La nostra scrittura, tra natura e cultura


Perché ognuno di noi scrive in modo diverso?

La Grafologia studia il segno grafico, la scrittura, sia dal punto di vista tecnico-razionale, per ciò che esso indica, sia dal punto di vista simbolico, per ciò che esso evoca. In questo articolo parleremo di questo secondo aspetto relativamente alla simbologia spaziale di Pulver, che riprende la concezione junghiana di archetipo.    

 

Nella fase di apprendimento della scrittura, il bambino cerca di riprodurre il modello scrittorio concentrando l’attenzione, sotto il controllo della volontà, sulla forma e, auspicabilmente, sul movimento necessario per “disegnare” la lettera proposta.   Tuttavia la percezione del modello non avviene in tutti gli individui con le stesse modalità in quanto a fare da filtro tra l’oggetto percepito e la sua rappresentazione entrano in gioco la sensibilità, le tendenze, le motivazioni e le esperienze individuali.
Oggetto di studio della Grafologia non è il contenuto della scrittura, ma la dinamica del tracciato grafico, comprensivo dello scarabocchio e del disegno oltre che della scrittura,  prodotto dalla mano nello spazio grafico.  Allorchè l’atto grafico diviene spontaneo  trasformandosi in gesto grafico sempre meno subordinato al vigile controllo della coscienza,   la traccia grafica registra con progressiva evidenza le interazioni tra la struttura costituzionale neuro- biologica ereditaria dello scrivente, la sua sensibilità,  la sua storia personale, la memoria delle sue esperienze.
La grafomotricità  abituale è dunque  l’espressione di una interazione tra il mondo pulsionale, impulsivo e propulsivo delle tendenze e l’attivazione attenzionale, volontaria e cosciente.
Un controllo eccessivo dell’esecuzione grafica è indice del prevalere delle aree corticali e piramidali sulla funzione di quelle extrapiramidali per cui viene inibita l’immediatezza  espressiva.
La Grafologia, decodificando gli indizi oggettivati dal tracciato grafico,  permette di ricondurre le sindromi grafiche alle caratteristiche personali, al temperamento, al carattere dello scrivente in interazione con le influenze ambientali. In questa prospettiva è evidente la rilevanza della diagnostica grafologica in particolare ai fini di un tempestivo intervento formativo  in età evolutiva.

Il simbolismo grafico: l’ambiente grafico come l’ambiente di vita

Allorchè scriviamo, siamo sollecitati da una serie di stimoli con valenza simbolica ed emotiva.
Le modalità con cui ci rapportiamo ad essi esprimono inconsciamente il nostro vissuto in relazione a tali contenuti. L’Io che scrive corrisponde all’Io che agisce in un determinato contesto sociale.
La proiezione simbolica di tale dinamica interiore è stata individuata in particolare da Max Pulver (1889-1911), filosofo, psicologo e grafologo svizzero.
In grafologia, come in psicologia, il simbolismo non ha carattere convenzionale in quanto il rapporto tra significante di un segno ed il suo significato ( senso) non è stato stabilito a posteriori (come nella scelta di un simbolo matematico), ma è di natura inconscia, culturale; è ereditario ed involontario,  espressione di una struttura sociale alla quale appartiene.
Il foglio bianco rappresenta simbolicamente lo spazio vitale in cui siamo inseriti.
Il modo con cui, scrivendo, riempiamo lo spazio bianco del foglio rappresenta il modo con cui ci muoviamo nello spazio vitale nonché le modalità dei rapporti dell’Io nei confronti del Tu.
Lo spazio grafico, come lo spazio vitale, è delimitato dalle coordinate alto, basso, destra e sinistra.
Ad esse corrispondono le forze vettoriali che condizionano, orientandolo, il nostro movimento all’interno del foglio.  L’Io che scrive  è al centro di incontro delle forze vettoriali.
La nostra reazione di fronte al contenuto di tali vettori definisce le modalità con cui utilizziamo lo spazio grafico e ci disponiamo in esso, spinti da una reazione che può essere di attrazione o di repulsione o di controllo o ambivalente.
La risposta emotiva del soggetto ai vettori “alto” e “basso” è rappresentata dall’estensione verticale della grafia rispettivamente verso l’alto e verso il basso.
La risposta emotiva ai vettori “destra” e “sinistra” è rappresentata dal corrispondente orientamento degli assi letterali nella scrittura.
Le funzioni simboliche della coscienza ordinano l’esperienza fissandone i significati, trascendono la dimensione dei fenomeni coscienti individuali e si presentano proprio per questo con una originaria pretesa di obiettività, determinata proprio in rapporto alle funzioni della coscienza.
Il dinamismo attivato attraverso i simboli rievoca formazioni archetipiche negli strati più inconsci in cui i simboli operano attraverso il tempo per modificare, poi, l’atteggiamento conscio del soggetto.

Simbolismo ed inconscio collettivo

La giustificazione del simbolismo, come già ha osservato M. Pulver, ci viene consegnata dalla cultura filogenetica e fa capo all’inconscio collettivo.
A livello cosmico, l’uomo primitivo aveva attribuito al sole la fonte del benessere e della luce, lo aveva divinizzato. All’alto, concepito positivamente, contrappose il basso, colto come la dimensione negativa, da cui si originano le tenebre.
Anche nelle diverse visioni religiose, del resto, il paradiso è nei cieli e gli spiriti maligni sono negli inferi.
A questa visione cosmica corrispose la struttura del corpo umano: la testa, la ragione in alto in corrispondenza del bene; gli organi sessuali, spesso demonizzati come sintomo di disordine, nella parte inferiore del tronco, in corrispondenza del male.
Mentre nella civiltà occidentale l’andamento grafico è destrorso, nelle civiltà orientali è sinistrorso.   Cause storico-sociali sono alla base della costruzione di tale simbolismo.
Qui ci limitiamo a ricordare che l’andamento sinistrorso significa legame con il passato, introversione, tendenza all’immaginazione. La nostra civiltà è, invece, estroversa, pragmatica. Ciò non toglie che anche nella nostra civiltà vi siano persone chiuse, introverse, le quali esprimeranno tali caratteristiche non certo invertendo l’andamento scrittorio, ma ricorrendo ad altri segni grafici,  ad es. inclinazione degli assi letterali  a sinistra e/o scarsi collegamenti o del tutto assenti tra lettera e lettera.
Il simbolismo, e ciò è verificabile anche sperimentalmente, ha una profonda relazione con la struttura psico-biologica dell’intera umanità e con la sua esperienza collettiva: l’uomo, come sostiene Jung, porta sempre con sé tutta la propria storia e quella dell’umanità.

simbolismo

 

Corrispondenza tra spinte vettoriali e meccanismi neurofisiologici

Vi è una stretta corrispondenza tra tale schema del simbolismo grafico ed i meccanismi grafici neurofisiologici:  i movimenti centripeti, regressivi, conservatori, egocentrici sono realizzati dai muscoli pronatori (i quali chiudono la mano ruotandola verso sinistra) nei tragitti di adduzione-ovvero verso il soggetto-  e della flessione (o tensione).   Il movimento di flessione o tensione è realizzato per l’intervento del midollo e del  paleoencefalo.
I movimenti centrifughi, progressivi, allocentrici- ovvero verso il tu-, effusivi sono realizzati dai muscoli supinatori nei tragitti di abduzione-di allontanamento dall’io-  e di estensione.
I movimenti abduttivi ed estensivi sono da attribuirsi al talamo e al diencefalo.

Il midollo si estrinseca attraverso l’indice della mano; il talamo e il diencefalo agiscono attraverso il pollice che spinge la penna verso destra.(P.Cristofanelli)

La spiegazione simbolica non può e non deve  essere assolutizzata, ma deve essere affiancata dallo studio scientifico dei meccanismi neurofisiologici che intervengono nella scrittura.
A questo proposito l’ipotesi del “marcatore somatico” di Damasio offre un importante supporto dal punto di vista neurobiologico al simbolismo spaziale di Pulver nonché al simbolismo orizzontale di G. Moretti .

Nei prossimi articoli ci soffermeremo ancora su tutti questi aspetti.

 

 

Letture consigliate:

  1. Cristofanelli P.,  Grafologia. Dalla scrittura alla personalità, Edizioni Messaggero Padova, 2011
  2. Jung C. G. , L’uomo e i suoi simboli, Raffaello Cortina Editore, 1996
  3. Palaferri N, L’indagine grafologica e il metodo morettiano, Edizioni Messaggero Padova, 2005
  4. Pulver M., La simbologia della scrittura, tr. It., Torino Boringhieri, 1983
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Mariarita Bartalucci

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