Neuroscienze Applicate

Musicoterapia, arte della comunicazione: parte seconda

In questo secondo articolo sono illustrati i principi teorici della Musicoterapia Umanistica secondo il modello che la prof.ssa Giulia Cremaschi Tovesi ha elaborato nella sua lunga esperienza. Essi possono riassumersi in tre concetti chiave: Corpo vibrante, Grembo Materno come prima orchestra e Partitura Vivente. Sono poi descritte brevemente le tecniche usate in Musicoterapia Umanistica, tecniche […]

Musicoterapia, arte della comunicazione: parte seconda
In questo secondo articolo sono illustrati i principi teorici della Musicoterapia Umanistica secondo il modello che la prof.ssa Giulia Cremaschi Tovesi ha elaborato nella sua lunga esperienza. Essi possono riassumersi in tre concetti chiave: Corpo vibrante, Grembo Materno come prima orchestra e Partitura Vivente. Sono poi descritte brevemente le tecniche usate in Musicoterapia Umanistica, tecniche che attingono pienamente alla musica intesa come linguaggio espressivo e comunicativo.

Il suono e la musica all’origine della relazione, del movimento e del linguaggio

Parte seconda: Principi teorici e tecniche della musicoterapia umanistica

I principi teorici

La musicoterapia umanistica fonda i suoi principi teorici nella fisica acustica.

Lo studio del suono nella sua complessita di fondamentale e armonici e la risonanza alla base dell’ascolto hanno confermato, in piu di 40 anni di esperienze sul campo, che la persona, ogni persona, e un Corpo vibrante, e che l’ascolto, alla base di ogni relazione, e un gesto intenzionale che implica tutto il coinvolgimento della persona stessa.

Il Corpo vibrante

Il suono e un fenomeno complesso. La consuetudine ci ha abituati a credere che si ascolti soltanto con le orecchie. Il nostro corpo risuona nel ricevere e produrre onde sonore; e il protagonista dell’ascolto. La voce e corpo, aria inspirata ed espirata che preme verso l’esterno. La voce “danza” nelle diverse cavita del nostro corpo formando gli armonici.

Le emozioni sono in grado di modificare il respiro, pertanto la voce. Per comprendere che cosa sia il suono, e opportuno metterlo a confronto con il suo contrario.

Il silenzio interrompe il suono. Il suono interrompe il silenzio.

L’alternarsi “silenzio, suono, silenzio” e cio che chiamiamo ritmo. Se il suono non fosse interrotto dal silenzio, non ci sarebbe l’attesa del suo ritorno. Sulla Terra non puo esserci il silenzio assoluto. Gia nel 1700 la campanella sottovuoto di Hawksbee aveva dimostrato che la trasmissione delle onde sonore avviene in presenza dell’aria. Suono e onda vibratoria che si espande nell’aria coinvolgendo tutto quello che incontra, anche il corpo umano.

Le onde sonore avvolgono, coinvolgono, compenetrano tutto quello che incontrano, generando il fenomeno della risonanza. Il nostro corpo e “Corpo vibrante”, dall’inizio della vita, dal momento del concepimento. La ricezione delle onde sonore (percezione, ascolto) e la produzione (voce) dipendono dalla qualita della relazione che ciascuno di noi vive con il mondo esterno, con i propri simili, con se stesso.

La Prima Orchestra

Il grembo materno, che non puo concedere un attimo di silenzio per tutti i mesi della gestazione, e la “Prima Orchestra”, il luogo dove la nuova vita sperimenta la regolarita ritmica del pulsare cardiaco della madre, l’alternarsi di timbri caratteristici che si formano all’interno del corpo, le melodie della voce materna. Il ritmo originario della Prima Orchestra e cio che genera le prime memorie e la relazione primordiale. Ritmo, accenti, timbri sonori viscerali, voce materna sono il terreno sul quale ogni essere umano svilupppera le esperienze future. Al momento della nascita ogni essere umano sperimenta l’aria, mette in moto la respirazione, fa sentire la sua voce.

Le forme musicali sono radicate sull’imitazione. Il linguaggio verbale dipende dalle capacita imitative, dalla memoria, dall’attenzione, dalla relazione originaria con la madre o con un sostituto materno significativo per il piccolo. Tutto cio che e stato vissuto prima della nascita e bagaglio emotivo, sensoriale, cognitivo e relazionale per costruire il dopo.

La partitura vivente

Ogni nostro movimento, gesto, produzione della voce si realizza mentre il tempo passa. Tempo e Spazio non sono separabili. Ogni nostro movimento, gesto o suono della voce si svolge in un “prima e dopo”. Questo “prima e dopo” e ritmo. Ogni ritmo ha un ordine, chiamato tempo, e porta in se una musica. La musicoterapeuta ha il compito di trovare questa musica.

Ogni persona e una partitura vivente.

La strada piu diretta per rispecchiare e valorizzare un gesto e il canto. La musicoterapeuta puo anche scegliere fra gli “utensili” della musica per coinvolgere, generare gioia partecipativa. Gli strumenti musicali sono i manufatti utili in musicoterapia. E’ indispensabile saperli utilizzare con arte, tecnica, abilita, consapevolezza delle proprie conoscenze, competenza nell’osservare la risposta dell’altra persona per creare un dialogo non verbale da cui scaturira il verbale (laddove possibile).

Le tecniche

Improvvisazione comunicativa al pianoforte

Gli strumenti acustici, nati come prolungamento del corpo umano, producono onde vibratorie attraverso l’amplificazione delle casse di risonanza (riproduzione del Corpo Vibrante). Il pianoforte a coda presenta il vantaggio di una grande cassa di risonanza e una vasta gamma di frequenze (da Hz 27,50 per il tasto piu grave a Hz 4184 per quello piu acuto). Per buona parte della seduta di musicoterapia il bambino o ragazzo e seduto o sdraiato sul coperchio del pianoforte a coda, in modo da essere avvolto, immerso e cullato nelle onde sonore che lo raggiungono per risonanza.

La musicoterapeuta suona osservando ed osserva suonando, cosciente del ruolo comunicativo che realizza nel gioco creativo dei suoni.

Improvvisare e creare la musica per rispecchiare, favorire, accompagnare una persona a non sentirsi sola, per andare verso processi naturali di cambiamento e trasformazione.

Sulla tastiera, in ogni momento, genera sonorita, ritmi, melodie, armonie con i quali “parla”, guida, asseconda, accompagna, approva, reagisce e cosi via secondo cio che caratterizza il “noi” del dialogo. L’empatia prende corpo, prende suono attraverso l’improvvisazione comunicativa al pianoforte.

Dialogo sonoro

Mediante l’improvvisazione al pianoforte la musicoterapeuta da senso a ogni gesto, movimento, modo di camminare, correre, vocalizzare. Ella risponde allo scuotimento di un sonaglio, di uno strumento idiofono, al volteggio di un nastro, perfino al silenzio, all’attesa di uno sguardo, creando un dialogo espressivo che precede e va oltre la parola.

L’improvvisazione al pianoforte risponde anche alle melodie, alle sonorita di un’arpa, di uno strumento a corda (violino, viola, violoncello, contrabbasso), di strumenti a fiato (tromba, corno, flauto, clarinetto e altri), di strumenti a percussione (membrane, strumenti etnici e altri), di strumentini idiofoni, creando composizioni musicali estemporanee ricche di fascino.

Progressivamente si scopre il piacere di suonare insieme ascoltando ed ascoltandosi.

Euritmia

Questo termine indica l’ordine fra suoni, ritmi e movimento. Ogni gesto che la persona compie con liberta, tenendo per esempio fra le mani materiali plastici (foulard, teli, veli, nastri o altro), viene valorizzato dall’improvvisazione comunicativa. Cio che accade e l’essenza stessa dell’agire in musicoterapia. Nel momento in cui il professionista accompagna, segue il movimento della persona con la quale dialoga suonando, quest’ultima, sentendosi accolta, prosegue nei suoi movimenti ascoltando cio che viene suonato. E’ il muoversi in modo coordinato e armonico ascoltando ed ascoltandosi.

Rilassamento

Sperimentare e ritrovare il corpo vibrante stando stesi sopra il coperchio del pianoforte a coda e un punto di arrivo e non di partenza. L’ascolto nasce lentamente, dal progressivo lasciarsi andare e sperimentare la gioia dell’essere cullati, accarezzati, coccolati dalla musica che penetra e avvolge tutto il corpo. La presenza di una co-terapeuta (dove possibile) favorisce, tramite l’abbraccio e il massaggio, il lento rilassarsi. Le mani che toccano il bambino si muovono in modo coerente alla musica e contemporaneamente la musicoterapeuta improvvisa sonorita adatte al tocco. Si crea una relazione circolare in cui il bambino e la partitura vivente che da spunto al gioco musicale e che si ritrova, perche si sente ascoltato, in quel gioco stesso.

Canto

La parola nasce dall’ascolto. La parola e prima di tutto canto. Il coinvolgimento nella risonanza corporea genera emozioni sfogate nella relazione con l’altro mediante il vocalizzo spontaneo.

Dare senso a ogni suono vocale e condurlo all’espressione comunicativa e compito della musicoterapeuta, la quale legge, nell’intonazione, nel registro utilizzato, nell’ampiezza e nella durata, il modo di porsi della persona. Il gioco musicale crea il contesto opportuno per condividere esperienze che, nella ricchezza emotiva, facciano sorgere il desiderio del dialogo che si fa parola.

Il canto popolare infantile favorisce la fluidita della parola, l’intonazione della voce, la consapevolezza, il controllo e l’ampiezza del respiro, oltre che stimolare la memoria acustica, l’articolazione del linguaggio, l’attenzione d’ascolto, l’aumento del vocabolario nella comprensione del testo. Cantare insieme mette buon umore, elemento indispensabile al fare terapia con i suoni e la musica.

Apprendimento della notazione musicale

Il percorso terapeutico evolve con naturalezza in quello educativo. La musica non e il fine, ma il mezzo attraverso il quale il bambino si sperimenta e si mette in gioco. I processi di astrazione, di conoscenza, di decodifica si mettono in atto favoriti dal piacere di fare musica insieme. La lettura musicale diviene un’esigenza per proseguire nel percorso di crescita.

Pratica strumentale

Il flauto dolce, la chitarra, il pianoforte, l’arpa sono alcuni tra gli strumenti proposti a bambini e ragazzi che seguono il percorso della musicoterapia. Talvolta l’approccio allo strumento rappresenta una grande sfida per i bambini, perche significa “mettere il dito nella piaga”, cioe affrontare i limiti che la patologia impone. Altre volte e una sfida perche i deficit attentivi, o la mancanza di coordinazione, sembrerebbero impedire qualunque pratica strumentale. Viceversa e emozionante accompagnare il bambino alla presa di coscienza non solo del limite, ma anche delle potenzialita che rischiano di rimanere nascoste, sempre sopraffatte da cio che non va, da cio che troppo spesso il bambino stesso dice di se o si sente dire. Non e raro che un bambino con autismo, sordita, sindrome di Down e altre condizioni raggiunga alti livelli di pratica strumentale.

Conclusioni

A partire dal suono, che e relazione per definizione, si sviluppa l’inquadramento teorico della musicoterapia umanistica. La risonanza corporea e la modalita dell’ascolto non solo del feto, ma della persona per tutto l’arco della sua vita. Nella nostra societa sempre piu frenetica e visiva, spesso ci dimentichiamo cosa sia l’ascolto e quale atto di volonta comporti per essere definito tale.

Compito della musicoterapeuta e suscitare il desiderio di ascolto in chi lo ha perduto a causa di una patologia o di difficolta relazionali e comunicative. La persona e una partitura vivente che la terapeuta legge e traduce in suoni e ritmi. Dal sentirsi cosi accolti e ascoltati si aprono nuovi canali di comunicazione, nasce l’interesse e la curiosita, si accoglie la novita.

Le tecniche della musicoterapia umanistica, improvvisazione comunicativa, dialogo sonoro, canto, euritmia, notazione, favoriscono il percorso di progressiva apertura della persona, la sollecitano alla messa in gioco, ne valorizzano le potenzialita, andando qualche volta anche oltre i limiti che la patologia imporrebbe: come un sordo che canta e suona il pianoforte o il violoncello, un bimbo con sindrome di Down che legge musica e suona il flauto, un ragazzo autistico che sviluppa capacita musicali tali da aiutarlo nella relazione con gli altri.

Domande frequenti

Su quali principi si fonda la musicoterapia umanistica?

Si fonda sulla fisica acustica e su tre concetti chiave: il Corpo vibrante, il Grembo materno come Prima Orchestra e la Partitura vivente. Piu di 40 anni di esperienze sul campo hanno confermato che ogni persona e un corpo che risuona e che l’ascolto e un gesto intenzionale che coinvolge tutta la persona.

Che cosa significa “Corpo vibrante”?

Significa che non ascoltiamo soltanto con le orecchie: tutto il corpo risuona nel ricevere e produrre onde sonore ed e il protagonista dell’ascolto. La ricezione dei suoni e la produzione della voce dipendono dalla qualita della relazione che ciascuno vive con il mondo, con gli altri e con se stesso.

Perche il grembo materno viene chiamato “Prima Orchestra”?

Perche durante la gestazione la nuova vita sperimenta la regolarita del battito cardiaco della madre, i timbri interni del corpo e le melodie della voce materna. Questo ritmo originario genera le prime memorie e la relazione primordiale, terreno su cui si costruiscono le esperienze future.

Quali tecniche si usano in musicoterapia umanistica?

Le principali sono l’improvvisazione comunicativa al pianoforte, il dialogo sonoro, l’euritmia, il rilassamento, il canto, l’apprendimento della notazione musicale e la pratica strumentale. Tutte attingono alla musica come linguaggio espressivo e comunicativo per aprire canali di relazione.

La musicoterapia umanistica parte da un’idea semplice e profonda: il suono e relazione, e ogni persona e una partitura vivente. Corpo vibrante, Prima Orchestra e partitura vivente descrivono come l’ascolto coinvolga tutto il corpo fin dal concepimento. Le tecniche, dall’improvvisazione al pianoforte al canto, non curano attraverso lo stimolo, ma aprono canali di comunicazione, valorizzando le potenzialita della persona anche oltre i limiti imposti dalla patologia.
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