Cosa significa plasticità cerebrale
La struttura cerebrale non è del tutto stabile: ha una forte capacità di essere modificata durante tutta la vita. L’apprendimento cambia i processi di integrazione tra le varie aree cerebrali e crea nuovi circuiti che collegano sensi, sensazioni e cognizioni. Inevitabilmente, cambiamenti profondi generano stress, parola che richiama lo “sforzo mentale”: una tensione che viene placata da una nuova possibilità di significazione, capace di modulare la risposta fisiologica al cambiamento e di trasformarsi in conoscenza appresa e nuove capacità intellettive.
In questo senso l’apprendimento è naturale nei bambini, che ne ricercano l’azione metabolica attiva nel sistema neuronale così come si ricerca il cibo per saziare la fame. Il cervello diventa più flessibile quando l’apprendimento segue un processo equilibrato e progressivo, rispettoso delle possibilità personali di adattamento biologico allo stress.
Plasticità cerebrale e stress in pratica
In un contesto di forte mutabilità storico-sociale, l’equilibrio può rompersi quando si oppone una resistenza cognitiva al cambiamento. La tensione mentale aumenta ogni volta che, come suggeriva Galileo Galilei, si vogliono interpretare con concezioni rigide e obsolete i mutamenti dei fatti in cui siamo immersi. Uno stress sempre più elevato si trasforma gradualmente in angoscia, che tende a “scolpire” il cervello in modo rigido e permanente, rendendolo meno capace di apprendimento flessibile. Al contrario, un apprendimento equilibrato genera tranquillità e favorisce un atteggiamento naturalmente creativo.
Termini correlati
Concetti collegati alla plasticità cerebrale sono l’apprendimento, lo stress, la neuroplasticità, l’adattamento e la creatività.
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