Dilemmi sulla scienza in relazione alla teoria della complessita
«La scoperta scientifica conosce un breve periodo di vita
tra il paradosso e l’ovvieta.»A. Schopenhauer
Introduzione
E possibile creare una “teoria del tutto”, una master equation, una grand theory elaborando l’intero universo sotto una teoria matematica?
Non sono pochi i paradigmi scientifici che, adorni di un vistoso corredo di radicali contraddizioni, nel susseguirsi dei periodi storici consideravano un aspetto piuttosto che l’altro dell’essere umano.
La conoscenza scientifica ha assistito nel corso della storia ad una progressiva rilettura e mutamento del catalogo scientifico ultimato.
Per contenere il nostro sguardo temporale agli ultimi secoli, nell’Ottocento si sosteneva che l’uomo fosse materia, con le scoperte di J. von Mayer, E. Bois-Reymond, K. Vogt, R. Ardigo ecc., in tesi che miravano ad un “materialismo evoluzionistico”.
Nel Novecento, le scoperte della quantistica hanno portato a considerare l’uomo come energia e, oltre la visione individuale, e cambiata anche quella sulla realta, rettificandosi da un rapporto causa/effetto ad una manifestazione probabile e aleatoria. Con l’avvento dell’era digitale l’uomo diventa informazione.
Paradigmi e separazioni
Nella scienza esiste a priori, parafrasando E. Morin, un problema, che e quello dell'”organizzazione” della conoscenza.
Ogni conoscenza opera per selezione di dati significativi e scarto di dati non significativi: separa (distingue o disgiunge) e unisce (associa, identifica); gerarchizza (il principale, il secondario) e centralizza (in funzione di un nucleo di nozioni essenziali). Queste operazioni, che utilizzano la logica, sono di fatto ordinate da principi “sovra-logici” di organizzazione del pensiero o paradigmi, principi occulti che governano la nostra visione delle cose e del mondo senza che ne siamo consapevoli (Morin, 1993).
Suddividere la conoscenza in (iper)specializzazioni ha spezzato il tessuto complesso della realta in cui, secondo Morin, la scienza ha contribuito con la riduzione dal complesso al semplice, isolandolo (come la riduzione dall’umano al biologico) e, quindi, separando cio che e legato.
Una conoscenza di tal genere fondava necessariamente il suo rigore e la sua operativita sulla misura e sul calcolo; ma la matematizzazione e la formalizzazione hanno via via disintegrato gli esseri e gli esistenti per considerare, come sole realta, esclusivamente le formule e le equazioni delle entita da quantificare.
Prospettive complesse nella scienza
Per analizzare e valutare molti fenomeni si richiede la presa in carico di una prospettiva complessa.
Un esempio ci viene dalla swarm intelligence (“teoria dello sciame intelligente”), che nasce da intuizioni biologiche sulle incredibili capacita degli insetti sociali di risolvere problemi di vita quotidiana.
La swarm intelligence e un termine coniato per la prima volta nel 1988 da Gerardo Beni, Susan Hackwood e Jing Wang in seguito a un progetto ispirato ai sistemi robotici. Esso prende in considerazione lo studio dei sistemi auto-organizzati, nei quali un’azione complessa deriva da un’intelligenza collettiva, come accade in natura nel caso di colonie di insetti o stormi di uccelli, oppure banchi di pesci, o mandrie di mammiferi.
Un uccello, un insetto, un pesce o un mammifero ha un comportamento differente rispetto ad un insieme, un “sistema”, di uccelli, insetti, pesci o mammiferi.
Cosi come la realta della particella elementare, da un punto di vista microfisico, puo presentarsi all’osservatore ora come onda, ora come corpuscolo (“dualismo onda-particella”).
Dalla fisica di Newton la visione complessa ha fatto emergere alcune considerazioni che hanno modificato certezze apparentemente incontestabili.
Un esempio e il tempo che, alla luce di nuove riletture e interpretazioni, riguarda un pensiero che si discosta da un tempo universale newtoniano. Si sostiene (Rovelli, 2010) che non esiste un tempo, bensi si puo parlare di come evolvono le cose nei propri “tempi”, e di come essi evolvono rispetto agli altri.
Conclusioni
La visione complessa e una struttura di pensiero, e un modo di guardare la scienza, la realta e l’uomo o, meglio, di interferire con la visione dell’uomo e della realta intervenendo direttamente sulla “lente” della teoria.
Come nei precitati periodi storici si e considerato un certo criterio nella valutazione dell’uomo, una singolarita ipertrofica di conoscenza non puo esaurirsi nella spiegazione di un frammento di un determinato fenomeno. Costruendo un’immagine della natura con parti separate tra loro, operazione che viene compiuta eliminando gli esseri umani dal modello cosi costituito della natura, la realta non puo essere ridotta al modello stesso. E il nostro modo di guardare le cose, ed anche di affezionarci ad esse, al modello creato, adattando il vecchio vestito al bambino nuovo.
La scienza classica ha respinto l’evento, l’alea, l’individuale. Qualsiasi tentativo di reintegrarli non poteva che sembrare anti-scientifico nel quadro del vecchio paradigma. La complessita comprende non solo quantita di unita e interazioni che sfidano le nostre possibilita di calcolo, ma anche incertezze, indeterminazioni, fenomeni aleatori.
C’e un aneddoto anonimo che mostra molto bene questo modo di pensare: l’atteggiamento di colui che, pur di non modificare i propri strumenti concettuali, persevera in una ricerca che, in fondo, sa essere infruttuosa (Villamira, Manzotti, 2004).
D. Che cosa stai cercando?
R. Ho perso le chiavi.
D. E dove le hai perse?
R. Laggiu.
D. E perche cerchi qui?
R. Qui c’e piu luce…
Domande frequenti
Che cos’e una “teoria del tutto”?
E l’ambizione di racchiudere l’intero universo in un’unica master equation, una grand theory di natura matematica capace di spiegare ogni fenomeno. L’articolo mette in discussione questa aspirazione: la storia della scienza mostra come ogni epoca abbia ridotto l’uomo a una sola dimensione, materia, energia o informazione, e come nessun modello formale possa esaurire la complessita del reale.
Che cos’e la swarm intelligence?
La swarm intelligence, o intelligenza dello sciame, e lo studio dei sistemi auto-organizzati in cui un’azione complessa emerge da un’intelligenza collettiva. Il termine fu coniato nel 1988 da Gerardo Beni, Susan Hackwood e Jing Wang. In natura si osserva nelle colonie di insetti, negli stormi di uccelli, nei banchi di pesci: il comportamento del gruppo come sistema e diverso da quello del singolo individuo.
Cosa intende Edgar Morin per riduzione della conoscenza?
Per Morin ogni conoscenza organizza il reale separando, unendo, gerarchizzando e centralizzando secondo paradigmi spesso inconsapevoli. La scienza ha portato questo processo all’estremo, riducendo il complesso al semplice, ad esempio l’umano al biologico, e spezzando cosi il tessuto complesso della realta. La formalizzazione matematica rischia di considerare reali solo le formule, dimenticando gli esseri concreti che pretende di descrivere.
Perche la scienza classica ha respinto l’evento e l’alea?
Perche il paradigma classico cercava leggi universali, deterministiche e ripetibili: l’evento singolo, il caso e l’individuale sembravano disturbi da eliminare. Reintegrarli appariva anti-scientifico. La prospettiva complessa, al contrario, riconosce che la realta comprende anche incertezze, indeterminazioni e fenomeni aleatori, che non possono essere cancellati per comodita di calcolo.
Bibliografia ragionata
- Morin, Edgar. “Introduzione al pensiero complesso. Gli strumenti per affrontare la sfida della complessita.” Milano: Sperling e Kupfer (1993).
- E. Bonabeau, M. Dorigo, G. Theraulaz. Swarm intelligence. From natural to artificial systems, Oxford University Press, 1999.
- Barth, Matt, et al. “A color vision system for microelectronics: Application to oxide thickness measurements.” Robotics and Automation. Proceedings. 1986 IEEE International Conference on. Vol. 3. IEEE, 1986.
- Rovelli, Carlo. Che cos’e il tempo? Che cos’e lo spazio?. Di Renzo, 2010.
- Villamira, Marco Alessandro, and Riccardo Manzotti. Comunicazione e sistemi. Psicologia della complessita. Vol. 119. FrancoAngeli, 2004.
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