Mente e Coscienza

Sincronicità e senso sottile degli eventi

Perché certi incontri e certe coincidenze sembrano avere un significato che va oltre il caso? Il concetto di sincronicità, introdotto da Carl Gustav Jung, invita a leggere gli eventi della vita con una sensibilità più sottile, cercando il senso profondo di ciò che ci accade. In questo articolo ne ripercorriamo l’origine, il legame con le […]

Neuroscienze — Sincronicità e senso sottile degli eventi
Perché certi incontri e certe coincidenze sembrano avere un significato che va oltre il caso? Il concetto di sincronicità, introdotto da Carl Gustav Jung, invita a leggere gli eventi della vita con una sensibilità più sottile, cercando il senso profondo di ciò che ci accade. In questo articolo ne ripercorriamo l’origine, il legame con le scoperte della fisica del Novecento e le implicazioni per la vita quotidiana.

“Coloro che credono che il mondo manifestato (il mondo dell’essere) sia governato dalla fortuna o dal caso, e che dipenda da cause materiali, sono ben lontani dal divino e dalla nozione di Uno.” Plotino, Enneadi, VI.9

Premesse

In questo breve articolo, l’obiettivo è quello di approfondire il concetto di sincronicità di Jung, collegandolo alla necessità di ogni individuo di sviluppare una sensibilità nella lettura degli eventi della vita, riconoscendo il significato sottile di tutto quello che gli accade. È importante, infatti, che ciascuno di noi, in ogni situazione, cerchi di cogliere il senso più profondo e ampio dell’esistenza, partendo dal presupposto che “tutto ciò che è fenomenico ha un senso” ed “una causa” da cui origina.

La ricerca del senso delle cose ci richiede di andare oltre il piano della Dimensione Mentale duale, analitica e concreta, per sviluppare una capacità Intuitiva, tipica della Mente Globale, che ci permette di cogliere, al di là degli aspetti più concreti, tutto ciò che è più profondo e che per questo ci avvicina maggiormente alla Verità. Se consideriamo l’essere umano, le sue relazioni e l’Universo che lo circonda come sistemi interconnessi, possiamo cogliere, intuitivamente, la connessione tra gli eventi della vita, siano essi piccoli e quotidiani, o importanti per l’esistenza dell’individuo, con i nostri obiettivi evolutivi.

In questo processo assume un significato molto importante l’aforisma del grande saggio Ermete Trismegisto, “Come in alto, così in basso”, che evidenzia come i Principi Universali che stanno alla base della vita di un atomo, dell’uomo o di una galassia siano gli stessi. Pertanto, “per conoscere in profondità un oggetto, dopo averlo indagato approfonditamente attraverso la logica, dobbiamo ricorrere all’intuizione, l’unica strada che ci consente di cogliere dei riflessi della sua essenza profonda” (Sepe, Onorati, Rubino, Folino, 2015).

Il concetto di sincronicità di Jung

Il termine “sincronicità” viene utilizzato per la prima volta da Jung, nel 1950, in un articolo dal titolo “Synchronizität als Prinzip akausaler Zusammenhänge” (“Sincronicità come principio di una connessione causale”), per descrivere il processo di connessione fra eventi oggettivi che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo, e tra i quali, pur in assenza di alcun legame apparente, sussiste una evidente e precisa comunanza di significato. Lo stesso Jung definisce la sincronicità come “… un tentativo di porre i termini del problema in modo che, se non tutti, almeno molti dei suoi aspetti e rapporti diventino visibili e, almeno spero, si apra una strada verso una regione ancora oscura, ma di grande importanza per quanto riguarda la nostra concezione del mondo”.

Jung distingue la sincronicità dal “sincronismo” (eventi che accadono simultaneamente, cioè nello stesso tempo, senza alcuna connessione di significato, sia causale che casuale, perché sono azioni di pura contemporaneità temporale). Ancora Jung descrive il concetto di sincronicità: “La mia preoccupazione costante riguardo la psicologia dei processi incoscienti mi ha obbligato a cercare, da affiancare alla causalità, un altro principio da spiegare, in quanto a volte il principio della causalità mi sembrava insufficiente per spiegare certi fenomeni sorprendenti della psicologia dell’inconscio. Trovavo così fenomeni psicologici paralleli che non potevano essere legati in modo causale gli uni agli altri; ma, oltre la causalità, essi potevano essere legati tra di essi in modo diverso, attraverso un altro svolgimento degli eventi. Questa connessione tra gli eventi sembrava, essenzialmente, essere data dalla loro relativa simultaneità, da cui il termine sincronistico. Sembra davvero che il tempo, lontano dall’essere un’astrazione, sia un continuum energetico concreto. Esso include determinate qualità o condizioni fondamentali che si manifestano simultaneamente in luoghi diversi con un parallelismo che non può essere spiegato dal principio della causalità”. L’autore, inoltre, distingue tre tipi principali di sincronicità:

  1. La sincronicità tra lo stato psico-mentale di una persona e uno o più eventi esteriori, obiettivi, che hanno luogo simultaneamente.
  2. La sincronicità tra lo stato psico-mentale di una persona e uno o più eventi esteriori, obiettivi, che si trovano fuori dal campo di percezione di questa o che sono lontani nel tempo e quindi non possono essere conosciuti e verificati se non dopo che l’evento rispettivo si sia prodotto.
  3. La sincronicità tra uno o più avvenimenti che sono vissuti da una persona e uno o più eventi esteriori, obiettivi, che si manifestano allo stesso tempo (simultaneamente) o dopo un periodo di tempo molto breve.

Secondo Jung, la definizione di sincronicità deve soddisfare i seguenti criteri: “Due o più eventi apparentemente accidentali, tuttavia non necessariamente simultanei, sono detti sincronici se sono soddisfatte le seguenti condizioni: qualunque presunzione di un nesso causale tra gli eventi è assurda o inconcepibile; gli eventi sono in corrispondenza tra di loro attraverso un significato comune, spesso espresso simbolicamente; ogni coppia di eventi sincronici contiene una componente prodotta internamente e percepita esternamente”. Questa definizione evidenzia la stretta correlazione tra psicologia e scienza, dal momento che si tratta di un fenomeno psico-fisico e che pertanto non è trattabile da nessuna scienza che si occupi di sola psiche o di sola materia.

Una delle testimonianze più note sul fenomeno è quella riportata da Jung nell’esperienza con una paziente: la donna, che si trovava in un momento terapeutico decisivo, stava raccontando un sogno nel quale riceveva in dono uno scarabeo d’oro, una rarissima Cetonia Aurata. In quello stesso momento, Jung sentì un rumore alle sue spalle, come se qualcosa urtasse contro la finestra: era uno scarabeo dello stesso tipo descritto dalla donna, che cercava di entrare nella stanza buia. Lo scarabeo, simbolo per eccellenza di rinascita, entrato nel momento analitico più idoneo, riuscì a infrangere la barriera difensiva della donna che, ancorata a una statica razionalità, non era riuscita, fino a quel momento, a evolvere.

Sincronicità e scoperte scientifiche

Il fenomeno della sincronicità sconferma il principio fisico della località, secondo cui i processi fisici non possono avere effetto immediato su elementi fisici di realtà in un altro luogo separato da quello in cui avvengono, ossia non possono avvenire “istantaneamente” in luoghi remotamente separati. Al contrario, il concetto di sincronicità riprende quello di “Correspondentia”, della teoria medievale di Ippocrate, espresso nelle sue stesse parole: “Un unico confluire, un unico cospirare (conflatio), sentendo tutto insieme. Tutto in rapporto alla totalità, ma in rapporto alla parte le parti (presenti) in ogni parte con intenzione all’effetto. Il grande principio va fino alla parte estrema, dalla parte estrema al grande principio: un’unica natura, l’Essere e il Non-Essere. Ma il principio universale si trova anche nella più piccola parte, la quale perciò coincide con il tutto”. Questo concetto è strettamente legato al Principio di Analogia e Corrispondenza, secondo cui i principi e le leggi che regolano ogni piccola espressione di Vita si esprimono anche nel grande.

Inoltre, il principio della causalità è stato messo fortemente in discussione, nel mondo della fisica, fin dall’inizio del secolo scorso, da alcune scoperte importanti, come quella relativa al Principio di Indeterminazione di Heisenberg (1927), secondo il quale è impossibile “fissare” la conoscenza delle particelle elementari, perché si presentano come onde o come corpuscoli, a seconda che si voglia osservare la velocità o la posizione. Alla fine del XX secolo, con lo svilupparsi delle ipotesi di fisica quantistica, fino alle formule matematiche legate alla “Teoria delle superstringhe” e alla possibilità di definire in termini matematicamente chiari l’universo conosciuto come “Multiverso”, alcuni studiosi hanno sviluppato nuovi filoni di indagine fisica e meta-fisica sulla sincronicità di particolari eventi, non spiegabili in termini psicologici o fisici naturali, catalogati come “fenomeni di Isocronicità nello spazio degli eventi”.

Un altro contributo importante è quello di Pauli (1900-1958), uno dei maggiori fisici teorici del secolo scorso, che ha strettamente collaborato con Jung per la definizione del concetto di sincronicità e che è stato definito “la coscienza vivente della fisica teorica”. Il suo noto Principio di esclusione è stato alla base delle teorie successive che indagano il fenomeno dell’entanglement quantistico, “in cui ogni stato quantico di un insieme di due o più sistemi fisici dipende dallo stato di ciascun sistema, anche se essi sono spazialmente separati”. Il termine “entanglement” (groviglio, intreccio) viene introdotto per la prima volta da Erwin Schrödinger, nel 1935, per indicare la presenza di correlazioni a distanza tra le quantità fisiche osservabili dei sistemi coinvolti. Questo concetto è stato ripreso successivamente dal fisico Alain Aspect, che nel 1982 ha dimostrato il principio della non località: due particelle che hanno precedentemente interagito, una volta separate anche a distanze grandissime, comunicano veramente tra di loro in maniera istantanea. Basta solo che una delle due sia misurata, tramite una interazione diretta tra osservatore e osservato, per cambiare all’istante anche l’altra.

Il collegamento tra sincronicità ed entanglement è evidente nelle stesse parole di Jung: “A differenza della causalità, la sincronicità si dimostra un fenomeno connesso principalmente con processi che si svolgono nell’inconscio. Alla psiche inconscia spazio e tempo si dimostrano relativi, ossia la conoscenza si trova su un continuum spaziotemporale in cui lo spazio non è più spazio e il tempo non è più tempo. Se quindi l’inconscio sviluppa e mantiene un certo potenziale, alla coscienza nasce la possibilità di percepire e conoscere eventi paralleli”.

Infine, un altro contributo importante nel mondo della scienza è quello offerto da David Bohm, discepolo di Krishnamurti, riconosciuto come una delle menti più originali e profonde del secolo appena concluso: scienziato e filosofo, le sue scoperte e riflessioni hanno influenzato in maniera decisiva la fisica contemporanea. Una delle principali scoperte di Bohm è il “potenziale quantico”, quell’invisibile parametro della fisica, così vicino alla coscienza, in grado di guidare tutta l’esistenza, dalle particelle elementari agli organismi complessi, e che gli ha consentito la formulazione di una versione completamente nuova della meccanica quantistica. Il potenziale quantico, inteso sia come concetto della fisica teorica sia come concetto filosofico, ha portato Bohm a sviluppare una teoria di più ampio respiro, quella del cosiddetto “ordine implicato”, nell’ambito della quale tutto ciò che esiste materialmente, ed è per questo esplicato, ha un suo corrispettivo in ciò che esiste spiritualmente, essendo per questo implicato. Due realtà, quella della materia e quella della coscienza, che interagiscono in maniera sincronica e armoniosa, e che Bohm intendeva descrivere con un modello fisico-matematico in grado di offrire un’interpretazione unificante. L’universo di Bohm, partendo dalla fisica dell’infinitamente piccolo, si risolve in una cosmologia del tutto nuova in cui mente e materia convivono in sintonia. Bohm usa la metafora dell’ologramma per spiegare la sua teoria: ogni parte ha implicitamente trattenuto l’informazione del tutto. La teoria dell’ordine implicato sostiene che la coscienza è intessuta implicitamente in tutta la materia e la materia è intessuta nella coscienza. Nell’universo bohmiano materia e significato si influenzano continuamente a vicenda, come a livello individuale lo stato della mente può influenzare il corpo e lo stato del corpo può influenzare lo stato della mente.

Implicazioni per la vita quotidiana

Il concetto di sincronicità assume una implicazione particolarmente importante nella nostra vita quotidiana, perché ci richiama alla necessità di applicare una lettura sottile degli eventi che ci circondano, cercando il senso più profondo e ampio di quello che ci accade, partendo dal presupposto che “tutto ciò che è fenomenico ha un senso” ed “una causa” da cui origina. Cogliere la causa di quello che ci accade consente di comprendere quale Insegnamento possiamo trarre da un incontro o da un evento anche doloroso della nostra vita, in modo da essere gli attori principali della nostra esistenza, riconoscendo anche la nostra responsabilità e il nostro contributo per quanto accade.

Questa attitudine, che potremmo dire meditativa, ci consente di penetrare in Spazi più ampi e meno conosciuti, in cui possiamo sperimentare il vissuto di essere parte di un grande disegno, in cui ogni incontro, ogni evento, per quanto casuale ci possa sembrare, ha in sé un significato importante per la nostra Crescita.

di Dario Sepe, Adriana Onorati, Fortunata Folino

Domande frequenti

Che cos’è la sincronicità secondo Jung?

È il principio, introdotto da Jung nel 1950, che descrive la connessione tra eventi oggettivi che avvengono nello stesso tempo e che, pur privi di un legame causale apparente, condividono una precisa comunanza di significato. Non è quindi una semplice coincidenza, ma un nesso di senso.

Qual è la differenza tra sincronicità e sincronismo?

Il sincronismo indica eventi che accadono simultaneamente ma senza alcuna connessione di significato: pura contemporaneità temporale. La sincronicità, invece, presuppone che gli eventi contemporanei siano legati da un significato comune, spesso espresso simbolicamente.

Che rapporto c’è tra sincronicità e fisica quantistica?

Jung collaborò con il fisico Wolfgang Pauli, e il concetto di sincronicità viene messo in relazione con fenomeni come l’entanglement quantistico e la non località dimostrata da Alain Aspect nel 1982, in cui particelle lontane restano correlate. Anche l’ordine implicato di David Bohm suggerisce un intreccio profondo tra materia e coscienza.

Come si applica la sincronicità alla vita quotidiana?

Applicandola come una lettura sottile degli eventi: cercare il senso e la causa di ciò che ci accade, anche negli episodi dolorosi, per coglierne l’insegnamento. Questa attitudine, quasi meditativa, aiuta a sentirsi parte attiva della propria esistenza e di un disegno più ampio.

La sincronicità invita a guardare gli eventi della vita come qualcosa di più di semplici coincidenze governate dal caso. Dal celebre episodio dello scarabeo alle connessioni con la fisica di Pauli, Aspect e Bohm, il filo conduttore è l’idea che psiche e materia siano intrecciate. Sul piano concreto, coltivare una lettura sottile di ciò che accade significa cercarne il senso, assumersi la propria responsabilità e trasformare ogni incontro in occasione di crescita.
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