Mente e Coscienza

L’Estensione della Mente

La mente umana viene estesa come conseguenza della duplice capacità del cervello di convertire l’informazione dall’analogico al digitale, la quale genera la semplificazione sensoriale e permette di sviluppare un successivo ragionamento interpretativo che si svolge sulla base di un frequente confronto di differenti modalità logiche ed analogiche del pensiero. È utile comprendere come, affinando i […]

Neuroscienze — L’Estensione della Mente
La mente umana viene estesa come conseguenza della duplice capacità del cervello di convertire l’informazione dall’analogico al digitale, la quale genera la semplificazione sensoriale e permette di sviluppare un successivo ragionamento interpretativo che si svolge sulla base di un frequente confronto di differenti modalità logiche ed analogiche del pensiero. È utile comprendere come, affinando i contenuti dell’apprendimento sul funzionamento del sistema cerebrale, la interpretazione dei fatti e degli eventi possa mutare dal complesso al semplice, proprio in relazione alla più elevata forma mentis concettuale di colui che le percepisce e ne definisce la significazione.

Perché ampliare la consapevolezza sul funzionamento del cervello

Pertanto oggigiorno, crescendo la complessità del sistema di comunicazione, diviene necessario ampliare la consapevolezza per capire il funzionamento del cervello, in modo da appropriarsi delle sue complementari metodologia di pensiero. Il cervello utilizza nella rappresentazione dei processi mentali sostanzialmente di due modalità di pensare: l’una “Analogica” (basata su un segnale continuo) e l’altra detta “Digitale” (basata su la discontinuità del messaggio; vedi NOTA *); ciò in quanto il cervello impiega un segnale bio-elettrico nel far scorrere un flusso continuo di informazione tra i neuroni, mentre utilizza il getto discontinuo della neuro tramissione alle sinapsi, per la realizzazione delle sensazioni e delle immagini mentali.

Di conseguenza la capacità di conversione, tramite processi di codificazione e decodificazione dei segnali da analogici in digitali (e viceversa), permette al cervello di tradurre la complessità dello stimolo fisico nella più semplice risposta sensoriale.

Analogico e digitale: come il cervello converte gli stimoli

L’esempio del suono e dell’udito

Così ad esempio il suono è la risposta sensoriale prodotta dal cervello quale funzione delle variazioni di pressione dell’aria recepite con continuità dalla membrana dell’orecchio (Timpano). La complessità delle continue variazioni di pressione delle onde sonore viene “trasdotta” in un segnale discontinuo, che viene prodotto dagli ossicini interni al condotto auricolare (martello, incudine e staffa), il quale successivamente viene riconvertito nella cloclea in segnali continui di tipo “bio-elettrico”, che sono condotti dal nervo uditivo nella corteccia cerebrale ed in particolare nell’area del cervello principalmente deputata a integrare la sensazione del suono, dove il segnale viene riconvertito nelle sinapsi in segnale “bio-chimico” discontinuo.

Pertanto la rappresentazione del suono, mediante una successione complementare di convertitori analogico-digitali, si sviluppa in un itinerario che di conseguenza si estende alle logiche di sviluppo del pensiero.

Due modalità di pensiero e i due emisferi cerebrali

Infatti il nostro modo di pensare utilizza, mediante nessi di complementarità, le due modalità di interpretazione che sono una diretta conseguenza delle possibilità cerebrali di conversione analogico-digitale. Semplificando possiamo infatti attribuire ai due emisferi cerebrali le differenziazioni di reciprocità funzionale del pensiero: a) quella Deduttivo-seriale e b) quella Intuitivo-analogica, che dalla loro comparazione determinano la creazione delle mappe concettuali mediante le quali ragioniamo.

Pensiero logico e pensiero intuitivo

Le due modalità di capire si sviluppano infatti per mezzo di una duplice modalità di “problem setting”, e cioè sia come pensiero logico sistematico di causa ed effetto (dall’idea generale ai casi particolari, che ricerca la massima coerenza), ovvero intuitivo-induttivo (dai casi particolari all’idea generale), mediante un processo analogico di “similutudine” o di “sostituzione-traslazione” di immagini e sensazioni, nel quale è più possibile l’accettazione di ambiguità e flessibilità interpretative.

Il valore del pensiero analogico laterale

Il pensiero analogico, mettendo in relazione eventi diversi, cerca tra loro analogie o diversità. È “laterale”, perché si allontana dalla gerarchizzazione della logica lineare e, con il gioco delle metafore, delle visualizzazioni, delle similitudini, diviene utile per aprire nuove capacità di relazionarsi per condividere conoscenze.

Dalla intelligenza collettiva alla intelligenza connettiva

Anche il computer correlato ad una linea telefonica si comporta in sostanza come un convertitore analogico-digitale ad elevate prestazioni in termini di frequenza di campionamento e di risoluzione, con bassissimo consumo di potenza per bit, e questa similitudine di comportamento. Pertanto le dinamiche di estensione della mente vengono favorite dalla comunicazione di Informazione tecnologica (IT&C), permettendo di passare dallo sviluppo di una “intelligenza collettiva” e di gruppo (localizzata nella classe e nella scuola) ad una “intelligenza connettiva”, frutto delle nuove modalità di apprendimento mutuo in rete telematica interattiva.

Come l’orologio può segnare lo stesso tempo sia che sia Analogico sia che sia Digitale, così anche la estensione della mente permessa dalle tecnologie computerizzate di apprendimento potrà ottenere una maggior o minore capacità di estensione della propria mentalità creativa: non tanto in seguito al mezzo od alle modalità di pensiero preferenzialmente utilizzate, ma più propriamente in relazione ai contenuti che definiscono la forma mentis concettuale e la personalità cognitiva di colui che le percepisce e sviluppa la significazione degli eventi.

Non il metodo, ma la qualità dei contenuti

BIBO è un termine buffo che sta per “Babbage In Babbage Out” (ovvero, tradotto, “spazzatura dentro casa corrisponde a spazzatura fuori di casa”); quindi è certo che non è il metodo di “traduzione” quello che permette la crescita delle diverse forme di intelligenza, ma la saggezza con cui si apprendono i contenuti qualitativamente più elevati per generare una costruzione del pensiero creativa, capace di utilizzare al meglio le modalità cerebrali per estendere la propria mente.

Nota: che cosa significa “digitale”

NOTA: Digitale: dall’inglese “digit”, cifra, attributo che riguarda un’informazione esprimibile mediante un numero intero, o in forma discreta, o che riguarda una apparecchiatura o una procedura che opera su tali informazioni. Il calcolatore è il tipico esempio di uno strumento digitale, in quanto è capace di elaborare informazioni espresse come sequenze di 1 e 0 (bit). Dal momento che in natura si osservano per lo più grandezze che variano con continuità (analogiche), per la loro elaborazione si rende necessaria una trasformazione (conversione A/D, analogico/digitale).

Domande frequenti

Che cosa significa “estensione della mente”?

Indica il modo in cui la mente umana viene ampliata grazie alla duplice capacità del cervello di convertire l’informazione dall’analogico al digitale. Questa conversione genera la semplificazione sensoriale e permette un ragionamento interpretativo che confronta di continuo modalità logiche e analogiche del pensiero, favorito anche dalle tecnologie di apprendimento in rete.

Qual è la differenza tra pensiero analogico e pensiero digitale?

Il pensiero “analogico” si basa su un segnale continuo, mentre quello “digitale” si basa sulla discontinuità del messaggio. Nel cervello, il segnale bio-elettrico fa scorrere un flusso continuo di informazione tra i neuroni, mentre il getto discontinuo della neurotrasmissione alle sinapsi realizza sensazioni e immagini mentali. Le due modalità sono complementari e dalla loro comparazione nascono le mappe concettuali con cui ragioniamo.

Come fa il cervello a trasformare un suono in sensazione?

Le variazioni continue di pressione delle onde sonore vengono “trasdotte” in un segnale discontinuo dagli ossicini dell’orecchio (martello, incudine e staffa), poi riconvertite nella coclea in segnali bio-elettrici continui, condotti dal nervo uditivo alla corteccia cerebrale e infine riconvertiti nelle sinapsi in segnale bio-chimico discontinuo. È una successione complementare di convertitori analogico-digitali.

La tecnologia rende davvero più intelligenti?

Non è il mezzo o il metodo di “traduzione” a far crescere le forme di intelligenza, come ricorda il principio BIBO (“Babbage In Babbage Out”). Conta la saggezza con cui si apprendono contenuti qualitativamente più elevati: sono questi a definire la forma mentis e la personalità cognitiva di chi sviluppa la significazione degli eventi.

L’estensione della mente non dipende dallo strumento usato ma dalla qualità dei contenuti appresi. Il cervello converte di continuo segnali analogici e digitali, e dalla complementarità tra pensiero logico-seriale e pensiero intuitivo-analogico nascono le mappe concettuali con cui interpretiamo la realtà. Le tecnologie in rete possono favorire il passaggio da una intelligenza collettiva a una connettiva, ma il salto creativo resta legato a ciò che scegliamo di apprendere.
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