Neuroscienze Cognitive

La Prospettiva computazionale in Psicologia

Quando la fisica e la biologia provano a descrivere i processi cognitivi, il nostro senso critico spesso storce il naso: la complessità della mente sembra sfidare il rigore del metodo sperimentale. Eppure è proprio da questa tensione che nasce la prospettiva computazionale in psicologia, l’idea che la mente possa essere studiata come un sistema che […]

Neuroscienze — La Prospettiva computazionale in Psicologia
Quando la fisica e la biologia provano a descrivere i processi cognitivi, il nostro senso critico spesso storce il naso: la complessità della mente sembra sfidare il rigore del metodo sperimentale. Eppure è proprio da questa tensione che nasce la prospettiva computazionale in psicologia, l’idea che la mente possa essere studiata come un sistema che elabora informazioni. Questo articolo ricostruisce le radici epistemologiche di quell’idea, dalla concezione meccanicistica del mondo agli assiomi che la sostengono, fino ai limiti che ne hanno ridisegnato i confini.

La psicologia tra scienze naturali e scienze umanistiche

Oggi più che mai il discorso epistemologico che investe la psicologia si trova a fare i conti con il concetto di scientificità della disciplina. La posta in gioco è alta: dalla soluzione di questo nodo dipende la possibilità di disporre di una nuova scienza, capace di superare la rigida contrapposizione, ormai secolare, tra scienze naturali e scienze umanistiche cara al filosofo tedesco Wilhelm Dilthey.

Se accettiamo la definizione di scienza come parasinonimo del metodo sperimentale di matrice galileiana, quei confini diventano più labili e il nostro senso critico ne assorbe le conseguenze. Ma perché la psicologia abbia un valore epistemico autentico non basta il tipo di metodologia utilizzata: occorre accettare anche la concezione meccanicistica del mondo che le cosiddette scienze esatte condividono come nucleo centrale del loro sviluppo.

Dalla prospettiva cognitiva all’intelligenza artificiale

L’adozione della prospettiva cognitiva in psicologia ha permesso di considerare l’essere umano alla stregua di un elaboratore di informazioni, codificate sotto forma di simboli. Le elaborazioni che la mente compie, in questa lettura, possono essere descritte attraverso opportuni processi di “calcolo”.

Questa impostazione ha aperto la strada a un parallelismo affascinante: i processi cognitivi possono essere accostati alle elaborazioni effettuate da un computer. È lo stesso ordine di idee che nel 1955 ha portato John McCarthy a coniare l’espressione “intelligenza artificiale”. Chiunque voglia addentrarsi nei meandri dell’intelligenza artificiale e della psicologia cognitiva non dovrebbe però dimenticare gli assiomi che caratterizzano il paradigma delle scienze esatte, nel senso indicato da Thomas Kuhn.

Perché meccanicismo e modello di mente vanno insieme

Il punto è semplice e radicale: accettare una concezione meccanicistica del mondo implica accettare una o più concezioni meccanicistiche del costrutto che chiamiamo mente. Non si tratta di una scelta puramente tecnica, ma di una presa di posizione filosofica che orienta domande, metodi e interpretazioni dei risultati.

Gli assiomi del paradigma meccanicistico

Per fissare le idee conviene esaminare schematicamente gli assiomi che ispirano questa visione, debitori del pensiero di Newton e Laplace. Sono sei e descrivono un mondo ordinato, scomponibile e prevedibile.

  • Il mondo è un aggregato di componenti elementari: atomi, molecole, cellule, neuroni.
  • Ciascuna componente è origine di azione nei confronti delle altre.
  • Le azioni tra le componenti sono indipendenti.
  • La scienza descrive i fenomeni attraverso modelli matematici, senza pretendere di spiegarli.
  • Ciascun modello deve presentare caratteristiche deterministiche nell’evoluzione temporale dei fenomeni studiati.
  • Ciascun modello deve consentire la previsione completa del fenomeno in qualsiasi istante di tempo.

I limiti del modello e la sfida della complessità

Negli sviluppi successivi alcuni di questi postulati sono andati incontro a seri problemi, legati alla complessità dei fenomeni esaminati e a difficoltà matematiche spesso insormontabili. Il termine “complessità”, del resto, viene talvolta usato impropriamente come sinonimo di non conoscenza, altre volte in senso “giustificazionista”, per coprire ciò che il modello non riesce a catturare.

Proprio qui si misura la portata della posta in gioco. La psicologia, accettando la sfida del rigore senza rinunciare alla ricchezza del proprio oggetto, ha lanciato una sfida che nei decenni a venire potrà restituire un contributo prezioso alla fisica e alla matematica, così come l’astronomia, nei secoli scorsi, ha già dimostrato di saper fare con quelle discipline.

Domande frequenti

Che cosa significa “prospettiva computazionale” in psicologia?

Indica l’idea di considerare l’essere umano come un elaboratore di informazioni codificate sotto forma di simboli, le cui operazioni mentali possono essere descritte attraverso processi di calcolo, in analogia con un computer.

Chi ha coniato l’espressione “intelligenza artificiale” e quando?

L’espressione è stata coniata da John McCarthy nel 1955, nello stesso clima culturale che accostava i processi cognitivi alle elaborazioni svolte da un computer.

Quali sono gli assiomi del paradigma meccanicistico?

Sono sei: il mondo come aggregato di componenti elementari, ogni componente origine di azione, azioni indipendenti, scienza che descrive senza spiegare, modelli deterministici nel tempo e modelli capaci di previsione completa del fenomeno.

Perché la complessità mette in crisi questo modello?

Perché molti fenomeni cognitivi sfuggono alla scomposizione in parti indipendenti e alla previsione completa, generando difficoltà matematiche e un uso talvolta improprio del termine “complessità” come sinonimo di non conoscenza.

La prospettiva computazionale ha dato alla psicologia uno statuto scientifico più solido, leggendo la mente come elaboratore di simboli. Ma il suo fondamento meccanicistico, fatto di componenti indipendenti e previsione deterministica, mostra crepe di fronte alla complessità dei processi cognitivi: ed è proprio in questa tensione che la psicologia può tornare a parlare alla fisica e alla matematica.
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