Guido Brunetti

Guido Brunetti vive e lavora a Roma. Ha tenuto lezioni nelle Università di Roma, Lecce e Salerno. Ha esercitato attività sanitaria nella cura delle malattie mentali come libero professionista e presso istituzioni pubbliche e private. Ha svolto altresì attività nel Ministero di Grazia e Giustizia, Tribunale di Roma e Presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche che spaziano nei più diversi campi delle neuroscieze, della psichiatria e della psicoanalisi. Il professor Raffaello Vizioli, neuroscienziato di fama mondiale, ha definito Brunetti un “umanista- scienziato” e uno “scrittore completo”. Un altro scienziato, Edoardo Boncinelli, ha dichiarato che Brunetti “è uno dei pochi autori capaci di scrivere un libro sul cervello, la mente e la coscienza”. Collabora alla “Rivista di psichiatria” e a “Formazione psichiatrica”.

C’era una volta il “mio dottore”.

La Giornata Mondiale del Malato è un’occasione per riflettere sulla crisi della sanità e sulla disumanizzazione della medicina. Il rapporto medico-paziente è sempre più distaccato a causa di tecnologia e burocrazia, riducendo l’umanità nelle cure. Serve un cambiamento che valorizzi empatia, rispetto e gentilezza nel settore sanitario. Solo attraverso un nuovo approccio umano si può migliorare la qualità della cura e il benessere dei pazienti.

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Neurogenesi e neuroplasticità del cervello

Lo studio del cervello e della mente è uno dei più grandi enigmi della scienza. Negli ultimi anni, la neurogenesi e la neuroplasticità hanno dimostrato la capacità del cervello di rinnovarsi attraverso l’apprendimento e nuove esperienze. I neuroni specchio, che facilitano l’empatia e l’imitazione, svolgono un ruolo cruciale nell’apprendimento e nelle relazioni sociali. L’attività mentale costante è fondamentale per preservare la salute cerebrale e prevenire il declino cognitivo.

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Una nuova teoria della mente

toricamente, la mente è stata studiata dai filosofi, da Platone a Cartesio. Oggi, studiosi come Thomas Nagel e David Chalmers descrivono la coscienza come sensazioni fenomeniche, chiamate qualia. Joseph LeDoux, nel suo libro “I quattro mondi dell’uomo”, afferma che i neuroscienziati devono spiegare la coscienza come parte della nostra composizione fisica e biologica.

LeDoux sostiene che le attività mentali derivano da processi fisici nel cervello e che le connessioni sinaptiche, influenzate geneticamente, ci rendono unici. Il problema della mente e della coscienza è stato affrontato da scienziati come Antonio Damasio e Michael Gazzaniga, che evidenziano l’importanza dei processi inconsci.

LeDoux propone che l’essere umano esista in quattro mondi intrecciati: biologico, neurologico, cognitivo e cosciente. Questi mondi riflettono il nostro passato evolutivo e spiegano il nostro presente. La mente umana, secondo LeDoux, è unica per la sua capacità di creare una narrazione della propria vita, una caratteristica che ci distingue dagli altri animali.

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Che cosa significa essere umani

Essere umani significa bilanciare neurobiologia e qualità intellettuali, sociali e morali. La nostra umanità non è innata ma acquisita, influenzata da interazioni e scelte. Scienziati e filosofi dibattono se siamo determinati geneticamente o dotati di libero arbitrio.

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L’ arte, il cervello e la mente

Indagare l’arte, il bello, la bellezza, la creatività per noi è come immergersi nell’immensità del fascino e del mistero del cervello e della mente e scoprire il miracolo dell’esistenza. Quando siamo colpiti da un dipinto o rimaniamo incantati da un brano musicale è la mente che “costruisce” ciò che sentiamo e vediamo.
Il cervello è un “telaio incantato”, secondo la bella definizione del neuroscienziato C. Sherrington, che tesse e ritessi i suoi fili ammirati.

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La mente tra mondo reale e mondo virtuale

Il futuro che verrà proietta un vasto spettro di questioni legate al mondo reale e al mondo virtuale, alla natura della mente e della coscienza fenomenica, all’esistenza di Dio e a una vita buona. Stiamo andando verso un mutamento antropologico, che investe le nostre concezioni millenarie e la nostra stessa visione dell’uomo e del mondo.

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