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 L’ importanza dello studio degli animali nella comprensione del cervello umano

Lo studio degli animali, compresi gli insetti (formiche e api), ha fatto molto progredire la nostra comprensione  del cervello umano, della morale, dell’ altruismo e dell’ empatia.

Sono stati scoperti meccanismi cerebrali che regolano le funzioni corporee dell’ organismo tra le quali i bisogni e la cura del piccolo, nonché altre relazioni di cura. La forma archetipa dell’ altruismo sono le cure materne, il modello per tutto il resto dei comportamenti animali e umani. C’ è una “continuità” fra prendersi cura della propria persona e dei propri bambini e prendersi cura degli altri (P. Churchland). Favorire la propria famiglia, prima, e la comunità di appartenenza, poi, è lo scopo biologico della moralità.

Alcuni neuro scienziati, fra i quali Frans de Wall, con la sua fondamentale opera “Il bonomo e l’ ateo. In cerca di umanità fra i primati” (Raffaello Cortina), valutano la morale umana come uno sviluppo della  tendenza alle cure materne. Nel corso dell’ evoluzione, l’ altruismo si è manifestato inizialmente nelle “cure materne prestate dagli animali- scrive de Waal- ai loro cuccioli”, per essere successivamente “esteso  ai membri della stessa specie”. Frutto di milioni di anni di evoluzione, l’ altruismo infine è diventato “il fondamento della morale umana”. E solo di recente, un paio di migliaia di anni fa “è stato fatto proprio dalla religione”.

Darwin ha descritto in maniera precisa come la morale “nasca da istinti biologici e sociali, che sono importanti per la sopravvivenza del gruppo. Si tratta di una istanza etica che “si trova- afferma Dick Swaab- in tutte le specie”, che devono contare sulla cooperazione, come i primati, gli elefanti, il lupo, il cane, i delfini, i corvi.

Perché un animale dovrebbe portare aiuto agli altri? Sulla base della concezione evoluzionistica, gli scienziati sostengono che l’ altruismo aiuta la sopravvivenza della specie e del gruppo a “perpetuare il corredo genetico”(selezione naturale).

Noi siamo “progettati”, come corpo e come mente, per vivere insieme e prenderci cura l’ uno dell’ altro, e abbiamo una tendenza a giudicare gli altri in termini morali. La moralità- il bene e il male- viene pertanto dal nostro interno, fa parte della nostra biologia. Essa è innata. La morale è “anteriore, per De Waal, alla religione.

L’ altruismo. La compassione, la generosità sono pertanto sentimenti “innati”. L’ altruismo è “radicato” nel cervello dei mammiferi (dal topo all’ elefante), è dotato di gratificazioni intrinseche ed è perciò una tendenza biologica, ereditaria.

Gli animali manifestano “tendenze morali”, cosa che suggerisce che la moralità non sia un’ invenzione umana. Ci sono moltissime prove dell’ altruismo negli animali.

Sono state fatte molte scoperte sull’ empatia animale di primati, di canidi, di elefanti e addirittura di roditori. Sono stati documentati migliaia di casi sul modo in cui gli

scimpanzé sono sensibili alle emozioni, ai bisogni e allo stress: consolano e aiutano i loro simili stressati, “abbracciandoli e baciandoli”.

E’ noto che il cane dà affetto, cerca affetto e risponde alle nostre emozioni così come noi rispondiamo alle loro.

E’ stato dimostrato che la compassione, partecipare cioè alla sofferenza altrui fa battere  più velocemente il cuore. Le scimmie dimostrano una disponibilità ad aiutare, a dividere il cibo o ad intervenire, affrontando rischi in difesa di amici, a liberare compagni dalle trappole, adottare orfani o aprire una porta a un compagno, permettendogli di accedere al cibo.

I valori dei mammiferi non sono del tutto diversi da quelli che sono alla base della “moralità umana”. Anche gli animali si sforzano di integrarsi, obbediscono alle regole sociali, ricostruiscono rapporti infranti, resistono ad accordi iniqui e mostrano empatia. Studi sui maiali hanno evidenziato empatia e aiuto reciproco.

Ci sono ricerche che elencano almeno dieci casi di maschi di scimpanzé selvatici che in un periodo di 30 anni adottarono piccoli che avevano perso le loro madri (C. Boesch). E’ comune poi negli scimpanzé aiutare qualcuno che non abbia alcun rapporto con loro, come quando la femmina Washoe, il primo scimpanzé al mondo addestrato ad usare il linguaggio americano dei segni, udì gridare un’ altra femmina, che stava rischiando di affogare. Precipitandosi attraverso due recinzioni elettrificate, essa riuscì a trascinarla in  salvo. Topi di laboratorio rispondevano al dolore di uno di loro con movimenti che indicavano una situazione di malessere fisico.

La morale dunque è riconoscibile nel comportamento di animali. Sono stati osservati negli animali molti esempi di “autentico comportamento morale”

L’ etica nasce perciò “dal basso” e si è evoluta- dicono i neuro scienziati- nel mondo animale, in particolare fra i primati, da forme embrionali di socialità e da pratiche di socializzazione, come il grooming (lo spulciamento, la pulizia reciproca del pelo) e la sessualità, dallo sviluppo dell’ empatia e dei neuroni specchio.

La cosa essenziale dell’ empatia è la cancellazione fra sé e l’ altro. Ci sono le api che muoiono per  difendere il loro alveare. C’ è l’essere umano che si getta  nel fiume  ghiacciato per salvare un estraneo. C’ è lo scimpanzé che condivide il suo cibo con un orfano che piange. Un esempio memorabile è quello riportato da Waab di un cane che non si allontanava mai da un cesto nel quale si trovava un suo amico malato, un gattino, senza avergli dato qualche leccatina. Come non vedere in questo comportamento un sicuro segno di affetto e di empatia?

Tra l’ uomo e i mammiferi superiori- ha sostenuto Darwin- “non vi è alcuna differenza fondamentale” per quanto riguarda “le facoltà mentali e la morale.

La morale si è sviluppata nel corso dell’ evoluzione di milioni di anni e si fonda su “valori universali inconsapevoli”, “a vantaggio degli animali, esseri umani compresi”, con lo scopo di promuovere la cooperazione e il sostegno reciproco, concorrendo alla sopravvivenza di ciascuno e di tutti.

Il Cristianesimo e i seguaci del movimento del “disegno intelligente” affermano invece che la moralità non ha basi biologiche, ma è un “dono fatto all’ uomo da Dio”.

De Waal attribuisce alla nostra cultura giudaico- cristiana la difficoltà ad accettare l’ emotività negli animali. Dio- dice- “dovrebbe donare agli uomini un pò più di fratellanza, un  pò  più di empatia per gli altri”.

Nel cervello in sostanza è presente una “rete morale” i cui componenti si sono sviluppati poco a poco nel corso dei secoli. I meccanismi cerebrali che stanno dietro i comportamenti morali sono anzitutto, come abbiamo già detto, i neuroni specchio, che reagiscono alle emozioni altrui e costituiscono la base dell’ empatia. Il nostro cervello è dotato di empatia, è costruito cioè per connettersi con gli altri e sperimentarne la sofferenza, il dolore, il piacere e la gioia.

La moralità- la compassione, ma anche l’ avversione all’ iniquità- ha a che fare con il bene  e il male.

Noi non siamo universalmente buoni e ciò spiega il bisogno di norme morali. Ciò che ci permette di distinguere il bene dal male è la nostra capacità di essere sia buoni che cattivi.

L’ altruismo, che è un prodotto dell’ evoluzione, è un comportamento che ci costa qualcosa, come per esempio assumerci un rischio o spendere energie psico-fisiche. Comporta costi e benefici, può  causare dolore e danni, ma dà gratificazione, piacere, ci fa sentire bene. L’ essere umano trae sentimenti di soddisfazione e di felicità nell’ aiutare e condividere la sofferenza altrui. Lo scienziato de Waal documenta il caso di un elefante, Grace, il quale fece rialzare in piedi Eleanor del peso di tre tonnellate, che era caduta, e poi tentò di indurla a camminare spingendola. Eleanor però cadde di nuovo e morì mentre Grace emetteva forti lamenti, producendo un liquido dalle ghiandole temporali, come segno di profonda sofferenza.

Esperimenti di brain imaging dimostrano che noi abbiamo propensioni emozionali alla cooperazione (J. Rilling). Fare bene fa sentire bene, dà gioia, e attiva le aree associate al piacere e alla remunerazione. Ci sono prove di persone che si prendevano cura di un coniuge o di un genitore malato che ricavavano un tale appagamento dall’

essere necessari a qualcuno  da “vivere” più a lungo di altri che non avevano fatto tale esperienza (S. Brown).

Alcuni autori affermano che queste forme di cure sono “egoistiche”. Quello che viene spacciato per altruismo e cooperazione risulta essere un misto di “opportunismo” e di “sfruttamento”. “Se scalfisci la pelle di un altruista- scrive Ghiselin- vedrai uscirne il sangue di un ipocrita”.

Una piena opportunità di agire nel proprio interesse potrà portare una persona a “brutalizzare, uccidere il fratello, il partner, un genitore o un figlio”. L’ altruismo- aggiunge Ghiselin- è una “finzione”, parte della natura umana. La selezione naturale quindi è un processo “odiosamente egoistico”, che produce pertanto individui “egoisti e odiosi”.

Secondo un’ altra concezione biologica, chiamata  la “teoria della vernice”, la vera bontà o non esiste o è un “passo falso” nel percorso dell’ evoluzione. La moralità è una “buccia sottile” che copre a stento la nostra vera natura del tutto egoistica.

“Se il fatto che io- risponde de Waal- mi divori tutto il cibo presente sul tavolo è ugualmente egoistico quanto il fatto di condividerlo con un estraneo affamato, il discorso diventa inutile”. Perché  allora la mia soddisfazione nel dare cibo a un estraneo si deve confondere con il mio egoismo? Invero, l’ altruismo è un comportamento genuino e dà soddisfazione.

La nostra proposta, come concordano altri autori, è quella di un “umanesimo” che sia in grado di sviluppare le capacità naturali dell’ essere umano. La storia documenta che l’ uomo è capace di “crudeltà incredibili”, sia combattendo talora in nome di Dio sia negandone l’ esistenza. L’ uomo- come ha scritto Nietzsche- “ è soltanto un errore di Dio” ? L’ uomo- replica de Waal- è una “scimmia bipolare: nei suoi giorni migliori è “amabile”, come il bonobo, che ha un cervello particolarmente empatico, mentre nei giorni peggiori è “dispotico e violento” come possono essere gli scimpanzé.

Dobbiamo entrare dunque in un nuovo Zeitgeist, nello spirito di un tempo nuovo.

foto: http://www.iroby.it/wp-content/ uploads/2013/10/cervello.jpg