Neuroscienze Cognitive

La Fenomenologia della Gestalt

Tra l’800 e il ‘900 l’Occidente cambia volto: elettricita, telefono, radio, teoria dei quanti e psicanalisi trasformano non solo il modo di vivere, ma il modo stesso di percepire se stessi. Proprio in quel clima nasce la fenomenologia di Husserl, che sposta lo sguardo dall’oggettivita alla soggettivita, dal misurare cosa accade al comprendere come accade. […]

La Fenomenologia della Gestalt
Tra l’800 e il ‘900 l’Occidente cambia volto: elettricita, telefono, radio, teoria dei quanti e psicanalisi trasformano non solo il modo di vivere, ma il modo stesso di percepire se stessi. Proprio in quel clima nasce la fenomenologia di Husserl, che sposta lo sguardo dall’oggettivita alla soggettivita, dal misurare cosa accade al comprendere come accade. Da quella radice, decenni dopo, prende forma la psicoterapia della Gestalt. Ripercorriamo il filo che lega la cornice storica, il postmodernismo, la fenomenologia dell’Es e l’idea di una coscienza che unifica il nostro rapporto con il mondo.

La cornice storica

L’epoca tra l’800 e il ‘900 si caratterizzo per la radicale trasformazione che investi ogni ambito della societa occidentale. In questo periodo le invenzioni e i progressi della tecnica e della scienza furono talmente rilevanti e senza precedenti, da rivoluzionare non soltanto il modo di vivere e le abitudini, ma anche il modo di percepire e osservare se stessi. Basti pensare alla scoperta dell’energia elettrica, che trasformo il ritmo della vita e i naturali cicli circadiani, portando la luce in una notte millenaria, o le invenzioni del telefono e della radio, che non soltanto stravolsero lo stile comunicativo globale, ma innescarono un processo irreversibile, annullando spazio e tempo tra popolazioni e reinventando il modo di scrivere la storia. Tra le molteplici, ci sembra ovvio accennare ad altre due grandi scoperte, che fanno la loro comparsa proprio nel primo anno del XX secolo, e che, senza dubbio, condizioneranno l’esistenza umana: la teoria dei quanti, con la costante h da parte di Max Planck, e la psicanalisi, con l’interpretazione sui sogni di Sigmund Freud. E sconcertante considerare come, in un brevissimo tempo, tutto questo si e potuto pensare e poi realizzare e, proprio per tale ragione, piu di ogni altra cosa, il vero protagonista di quegli anni fu il diffuso stato di ottimismo, la convinzione assoluta nell’uomo e nelle sue sconfinate risorse, la volonta di potenza descritta da Friedrich Nietzsche, che morira proprio in quell’anno, e il vero spirito guida della prima meta del ‘900. Siamo nella belle epoque, in cui, progressivamente, i contesti sociali, produttivi e scientifici, si plasmano e si adattano ai desideri dell’individuo moderno, divenendo l’unico habitat possibile per lui e per le future generazioni.

Eppure, paradossalmente, proprio in quel periodo, i movimenti filosofico-culturali iniziano a porre in evidenza i limiti del positivismo, il pensiero che aveva sostenuto questa energia collettiva, il dominio della natura attraverso la scienza, considerato troppo schematico ed astratto, distante dalle tematiche umanistiche. Gia nel 1911, Edmund Husserl scrive il manifesto della fenomenologia, La filosofia come scienza rigorosa, un nuovo modo di fare filosofia, descritta dallo stesso fondatore come pratica filosofica in continuo completamento. Cio che guida tale programma e proprio il tendere alla realta, al suo vissuto originario, poiche il mondo precede qualsiasi forma di analisi. L’atteggiamento fenomenologico e quello di descrivere le cose che ci accadono in uno spazio esistenziale e in un tempo continuamente aggiornato da una coscienza unificatrice e non di spiegare o di analizzare il mondo. L’intenzionalita, l’osservazione descrittiva della realta e l’esperienza nel presente, sposta il focus dall’oggettivita alla soggettivita, dall’astratto alla corporeita del fenomeno, dalla teoria da comprovare alla datita del fenomeno. Misurare e quantificare cosa accade tra noi e il mondo si svuota di senso; cio che ora si vuole conoscere e il come.

Chiedersi quale sia stato il sentire profondo, l’impulso che abbia spinto il pensiero fenomenologico husserliano a divenire figura in un contesto apparentemente sfavorevole, e difficile da comprendere. Il primo conflitto mondiale, con milioni di morti, l’orrore senza nome, sembra annichilire il pensiero occidentale, mettendo in discussione la stessa logica umana, cosi misteriosa da potersi trasformare da grande bellezza ad infinita ferocia.

La civilta moderna, in un’era d’illusorio progresso, annulla cosi la straordinarieta delle opere prima descritte, rivelando il suo lato ombra; qualche anno dopo la follia inespressa dell’uomo occidentale, si incarnera, ancora con piu prepotenza, in uomini capaci di accoglierla ed agirla.

Tutto questo sara descritto dall’esistenzialismo ontologico di Martin Heidegger, e quello dell’assurdo di J. P. Sartre e A. Camus, eredi dell’approccio fenomenologico di Husserl.

Intanto, nel 1940, quando Fritz Perls scrive L’Io, la fame e l’aggressivita (che sara pubblicato due anni piu tardi), prima radice della psicoterapia della Gestalt, il secondo conflitto mondiale e in pieno svolgimento, Sigmund Freud e morto da quattro anni, e l’umanita e di nuovo in balia di se stessa.

La psicoterapia della Gestalt nel postmodernismo

La psicoterapia della Gestalt, come ogni altro modello teorico, e la risposta ad un’urgenza che emerge da un contesto socio-culturale ben determinato.

Nel 1951, la psicoterapia della Gestalt con Teoria e pratica della Terapia della Gestalt pubblica il suo testo fondamentale, in un periodo in cui il modernismo, come atteggiamento di progressivo affrancamento dal passato, dai suoi valori ritenuti obsoleti e dagli errori commessi, rappresenta il pensiero dominante.

E un periodo in cui la creativita e il desiderio di ritrovare la propria soggettivita, per troppi anni eclissata, riemerge prepotentemente dallo sfondo, e il paradigma gestaltico sembra poter dare voce ad emozioni come la rabbia e l’aggressivita. Rimangono storici i seminari a Big Sur, in California, presso l’Esalen Institute; in cui l’esperienza, l’espressione delle emozioni piu represse, la presa di consapevolezza e l’autoaffermazione divennero i nuovi imperativi categorici.

Il cittadino della seconda meta del XX secolo riscopre la propria autonomia, la responsabilita verso la propria liberta, comprendendo che per accrescere la propria personalita e necessario un rapporto dinamico con l’ambiente. L’individuo e i suoi desideri trovano un pieno soddisfacimento in un contesto storico che sembra finalmente in grado di esaudire tale volonta. Alla fine degli anni ’60 le nuove generazioni si liberano dai legami culturali, mettendo in crisi tutto il sistema normativo e politico. E l’alba dell’era della comunicazione in tempo reale e dell’interconnessione tra popoli e, al contempo, il tramonto del modernismo. Sono i personal computer, i mass-media e l’avvento di Internet, a trasformare la persona in soggetto individuale, rivoluzionando completamente tutto: i confini fisici, lo spazio e il tempo, e poi quelli psicologici si riducono sempre di piu, fino a fondersi l’uno con l’altro, sancendo l’epoca della percezione globale. Paradossalmente, in un periodo in cui tutto confluisce in un’unica forma, il ground si sgretola.

I centri di gravita permanente attorno ai quali i valori e i saperi convergevano scrivendo la cultura e la storia svaniscono; ogni sito, ogni portale o social network diviene una possibile agora individuale, da cui esprimere valori e pensieri in solitudine.

“Nella nascita di una societa postmoderna un ruolo determinante e esercitato dai mass media; che caratterizzano questa societa non come una societa piu trasparente, piu consapevole di se, piu illuminata, ma come una societa piu complessa, persino caotica e, infine, che proprio in questo relativo caos risiedono le nostre speranze di emancipazione”. Gianni Vattimo, confermando la visione multipolare dell’individuo post moderno in una societa complessificata, ci da nuove coordinate per comprendere l’evoluzione culturale per i prossimi decenni. Se la frammentazione dello sfondo collettivo determina uno spaesamento e nuovi malesseri, lo stesso caos puo certamente rappresentare una risorsa, se letto con una diversa consapevolezza. Resta da chiederci se un modello teorico come quello gestaltico possa calarsi completamente in una realta che in qualche modo contraddice la sua stessa definizione, la buona forma, o se tale paradosso non costituisca gia un elemento di auto e meta analisi.

Gia domandarsi per quale ragione, da noi psicologi, l’instabilita e considerata un deficit e la frammentazione un disagio, vuol dire porsi immediatamente su un ground mutevole, sbaragliando il campo da ogni euristica o introietto, per giungere ad una comprensione piu autentica dei vissuti che ci narrano i nostri pazienti. La relazione terapeutica e un viaggio che si fa in due, ed e impensabile credere che sulla stessa barca in cui l’uno soffre il rollio, l’altro si senta stabile come sulla terra ferma.

La Gestalt Therapy, attraverso i concetti come adattamento creativo, multipolarita del se, continuum di consapevolezza e ascolto empatico, e certamente in grado di accogliere concretamente la dimensione fluida dell’uomo post-moderno e delle sue forme di contatto istantanee e apparentemente sconnesse.

La fenomenologia dell’Es

Dal punto di vista clinico la consapevolezza e il principale strumento terapeutico. La consapevolezza e l’abilita di concentrarsi su cio che esiste, cio che e attuale nel presente, l’essere in contatto con la propria esistenza. Ai nostri pazienti chiediamo di esprimere cio di cui sono consapevoli in quel momento. Edmund Husserl direbbe dalla datita del mondo, lasciando che il fenomeno riempia il nostro orizzonte. In questo modo il paziente impara gradualmente che cio di cui e consapevole rappresenta cio che realmente esiste per lui. Non c’e una realta giusta o sbagliata. Cio che e, e. Fritz Perls suggeri il concetto di consapevolezza universale come ipotesi utile che si oppone al trattare noi stessi come cose. Noi siamo consapevolezza piuttosto che avere consapevolezza. La consapevolezza, la coscienza o l’eccitazione sono esperienze simili. Con l’ipotesi di una consapevolezza universale ci apriamo a considerare noi stessi in modo vitale e non a teorizzare intorno ad una mente, un Io, un Super-Io e cosi via (Perls, 1976).

Alla luce di questi assunti metodologici al terapeuta della Gestalt e richiesto uno sforzo in piu da compiere nel processo terapeutico.

Partendo dal presupposto che fra terapeuta e paziente esiste una relazione asimmetrica e che il potere trasformativo della psicoterapia si fonda proprio sulle caratteristiche specifiche di questa asimmetria: e grazie ad essa che la persona che chiede aiuto si trova di fronte un professionista in grado di regolare il proprio modo di entrare in relazione, sapendo indietreggiare con la propria persona e avanzare con la propria presenza, modulandosi con i bisogni del paziente, con il fine di creare le condizioni piu utili a elaborare le modalita e i contenuti portati.

La questione delicata e quindi definire questa asimmetria nel modello gestaltico.

Solo negli ultimi decenni si e affermata in ambito psicologico una concezione del setting come di un campo bipersonale e si e prodotta una descrizione del dialogo clinico che identifica un andamento a spirale. Si e arrivati a considerare i due componenti della coppia terapeutica come entrambi coinvolti nell’attualita dello stesso processo. Cio significa che il comportamento di nessuno dei due protagonisti puo essere compreso senza prendere contemporaneamente in considerazione il comportamento dell’altro.

Di conseguenza si e progressivamente affermata la concezione secondo la quale il dialogo clinico puo essere descritto da un andamento a spirale, in quanto costituito da sequenze di interazioni comunicative fra loro concatenate, che si susseguono nel tempo e che progressivamente ampliano e approfondiscono i contenuti sui quali paziente e psicoterapeuta dialogano. E la singola interazione a orientare quanto accade successivamente e diviene, quindi, anche l’unita di analisi dell’intero processo. In questa prospettiva le comunicazioni del paziente non vengono piu considerate espressione solo di un mondo interno di significati e le attribuzioni sullo psicoterapeuta solo come esito di una dinamica transferale.

Quello che accade durante il colloquio e qualcosa che prende forma nel presente della relazione, dai significati soggettivamente attribuiti all’andamento delle diverse sequenze, da parte di entrambi i partecipanti. Sequenze che avvengono, naturalmente, all’interno di un contesto specifico. Il salto epistemologico riguarda il fatto che, nonostante l’asimmetria dei ruoli, un’influenza si verifica in entrambe le direzioni e accompagna ogni intervento di entrambi i componenti della coppia. La fenomenologia che ne emerge non e piu il prodotto di una individualita, ma qualcosa che si crea con il contributo di entrambi, di cui ne l’uno ne l’altro e piu il solo autore.

Questa diversa concezione dello scambio comunicativo porta necessariamente a ripensare le funzioni dello psicoterapeuta. Egli, ora, e dentro la relazione in modo piu pieno e consapevole, gli viene riconosciuta un’assertivita e un’influenza che non possono piu permettergli processi di deresponsabilizzazione rispetto a quanto accade, sia rispetto alle caratteristiche del materiale che emerge, cosi come alla qualita del rapporto, fino ai possibili momenti di regressione e peggioramento sintomatologico del paziente.

Lo sforzo da compiere, a cui prima accennavamo, e quello di discriminare, in ogni momento dato, quale parte delle reazioni del paziente corrisponde a degli introietti e quale, invece, esprime un vissuto attuale di fronte ai comportamenti dello psicoterapeuta reale. Ed e, in questo senso, che e stato rivisitato il concetto di neutralita, passato dall’intendere un’obiettivita certa e garantita all’idea di creare un posto al paziente dentro di se, riuscendo a non confondersi con lui.

Il mantenere questa separatezza implica la capacita di conservare lucidita di fronte alle intuizioni che il mondo interno del paziente suscita, attraverso meccanismi quali per esempio la proiezione, e nella stessa misura concerne la capacita di tener presente quanto sia possibile influenzare il paziente stesso con il proprio modo di sentire e essere e con i propri comportamenti.

Questa maniera di considerare il processo comunicativo entro il setting comporta, dunque, una maggior umilta da parte del terapeuta che non ha piu una posizione di privilegio nel non essere chiamato in causa rispetto all’andamento del lavoro terapeutico e al quale ora viene richiesta una competenza precisa: la capacita di imparare dalle risposte del paziente.

Una coscienza unificatrice tra Es ed Ego

La filosofia husserliana e attraversata dalle seguenti domande:

  • Che cosa vediamo effettivamente quando gettiamo il nostro sguardo sulla realta?
  • Che cosa ci si mostra?
  • Quali evidenze si impongono?
  • Che tipo di esseri riempiono il nostro sguardo?

Husserl intende raggiungere l’evidenza certa di come la realta si offra alla nostra coscienza, la quale non pone essa stessa la realta, e per fare cio ritiene che si debba vedere in modo diverso il rapporto che instauriamo con essa: come ciascuno esterno all’altro, e ciascuno successivamente da unire all’altro nel rapporto conoscitivo.

L’analisi di cio che e soggettivo nella conoscenza, cioe della coscienza, porta con se lo studio dell’intenzionalita. La coscienza e da identificarsi con il vissuto intenzionale, cioe quel vissuto che si riferisce ad un oggetto secondo qualche modalita: nei vissuti intenzionali un oggetto e inteso, vi e un tendere ad esso nella modalita della rappresentazione, del giudizio, del desiderio e cosi via. Non e dato dalla coesistenza di due cose separate (io e oggetto) che poi entrerebbero in relazione. E un fenomeno unitario: se la coscienza vive il riferimento intenzionale ad un oggetto, con cio stesso l’oggetto si rende intenzionalmente presente.

Il problema che si pone e dunque: come entrare in rapporto con questo estraneo senza incorporarlo, annientarlo o espellerlo? La soluzione di Waldenfels introduce il tema della responsivita. Il rispondere, sostiene il filosofo, non significa solo un particolare tipo di comportamento nei confronti degli altri, e piuttosto il modo genuino in cui incontriamo l’estraneo in quanto estraneo. Il punto e che la richiesta estranea e l’evento stesso della risposta non rappresentano una correlazione, come possono esserlo il senso e l’intenzione o la noesi e il noema in Husserl. Il momento dell’intenzionalita, quale e stato introdotto da Brentano e sviluppato da Husserl, non e di per se capace di dare spazio all’estraneo in quanto estraneo. A partire da essa, infatti, l’estraneo e gia sempre pre-compreso in un determinato modo, diventa parte di un complesso di senso. Il comprendere stesso, secondo Waldenfels, e una forma di appropriazione. Occorre allora volgersi a un’altra fenomenologia, che rinvia a una responsivita nella quale e superata la sfera di un senso costituito in modo intenzionale. Il superamento, spiega Waldenfels, avviene nel rispondere ad una richiesta estranea, che non ha alcun senso, ne segue una regola, ma che al contrario spezza le consuete costellazioni di senso e le regole correnti, attivandone di nuove. L’estraneo in quanto estraneo esige dunque una forma responsiva di fenomenologia, che inizi al di la del senso, della regola, del diritto e della morale, la dove qualcosa ci provoca e mette in questione le nostre stesse possibilita, prima ancora che ci possiamo calare in un voler sapere e in un voler comprendere interrogante. In questo modo la richiesta estranea finisce per mettere in discussione la distinzione fra proprio ed estraneo, con l’effetto di vanificare lo stesso modello che sta a fondamento delle diverse forme di egocentrismo, etnocentrismo e logocentrismo. Ne emerge la consapevolezza che lo stesso proprio si forma nel rapporto reciproco con l’estraneo, in maniera tale che non c’e alcun ambito proprio e originario, che permetta una completa appropriazione di se, ne una corrispondente appropriazione dell’estraneo.

Sentito e ripetuto convincimento di Waldenfels e che nessuno e padrone in casa propria. Non ci sarebbe infatti alcun mondo nel quale noi siamo completamente a casa, e non c’e alcun soggetto che sia padrone in casa propria. Rilevare che l’estraneita non e solo esterna ma dimora persino nella nostra stessa intimita comporta l’immediata conclusione che nessuno di noi possiede una completa autotrasparenza.

Domande frequenti

Che cos’e la fenomenologia di Husserl?

E un modo di fare filosofia, inaugurato da Edmund Husserl agli inizi del Novecento, che descrive le cose cosi come si offrono all’esperienza della coscienza invece di spiegarle o quantificarle. Il suo interesse si sposta dall’oggettivita alla soggettivita, dalla domanda su cosa accade a quella su come accade, attraverso concetti come intenzionalita, datita e osservazione descrittiva del presente.

Che rapporto c’e tra fenomenologia e psicoterapia della Gestalt?

La Gestalt eredita dall’atteggiamento fenomenologico il primato del vissuto presente e della consapevolezza. In terapia questo si traduce nel chiedere al paziente di esprimere cio di cui e consapevole qui e ora, lasciando che il fenomeno riempia l’orizzonte, senza imporre categorie precostituite o giudizi di realta giusta o sbagliata.

Che cosa significa consapevolezza nella terapia della Gestalt?

La consapevolezza e la capacita di essere in contatto con cio che esiste nel presente, con la propria esistenza cosi come si manifesta. Perls la propone come consapevolezza universale: siamo consapevolezza piu che avere consapevolezza. Sul piano clinico e considerata il principale strumento terapeutico.

Perche si parla di relazione terapeutica asimmetrica e bipersonale?

Terapeuta e paziente formano un campo bipersonale in cui il comportamento di ciascuno non e comprensibile senza l’altro. La relazione e asimmetrica per ruolo, ma l’influenza scorre in entrambe le direzioni: al terapeuta e richiesta umilta e la capacita di imparare dalle risposte del paziente, distinguendo cio che appartiene agli introietti da cio che e vissuto attuale.

Dalla fenomenologia di Husserl alla Gestalt Therapy corre un filo preciso: mettere al centro il vissuto presente, il come piu del cosa, la consapevolezza come strumento e la relazione come campo condiviso. In una societa postmoderna frammentata, un modello nato per cercare la buona forma trova la sua forza proprio nell’accogliere fluidita e paradosso, riconoscendo che nessuno e del tutto padrone in casa propria e che il proprio si costruisce sempre nel rapporto con l’estraneo.

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