Un libro contro la megalomania dell’io
La pretesa, che ognuno di noi vanta, di considerarsi originale crea distanze incolmabili tra gli individui e alimenta l’idea di essere non soltanto padroni delle proprie scelte, ma del tutto, o quasi, autonomi nelle proprie azioni. Questa visione megalomane dell’io, secondo Alessandro Bertirotti, è la causa prima di molte tragedie del mondo contemporaneo: invade la dimensione esistenziale dell’altro, che viene relegato a semplice spettatore di una verità che si crede di possedere e che si vuole imporre.
“Diversamente uguali” nasce proprio da questa diagnosi. È un testo che analizza la formazione del concetto di io e ne propone la sostituzione con il termine noi, per poi approdare alle categorie di altro e di mondo. Non un semplice esercizio filosofico, ma una riflessione a vocazione pratica: capire come pensiamo noi stessi è il primo passo per cambiare il modo in cui stiamo insieme agli altri.
Noi, gli altri, il mondo: le tre coordinate del testo
Noi, gli altri, il mondo sono le coordinate della riflessione proposta dall’autore e costituiscono le tre parti in cui si articola il libro. Ogni sezione affronta un livello diverso della nostra esperienza relazionale, dal rapporto con se stessi fino al legame con l’ambiente in cui viviamo.
Noi
La prima parte invita a percepirsi come sintesi di due dimensioni: quello che si crede di essere e ciò che gli altri credono che noi siamo. Riconoscere questa doppia natura serve a migliorare il proprio benessere e a modificare comportamenti inadatti, soprattutto nei contesti sociali. L’identità, in altre parole, non è un blocco chiuso e definitivo, ma qualcosa che si costruisce nello scambio continuo con chi ci circonda.
Gli altri
La seconda parte usa una metafora efficace: abbandonare la propria casa per spostarsi verso la terra promessa che desideriamo. Quella terra promessa non si raggiunge da soli, ma con l’aiuto della relazione affettiva con le persone e con il mondo. Gli altri, da ostacolo o da specchio in cui misurare la propria presunta superiorità, diventano compagni di viaggio indispensabili.
Il mondo
La terza parte propone di reimpostare il nostro rapporto con il mondo, inteso come insieme di oggetti, situazioni ed eventi. L’obiettivo è assumere la possibilità concreta di cambiare, investendo sulle proprie motivazioni e intenzioni. In questa sezione trovano spazio anche i contributi della dottoressa Raffaella Fagnoni e del dottor Carlo Vannicola, docenti all’Università di Genova, che allargano la prospettiva verso il design e la progettazione degli spazi in cui viviamo.
Perché passare dall’io al noi
Il cuore della proposta di Bertirotti è uno spostamento di prospettiva. Finché restiamo ancorati a un io ipertrofico, tendiamo a vivere gli altri come minacce alla nostra unicità o come pubblico da convincere. Sostituire l’io con il noi non significa annullarsi, ma riconoscere che la nostra identità è già, da sempre, intrecciata con quella delle persone che incontriamo.
Questa idea ha ricadute molto pratiche. Sul piano del benessere psicologico, aiuta a ridurre il peso del confronto continuo e del bisogno di affermazione, due meccanismi che alimentano ansia e insoddisfazione. Sul piano sociale, apre la strada a relazioni meno conflittuali, fondate sul riconoscimento reciproco anziché sull’imposizione della propria verità. Il titolo stesso, “Diversamente uguali”, condensa questo paradosso fecondo: siamo tutti diversi, eppure profondamente uguali nel nostro dipendere gli uni dagli altri.
La forza del libro sta nel tenere insieme il rigore della riflessione psicologica e antropologica con un linguaggio accessibile, pensato per chi desidera interrogarsi sul proprio modo di stare al mondo senza bisogno di una formazione specialistica. È un invito a mettere in discussione le certezze più radicate su se stessi, per scoprire che il cambiamento non nasce dall’affermazione dell’io, ma dalla capacità di aprirsi al noi.
Chi è Alessandro Bertirotti
Alessandro Bertirotti si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Statale di Musica di Pescara e si è laureato in Pedagogia presso l’Università degli Studi di Firenze. È docente di Psicologia per il Design all’Università degli Studi di Genova, Scuola Politecnica, Dipartimento di Scienze per l’Architettura.
È stato Visiting Professor di Anthropology of Mind presso l’Universidad Externado de Colombia, a Bogotà, vice-segretario generale dell’UNEDUCH (Universal Education Charter), organizzazione non governativa presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite e il Parlamento Europeo, e presidente dell’International Philomates Association. È membro della Honorable Academia Mundial de Educación di Buenos Aires e del Comitato Scientifico di Idea Fondazione (IF) di Torino, che si occupa di neuroscienze, arte e cognizione per lo sviluppo della persona. Ha fondato l’Antropologia della mente, disciplina di cui è tra i principali promotori in Italia.
Domande frequenti
Di cosa parla “Diversamente uguali”?
Il libro analizza la formazione del concetto di io e propone di superare una visione megalomane di se stessi, sostituendo l’io con il noi per poi ripensare i rapporti con gli altri e con il mondo. È una riflessione psicologica sul modo in cui costruiamo la nostra identità in relazione agli altri.
In quante parti è diviso il testo?
In tre parti, che corrispondono alle tre coordinate scelte dall’autore: “Noi”, dedicata al rapporto con se stessi, “Gli altri”, dedicata alle relazioni affettive, e “Il mondo”, dedicata al legame con l’ambiente di oggetti, situazioni ed eventi in cui viviamo.
Perché l’autore vuole sostituire l’io con il noi?
Perché un io ipertrofico, convinto di essere del tutto autonomo e originale, genera distanze tra le persone e conflitti. Riconoscere il noi significa ammettere che la nostra identità è già intrecciata con quella degli altri e che il cambiamento personale passa dalla relazione.
Chi ha scritto il libro?
L’autore è Alessandro Bertirotti, docente di Psicologia per il Design all’Università degli Studi di Genova e fondatore dell’Antropologia della mente. Il volume ospita anche i contributi di Raffaella Fagnoni e Carlo Vannicola, docenti presso lo stesso ateneo.
Fare il passo più lungo della gamba è un comportamento da correggere su questo siamo d’accordo il tema del libro dovrebbe risultare interessante.Complimenti all’autore.