Neuroscienze Applicate

Musica e lateralizzazione emisferica

Il linguaggio e la musica sono due delle capacità più sofisticate del cervello umano, eppure non vengono elaborate dalle stesse aree. Da decenni le neuroscienze indagano come questi due sistemi si distribuiscano tra i due emisferi cerebrali. Uno studio condotto con la stimolazione magnetica transcranica ha messo a confronto parlare, cantare e canticchiare, mostrando come […]

Neuroscienze — Musica e lateralizzazione emisferica
Il linguaggio e la musica sono due delle capacità più sofisticate del cervello umano, eppure non vengono elaborate dalle stesse aree. Da decenni le neuroscienze indagano come questi due sistemi si distribuiscano tra i due emisferi cerebrali. Uno studio condotto con la stimolazione magnetica transcranica ha messo a confronto parlare, cantare e canticchiare, mostrando come la lateralizzazione emisferica non sia rigida come si pensava un tempo. Capire questi meccanismi aiuta a leggere il legame profondo tra parola, suono e movimento.

Linguaggio a sinistra, musica a destra: un’idea da rivedere

L’elaborazione del linguaggio, cioè tutto ciò che riguarda la codificazione e la decodificazione delle parole scritte e parlate, avviene principalmente nell’emisfero sinistro del cervello. È un dato consolidato della neuropsicologia. Diverso è il discorso per la musica: l’ipotesi che la sua elaborazione sia da attribuire all’emisfero destro è stata a lungo, e per certi versi resta, argomento di discussione teorica.

La tradizionale contrapposizione tra un emisfero sinistro “verbale” e un emisfero destro “musicale” è infatti una semplificazione. Gli studi più recenti, soprattutto quelli basati sulle moderne tecniche di neuroimaging, hanno mostrato un quadro più sfumato, in cui le funzioni si distribuiscono in modo più complesso e in parte sovrapposto.

Lo studio con la stimolazione magnetica transcranica

Per indagare ulteriormente la questione, un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze e Biofisica, all’interno del Dipartimento di Medicina del Centro di Ricerca di Juelich, in Germania, ha condotto uno studio sulla connettività neuronale legata al linguaggio verbale e alla musica. Il lavoro, firmato tra gli altri da Sparing, Meister, Wienemann, Buelte, Staedtgen e Boroojerdi, è stato pubblicato sull’European Journal of Neuroscience nel gennaio 2007.

La tecnica utilizzata è la stimolazione magnetica transcranica, in sigla TMS, un metodo che consente di studiare l’eccitabilità delle aree corticali in modo non invasivo. I ricercatori hanno esaminato 12 individui in diverse situazioni cognitive, confrontando ciò che accadeva nel cervello durante compiti differenti.

Quattro compiti a confronto

I partecipanti sono stati osservati in quattro condizioni: la verbalizzazione di significati evidenti, cioè l’espressione linguistica vera e propria; il canto di una melodia utilizzando le parole; il canticchiare una melodia senza parole, quindi priva di significato apparente; e infine, come parametro di controllo, l’articolazione di sillabe prive di senso. Questo disegno sperimentale permetteva di isolare l’apporto della componente linguistica da quella puramente musicale.

I risultati: eccitazione lateralizzata secondo il compito

I potenziali evocati hanno confermato un’evidente eccitazione lateralizzata, diversa a seconda del compito richiesto. Durante l’espressione di linguaggio manifesto risultava facilitata la proiezione corticospinale dell’emisfero sinistro, quello dominante, in direzione della mano destra. In altre parole, parlare attivava preferenzialmente il lato sinistro del cervello.

Quando invece i partecipanti cantavano o canticchiavano una melodia, l’eccitabilità della corteccia motoria destra mostrava un incremento di attività. Particolarmente significativo è il caso del canticchiare senza parole: in quella condizione non si è registrata alcuna attività rilevante nell’emisfero sinistro. La musica priva di componente verbale sollecitava quindi soprattutto l’emisfero destro.

Cosa cambia rispetto al passato

Pur essendo mutato il concetto tradizionale di lateralizzazione emisferica della musica, soprattutto dopo i recenti studi di neuroimaging, questo lavoro continua a documentare una preponderanza dell’emisfero destro durante la codificazione e la decodificazione musicale rispetto al sinistro. Il messaggio non è quindi un ritorno alla vecchia dicotomia rigida, ma una conferma che, quando la musica si separa dalle parole, l’emisfero destro assume un ruolo prevalente.

Linguaggio, gesto e neuroni a specchio

I risultati assumono un interesse ancora maggiore se letti alla luce della teoria senso-motoria e linguistica dei neuroni a specchio. È plausibile che l’evoluzione del linguaggio e della gestualità sia legata al movimento manuale e all’attivazione di reti neuronali a loro volta collegate all’elaborazione dei processi linguistici. La stretta relazione tra mano, gesto e parola, suggerita da numerose ricerche, trova in questo studio un ulteriore elemento di conferma.

La TMS si rivela così uno strumento utile per indagare la relazione tra le rappresentazioni corticali delle funzioni motorie, musicali e linguistiche. Comprendere come queste funzioni si distribuiscono e dialogano tra i due emisferi aiuta a ricostruire il modo in cui il cervello umano ha integrato suono, parola e movimento nel corso dell’evoluzione.

Cosa resta da capire

Studi come questo non chiudono la questione, ma la rendono più precisa. Il dato che il canticchiare senza parole non attivi in modo rilevante l’emisfero sinistro suggerisce che la componente puramente melodica e quella verbale poggino su circuiti in parte distinti. Quando però musica e parola si fondono, come accade nel canto, i due emisferi tornano a collaborare. Questo spiega perché la lateralizzazione non vada intesa come una mappa rigida, ma come una distribuzione dinamica che cambia in base al compito.

Resta aperto il problema di come questi circuiti si sviluppino nel corso della vita e di quanto siano modificabili dall’esperienza, ad esempio nei musicisti professionisti, il cui cervello mostra adattamenti specifici legati all’allenamento. Tecniche come la TMS e il neuroimaging, usate insieme, permettono di continuare a esplorare questo intreccio tra suono, linguaggio e movimento, uno dei territori più affascinanti delle neuroscienze cognitive.

Domande frequenti

Il linguaggio è davvero elaborato solo dall’emisfero sinistro?

L’emisfero sinistro è dominante per il linguaggio nella maggior parte delle persone, soprattutto per la codificazione e la decodificazione delle parole. Tuttavia l’elaborazione linguistica completa coinvolge anche l’emisfero destro, ad esempio per gli aspetti prosodici e melodici della voce. La lateralizzazione è una prevalenza, non un’esclusiva.

La musica si trova tutta nell’emisfero destro?

Non esattamente. Lo studio mostra che il canticchiare una melodia senza parole attiva soprattutto l’emisfero destro, ma quando la musica si combina con il testo, come nel canto, entrano in gioco anche aree dell’emisfero sinistro. La distribuzione dipende dal tipo di compito musicale.

Che cos’è la stimolazione magnetica transcranica?

È una tecnica non invasiva che utilizza campi magnetici per modulare e misurare l’eccitabilità di specifiche aree della corteccia cerebrale. Permette di studiare la connettività tra regioni motorie e funzioni come il linguaggio e la musica, ed è impiegata sia nella ricerca sia in ambito clinico.

Cosa c’entrano i neuroni a specchio con linguaggio e musica?

I neuroni a specchio collegano percezione e azione e sono stati proposti come base evolutiva del legame tra gesto, movimento manuale e linguaggio. Lo studio suggerisce che le reti neuronali del linguaggio siano connesse a quelle del movimento, rafforzando l’idea di un’origine comune tra parola e gestualità.

La vecchia idea di un emisfero sinistro “delle parole” contrapposto a un emisfero destro “della musica” è oggi superata da un quadro più sfumato. Lo studio con la stimolazione magnetica transcranica conferma però che la musica senza parole sollecita soprattutto l’emisfero destro, mentre il linguaggio attiva il sinistro. Il legame tra parola, suono e movimento manuale resta una delle chiavi più affascinanti per capire come si è evoluto il cervello umano.
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