Neuroetica, Storia e Personaggi

La Dimensione Mentale nell’Uomo e la Necessità Evolutiva

Nella pratica della Psicologia dell’Evoluzione Armonica della Coscienza, distinguiamo il funzionamento mentale in due livelli: l’uno detto Mente inferiore e l’altro detto Mente Superiore. La Mente Inferiore si caratterizza per il fatto di ricevere stimoli dall’esterno e per essere attiva, positiva, intrusiva, raziocinante. Essa è capace di trasformare quegli stimoli in automatismi, abitudini mentali, pregiudizi […]

Neuroscienze — La Dimensione Mentale nell’Uomo e la Necessità Evolutiva
Nella pratica della Psicologia dell’Evoluzione Armonica della Coscienza, distinguiamo il funzionamento mentale in due livelli: l’uno detto Mente inferiore e l’altro detto Mente Superiore. La Mente Inferiore si caratterizza per il fatto di ricevere stimoli dall’esterno e per essere attiva, positiva, intrusiva, raziocinante. Essa è capace di trasformare quegli stimoli in automatismi, abitudini mentali, pregiudizi o pensieri autonomi, scientifici, analitici e logici.

La Dimensione Mentale nell’Uomo secondo la PEAC: una porta verso l’Infinito

Abbiamo già paragonato la Dimensione Mentale come una casa costruita dai mattoni delle nostre credenze e convinzioni (Sepe D., Onorati A., Folino F., Rubino M. P., 2014, La Psicologia per l’Evoluzione Armonica della Coscienza): i mattoni sono le cosiddette “forme pensiero”. Il concetto di “forma pensiero” è stato introdotto da Leadbeater (Leadbeater, Besant, 1991), che le definisce entità viventi, generate dai pensieri umani, e costituite da una vibrazione irradiante, un colore, ovvero una qualità, ed una forma; notiamo come queste osservazioni non si discostino di molto, a quasi un secolo di distanza, dalle più moderne teorie della fisica quantistica. Accanto a questa funzione della mente, troviamo la Funzione che abbiamo descritto come Mente Globale, che, di natura sintetica, a sua volta comprende le facoltà dell’uomo di intuire, esprimere in sintesi e in simboli. Un esempio di processo mentale superiore è il verificarsi di un insight, o di un’immagine, durante un’esperienza meditativa. La distinzione tra queste due modalità di funzionamento della mente si origina, in particolare, nella tradizione delle filosofie orientali, ma ha trovato anche in occidente diversi autori che hanno contribuito ad approfondirla ed estenderla. In particolare, la cultura occidentale ha sviluppato massicciamente le funzioni della mente inferiore, a partire dall’architettura classificatoria concepita da Aristotele. L’attitudine classificatoria della mente raggiunse il suo massimo sviluppo ad opera della Chiesa, che affermò la logica aristotelica “preferendola” a quella platonica, che, invece, apriva ad una visione globale della mente. La capacità di riconoscere confini e differenze propria della mente inferiore, per molti secoli ha messo in ombra nella cultura occidentale, il fatto che quella stessa linea logica di demarcazione e di confine che separa un concetto dall’altro, vista da una prospettiva più ampia, in realtà possa collegare anche i concetti tra di loro. L’avvento della fisica quantistica e lo studio delle particelle subatomiche ha stravolto il concetto di confine, di separazione, così come erano stati considerati fino ad allora, dando

un impulso straordinario al riconoscimento e allo sviluppo della modalità globale, intuitiva, della mente. I modelli creati per spiegare, ad esempio, il moto dell’elettrone di un atomo attorno al suo nucleo hanno la necessità di una logica sincretica, capace di spiegare la sua natura da entrambi i punti di vista, globale e duale (Capra, 1982). In psicologia, la Dimensione Mentale dell’Uomo è stata descritta doviziosamente dagli psicologi cognitivisti che negli ultimi anni hanno accresciuto lo studio della mente in occidente con la visione e l’esperienza della tradizione buddhista, attraverso la creazione e diffusione dell’approccio Mindfulness. Così alcuni autori come Marcia Lineahan (1993, cit. da Giommi in Segal, Williams, Teasdal, 2013, pag. LVI) parlano, per descrivere la mente, di reasonable mind (mente razionale), emotion mind (mente emotiva) e wise mind (mente saggia), per descrivere la componente della mente capace di conoscenza intuitiva, “quella parte della mente di ogni persona che può conoscere e fare esperienza del vero”, che fa contatto attraverso il Silenzio e la Pace, con un potere curativo e “reale”, nel senso che non viene posta tra gli stati alterati di coscienza, ma tra le possibilità a disposizione dell’evoluzione dell’uomo. Il concetto di base è quello per cui attraverso una visione intuitiva, immediata e accettante, la forza prepotente di alcuni contenuti emotivi e mentali viene meno, si dissolve, il tema centrale della cura diviene quello della disidentificazione consapevole dai propri pensieri ed emozioni. Per questo, gli esercizi e le indicazioni di Assagioli di meditazione sulla disidentificazione dal proprio corpo, dalle proprie emozioni e dai propri pensieri, che risalgono ai primi anni ’60 non sono stati solo un precursore importantissimo e prezioso di tutto questo, ma hanno impiantato un seme nel futuro per una Psicologia che potesse mettere al centro del proprio interesse quella Dimensione dell’Uomo che andasse al di là dell’apparenza materiale ed oltre gli abissi del suo inconscio, ovvero ciò che noi chiamiamo la sua Dimensione Causale, la sua Coscienza. Gli stessi autori e ricercatori nell’ambito della Mindufulness, riconoscono che il percorso intrapreso conduce “oltre il lavoro con il disagio e la sofferenza”, dal momento che “dalla condizione di sofferenza può realizzarsi un passaggio ulteriore, può accadere che ci apriamo all’intuizione dell’esistenza in noi di qualità innate, che ci appartengono in quanto esseri umani e, a volte, sperimentiamo il sapore, tenue ma riconoscibile, di una dimensione sottile, difficile da rendere a parole, che nelle tradizioni è indicata per esempio con il termine “l’incondizionato” e ha un’intima connessione con la consapevolezza” (Giommi, in da Giommi in Segal, Williams, Teasdal, 2013, pag. XXVI). Si tratta di ciò che, nei termini della PEAC, definiamo il contatto con la Coscienza e con la Dimensione Causale.

La disidentificazione dai pensieri negativi

L’esplorazione delle forme pensiero prodotte dalla propria mente, rappresenta un vero e proprio viaggio, all’interno degli spazi meno illuminati della mente duale e consente di acquisire consapevolezza dei propri pensieri e di condividerli: portare alla luce le forme pensiero più nascoste, inconsapevoli o imbarazzanti ed è il primo passaggio verso la loro trasformazione, se sono alla base di una condizione di disarmonia o di sofferenza, o di utilizzo più consapevole, se attingono alle potenzialità nascoste in se stessi, alle quali accediamo meno frequentemente. L’obiettivo è disidentificarsi da quelle forme pensiero, per risalire alle Cause da cui sono scaturite, per guardarle dall’ “Alto”, osservarne i meccanismi e, connettendoci alle aspirazioni più elevati che vivono in noi, lasciarle andare.

La frase che le esprime, connessa anche alla loro “forma”, può essere colta intuitivamente durante i Colloqui realizzati con la PEAC, o durante le esperienze di Meditazione. E’ particolarmente utile e intuitiva la rappresentazione delle forme pensiero attraverso immagini: le forme pensiero più deleterie possono essere rappresentate con bordi acuminati, colori torbidi e aspetto vago. Colore e forma corrispondono intuitivamente alla natura dell’intenzione, del desiderio o del pensiero generati dall’individuo. Secondo il principio per cui “l’energia segue il pensiero”, ciò che creiamo a livello mentale, sia pure inconsapevolmente, ha un effetto sul piano materiale. Indagare le forme pensiero prodotte dalla nostra attività mentale, il loro colore ed il loro potere, permette di comprendere la causa di alcune azioni ed il senso di quanto accade.

La potenza del “mai più”

I disturbi del pensiero sono una forma di meccanismi di difesa mossi dall’automatismo della personalità che “deve” evitare il dolore. Soprattutto nelle situazioni di estremo dolore, è possibile che la mente abbia partorito un pensiero di fortissimo evitamento del dolore, che abbia recitato: “mai più questo dolore, ad ogni costo!”, per qualcosa che la mente abbia ritenuto ingiusto o insopportabile. Quello stesso dolore, dal punto di vista della Dimensione Causale, contiene in sé il germe di un’opportunità, di una trasformazione, per individuare la nostra Funzione nella vita, o in un rapporto e senz’altro, sancisce il tipo di sensibilità da sviluppare. La mente inferiore comincia, a partire da questo tipo di esperienze, una serie di illusioni, che vanno a nutrire la personalità, che vanno a nutrire quello che chiamiamo il nostro “punto di irrinunciabilità”, ovvero l’insieme di cose o “la cosa” a cui proprio ci sembra di non poter rinunciare, per nessun motivo al mondo, la vetta delle conquiste della nostra personalità. Per un Essere Umano, il “mai più” che è il nucleo delle forme pensiero che sono alla base di questa sofferenza negata, è il maggiore ostacolo con l’identificazione con i Valori della sua Coscienza.

Domande frequenti

Qual e’ la differenza tra Mente inferiore e Mente Superiore nella PEAC?

La Mente inferiore riceve stimoli dall’esterno ed e’ attiva, raziocinante e analitica: trasforma quegli stimoli in automatismi, abitudini e pregiudizi. La Mente Superiore, o Globale, e’ di natura sintetica e comprende le facolta’ di intuire ed esprimere in simboli, come accade in un insight durante la meditazione.

Cosa sono le “forme pensiero”?

Sono i mattoni con cui costruiamo la casa della nostra dimensione mentale: entita’ generate dai pensieri umani, che Leadbeater descriveva dotate di una vibrazione, un colore e una forma. Le forme pensiero piu’ deleterie vengono rappresentate con bordi acuminati e colori torbidi.

Che cos’e’ la disidentificazione dai pensieri?

E’ il processo di prendere distanza dai propri pensieri ed emozioni per osservarli dall’Alto, risalire alle cause da cui sono scaturiti e lasciarli andare. Gli esercizi di Assagioli sulla disidentificazione dal corpo, dalle emozioni e dai pensieri, dei primi anni Sessanta, ne sono un precursore importante.

Che cos’e’ il “mai piu'”?

E’ il nucleo di una forma pensiero nata da un dolore estremo: il proposito di evitare quel dolore a ogni costo. Alimenta il punto di irrinunciabilita’ della personalita’ ed e’ il maggiore ostacolo all’identificazione con i Valori della Coscienza.

La dimensione mentale non e’ solo calcolo e logica: accanto alla mente inferiore vive una mente intuitiva e sintetica. Riconoscere le proprie forme pensiero e disidentificarsi dal “mai piu'” e’ il passo che apre il contatto con la Coscienza.
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