Oltre il riduzionismo: una nuova stagione della scienza
Per gran parte del secolo scorso la ricerca e’ stata dominata da un riduzionismo esasperato: l’idea che ogni fenomeno, per essere spiegato, dovesse essere scomposto nelle sue parti minime e ricondotto a una successione di cause ed effetti di tipo meccanicistico e unidirezionale. Questo approccio ha prodotto risultati straordinari, ma ha anche mostrato i propri limiti quando si e’ trattato di rendere conto dei fenomeni piu’ complessi, primo fra tutti la mente.
Oggi la scienza sembra finalmente in grado di autoemendarsi da quegli errori. Si apre una fase in cui il rigore sperimentale non viene abbandonato, ma integrato in una visione capace di tenere insieme le infinite variabili che determinano i fenomeni. Il rischio, in questo passaggio, e’ duplice. Da un lato c’e’ chi, in nome della complessita’, mette il cappello di una presunta scientificita’ su visioni olistiche di stampo new age o spiritualista, che nulla hanno a che fare con il rigore e l’impegno necessari per interpretare le relazioni tra le variabili in gioco. Dall’altro c’e’ chi continua a rifugiarsi in un riduzionismo difensivo. La via feconda sta nel mezzo: un pensiero che sia insieme rigoroso e sistemico.
Il cervello come sistema complesso
Per quello che ne sappiamo, il piu’ complesso tra i sistemi che conosciamo e’ il cervello umano. Prova ne sia che da millenni tentiamo di scandagliarlo, sia nella sua fisiologia sia nella psicologia che produce, senza riuscire ad approdare a interpretazioni univoche del suo funzionamento. Ogni epoca ha proiettato sul cervello la metafora della propria tecnologia dominante: dall’orologio all’automa, fino al computer. Nessuna di queste immagini, da sola, ne ha esaurito il funzionamento.
Cio’ che rende il cervello cosi’ difficile da comprendere non e’ solo il numero dei suoi elementi, ma la fitta rete di relazioni che li lega. Un sistema complesso non e’ semplicemente un sistema complicato: le sue proprieta’ non si possono dedurre sommando quelle delle singole parti, perche’ emergono dalle interazioni. E’ qui che il concetto di emergenza diventa decisivo.
Perche’ non basta studiare i singoli neuroni
Conoscere il comportamento di un singolo neurone, o anche di milioni di neuroni presi isolatamente, non basta a spiegare un pensiero, un ricordo o una decisione. Questi fenomeni appartengono a un livello di organizzazione superiore, quello sistemico, e vanno studiati come tali. Ridurli alla sola biochimica delle cellule significa perdere proprio cio’ che li rende interessanti: la loro capacita’ di dare origine a qualcosa di nuovo rispetto alle parti che li compongono.
L’emergenza della mente
La mente, in questa prospettiva, e’ un fenomeno emergente. Non si tratta di postulare un principio immateriale che si aggiunge dall’esterno, ne’ di negare che essa affondi le radici nella materia cerebrale. Si tratta di riconoscere che, a un certo livello di complessita’ e di organizzazione, il sistema cervello da’ origine a proprieta’ nuove, la coscienza tra queste, che non erano presenti ne’ prevedibili al livello sottostante.
Coscienza di se’ e libero arbitrio
Il punto piu’ delicato riguarda la coscienza di se’ e cio’ che chiamiamo libero arbitrio. Una lettura puramente meccanicistica li considera illusioni prodotte da una catena di eventi gia’ scritta. La visione sistemica suggerisce invece che essi emergano dalla continua ricerca di equilibrio tra le necessita’ attuative del livello biofisico cerebrale e quelle del livello psichico, due piani che sono in grado di influenzarsi vicendevolmente. Il cervello condiziona la mente, ma la mente, con i suoi contenuti, retroagisce sul cervello. E’ in questo scambio incessante, e non in una direzione sola, che prende forma la nostra esperienza di essere soggetti capaci di scelta.
Il finalismo locale e temporaneo dei fenomeni
Un contributo importante del pensiero sistemico e’ l’idea di finalismo locale e temporaneo. Non si tratta di reintrodurre un fine ultimo e trascendente della natura, ma di riconoscere che i sistemi complessi tendono, qui e ora, verso stati di equilibrio e di organizzazione. Individuare questo finalismo circoscritto nei fenomeni presi in esame permette di identificare le innumerevoli relazioni che li legano, e quindi di comprendere il funzionamento dei contenitori che li determinano e che a loro volta ne sono determinati.
E’ un rovesciamento di prospettiva: non si spiega piu’ il tutto solo a partire dalle parti, ma si legge il comportamento delle parti anche alla luce dell’organizzazione complessiva a cui partecipano.
Un lavoro di frontiera interdisciplinare
Nulla di tutto questo sarebbe possibile senza gli strumenti che la ricerca ha oggi a disposizione. I dati provenienti dalle neuroscienze e dalle tecniche di brain imaging, uniti alle possibilita’ di modellizzazione offerte dall’informatica, consentono di elaborare teorie supportate da fatti che fino a pochi decenni fa potevamo soltanto intuire. Se a questo si aggiunge lo sviluppo delle reti informatiche, che permettono di connettere i laboratori e i gruppi di studio piu’ avanzati del mondo, si comprende come sia finalmente praticabile un approccio alla complessita’ sistemica del cervello e delle sue relazioni con l’ambiente da cui esso emerge.
E’ un lavoro di frontiera, che vede impegnati fianco a fianco gli umanisti piu’ avveduti, capaci di prendere sul serio i dati scientifici, e gli scienziati attenti alle ricadute filosofiche e umanistiche della loro ricerca. Un sottile filo rosso lega le loro discipline al fenomeno dell’emergenza della mente, e proprio questo filo puo’ giustificare le ipotesi che oggi siamo in grado di formulare sulle infinite causalita’ che determinano il portato razionale ed emozionale della nostra vita interiore.
Domande frequenti
Che cosa significa che la mente e’ un fenomeno emergente?
Significa che la mente nasce dalle interazioni tra gli elementi del sistema cervello e possiede proprieta’ nuove, come la coscienza, che non sono presenti ne’ deducibili al livello dei singoli neuroni. L’emergenza non aggiunge nulla dall’esterno: descrive come, a un certo grado di complessita’ e organizzazione, il tutto faccia comparire qualita’ che le sole parti non spiegano.
Perche’ l’approccio riduzionistico non basta a spiegare la coscienza?
Perche’ scomporre il cervello nelle sue componenti minime e ricondurle a cause ed effetti lineari fa perdere proprio cio’ che conta: la rete di relazioni da cui emergono i fenomeni mentali. La coscienza appartiene a un livello di organizzazione superiore e va studiata a quel livello, senza per questo rinunciare al rigore sperimentale.
In che modo cervello e mente si influenzano a vicenda?
Il livello biofisico del cervello e quello psichico della mente sono in dialogo continuo. Il cervello pone le condizioni materiali dell’esperienza, ma i contenuti mentali retroagiscono su di esso. La coscienza di se’ e il libero arbitrio emergono proprio da questa ricerca costante di equilibrio tra i due piani, e non da una direzione causale unica.
Che cosa si intende per finalismo locale e temporaneo?
E’ la tendenza dei sistemi complessi a orientarsi, in un contesto e in un tempo circoscritti, verso stati di equilibrio e organizzazione. Non e’ un fine ultimo della natura, ma un principio operativo che aiuta a leggere le relazioni tra i fenomeni e a capire come i sistemi determinino le loro parti ed esserne a loro volta determinati.