Neurobiologia e Cervello

Plasticità Neuronale e Sclerosi Multipla

Lo scorso anno, un mio familiare ha subito un ictus cerebrale. E’ una persona d’eta’, vive lontano da me e io ho seguito poco la sua storia. Per fortuna risiede in una citta’ molto civile, dove il servizio sanitario funziona veramente. E’ stato subito ricoverato, trattato e dopo qualche giorno i medici hanno sciolto la […]

Plasticità Neuronale e Sclerosi Multipla

Lo scorso anno, un mio familiare ha subito un ictus cerebrale. E’ una persona d’eta’, vive lontano da me e io ho seguito poco la sua storia. Per fortuna risiede in una citta’ molto civile, dove il servizio sanitario funziona veramente. E’ stato subito ricoverato, trattato e dopo qualche giorno i medici hanno sciolto la prognosi. Hanno detto che il paziente era fuori pericolo, pero’ restava un’emiparesi. Non era in grado di muovere il suo arto superiore sin e di camminare. Ed e’ stato trasferito dal reparto “emergency” a quello di neurologia. Qui i neurologi hanno continuato la cura e tutti gli esami necessari. Da allora sono passati pochi mesi. Mesi di efficiente terapia e sorveglianza. Attualmente questo signore usa perfettamente il suo braccio dx e, sebbene con estrema difficolta’, sta riprendendo a deambulare. Tutto questo e’ successo in Canada, pero’ succede quasi ogni giorno anche qui in Italia. I medici lo considerano un “usuale esito positivo del trattamento” a cui il paziente e’ stato sottoposto. Ho chiesto piu’ informazioni ai medici canadesi per capire meglio e, cosa tipica per loro, mi hanno fornito tutte le informazioni sul caso. Il paziente sta migliorando perche’ l’attivita’ cerebrale relativa al movimento cambia con la terapia, cioe’ l’esito positivo del trattamento del paziente e’ un successo del suo tessuto cerebrale che e’ riuscito a riorganizzarsi. Vi chiederete legittimamente: “E come fanno a sapere questo i medici?” Effettuando la cosiddetta Risonanza Magnetica Funzionale.

Un Campo Aperto di Studio e di Ricerca

La Risonanza Magnetica Funzionale e la riorganizzazione del cervello

100 anni fa il fisiologo di Oxford, Charles Sherrington, ha scoperto che il flusso del sangue aumenta quando il cervello svolge un lavoro. Piccoli cambiamenti del segnale dimostrano una alterazione dell’ossigenazione permettendo di creare un tracciato dell’attivazione del cervello. Le variazioni che si manifestano sono in corrispondenza con il recupero dei malati. In un paziente che ha recuperato bene, l’attivita’ cerebrale per la mano sofferente risulta aumentata dopo la terapia. La RMN funzionale e’ in grado di localizzare la comparsa di nuove zone di attivita’ cerebrale operanti per compensare quella perduta in seguito ad una lesione. Nei paesi anglosassoni la chiamano Adaptive Reorganisation of the Brain. Purtroppo, ci sono anche dei pazienti che non presentano miglioramento. La RMN funzionale eseguita loro non dimostra un aumento dell’attivita’ cerebrale dopo la terapia. In seguito, cosa fanno i medici? Cambiano la terapia cercando di trovare quella giusta in grado di indurre o stimolare la riorganizzazione del tessuto cerebrale, perche’ E’ questo che conduce alla guarigione del paziente. La Risonanza Magnetica Funzionale e’ in grado anche di segnare con precisione come si realizza il recupero funzionale.

La caratterizzazione preclinica della malattia

Ho imparato un’altro termine che usano in Canada e cioe’ “Preclinical characterisation of disease”. I cambiamenti funzionali del cervello in pazienti affetti da Sclerosi Multipla, ritengono gli scienziati, precedono la presentazione dei deficit cosicche’ la plasticita’ adattabile del cervello ha come esito un ritardo della manifestazione clinica della malattia. E sono in grado di dimostrarlo.

Qui non stiamo parlando di una supposizione ma delle prove che gli studiosi hanno potuto raccogliere grazie alla tecnologia e successivamente far conoscere a tutta la comunita’ scientifica. La riorganizzazione della corteccia nella sclerosi a placche e’ una realta’: “Da molti anni gli scienziati si sono resi conto che a volte i neuroni collaborano fra di loro, infatti parti diverse del cervello coordinano periodicamente la propria attivita’”. (studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” Vanderbilt University Nashville, Tennessee) “…Avvengono dei processi di integrazione tra le varie aree cerebrali, e si creano nuovi circuiti di integrazione tra sensi, sensazioni e cognizioni. Comunque oggi lo studio delle modalita’ di stimolare il processo di neurogenesi, cioe’ la nascita di nuovi neuroni, da cellule staminali, fino ad ottenere un recupero di funzionalita’ cerebrali perdute, e’ un campo aperto di studio e di ricerca, dedito a capire come sia possibile accelerare il rinnovamento dei neuroni, e quindi sviluppare terapie di sostituzione, sia per le malattie degenerative che per le lesioni al sistema nervoso centrale. Questo campo e’ rimasto del tutto inesplorato a causa di un arbitrario e limitativo dogma” (Paolo Manzelli Director of LRE/EGO-CreaNet, University of Florence) Sarei curioso di sapere cosa ne pensate di questo. Per me e’ stato evidente, chiaro e indubitabile che:

Le conclusioni: ictus, sclerosi multipla e plasticita’ neuronale

I pazienti colpiti da ictus cerebrale migliorano (dimostrano recupero funzionale) perche’ il loro cervello e’ in grado di riorganizzarsi e zone del tessuto cerebrale (spesso attorno alla lesione) riprendono l’attivita’ primo compito del tessuto lesionato.

La maggior parte dei pazienti affetti da S.M. dopo la “pousse'” presentano lieve miglioramento, al quale non corrisponde trasformazione positiva della lesione evidenziata alla RMN. Anche qui la spiegazione e’ nella plasticita’ neurocerebrale. Inoltre i cambiamenti funzionali del cervello in MS precedono la presentazione dei deficit, la plasticita’ adattabile del cervello ha come esito un ritardo della manifestazione clinica della malattia.

Gli assoni del SNC lesionati, se opportunamente stimolati alla crescita con lo scopo di riabilitare la funzione cognitiva danneggiata, possono ricostituirsi, mostrando un soddisfacente grado di recupero (di certo, ampiamente variabile).

E’ ragionevole e relativo alla logica che la cura dovrebbe essere (ed in realta’ per gli esiti da ictus cerebri lo e’) mirata a stimolare (o indurre) la capacita’ del sistema nervoso di modificarsi e cosi aiutare il cervello in questo suo impegno. Se lo studio della stimolazione o induzione delle capacita’ riorganizzative dirette ad ottenere un recupero di funzionalita’ cerebrali perdute oggi e’ un campo aperto di ricerca, dedito a sviluppare terapie per le lesioni al sistema nervoso centrale…. Cosa stano facendo per la Sclerosi Multipla? Niente. Esiste qualche ricerca mirata allo sviluppo di nuovi farmaci capaci di stimolare le congenite capacita’ riparative del nostro sistema nervoso centrale? No. A voi sembra giusto? Probabilmente lo e’ per qualcuno, ma non per i 52.000 malati di sclerosi che vivono in Italia. Vogliamo cambiare questa infelice situazione?

Domande frequenti

Che cos’e’ la plasticita’ neuronale?

E’ la capacita’ del tessuto cerebrale di riorganizzarsi: dopo una lesione, zone del cervello (spesso attorno all’area danneggiata) possono riprendere le funzioni perdute. E’ grazie a questo meccanismo che molti pazienti colpiti da ictus recuperano il movimento di un arto dopo la terapia.

Come fanno i medici a verificare la riorganizzazione del cervello?

Attraverso la Risonanza Magnetica Funzionale (RMN funzionale), che misura le variazioni del flusso sanguigno e dell’ossigenazione legate all’attivita’ cerebrale. In un paziente che recupera bene, l’attivita’ relativa alla zona sofferente risulta aumentata dopo la terapia; se questo aumento non compare, i medici cambiano l’approccio terapeutico.

Che ruolo ha la plasticita’ nella sclerosi multipla?

Nei pazienti con sclerosi multipla i cambiamenti funzionali del cervello precedono la comparsa dei deficit: la plasticita’ adattabile ritarda la manifestazione clinica della malattia. Dopo una “pousse'” si osserva spesso un lieve miglioramento che non corrisponde a una trasformazione positiva della lesione visibile alla RMN, e la spiegazione e’ proprio nella plasticita’ neurocerebrale.

Esistono terapie che sfruttano questa capacita’ riparativa per la sclerosi multipla?

Lo studio di come stimolare la neurogenesi e la riorganizzazione cerebrale per recuperare funzioni perdute e’ un campo aperto di ricerca per le lesioni al sistema nervoso centrale. L’autore segnala pero’ che, al momento della stesura, mancavano ricerche specificamente mirate a farmaci capaci di stimolare le capacita’ riparative del SNC nella sclerosi multipla, una situazione che riguarda da vicino i 52.000 malati di sclerosi in Italia.

Il cervello non e’ un organo statico: dopo una lesione puo’ riorganizzarsi e recuperare funzioni perdute, come dimostra la Risonanza Magnetica Funzionale nei pazienti colpiti da ictus. Questa stessa plasticita’ agisce nella sclerosi multipla, ritardando la manifestazione clinica della malattia. Sfruttarla in modo mirato, con terapie pensate per stimolare le capacita’ riparative del sistema nervoso, resta una strada di ricerca ancora largamente da percorrere.
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