Neurobiologia e Cervello

Usare non un solo Cervello, ma addirittura Tre

Quante volte capita di desiderare fortemente una cosa con la testa, mentre il cuore spinge da un’altra parte e la pancia suggerisce qualcosa di ancora diverso? Secondo alcune ricerche delle neuroscienze non abbiamo un solo cervello, ma tre distinti centri nervosi: uno nella testa, uno nel cuore e uno nell’intestino. Capire come dialogano aiuta a […]

Neuroscienze — Usare non un solo Cervello, ma addirittura Tre
Quante volte capita di desiderare fortemente una cosa con la testa, mentre il cuore spinge da un’altra parte e la pancia suggerisce qualcosa di ancora diverso? Secondo alcune ricerche delle neuroscienze non abbiamo un solo cervello, ma tre distinti centri nervosi: uno nella testa, uno nel cuore e uno nell’intestino. Capire come dialogano aiuta a comprendere le nostre decisioni e i nostri conflitti interiori.

Non la teoria del cervello tripartito

Attenzione a non confondere. Non parliamo qui della celebre teoria del cervello tripartito, elaborata negli anni Sessanta da Paul MacLean, secondo la quale ci saremmo evoluti a partire da un cervello rettiliano, per poi sviluppare un cervello limbico e infine, molto più di recente, la neocorteccia. Quella teoria descrive tre livelli evolutivi all’interno dello stesso encefalo.

Qui si parla invece di tre cervelli localizzati in tre organi diversi del corpo: la testa, il cuore e la pancia, in particolare l’intestino. Ciascuno di essi possiede una propria rete di neuroni e un certo grado di autonomia.

Il cervello encefalico

Sul primo, il cervello encefalico, sappiamo già molto, anche se resta ancora tantissimo da scoprire. È quello a cui normalmente pensiamo quando diciamo “cervello”. Se chiedessimo a mille persone di indicare dove si trova il proprio cervello, con ogni probabilità la quasi totalità punterebbe il dito verso la testa. È la sede del pensiero razionale, del linguaggio e del coordinamento delle funzioni superiori.

Il cervello enterico, nella pancia

Esiste un secondo cervello, forse meno conosciuto, localizzato nell’addome e chiamato cervello enterico. Il primo a parlarne in modo sistematico è stato Michael Gershon, della Columbia University, nel 1998, con il libro “Il secondo cervello”. Gershon è considerato uno dei padri della neurogastroenterologia, la disciplina che studia questo sistema nervoso per trattare in modo più efficace numerosi disturbi gastrointestinali.

Nella pancia disponiamo di un centro neurale complesso e autonomo, con oltre 500 milioni di neuroni, per dimensione e articolazione paragonabile al cervello di un gatto. Questi neuroni si trovano nei tessuti dell’intestino, ma anche nell’esofago e nello stomaco. Il cervello enterico invia e riceve segnali comunicando direttamente con la testa e con altri organi, e produce numerosi ormoni e neurotrasmettitori: basti pensare che circa il 95 per cento della serotonina del nostro corpo viene prodotto proprio qui.

Il cervello cardiaco

C’è infine un terzo cervello, localizzato nel cuore. Nel 1991 Andrew Armour, con le sue ricerche pionieristiche di neurocardiologia, ha introdotto il concetto di un vero e proprio “piccolo cervello” cardiaco. Si tratta di un centro nervoso complesso che opera in modo autonomo rispetto all’encefalo.

Nel cuore sono stati individuati più di 40.000 neuroni e si è scoperto che vi vengono sintetizzati e rilasciati diversi ormoni e neurotrasmettitori. Il cuore è inoltre il più potente generatore di energia elettromagnetica del corpo umano: il suo campo elettrico è circa sessanta volte più ampio di quello dell’encefalo e il suo campo magnetico ha un’intensità migliaia di volte superiore. Secondo studi dell’Istituto HeartMath, in California, la variabilità del battito cardiaco influenza in modo notevole il funzionamento dell’encefalo, e la comunicazione dal cuore alla testa risulta più intensa di quella nella direzione opposta.

Far dialogare i tre cervelli

La comunicazione tra i tre cervelli è costante e avviene a ogni istante. Nella vita quotidiana ci accorgiamo spesso di come questi centri inviino messaggi contrastanti: testa, cuore e pancia possono “pensare” in modo diverso, generando indecisione, malessere o veri e propri conflitti interiori. La domanda diventa allora come utilizzare al meglio ciascuno di essi e, soprattutto, come allineare le loro intelligenze perché lavorino bene insieme.

Su questo terreno si muovono i ricercatori australiani Grant Soosalu e Marvin Oka, autori del libro “mBraining”. Partendo dalle ricerche sull’esistenza dei tre cervelli, hanno sviluppato un metodo per favorire la comunicazione e l’integrazione di testa, cuore e pancia, attraverso una serie di tecniche chiamate mBIT, acronimo di multiple Brain Integration Techniques.

Domande frequenti

Abbiamo davvero tre cervelli?

In senso stretto abbiamo un solo encefalo, ma le neuroscienze hanno individuato reti neuronali complesse e in parte autonome anche nell’intestino e nel cuore. Per questo si parla di “tre cervelli”: non tre organi identici, ma tre centri nervosi che comunicano tra loro e influenzano emozioni, decisioni e benessere.

Che cos’è il cervello enterico?

Il cervello enterico è la rete di oltre 500 milioni di neuroni presente nell’apparato digerente. Studiato dalla neurogastroenterologia, produce gran parte della serotonina dell’organismo e dialoga costantemente con l’encefalo, tanto da essere spesso chiamato “secondo cervello”.

Il cuore può influenzare il cervello della testa?

Secondo la neurocardiologia sì. Il cuore possiede migliaia di neuroni e genera un intenso campo elettromagnetico. La variabilità del battito cardiaco è collegata al funzionamento dell’encefalo, e diversi studi indicano che la comunicazione dal cuore verso la testa è particolarmente forte.

A cosa serve conoscere i tre cervelli?

Riconoscere che testa, cuore e pancia possono inviare segnali diversi aiuta a comprendere indecisioni e conflitti interiori. Metodi come le tecniche mBIT propongono di allineare questi centri per prendere decisioni più equilibrate e vivere con maggiore coerenza tra ragione, emozioni e istinto.

L’idea dei tre cervelli invita a considerare la mente come un sistema distribuito: testa, cuore e intestino ospitano reti neuronali che dialogano di continuo. Imparare ad ascoltarli e ad allinearli, anziché lasciarli in conflitto, può migliorare le decisioni e il benessere quotidiano. Un modo diverso, e più integrato, di guardare a ciò che chiamiamo “pensare”.
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