Mente e Coscienza

Soggettività, sentimenti, emozioni

Da sempre anima e spirito sono stati oggetto di indagine filosofica e fatti coincidere con la nozione di coscienza. A partire dalla seconda metà del Novecento, però, i termini coscienza, cervello e mente sono entrati al centro della ricerca dei neuroscienziati. Che cos’è la soggettività? Come fa il cervello a costruire una mente e a […]

Soggettività, sentimenti, emozioni
Da sempre anima e spirito sono stati oggetto di indagine filosofica e fatti coincidere con la nozione di coscienza. A partire dalla seconda metà del Novecento, però, i termini coscienza, cervello e mente sono entrati al centro della ricerca dei neuroscienziati. Che cos’è la soggettività? Come fa il cervello a costruire una mente e a dotarla di coscienza? E quale ruolo giocano, in tutto questo, sentimenti ed emozioni? Sono le domande che attraversano l’ultima riflessione di Antonio Damasio.

La coscienza come soggettività della mente

La coscienza rappresenta la soggettività della mente, un’entità ancora misteriosa che, come afferma Antonio Damasio nel suo libro “Lo strano ordine delle cose” (Adelphi, Milano 2018), ci rende consapevoli di chi siamo e di che cosa pensiamo. La soggettività è il pilastro della mente, l’elemento costitutivo centrale della coscienza. Senza soggettività, l’individuo è incapace di riflessione e di discernimento e, quindi, di creatività.

Non si tratta di un dettaglio marginale. È proprio la soggettività a permetterci di prendere le distanze dall’esperienza immediata, di osservarla, di interrogarla. Nello sviluppo delle grandi costruzioni della cultura, l’indagine filosofica, l’arte, la morale, la giustizia, la scienza, le credenze religiose, un ruolo fondamentale è svolto dalle emozioni e dai sentimenti. Senza di essi, sostiene Damasio, non ci sarebbero mai stati né conoscenza, né cultura, né civiltà, né letteratura, amicizia, amore, dolore, gioia o piacere.

Sentimenti ed emozioni: il ruolo dell’omeostasi

I sentimenti, per Damasio, traggono la loro forza da un principio di regolazione della vita, l’omeostasi, presente in ogni organismo. Non sono un privilegio riservato alle creature più evolute e dotate di mente: si ritrovano anche nei mammiferi e negli uccelli. Sono, in altre parole, radicati molto più in profondità di quanto la tradizione filosofica abbia a lungo creduto.

Nella ricerca sulla mente, i sentimenti sono stati spesso ignorati o trattati come disturbi della ragione. I dati sperimentali mostrano invece l’opposto: non può esistere una coscienza senza sentimenti. Essi fanno parte dell’esperienza umana e sono processi di ciò che accade nel nostro corpo e nella nostra coscienza. Il sentimento non è quindi un accessorio dell’attività cognitiva, ma uno dei suoi fondamenti.

I sentimenti, precisa lo studioso, sono i rappresentanti mentali dell’omeostasi, considerata come il vero motore dell’evoluzione. Questa regolazione del milieu interno, secondo la teoria del fisiologo francese Claude Bernard, è caratterizzata da un gran numero di processi integrati e riguarda non solo gli animali, ma anche le piante. Le quali non sono immobili, come si crede: in loro c’è più movimento di quanto appaia. Hanno sensibilità e reagiscono agli stimoli del proprio ambiente, come la temperatura, l’idratazione e la quantità di luce, facendo crescere lentamente le radici e orientando foglie e fiori.

Mente, cervello e corpo: le grandi domande delle neuroscienze

Di che cosa è fatta la mente? È una struttura immateriale o materiale? Molti neuroscienziati sostengono che essa provenga dal cervello: mente, coscienza e cervello coinciderebbero. Le neuroscienze moderne si trovano così di fronte a due grandi questioni. La prima: come fa il cervello a costruire una mente? La seconda: come fa il cervello a dotare quella mente di coscienza? Finora non ci sono risposte definitive.

Dove ha sede la coscienza

Alcune ricerche hanno tentato di individuare le basi neurali della coscienza identificandola con una parte precisa del cervello, il tronco encefalico (Penfield). Studi successivi hanno però mostrato che la coscienza non risiede in un singolo centro, ma ha sede in diverse aree del cervello, il quale opera globalmente. Allo stato attuale delle conoscenze, si ritiene che la mente cosciente, cioè la soggettività, sia personale, privata e unica, e che gli eventi mentali siano equivalenti a eventi del cervello.

Il corpo come radice della mente

Alla base della mente dotata di coscienza c’è il corpo. Gli organismi generano la mente attraverso l’azione di cellule speciali, i neuroni, sensibili ai cambiamenti dell’ambiente circostante. Gli aspetti più importanti delle funzioni corporee sono rappresentati nel cervello sotto forma di mappe, le quali producono speciali immagini mentali: i sentimenti primordiali, come il dolore e il piacere. È in questa continuità tra corpo e mente che Damasio individua l’origine stessa della vita mentale.

Un problema ancora aperto

Sono state date molteplici definizioni di coscienza, senza tuttavia pervenire a una conclusione certa. Significativa quella di Stuart Sutherland: “La coscienza è un fenomeno affascinante, ma elusivo; è impossibile specificare che cosa sia, che cosa faccia, o perché evolve. Su di essa non è stato scritto nulla che valga la pena di essere letto”. Una provocazione che misura la distanza ancora da colmare.

La comprensione del modo in cui il cervello costruisce la mente rimane, dunque, un’impresa incompiuta. L’idea di avere una solida comprensione di quello che il cervello è e di quello che il cervello fa è, ammette Damasio con lucidità, pura follia. Eppure sappiamo sempre qualcosa di più a ogni anno che passa. Arriveremo un giorno a risolvere questi grandi problemi che appaiono misteriosi e insolubili? Se sì, quando? La domanda resta aperta, e proprio in questa apertura sta il fascino della ricerca.

Dalle cellule alla cultura

Quando emerge la mente? Essa emerge, per Damasio, nella storia della regolazione della vita, un processo dinamico indicato con il termine omeostasi. Ha inizio in creature unicellulari, come i batteri o le amebe, capaci di comportamenti adattivi pur non avendo un cervello; continua in individui dotati di un cervello semplice, come i vermi; prosegue nei soggetti il cui cervello genera i processi della mente, come gli insetti e i pesci.

Anche i batteri e i protozoi percepiscono e reagiscono alle condizioni del loro ambiente. Tutte queste creature percepiscono continuamente la presenza di altre creature viventi o dell’ambiente. Non si tratta ancora di comportamenti coscienti o di stati mentali, poiché questi organismi sono privi di sistemi nervosi. La questione riguarda piuttosto il tipo e il livello delle coscienze presenti nelle numerose specie viventi. Sta di fatto che già milioni di anni fa alcune specie di insetti svilupparono comportamenti complessi, pratiche e strumenti sociali che possiamo definire culturali. E ancora prima, alcuni organismi unicellulari mostravano comportamenti sociali i cui schemi corrispondono ad aspetti dei comportamenti socioculturali umani. La cultura, in questa prospettiva, non nasce dal nulla: affonda le sue radici nei meccanismi più antichi della vita.

Domande frequenti

Che cosa si intende per soggettività della mente?

La soggettività è ciò che rende ciascuno di noi consapevole di chi è e di che cosa pensa. Per Damasio è il pilastro della mente e l’elemento centrale della coscienza: senza di essa non sarebbero possibili né la riflessione, né il discernimento, né la creatività. È il punto di vista personale e unico da cui ogni individuo esperisce il mondo.

Perché i sentimenti sono così importanti per la coscienza?

Perché i dati sperimentali mostrano che non può esistere una coscienza senza sentimenti. Essi sono i rappresentanti mentali dell’omeostasi, cioè della regolazione della vita, e senza di loro non ci sarebbero mai stati conoscenza, cultura, arte o affetti. Il sentimento non è un ostacolo alla ragione, ma uno dei suoi fondamenti.

Dove ha sede la coscienza nel cervello?

Non in un unico centro. Se una prima ipotesi (Penfield) la collocava nel tronco encefalico, gli studi successivi hanno mostrato che la coscienza è distribuita in più aree del cervello, che opera in modo globale. La mente cosciente è considerata personale, privata e unica, con eventi mentali equivalenti a eventi cerebrali.

Che cos’è l’omeostasi e perché Damasio la definisce motore dell’evoluzione?

L’omeostasi è il processo dinamico di regolazione dell’ambiente interno di un organismo, teorizzato dal fisiologo Claude Bernard. Damasio la considera il motore dell’evoluzione perché è presente in ogni forma di vita, dalle cellule alle piante fino all’uomo, e perché i sentimenti ne sono l’espressione mentale: da questa regolazione della vita emerge, nel corso dell’evoluzione, la mente stessa.

La coscienza non è un’isola separata dal corpo, ma nasce dalla regolazione stessa della vita. Soggettività e sentimenti, lungi dall’essere accessori della ragione, ne sono le radici profonde, condivise lungo una linea che va dalle cellule più semplici alla cultura umana. Comprendere come il cervello costruisca la mente resta un’impresa incompiuta, e proprio in questa incompiutezza vive la sfida più affascinante delle neuroscienze.
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