuizione dell’esistenza in noi di qualità innate, che ci appartengono in
quanto esseri umani e, a volte, sperimentiamo il sapore, tenue ma riconoscibile, di una
dimensione sottile, difficile da rendere a parole, che nelle tradizioni è indicata per esempio
con il termine “l’incondizionato” e ha un’intima connessione con la consapevolezza”
(Giommi, in da Giommi in Segal, Williams, Teasdal, 2013, pag. XXVI).
Si tratta di ciò che, nei termini della PEAC, definiamo il contatto con la Coscienza e
con la Dimensione Causale.

2 La disidentificazione dai pensieri negativi
L’esplorazione delle forme pensiero prodotte dalla propria mente, rappresenta un vero
e proprio viaggio, all’interno degli spazi meno illuminati della mente duale e consente di
acquisire consapevolezza dei propri pensieri e di condividerli: portare alla luce le forme
pensiero più nascoste, inconsapevoli o imbarazzanti ed è il primo passaggio verso la loro
trasformazione, se sono alla base di una condizione di disarmonia o di sofferenza, o di
utilizzo più consapevole, se attingono alle potenzialità nascoste in se stessi, alle quali
accediamo meno frequentemente.
L’obiettivo è disidentificarsi da quelle forme pensiero, per risalire alle Cause da cui
sono scaturite, per guardarle dall’ “Alto”, osservarne i meccanismi e, connettendoci alle
aspirazioni più elevati che vivono in noi, lasciarle andare.

La frase che le esprime, connessa anche alla loro “forma”, può essere colta
intuitivamente durante i Colloqui realizzati con la PEAC, o durante le esperienze di
Meditazione.
E’ particolarmente utile e intuitiva la rappresentazione delle forme pensiero attraverso
immagini: le forme pensiero più deleterie possono essere rappresentate con bordi
acuminati, colori torbidi e aspetto vago. Colore e forma corrispondono intuitivamente alla
natura dell’intenzione, del desiderio o del pensiero generati dall’individuo.
Secondo il principio per cui “l’energia segue il pensiero”, ciò che creiamo a livello
mentale, sia pure inconsapevolmente, ha un effetto sul piano materiale. Indagare le forme
pensiero prodotte dalla nostra attività mentale, il loro colore ed il loro potere, permette di
comprendere la causa di alcune azioni ed il senso di quanto accade.

3 La potenza del “mai più”
I disturbi del pensiero sono una forma di meccanismi di difesa mossi dall’automatismo
della personalità che “deve” evitare il dolore. Soprattutto nelle situazioni di estremo dolore,
è possibile che la mente abbia partorito un pensiero di fortissimo evitamento del dolore,
che abbia recitato: “mai più questo dolore, ad ogni costo!”, per qualcosa che la mente
abbia ritenuto ingiusto o insopportabile.
Quello stesso dolore, dal punto di vista della Dimensione Causale, contiene in sé il
germe di un’opportunità, di una trasformazione, per individuare la nostra Funzione nella
vita, o in un rapporto e senz’altro, sancisce il tipo di sensibilità da sviluppare.
La mente inferiore comincia, a partire da questo tipo di esperienze, una serie di
illusioni, che vanno a nutrire la personalità, che vanno a nutrire quello che chiamiamo il
nostro “punto di irrinunciabilità”, ovvero l’insieme di cose o “la cosa” a cui proprio ci
sembra di non poter rinunciare, per nessun motivo al mondo, la vetta delle conquiste della
nostra personalità.
Per un Essere Umano, il “mai più” che è il nucleo delle forme pensiero che sono alla
base di questa sofferenza negata, è il maggiore ostacolo con l’identificazione con i Valori
della sua Coscienza.

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