Neurobiologia e Cervello

Cervello e fantasia

Disattiva il cervello e l’occhio vede senza significare nulla. Il significato di ciò che percepiamo dipende in larga misura dall’immaginario, non solo dalla realtà percepita: lo dimostra il sogno, dove a occhi chiusi e al buio si formano immagini nitide e percezioni vivide. Questo articolo ripercorre il legame profondo tra cervello e fantasia, dal sonno […]

Neuroscienze — Cervello e fantasia
Disattiva il cervello e l’occhio vede senza significare nulla. Il significato di ciò che percepiamo dipende in larga misura dall’immaginario, non solo dalla realtà percepita: lo dimostra il sogno, dove a occhi chiusi e al buio si formano immagini nitide e percezioni vivide. Questo articolo ripercorre il legame profondo tra cervello e fantasia, dal sonno REM alla realtà virtuale, fino alle ricadute sull’apprendimento dei bambini e sul progetto europeo NARNIA.

Il sogno REM e la fabbrica delle immagini

L’occhio può essere chiuso e al buio mentre nel sogno immagini e percezioni fantastiche prendono forma all’interno del cervello. Questo accade perché durante il sonno REM (Rapid Eye Movement) l’occhio funziona come un interruttore che segnala al cervello di produrre immagini. Sono immagini certamente fantasiose, perché l’immaginario è una funzione vitale del nostro modo di vivere e di dare significato alla vita.

Il fenomeno mostra un punto centrale: il cervello non si limita a registrare ciò che arriva dai sensi, ma genera attivamente contenuti visivi e narrativi anche in assenza di stimoli esterni. La produzione onirica non è un rumore di fondo, ma una manifestazione del modo naturale in cui la mente costruisce senso.

Fantasia contro pensiero formale

Il pensiero formale che usiamo come riferimento mnemonico nella vita di tutti i giorni deve essere acquisito culturalmente. Proprio per questo, in gran parte, tende a inibire il modo naturale di lavorare del cervello, che è improntato geneticamente a generare significati facendo ampio ricorso alla fantasia.

Esiste quindi una tensione tra due modalità: da un lato l’organizzazione formale e logica appresa attraverso la cultura e la scuola, dall’altro la spinta innata e creativa che procede per immagini, analogie e intuizioni. Riconoscere questa tensione è il primo passo per non soffocare la componente fantastica della cognizione.

Cosa dicevano gli scienziati

Di questo si sono sempre resi conto scienziati e artisti. Albert Einstein fu convinto che l’immaginazione sia la più scientifica delle facoltà mentali. Ludwig Boltzmann affermò che la fantasia è la culla di ogni teoria scientifica affermata. Sono testimonianze che ribaltano l’idea della fantasia come ornamento: la collocano invece all’origine stessa della scoperta e del pensiero rigoroso.

Ciascuno di noi può verificarlo prendendo in considerazione antiche novelle: le finzioni scientifiche di un tempo sono oggi divenute attuabili grazie alle tecnologie più avanzate. Quella che ieri era pura immaginazione narrativa è diventata, in molti casi, ingegneria e realtà quotidiana.

Dall’immaginario alla realtà virtuale

Oggi il ricorso all’immaginario torna a essere una necessità storica, questa volta per dare sviluppo alla “realtà virtuale“. La realtà virtuale rappresenta un differente livello di realtà, nel quale il ricorso all’immaginario è ancora più potente: l’apprendimento nel cyberspazio, l’e-learning, trova infatti un riferimento inusuale dello spazio e del tempo.

In altre parole, gli ambienti digitali non si limitano a riprodurre il mondo: lo ricostruiscono secondo regole proprie, in cui la mente deve immaginare lo spazio e il tempo in modi nuovi. Questo rende l’immaginario non un accessorio, ma un requisito per orientarsi e per apprendere.

Bambini, fantasia e letteratura multimediale

Nell’apprendimento dei bambini il ricorso a elementi fantasiosi è certamente più naturale. Per questo dovremmo favorire la creazione di una letteratura multimediale costruita sulle loro capacità di astrazione intuitiva e fantastica, anziché comprimerle dentro schemi puramente formali.

Un riferimento prezioso resta il pedagogista italiano Gianni Rodari, che nel libro “La grammatica della fantasia” ha offerto una piacevole introduzione all’arte di inventare storie, indicando la genesi delle creazioni fantastiche. Il suo lavoro suggerisce che la fantasia non è caotica: ha regole, tecniche e una sua grammatica che si possono insegnare e coltivare.

Cervello e apprendimento: l’asimmetria del virtuale

Il cervello si sviluppa nell’apprendimento con modalità di integrazione differenziate. Le aree cerebrali che si attivano quando si ricorre alla realtà virtuale elaborata elettronicamente sono diverse da quelle coinvolte nella percezione sensoriale diretta.

L’asimmetria di funzionamento cerebrale tra l’elaborazione dell’informazione virtuale e quella dell’esperienza diretta è marcata. Se ne comprende una conseguenza importante: non esiste equivalenza piena tra l’istruzione tradizionale in presenza e le modalità di apprendimento in e-learning mediate dal computer. Sono due percorsi che attivano risorse cerebrali differenti e che vanno valutati ciascuno per ciò che è.

Tutto questo suggerisce la necessità di programmare una valutazione più attenta della realtà virtuale, in particolare nel suo utilizzo applicativo all’interno dell’apprendimento.

Il progetto europeo NARNIA

A questo scopo è stato proposto il progetto europeo di e-learning “NARNIA”, finalizzato a migliorare le modalità di evoluzione dell’apprendimento attraverso lo studio delle mappe mentali e concettuali.

Il progetto persegue un doppio obiettivo: da un lato offrire ai bambini l’opportunità di valorizzare la propria creatività operativa, dall’altro indirizzare queste attività verso una ricerca innovativa sulle nuove capacità di apprendimento. L’idea di fondo è favorire l’intuizione e la fantasia nella dinamica di trasformazione verso la futura società della conoscenza.

Domande frequenti

Perché vediamo immagini nitide durante il sogno se gli occhi sono chiusi?

Durante il sonno REM l’occhio funziona come un interruttore che segnala al cervello di produrre immagini. Il significato e le percezioni non dipendono solo dalla realtà esterna percepita, ma in gran parte dall’immaginario, che è una funzione vitale del nostro modo di dare senso alla vita.

La fantasia è davvero utile alla scienza?

Sì. Einstein riteneva l’immaginazione la più scientifica delle facoltà mentali e Boltzmann la definì la culla di ogni teoria scientifica affermata. Molte finzioni scientifiche del passato sono inoltre diventate realtà grazie alle tecnologie avanzate, a riprova del legame tra immaginario e scoperta.

L’e-learning equivale all’istruzione in presenza?

No. Le aree cerebrali attivate dalla realtà virtuale elaborata elettronicamente sono diverse da quelle della percezione sensoriale diretta. Questa asimmetria fa sì che non ci sia equivalenza piena tra istruzione tradizionale in presenza e apprendimento mediato dal computer, e suggerisce una valutazione attenta della realtà virtuale a scopo didattico.

Che cos’è il progetto NARNIA?

NARNIA è un progetto europeo di e-learning finalizzato a migliorare l’evoluzione dell’apprendimento attraverso lo studio delle mappe mentali e concettuali, valorizzando la creatività dei bambini e alimentando la ricerca sulle nuove capacità di apprendimento orientate all’intuizione e alla fantasia.

Il cervello non si limita a percepire la realtà: la significa attraverso l’immaginario. Dal sogno REM alle citazioni di Einstein e Boltzmann, fino alla realtà virtuale e all’e-learning, la fantasia emerge come funzione cognitiva centrale, non come ornamento. Poiché ambienti virtuali e percezione diretta attivano aree cerebrali diverse, l’apprendimento digitale va valutato con attenzione: progetti come NARNIA mostrano come coltivare intuizione e creatività, soprattutto nei bambini, verso la società della conoscenza.
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Una risposta a “Cervello e fantasia”

  1. […] Questo articolo, invece, e quest’altro, ci spiegano come e perché la mente può trattare la fantasia come realtà. Il classico esperimento è quello di dire: “davanti a te c’è un’arancia, rossa, succosa, morbida, tutta da mangiare e succhiare”. È probabile che, leggendo o ascoltando con attenzione queste parole, in bocca aumenti la salivazione. In realtà, basta anche solo ripetere le parole mentalmente, immaginare l’arancia, perché questo avvenga. […]

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