Proiezione cromatica in rapporto uditivo

Autentica realtà o mera congettura?

Sappiamo che tutto è parte di qualcos’altro e che esistere significa automaticamente relazionarsi con un -alter. Il metafisico fardello dell’irrealizzabile felicità genuina di una scelta spensierata, può perire sotto i colpi di una semplice armonia risonante? È in quest’ottica di “matching produttivo” che potrebbe configurarsi il probabile rapporto tra effetto domino del pensiero inconscio e scintilla sonora, miccia in grado di spostare a nostra insaputa, gli equilibri di una scelta.

Traiettorie nuove

Dalle scritture più antiche, dalle leggende e dai miti presenti in ogni cultura del globo, sino a giungere alle più recenti e moderne teorie sul rapporto “individuo-ambiente”, la relazione esistente tra l’intima interiorità ed un’ambivalente contaminazione ambientale consiste in quella sottile linea rossa in grado di accomunare tutte le precedenti fonti di narrazione; in tale rapporto di interscambio la “percezione” svolge un ruolo fondamentale. Nel caso dell’udito, funzione sensoriale che permette di percepire variazioni dell’ambiente esterno costituite da vibrazioni sonore di un corpo propagate fino all’organo uditivo, alcune interessanti teorie mostrano quanto tale rapporto comunicativo-interpretativo possa essere spiegato attraverso l’analisi di ciò che siamo, ovvero casse di risonanza emotiva. Pitagora aveva espresso la sua convinzione che le strutture fisiche o mentali avessero una precisa e matematica origine nelle vibrazioni ed ancora il fisico matematico americano Ralph Abraham, basandosi sul lavoro dello scienziato e fisico svizzero Hans Jenny, studia le basi della filosofia naturale dall’antichità al XX secolo, mostrando come la vibrazione fosse alla base della creazione della matematica, giungendo a ricreare le basi logiche per la moderna fusione che sta avvenendo adesso tra matematica, musica e spiritualità. Nel 1992 David Deamer, biofisico dell’Università di Davis, ha addirittura tradotto i geni in sinfonie musicali ricopiando le sequenze dei nucleotidi che formano la molecola di DNA. Appare evidente ormai da molto tempo che tra uomo e musica esiste un legame osservato con interesse e studiato sin da tempi remoti e tali studi ne sono un valido esempio. Ma cosa succede in noi quando articolati raggruppamenti di vibrazioni costituenti melodie particolari e complesse (es. brani musicali) vengono captati dal nostro udito?

Facciamo un passo indietro

Un’idea di scienza meccanica con concezione strutturale Euclidea dello spazio-tempo, tende ad escludere la possibilità che in uno stesso segmento temporale possa essere registrato il verificarsi di due eventi simultaneamente, negando a priori l’esistenza delle sinestesie (fenomeni sensoriali-percettivi che indicano una “contaminazione” dei sensi nella percezione). Al contrario Carl Gustav Jung cercava di esprimere con ciò che egli definiva “sincronicità” l’essenza di quel concetto che Arthur Schopenhauer definiva “relazione di contemporaneità”. A quanto pare la musica combina i suoni in modo organizzato nel tempo e nello spazio entro le logiche comunicative di un “linguaggio universale” corrispondente all’ascolto di sensazioni e sentimenti. Studiare approfonditamente la relazione musica-cervello potrebbe guidarci nel percorrere i labirinti più affascinanti delle nostre facoltà mentali, come peraltro fatto da Oliver Sacks nel suo stupendo “Musicolfilia”. La relazione tra suono e note musicali potrebbe dipendere non solo dai fenomeni di vibrazione acustica, ma anche da processi fisiologici e psicologici di auto-organizzazione.

Sogno o realtà?

Sappiamo che il suono, con la sua vibrazione, è in grado di interagire con la materia, un esempio classico è quello del soprano che cantando rompe un bicchiere con un acuto, ma non è il solo esempio. Il fisico tedesco Ernst Friedrich Chladni acquisì fama per essere riuscito a formare, attraverso le vibrazioni prodotte da un archetto di violino, figure geometriche “acustiche” spargendo sabbia su una lastra in vetro o metallo. Su tale lastra in vibrazione agisce l’energia sonora che modifica l’assetto della sabbia, dando vita a figure geometriche caratterizzate da simmetria e armonia delle linee.Ogni nota musicale plasma la materia con un disegno corrispondente. Quindi se la voce, a determinate lunghezze d’onda, è in grado di rompere la materia ed il suono di uno strumento è in grado di creare delle figure geometriche, è chiaro che la vibrazione del suono ha il potere di produrre degli effetti sulla materia e quindi anche su di noi, sul nostro corpo e sulla nostra mente. Su questa stessa linea si pongono le incredibili scoperte del giapponese Masaru Emoto che ha dimostrato come i cristalli d’acqua modifichino la loro forma a seconda del tipo di suono a cui è sottoposta l’acqua. Emoto ha fotografato la forma dei cristalli prodotti in diverse circostanze sonore e ha dimostrato che se l’acqua è stimolata con suoni dolci e amorevoli si formeranno cristalli esteticamente armoniosi, viceversa, se l’acqua è esposta a suoni acidi e poco armoniosi, i cristalli assumeranno una forma disarmonica.

Quali ipotesi quindi?

A tal proposito potremmo ipotizzare che il nostro stato, sia fisico che d’animo, possa essere fortemente condizionato dai suoni che percepiamo. In questa cornice di interscambio tra un “dentro” ed un “fuori” dall’individuo, cui si faceva riferimento inizialmente, gli studi condotti da Max Lüscher sui colori assumono un particolare significato. Il “test dei colori” inventato proprio da Max Luscher nel 1949, si basa sull’assunto che la preferenza mostrata verso un colore e le reazioni che tale preferenza provoca nel soggetto, cambiano a seconda degli individui e dei momenti, pertanto il test viene utilizzato come strumento in grado di fotografare lo stato psicofisico del soggetto in un dato segmento di tempo. Considerando che l’udito è un senso che comincia la propria formazione molto presto nel feto umano (il sistema vestibolare comincia a svilupparsi all’ottava settimana, subito dopo il primo sistema, ovvero quello tattile) e che Il suo sviluppo sembra strettamente legato a quello della vista, poiché alla nascita i funzionamenti specifici di questi sistemi sono dipendenti strettamente l’uno dall’altro , risulta interessante notare che la visione del colore è contemporaneamente connessa sia con il paleo-cervello che con il neo-cervello, come dimostrato da Becker nel 1953 (Bernard Becker, oftalmologo), quando riuscì a provare che una rete di fibre nervose collegava direttamente un nucleo della retina sia con il mesencefalo che con il sistema ipofisario. Di conseguenza è possibile ipotizzare che l’ascolto di una melodia, capace di apportare cambiamenti psicofisici nell’individuo che l’ascolta, conduca ad uno stato emotivo che il test di Luscher sarebbe in grado di rilevare. Si potrebbe, a tal proposito, ipotizzare che la proiezione cromaticadi tale individuo possa essere influenzata dall’ascolto di diverse tipologie di raggruppamenti di vibrazioni costituenti melodie complesse (brani musicali)? In quest’ottica, tale individuo, potrebbe essere spinto a preferire un colore piuttosto che un altro proprio in seguito a tale ascolto? Tali quesiti risultano ad oggi poco esaminati.

Bibliografia

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  • Max Lüscher, The Lüscher color test, New York,Random House Inc., 1969; Il test dei colori, Translated by Lole Boccasasso, Roma, Casa Ed. Astrolabio – Ubaldini Editore, 1976.
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  • Sigmund Freud, Die Traumdeutung, Leipzig and Vienna,Franz Deuticke Ed., 1899; L’interpretazione dei sogni, Translated by Antonella Ravazzolo, Roma, Newton Compton Editori, 1970; L’interpretazione dei sogni, Milano, Mondadori, 2012.

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