Neurobiologia e Cervello

Neuroscienze, Linguistica e… Poesia

A volte le grandi domande sul cervello arrivano nei momenti piu’ inattesi, magari durante la pausa caffe’ di un convegno, mentre la mente vaga tra circuiti neuronali danneggiati e versi di poesia. Plasticita’ cerebrale, linguaggio e poesia sembrano mondi lontani, eppure si incontrano nel punto in cui il cervello impara, si riorganizza e trova nuove […]

Neuroscienze — Neuroscienze, Linguistica e… Poesia
A volte le grandi domande sul cervello arrivano nei momenti piu’ inattesi, magari durante la pausa caffe’ di un convegno, mentre la mente vaga tra circuiti neuronali danneggiati e versi di poesia. Plasticita’ cerebrale, linguaggio e poesia sembrano mondi lontani, eppure si incontrano nel punto in cui il cervello impara, si riorganizza e trova nuove strade. Questo viaggio parte proprio da li’: da come le sinapsi cambiano e da cosa questo significa per la nostra capacita’ di parlare e di emozionarci con le parole.

Una riflessione nata in una pausa caffe’

Versare il caffe’ nella tazzina puo’ diventare l’occasione per un pensiero lungo. Si pensa all’intelligenza multipla di Gardner, ai circuiti neuronali danneggiati nei pazienti colpiti da ictus o da trauma cranico, ai possibili modi per costituire nel cervello, attraverso stimolazioni ambientali appropriate, dei network neuronali vicarianti, capaci cioe’ di sostituire le funzioni perdute. E’ la curiosita’ che muove la ricerca: chiedersi se e come il cervello adulto possa ancora cambiare.

La risposta delle neuroscienze e’ incoraggiante: il cervello non e’ una struttura fissa. Conserva per tutta la vita una capacita’ di rimodellarsi che chiamiamo plasticita’ cerebrale. E’ su questa capacita’ che si fonda ogni apprendimento, dalla prima parola di un bambino al recupero di una funzione dopo una lesione.

Che cos’e’ la plasticita’ cerebrale

Per plasticita’ cerebrale si intende la capacita’ del sistema nervoso di modificare la propria struttura e il proprio funzionamento in risposta all’esperienza. Questa modifica avviene soprattutto a livello delle sinapsi, i punti di contatto tra i neuroni, dove la comunicazione puo’ rafforzarsi o indebolirsi a seconda di quanto e di come viene usata.

A questo proposito, gli studi di Greenstein B. & Greenstein A., nel 2000, hanno dimostrato che la plasticita’ cerebrale avviene per mezzo di variazioni nella velocita’ di rilascio dei quanti di neurotrasmettitore e attraverso i cambiamenti negli input al neurone pre- o post-sinaptico da parte di altri neuroni. In altre parole, il cervello cambia regolando con precisione quanto neurotrasmettitore viene liberato e riorganizzando le connessioni in arrivo da altre cellule nervose.

Sinapsi che si rafforzano e si riorganizzano

Queste variazioni nella forza delle sinapsi sono il substrato fisico dell’apprendimento e della memoria. Quando una via di comunicazione viene usata di frequente, tende a rafforzarsi; quando viene trascurata, si indebolisce. E’ un principio che permette al cervello di adattarsi in continuazione, ma anche di compensare i danni, dirottando alcune funzioni su circuiti diversi da quelli originariamente preposti.

E’ proprio questo il senso dei network neuronali vicarianti: di fronte a un’area lesionata, una stimolazione mirata puo’ incoraggiare altre regioni a farsi carico, almeno in parte, della funzione perduta. La riabilitazione dopo un ictus o un trauma cranico si fonda su questa straordinaria flessibilita’.

Linguaggio e poesia: la plasticita’ al servizio delle parole

Il linguaggio e’ forse l’esempio piu’ affascinante di come la plasticita’ modelli il cervello. Imparare una lingua significa costruire e affinare reti neuronali dedicate ai suoni, alle parole, alle regole con cui si combinano e ai significati che veicolano. Queste reti si formano nell’infanzia ma restano modificabili, come dimostra la possibilita’ di apprendere nuove lingue anche da adulti.

La poesia spinge questo sistema al limite. Il verso poetico non comunica solo informazioni: gioca con il suono, con il ritmo, con i significati multipli, con le immagini. Comprendere e apprezzare una poesia mobilita non solo le aree del linguaggio, ma anche quelle legate all’emozione, alla memoria e alla percezione sensoriale. E’ un’esperienza che intreccia il calcolo linguistico con la risonanza affettiva, mostrando quanto sia ricca e interconnessa la macchina che ci permette di parlare.

Perche’ un neuroscienziato dovrebbe interessarsi alla poesia

Studiare come il cervello elabora il linguaggio poetico aiuta a capire i meccanismi piu’ fini della comprensione, dell’ambiguita’ e dell’emozione legata alle parole. La poesia diventa cosi’ un banco di prova privilegiato: mette alla prova la flessibilita’ del sistema linguistico e illumina i punti in cui linguaggio, significato ed emozione si fondono. Non e’ un caso che neuroscienze e linguistica trovino nella poesia un terreno d’incontro tanto fertile.

Stimolazione ambientale e recupero delle funzioni

Il riferimento ai network neuronali vicarianti apre una prospettiva concreta e di grande rilievo clinico. Se il cervello puo’ riorganizzarsi, allora un ambiente ricco di stimoli appropriati puo’ guidarne il cambiamento nella direzione desiderata. E’ il fondamento della riabilitazione neurologica: dopo un ictus o un trauma cranico, esercizi mirati e ripetuti possono incoraggiare le aree risparmiate a sostenere, almeno in parte, le funzioni compromesse.

Il linguaggio offre un esempio significativo. In alcuni pazienti con lesioni alle aree linguistiche, un percorso riabilitativo intenso puo’ favorire un parziale recupero, sfruttando la capacita’ del cervello di ridistribuire il carico funzionale. Non si tratta di una guarigione automatica, ma di un processo lento che fa leva proprio sulla plasticita’ descritta: ogni esercizio rafforza alcune connessioni e ne indebolisce altre, ridisegnando a poco a poco la mappa funzionale.

Un cervello che resta capace di cambiare

L’idea piu’ importante che attraversa tutto questo discorso e’ che il cervello adulto non e’ una struttura cristallizzata. Continua a modificarsi in risposta a cio’ che facciamo, impariamo e viviamo. Le intuizioni di Gardner sull’esistenza di forme diverse di intelligenza, l’osservazione clinica dei circuiti danneggiati e i dati sulla plasticita’ sinaptica convergono verso un’immagine comune: quella di una mente che si costruisce e si ricostruisce di continuo, parola dopo parola, esperienza dopo esperienza.

Quando linguistica e neuroscienze si parlano

Il dialogo tra linguistica e neuroscienze non e’ soltanto suggestivo, ma fecondo sul piano della ricerca. La linguistica descrive la struttura del linguaggio: i suoni, le parole, le regole che le combinano, i meccanismi con cui costruiamo e interpretiamo il significato. Le neuroscienze cercano di capire come tutto questo prenda forma nel cervello, quali reti si attivino quando ascoltiamo una frase o ne componiamo una nuova.

La poesia, in questo incontro, occupa una posizione speciale. Concentra in poche righe ambiguita’, figure retoriche, ritmo e immagini, costringendo il sistema linguistico a lavorare al massimo delle sue possibilita’ e chiamando in causa, insieme, comprensione ed emozione. Studiare come reagiamo a un verso significa osservare il linguaggio nel suo punto di maggiore intensita’, li’ dove la flessibilita’ del cervello, la sua plasticita’, si traduce nella capacita’ di cogliere sensi nuovi e di lasciarsene toccare.

Domande frequenti

Che cos’e’ la plasticita’ cerebrale?

E’ la capacita’ del cervello di modificare la propria struttura e il proprio funzionamento in risposta all’esperienza, soprattutto cambiando la forza delle connessioni tra i neuroni. E’ il meccanismo che rende possibili l’apprendimento, la memoria e il recupero di funzioni dopo una lesione.

Che cosa dimostrarono gli studi di Greenstein del 2000?

Secondo quanto riportato, gli studi di Greenstein B. & Greenstein A. del 2000 hanno mostrato che la plasticita’ cerebrale avviene attraverso variazioni nella velocita’ di rilascio dei quanti di neurotrasmettitore e tramite cambiamenti negli input che il neurone riceve da altre cellule nervose, a monte o a valle della sinapsi.

Che cosa sono i network neuronali vicarianti?

Sono circuiti neuronali che, grazie alla plasticita’, si fanno carico di funzioni precedentemente svolte da aree danneggiate. Con stimolazioni ambientali appropriate e percorsi riabilitativi mirati, il cervello puo’ dirottare in parte una funzione perduta su regioni diverse.

Perche’ la poesia interessa le neuroscienze?

Perche’ il linguaggio poetico mette in gioco non solo le aree del linguaggio, ma anche quelle dell’emozione, della memoria e della percezione. Studiarne l’elaborazione aiuta a capire i meccanismi fini della comprensione, dell’ambiguita’ e del legame tra parole ed emozioni.

In sintesi: il cervello resta plastico per tutta la vita, modificando la forza delle sinapsi attraverso variazioni nel rilascio di neurotrasmettitore e nei segnali scambiati tra neuroni, come evidenziato dagli studi di Greenstein e Greenstein del 2000. Questa plasticita’ e’ alla base dell’apprendimento, del recupero dopo le lesioni e della nostra capacita’ di linguaggio. La poesia, intrecciando suono, significato ed emozione, mostra fino a che punto questo sistema sia flessibile e profondamente interconnesso.
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