Mente e Coscienza

La natura dell’io tra psicologia e filosofia

Non è reperibile un senso della nostra esistenza se prima non perveniamo a una chiarificazione della nostra visione del mondo, responsabile del nostro modo di pensare e di agire, di gioire e di soffrire. L’autenticità, il porsi domanda, l’essere se stesso, il conoscere se stesso diventa spesso qualcosa di “non-normale”, perché gli unici spazi che […]

Neuroscienze — La natura dell’io tra psicologia e filosofia
Non è reperibile un senso della nostra esistenza se prima non perveniamo a una chiarificazione della nostra visione del mondo, responsabile del nostro modo di pensare e di agire, di gioire e di soffrire. L’autenticità, il porsi domanda, l’essere se stesso, il conoscere se stesso diventa spesso qualcosa di “non-normale”, perché gli unici spazi che oggi davvero legittimano questa chiarificazione sono quelli che etichettano l’interrogazione esistenziale come un che di patologico. Pratiche filosofiche: nuovi sentieri per la scuola.

Nuovi sentieri per la scuola

Abstract

L’autenticità, il porsi domanda, l’essere se stesso, il conoscere se stesso, diventa spesso qualcosa di “non-normale” perché gli unici spazi che oggi davvero legittimano questa chiarificazione sono quelli che etichettano l’interrogazione esistenziale come un che di patologico.
Non è reperibile un senso della nostra esistenza se prima non perveniamo a una chiarificazione (continua) della nostra visione del mondo, responsabile del nostro modo di pensare e di agire, di gioire e di soffrire.
Questa chiarificazione rivendica oggi più tempo e più spazi all’interno dei quali soprattutto i più giovani possano fare esperienza di costruzione di senso in quella rete emotiva dei legami, che come zattere si offrono a noi per navigare nel mai prevedibile caos dell’esistenza.
Pratiche filosofiche: nuovi sentieri per la scuola.

Keywords: senso, significato, psicologia, filosofia, dialogo

L’equilibrio dell’anima e la domanda di senso

Il nostro equilibrio è delicato, ci basta un vapore per fare morire l’anima e la sua speranza. D’improvviso niente può sembrarci più nostro, nemmeno i nostri pensieri e le cose, tutto insignificante, privo di peso e misura nel nulla che siamo perché, per lunghissimi strazianti momenti, troppo lunghi per lasciare spazio al futuro, non c’era nessuno a guardarci e noi non siamo stati per nessuno.
La nostra anima si rabbuia per un saluto mancato, frettoloso, freddo; perdiamo sicurezza per uno sguardo un po’ più duro ed irridente; il timore ci assale per un ritardo imprevisto, per una dimenticanza fortuita. Un bicchiere che cade riempie del suo fragore e dei suoi frantumi mille minuti, una risata allaga di calore la moltitudine dei sogni.
Siamo alle prese con questo doloroso bilanciarci ogni minuto dei nostri giorni, tesi a trattenere e proteggere la centralità di un bene e di un senso da cui partire per continuare a vivere e a costruire nuovi significati.
Vi è in tutti il bisogno di rintracciare nella propria biografia una traccia di sé in cui riconoscersi, e a cui dare espressione.
Eppure spesso viviamo vite irriflesse a cui non prestiamo la minima attenzione: un po’ di lavoro, un po’ di consumo, un po’ di famiglia, un po’ di calcio, un po’ di tv e la vita passa senza troppe domande.
Ma quando la domanda di senso non ci abbandona e si ripropone, si viene allora a creare quella situazione paradossale in cui l’autenticità, il porsi domanda, l’essere se stesso, il conoscere se stesso diventa qualcosa di “non-normale” perché gli unici spazi che oggi davvero legittimano questa chiarificazione sono quelli che etichettano l’interrogazione esistenziale come un che di patologico.
Non è reperibile un senso della nostra esistenza se prima non perveniamo a una chiarificazione (continua) della nostra visione del mondo, responsabile del nostro modo di pensare e di agire, di gioire e di soffrire.
Questa chiarificazione rivendica oggi più tempo e più spazi all’interno dei quali soprattutto i più giovani possano fare esperienza di costruzione di senso in quella rete emotiva dei legami, che come zattere si offrono a noi per navigare nel mai prevedibile caos dell’esistenza.
Pratiche filosofiche: nuovi sentieri per la scuola. Il docente facilitatore attraverso il dialogo, consente la costruzione di conoscenza, partendo dal confronto e dall’integrazione di più posizioni epistemiche. Il discorso rimane sempre aperto. Il docente facilitatore, simile a Caronte, accompagna i naviganti in un luogo dove non c’è appagamento bensì inquietudine, quella sana inquietudine del vivere che mai ci rende sazi ma sempre ci spinge sul cammino della ricerca.

Il dialogo in classe: che cos’è la paura

Elfie è la protagonista di un racconto di Lipman, è una bambina timida, ha paura anche di chiedere il nome ai suoi compagni di classe.
Emilio, III elementare chiede la parola. Tratteggia, senza difficoltà, la figura di Elfie di cui risulta chiara la timidezza e l’insicurezza nel rapportarsi ai suoi coetanei.
Però, conclude, non è chiaro cos’è la paura.
Maria: Se sogno un uomo che mi vuole rapire, ho paura.
Salvatore: Questo può essere anche reale ma speriamo non capiti a nessuno.
Luca: Se c’è un uomo che minaccia di distruggere la scuola io ho paura perché penso che posso morire anch’io.
Simone: Secondo me la paura non esiste.
Simone cerca di essere razionale di fronte alla sua paura. Insiste che è assurdo avere paura di qualcosa che non esiste.
Molto spesso si ha paura di ciò che non si conosce. La paura è uno stato intellettuale ed insieme fisiologico. Per questo non sempre è sufficiente convincersi dell’esistenza o non esistenza di ciò che ci fa paura. In un certo senso a volte può essere più paralizzante la paura per qualcosa di inesistente che non quella per qualcosa di esistente. Se ciò che temiamo esiste, allora possiamo anche pensare a come affrontarlo, evitarlo o eliminarlo.

Da dove viene la paura?

Puoi riuscire a farti passare la paura con il pensiero?
Puoi avere paura di qualcosa che non sai se esiste?
Hai più paura di una cosa che sai che esiste o di una di cui non ne sei sicuro/a?
Come puoi farti passare la paura?
Può una cosa farti paura e piacerti allo stesso tempo?
Come fai ad accorgerti che hai paura?
C’è qualcosa che ti faceva molta paura che adesso non te la fa più? Cos’è successo che ti ha fatto cambiare atteggiamento?
Hai più paura di un’idea o di una cosa?

Idea guida 5.2.5: il corpo può disobbedire al pensiero?

Maria spiega che la paura le toglie la parola, le mani le tremano. È un luogo comune quello che ritiene che il corpo sia un insieme di membri che sottostanno al pensiero, ai suoi comandi e disposizioni. Ci sono situazioni in cui ci è impossibile controllare o imporre la nostra volontà al corpo, un problema con una forte rilevanza etica, e addirittura a volte sembra che sia il corpo ad imporre al soggetto determinati processi di pensiero o a precedere il pensiero stesso.
L’approccio filosofico si propone di conciliare questi aspetti etici e motivazionali che creano “senso” all’interno del percorso di vita di una persona.
Se la filosofia da un lato è un moltiplicatore di domande, dall’altro è un connettore di significati, è elemento di aggregazione della persona e della personalità.
È il nostro cervello che interpreta il mondo, che crea i colori, i suoni, gli odori e le emozioni. È nella nostra mente che la realtà prende forma.
Dunque il mondo è dentro di noi, e solo noi possiamo cambiare il tessuto della realtà. Ogni persona vive in base ad un programma, ad una filosofia di vita, risultato dell’interazione che i nostri geni hanno con l’ambiente (educazione, costumi, ecc…). Una visione più completa della realtà, anche di quei suoi lati più nascosti, difficili da individuare a causa della rigida struttura mentale, ci permette di avere una corretta interpretazione del senso della vita.

Parola, pensiero e fiducia

Possiamo sempre parlare di quello che pensiamo?
Luca: No, perché se le cose che pensiamo sono tante non riusciamo a dirle tutte.
Vincenzo: Non si può perché ci vorrebbe molto tempo, perché i pensieri sono infiniti.
È un problema di tempo?
Salvatore: Secondo me non è un problema di tempo perché i pensieri sono infiniti e quindi non riusciamo mai a dirli tutti.
Vincenzo: Sono d’accordo con Salvatore, però i pensieri oltre a essere infiniti, un altro problema è che mentre ne diciamo uno ce ne vengono in mente altri.
Ci sono pensieri che è meglio non dire?
Luca: Se sono pensieri spiacevoli di una persona non glieli possiamo dire.
Vincenzo: per me i pensieri che non si dicono sono anche quelli confidenziali. Per es. a Mimmo piace Anna e lui preferisce non dirlo oppure lo dice solo a un amico.
Luca: Poi il suo amico lo dice a Francesco e poi Francesco lo dice a Giovanni e così via, alla fine lo sanno tutti.

La fiducia

Si tratterà ora di capire quando e perché si sviluppa un atto di fiducia e cosa questo comporti per chi lo agisca o lo patisca, il ruolo che la fiducia gioca nelle nostre azioni, nelle nostre aspettative e nei nostri desideri.
La Psicofilosofia può essere, a tutti gli effetti, considerata un’alternativa filosofica alle Psicoterapie per la risoluzione di quei problemi di natura non patologica (problemi esistenziali, decisionali e relazionali) con metodologie e tecniche filosofiche non aventi finalità terapeutiche.
La filosofia con i bambini ne rappresenta un valido segmento.

Domande frequenti

Che cosa sono le pratiche filosofiche a scuola?

Sono percorsi in cui il docente facilitatore, attraverso il dialogo, consente la costruzione di conoscenza partendo dal confronto e dall’integrazione di più posizioni epistemiche. Il discorso rimane sempre aperto: l’obiettivo non è l’appagamento di una risposta definitiva, ma quella sana inquietudine del vivere che spinge i più giovani sul cammino della ricerca e della costruzione di senso.

Perché la domanda di senso viene spesso vissuta come “non-normale”?

Perché oggi gli unici spazi che davvero legittimano la chiarificazione esistenziale sono quelli che etichettano l’interrogazione come patologica. Quando la domanda di senso non ci abbandona, l’autenticità e il conoscere se stessi rischiano di apparire fuori norma, mentre sarebbero la condizione per ritrovare un senso della propria esistenza.

Il corpo può disobbedire al pensiero?

Sì. È un luogo comune ritenere che il corpo sottostia sempre ai comandi del pensiero. Ci sono situazioni in cui non riusciamo a imporre la nostra volontà al corpo, e a volte sembra addirittura che sia il corpo a precedere il pensiero o a imporre determinati processi mentali. È un nodo dalla forte rilevanza etica, evidente in emozioni come la paura, che toglie la parola e fa tremare le mani.

Che cos’è la Psicofilosofia?

Può essere considerata un’alternativa filosofica alle psicoterapie per la risoluzione di problemi di natura non patologica, cioè problemi esistenziali, decisionali e relazionali, attraverso metodologie e tecniche filosofiche prive di finalità terapeutiche. La filosofia con i bambini ne rappresenta un valido segmento.

Cercare un senso non è un sintomo, ma una funzione vitale. La filosofia, intesa come moltiplicatore di domande e connettore di significati, offre alla scuola e alle persone uno spazio legittimo per la chiarificazione esistenziale: un dialogo aperto che, dalla paura dei bambini fino alla fiducia, aggrega la personalità e accompagna ciascuno sul cammino della ricerca.
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