Neuroetica, Storia e Personaggi

Per una Antropologia della Mente

Che cos’è la mente e dove finisce il cervello? L’Antropologia della Mente parte da una distinzione semplice ma decisiva, quella tra le azioni degli organi e i loro risultati, per arrivare a una tesi sorprendente: la mente non è racchiusa dentro un singolo cranio, ma nasce dall’incontro continuo tra cervelli diversi all’interno di un ambiente […]

Neuroscienze — Per una Antropologia della Mente
Che cos’è la mente e dove finisce il cervello? L’Antropologia della Mente parte da una distinzione semplice ma decisiva, quella tra le azioni degli organi e i loro risultati, per arrivare a una tesi sorprendente: la mente non è racchiusa dentro un singolo cranio, ma nasce dall’incontro continuo tra cervelli diversi all’interno di un ambiente culturale. È in questo spazio condiviso che prende forma la mentalità.

Il cervello come organo, la mente come risultato

Quando parliamo di cervello, quasi tutte le persone sono in grado di comprendere a quale parte del corpo umano ci stiamo riferendo. Allo stesso modo, quando si parla di qualsiasi altro organo naturale, si tende a collocarlo in una zona specifica del proprio fisico. Il cervello è collocato nella scatola cranica e da esso si dipartono i due rami del sistema nervoso, sia quello centrale che quello periferico.

Le funzioni dei diversi organi che compongono il nostro corpo, e che gli permettono di vivere, sono in genere invisibili a occhio nudo; ciò che vediamo sono piuttosto i risultati di tali funzioni. Per chiarezza possiamo chiamare azioni queste funzioni e distinguerle dai loro risultati. Stabilire questa differenziazione tra azioni e risultati è assolutamente importante, per non dire vincolante, nella fondazione di una disciplina come l’Antropologia della Mente.

Azioni e conseguenze: la chiave del ragionamento

Solo comprendendo a fondo quanto i risultati siano le conseguenze di un’azione fisiologicamente determinata saremo in grado di ragionare sulle conseguenze delle azioni cerebrali, ossia sulla mente. In questa ottica, che possiamo definire cognitivistica, la mente è l’insieme delle conseguenze delle azioni cerebrali.

Se la questione si fermasse qui, sarebbe sufficiente studiare attentamente la funzionalità cerebrale per giungere a una comprensione soddisfacente dei comportamenti umani. Basterebbe, in altre parole, una buona mappa del cervello per spiegare ogni gesto, ogni scelta, ogni pensiero. Ma le cose sono più complesse, e il motivo risiede nella natura del tutto particolare del cervello rispetto agli altri organi.

Perché il cervello non è un organo come gli altri

Il cervello è un organo del tutto speciale, perché le sue azioni vengono continuamente modificate in quanto inserite nella quotidianità degli altri. Per fare un esempio: il fegato agisce come fegato indipendentemente dal luogo in cui si trova, anche quando ci rechiamo in vacanza e mangiamo cibi insoliti rispetto a quelli ai quali è abituato. La sua funzione resta sostanzialmente la stessa.

Il cervello, al contrario, si comporta in modo diverso. Ogni volta che lo portiamo in altri luoghi, la sua azione è sensibilmente modificata sotto l’influenza dell’ambiente che incontra. Persone, parole, gesti, abitudini, simboli: tutto ciò che ci circonda agisce su di lui e ne trasforma il funzionamento. Il cervello è dunque un organo altamente reattivo, e la sua funzionalità dipende sia da fattori endogeni e fisici, interni all’organismo, sia da fattori esogeni e culturali, provenienti dal mondo esterno.

L’incontro di due funzionalità

Come possiamo definire l’incontro di queste due funzionalità, quella biologica interna e quella culturale esterna? Con il termine mente. La mente è il risultato congiunto delle azioni cerebrali interne all’individuo, il quale a sua volta si incontra con altri individui, all’interno di una geografia che possiamo anche definire ambiente.

Questo significa che la mente non è un prodotto del solo cervello isolato, ma il punto di convergenza tra ciò che il cervello fa e ciò che l’ambiente, fatto di altre persone e di una cultura, gli restituisce. È un risultato relazionale, non solo individuale.

Il continuum mentale: dove inizia la mia mente?

Il risultato di questo incontro non si esplica in successione cronologica, ma si verifica secondo un risultato contemporaneo. Grazie a questa simultaneità non si distingue facilmente la funzionalità cerebrale individuale dalla modificazione di tale funzionalità in seguito all’incontro con altri cervelli. Le due cose accadono insieme, intrecciate.

Ne deriva una conseguenza affascinante: non è possibile individuare con certezza dove inizia la mente altrui e termina quella propria. La nostra vita si esplica all’interno di un continuum mentale, nel quale perdiamo di vista l’inizio delle nostre azioni e le conseguenze che esse comportano negli altri. Pensiamo a una conversazione, a un’educazione ricevuta, a un’opinione che ci sembra del tutto nostra: in ognuno di questi casi è difficile separare con un confine netto ciò che è frutto del nostro cervello da ciò che proviene dagli altri cervelli con cui siamo entrati in contatto.

La mentalità come oggetto di studio dell’Antropologia della Mente

È in questa prospettiva che si colloca l’Antropologia della Mente. Si tratta di una disciplina che studia la formazione, all’interno del sistema della cultura, della cosiddetta mentalità. Possiamo definire la mentalità come il risultato di azioni e conseguenze compartecipate da un gruppo di individui all’interno di un preciso ambiente.

In altre parole, la mentalità non è la somma di tante menti separate, ma il prodotto condiviso di un gruppo che agisce e subisce conseguenze in un determinato contesto culturale e geografico. Studiare la mentalità significa allora osservare come un insieme di persone, immerse in un ambiente, costruisca modi comuni di percepire, valutare e comportarsi, modi che a loro volta retroagiscono sul cervello di ciascuno.

Tra biologia e cultura, senza ridurre l’una all’altra

Il valore di questo approccio sta nell’evitare due semplificazioni opposte. Da un lato, non riduce la mente alla sola biologia del cervello, come se l’ambiente fosse irrilevante. Dall’altro, non dissolve la mente nella sola cultura, come se il cervello fosse una pagina bianca. L’Antropologia della Mente tiene insieme i due versanti: la funzionalità endogena e fisica del cervello e la funzionalità esogena e culturale che la modifica di continuo. È nel loro intreccio che nasce ciò che chiamiamo mente, ed è nella loro dimensione collettiva che si forma la mentalità.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra azioni e risultati nel cervello?

Le azioni sono le funzioni fisiologiche degli organi, in genere invisibili a occhio nudo, mentre i risultati sono le loro conseguenze osservabili. Distinguere i due piani è la premessa per ragionare sulla mente, intesa come l’insieme delle conseguenze delle azioni cerebrali.

Perché il cervello è considerato un organo speciale?

Perché, a differenza di organi come il fegato, le sue azioni vengono continuamente modificate dall’ambiente in cui si trova. Il cervello è altamente reattivo e la sua funzionalità dipende sia da fattori interni e fisici sia da fattori esterni e culturali.

Che cos’è il continuum mentale?

È l’idea che la nostra mente e quella degli altri siano così intrecciate da non poter essere separate con un confine preciso. Viviamo dentro un flusso condiviso in cui perdiamo di vista dove iniziano le nostre azioni e dove finiscono le loro conseguenze sugli altri.

Che cosa studia l’Antropologia della Mente?

Studia la formazione della mentalità all’interno del sistema della cultura. La mentalità è intesa come il risultato di azioni e conseguenze compartecipate da un gruppo di individui all’interno di un preciso ambiente.

La mente non è chiusa dentro un cranio: nasce dall’incontro tra le azioni del cervello e l’ambiente culturale fatto di altri cervelli. Per questo è difficile dire dove finisce la nostra mente e inizia quella altrui. L’Antropologia della Mente studia proprio questo spazio condiviso, da cui emerge la mentalità di un gruppo immerso in un preciso ambiente.
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