Attacchi di Panico

Una condizione (dis)funzionale

Gli attacchi di panico sono disagi collocabili nello spettro dei disturbi d’ansia; sono dotati di una espressione sintomatica ben precisa, riassumibile in aspetti caratterizzanti, quali insorgenza improvvisa con manifestazione di tremori agli arti, instabilità, oppresssione nell’area toracica, dispnea,  tachicardia ed idea di fine vita imminente. In particolare è intensa la sensazione di perdere il controllo di sé, con condizioni somatiche corrispondetti allo stato emotivo, quali ipertensione, nausea e frequentemente, disturbi addominali. Dopo l’insorgenza dei primi episodi, interviene la conseguente intensa paura che si ripeta l’angoscia provata in modo totalmente imprevedibile, dando vita ad una forma di paura della paura; ossia di oppressivo timore che si ripresenti la circostanza tanto improvvisa quanto inspiegabile agli occhi di chi ne sia colpito.

La (non)logica degli attacchi di panico

Le caratteristiche di questo genere di disturbo sono da analizzare, allo scopo di trarne opportune deduzioni. Una particolarità rilevante è costituita dal fatto che questo disagio si esprime al di là di ogni logica. Dunque, questa caratteristica si ripete praticamente in tutti i disagi psichici che abbiano un esordio estemporaneo e che, soprattutto, compromettano aspetti significativi della coscienza consapevole, opponendosi alla razionalità presente in quello stesso individuo. 

La psicopatologia non segue una logica ordinaria e comprensibile in modo da poter comporre conclusioni: la mente non ha un raziocinio logico, ma piuttosto si adegua ad altre regole, altri dettami, assolutamente distanti da quegli ordinari. Questo deve far riflettere sia sul disturbo di attacchi di panico, sia su qualunque altro disagio psichico. In particolare il disturbo di attacco di panico, come abbiamo detto, ha una matrice ansiosa, ossia è l’ansia che ne promuove la presenza, anche quando appare assente nella vita dell’individuo; anzi, l’esordio dell’attacco di panico avviene proprio quando non vi sono aspetti che ne giustifichino il motivo. E’ verosimile supporre  che questo accada dal momento che in quella fase l’assenza di elementi distrattivi conduce ad avere accesso all’origine stessa della condizione interiore. 

Ansia patologica

L’ansia patologica è una condizione in cui si esprime incertezza latente, motivata da condizioni   escluse dalla consapevolezza. Si tratta di uno stato che l’individuo avverte nel suo insieme e che ha  ben poco a che fare con quello che accade nella quotidianità, è piuttosto una condizione di fondo intensa e permanente. Essa origina dal risultato di situazioniche si sono prodotte nell’esperienza di vita. In effetti ogni momento è legato ad un insieme di emozioni che struttura e plasma la personalità traendo una sensazione complessiva, da cui deriva quello che potremmo chiamare Consenso di Vita; ossia il grado di sicurezza che si percepisce nello svolgersi dell’esistenza. Questa che appare una rappresentazione estrema è quello che viene vissuto nell’intimità del soggetto, al di là dei poderosi filtri della coscienza, assai ben attrezzata ad ammortizzare l’impatto che le zone  non perettibili avrebbero con la nostra consapevolezza. 

Potremmo dire che siamo protetti dal conoscersi oltre una certa soglia e vediamo solo quel poco che ci permette la nostra natura ed è lì che vive l’ansia che abbiamo definito patologica, ossia in eccesso rispetto a quella necessaria per far fronte alla vita. Quindi non si tratta di uno stato d’animo che deriva da un motivo preciso e plausibile, ma di una condizione fondamentale ed eccessiva, dovuta alla sensazione di inefficacia nei confronti della realtà. Essa non è modellabile ne’ facile da smaltire; non si può annientare o fargli mutare struttura, non è possibile redimerla ne’ controllarla in modo permanente; per sua natura è tendenzialmente impermeabile ed irrisolvibile mediante l’intervento di agenti esterni che non riguardino un intervento dotato di caratteristiche corroboranti. Oltre a questo è da precisare un aspetto di straordinaria rilevanza, ossia: l’ansia definibile come patologica, non richiesta da circostanze ambientali oggettive, non è solo un atteggiamento disfunzionale, ma anche un potente (e non l’unico) farmaco autoprodotto, nel senso che essa assolve alla funzione di nascondere una realtà che sarebbe impegnativo vedere. 

La logica mentale è quella dell’accumulo, nel senso che ogni emozione produce una certa condotta ansiogena, destinata ad essere smaltita da un sistema di metabolismo mentale, il quale è in attività costante dando vita ad un ricambio intenso e proficuo. Quando questa condotta di riequilibrio non sia adeguata, vi è un accumulo che produce la solida percezione di incertezza, della quale non siamo MAI in grado di rilevare autonomamente l’origine. 

La difficoltà nel gestire la realtà delle cose

Quando qualcosa non funziona nel contesto di vita, l’ansia è in eccesso senza che l’individuo ne possa percepire consapevolmente l’entità, il sistema di personalità perde il controllo ed interviene un arresto forzano, come il disturbo di cui si protrae l’analisi. Come potrebbe accadere in una diga ove il deflusso dell’acqua non sia sufficiente alla scolmatura dell’invaso e venga in aiuto un canale scolmatore, che rappresenta il sistema non cosciente necessario a neutralizzare un’emozione intollerabile, rendendola meno impegnativa. In sostanza la condizione emotiva in cui si accumula una incertezza generale, viene smaltita dal disturbo estemporaneo ed acuto il quale, paradossalmente, restituisce un equilibrio, disperso in seguito ad una interpretazione soggettiva ed infruttuoso/ingannevole della realtà. Il disturbo dunque, ben lungi dall’essere una manifestazione in sé stessa identificata e collocabile, rappresenta piuttosto quello che deriva da una vibrante sensazione di difficoltà nel gestire un complesso rapporto con la concretezza. Per questo motivo ci sentiamo di affermare che gli attacchi di panico non sono redimibili risolvendo condotte disfunzionali presenti: questo può rappresentare una soluzione momentanea e parziale nel gestire una  condotta di vita  incomprensibile; in cui l’individuo si considera inefficace, nel vano tentativo di dominarla ed aver ragione del timore che essa gli incute. Quando non si ritiene di essere in grado di comprendere e gestire il proprio ambiente l’ansia si accumula, determinando la soluzione di soccombere ad essa.

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