Tre concetti chiave della psicologia della conoscenza
Al centro di questa riflessione c’e’ il nesso che sussiste tra le nozioni di “schema”, “rappresentazione” e “intenzionalita’”, nell’accezione proposta da Jean Piaget e Jerome Bruner, e una speciale tipologia di neuroni, denominati “mirror”. L’ipotesi e’ che diverse proprieta’ che definiscono questi concetti, nel senso indicato dai due studiosi, siano del tutto sovrapponibili ai meccanismi di funzionamento di tali neuroni. Per coglierla, conviene chiarire prima cosa significhino questi tre termini.
Lo schema
Nella teoria di Piaget lo schema e’ l’unita’ di base dell’organizzazione cognitiva: una struttura mentale che permette di assimilare le esperienze e di agire sul mondo in modo organizzato. Uno schema non e’ un’immagine statica, ma un modulo d’azione e di conoscenza che si applica a situazioni diverse e si modifica nel tempo, attraverso i processi di assimilazione e accomodamento. E’ cio’ che consente al bambino di riconoscere, afferrare, ripetere e generalizzare le proprie azioni.
La rappresentazione
La rappresentazione e’ la capacita’ della mente di evocare un oggetto, un’azione o un evento anche in sua assenza. Tanto in Piaget quanto in Bruner essa segna un passaggio cruciale dello sviluppo: la mente non reagisce piu’ soltanto a cio’ che e’ presente, ma puo’ costruire modelli interni della realta’. Bruner, in particolare, ha descritto modalita’ diverse di rappresentare il mondo, da quella legata all’azione a quelle basate sull’immagine e sul linguaggio.
L’intenzionalita’
L’intenzionalita’ indica il carattere diretto a uno scopo del comportamento e del pensiero. Un’azione intenzionale non e’ un riflesso, ma e’ orientata a un fine, e per essere compresa va letta proprio in funzione di quello scopo. Cogliere l’intenzionalita’ altrui, capire cioe’ a che cosa mira l’azione di un’altra persona, e’ una competenza fondamentale dello sviluppo sociale e cognitivo.
I neuroni specchio
I neuroni mirror, o neuroni specchio, sono una classe di neuroni che presenta una proprieta’ notevole: si attivano sia quando un individuo compie una determinata azione, sia quando osserva un altro individuo compiere la stessa azione. In altre parole, “rispecchiano” nel cervello dell’osservatore l’azione osservata, come se fosse eseguita in prima persona.
Una proprieta’ che collega fare e osservare
Questa caratteristica e’ significativa perche’ lega direttamente l’esecuzione e la percezione dell’azione. Il cervello, osservando un gesto, non si limita a registrarne le caratteristiche visive: ne riattiva la struttura motoria, come se rieseguisse internamente l’azione. Per molti ricercatori questo fornisce una base neurale plausibile per la comprensione immediata delle azioni altrui e, secondo alcune interpretazioni, anche dei loro scopi.
Il nesso tra concetti psicologici e meccanismi neurali
E’ qui che emerge la sovrapposizione suggerita. Si puo’ notare come le proprieta’ dello schema, della rappresentazione e dell’intenzionalita’ richiamino da vicino il funzionamento dei neuroni specchio.
Schema e codifica dell’azione
Lo schema, come modulo d’azione applicabile a situazioni diverse, trova un’eco nel modo in cui i neuroni specchio codificano un’azione in forma generale, indipendentemente dal fatto che sia eseguita o osservata. In entrambi i casi si tratta di una struttura che organizza l’azione al di la’ del singolo episodio concreto.
Rappresentazione e riattivazione interna
La rappresentazione, intesa come evocazione interna di un’azione anche in assenza dell’esecuzione diretta, dialoga con la capacita’ dei neuroni specchio di riattivare il programma motorio di un’azione semplicemente osservandola. Osservare diventa, in un certo senso, rappresentare internamente.
Intenzionalita’ e comprensione dello scopo
L’intenzionalita’, infine, e’ forse il punto di contatto piu’ interessante: se osservare un’azione ne riattiva la struttura motoria, allora il cervello dell’osservatore puo’ cogliere non solo cosa l’altro sta facendo, ma anche verso quale scopo l’azione e’ diretta. Il meccanismo specchio offrirebbe cosi’ un substrato per leggere l’intenzionalita’ altrui in modo diretto e immediato.
Un ponte verso l’epistemologia della conoscenza
Queste concettualizzazioni servono anche per accostarsi al tema dell’epistemologia della conoscenza, cioe’ alla riflessione su come la mente costruisce il sapere. Sia Piaget sia Bruner hanno insistito sul carattere attivo e costruttivo della conoscenza: non si conosce ricevendo passivamente dati dall’esterno, ma agendo, rappresentando e attribuendo scopi. La scoperta dei neuroni specchio si inserisce in questa cornice, suggerendo che persino la comprensione degli altri poggi su meccanismi attivi e incarnati, radicati nell’azione. E’ un esempio di come psicologia dello sviluppo, epistemologia e neuroscienze possano illuminarsi a vicenda, ciascuna con il proprio linguaggio e i propri limiti.
Cautele e portata dell’ipotesi
Un accostamento di questo tipo va maneggiato con cura. Affermare che le proprieta’ di schema, rappresentazione e intenzionalita’ siano sovrapponibili ai meccanismi dei neuroni specchio e’ un’ipotesi teorica suggestiva, non una dimostrazione sperimentale gia’ acquisita. I concetti di Piaget e Bruner nascono dall’osservazione dello sviluppo cognitivo e da una riflessione psicologica e filosofica; i neuroni specchio appartengono al piano della neurofisiologia. Far dialogare due livelli cosi’ diversi e’ fecondo, ma richiede di non confondere l’analogia con l’identita’.
La prudenza e’ tanto piu’ opportuna perche’ lo stesso ruolo dei neuroni specchio nella comprensione delle azioni e delle intenzioni e’ stato, nel dibattito scientifico, oggetto di interpretazioni diverse. Alcuni ricercatori vi hanno visto la base di funzioni cognitive e sociali molto ampie, altri ne hanno ridimensionato la portata. Per questo l’accostamento qui proposto va inteso come una cornice interpretativa che invita a ulteriori riflessioni, non come una conclusione definitiva.
Il valore di un dialogo tra discipline
Nonostante queste cautele, il tentativo conserva un interesse evidente. Mettere in comunicazione la psicologia dello sviluppo e le neuroscienze permette di leggere vecchie nozioni con occhi nuovi e, viceversa, di interpretare i dati neurofisiologici alla luce di teorie ricche e articolate sullo sviluppo della mente. E’ proprio in questo scambio reciproco che entrambe le discipline possono guadagnare profondita’: la psicologia offre concetti che orientano l’interpretazione dei meccanismi cerebrali, le neuroscienze offrono substrati concreti per concetti altrimenti astratti.
Domande frequenti
Cosa sono i neuroni specchio?
Sono neuroni che si attivano sia quando compiamo un’azione sia quando osserviamo un altro compiere la stessa azione. Questa proprieta’ lega percezione ed esecuzione e, secondo molti ricercatori, fornisce una base neurale per comprendere le azioni e gli scopi altrui.
Che cosa intende Piaget con “schema”?
Per Piaget lo schema e’ l’unita’ di base dell’organizzazione cognitiva: una struttura mentale e d’azione che permette di assimilare le esperienze e di agire in modo organizzato. Si modifica nel tempo attraverso i processi di assimilazione e accomodamento.
Perche’ si collegano schema, rappresentazione e neuroni specchio?
Perche’ molte proprieta’ di questi concetti psicologici, come codificare un’azione in modo generale o riattivarla internamente, richiamano il modo in cui i neuroni specchio funzionano. La sovrapposizione e’ un’ipotesi teorica che mette in dialogo psicologia e neuroscienze.
Cosa c’entra l’epistemologia in tutto questo?
L’epistemologia studia come si costruisce la conoscenza. Piaget e Bruner ne danno una visione attiva e costruttiva: si conosce agendo e rappresentando. I neuroni specchio rafforzano questa idea, suggerendo che anche capire gli altri sia un processo attivo e radicato nell’azione.
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.