Caso clinico

Nel presente articolo si intende riportare una lettura relativa ad un intervento psico-educativo, attraverso alcune intuizioni portate da Jacques Lacan, attuato nei confronti di un ragazzo colpito da episodio psicotico acuto, quali le cause e i motivi dell’interruzione improvvisa, riflettere sulle cause del disturbo e le condizioni che hanno portato alla “caduta dal linguaggio” della coppia.

L’ACCADUTO

G. è un ragazzo di 20 anni.

E’ stato soggetto ad un collasso psicotico presso una struttura militare in cui si trovava grazie al superamento di un concorso.

La vita militare è avvertita come una vocazione da alcuni anni.

Un posto in cui realizzarsi. La percezione che il ragazzo ha di se stesso è di differenza rispetto ai coetanei, si sente possessore di alcuni valori quali il coraggio, la determinazione, l’importanza della cura fisica e ritiene che l’ambiente militare sia il posto giusto dove sfruttarli ed utilizzarli per emergere rispetto agli altri, immagina che gli altri si possano accorgere di lui , i suoi superiori e gli riconoscano, gli conferiscano valore.

Si impegna nei mesi commettendo errori, dovuti all’inesperienza, alla giovane età, che comunque lo feriscono finché si accorge di non riuscire ad essere ciò che si era prefisso. L’ansia per la paura del fallimento aumenta, non riesce ad essere valorizzato per i suoi propri valori, i compagni li trova intollerabili, vuoti, senza obiettivi, ben diversi da lui.

Non capisce perché siano tollerate persone con così poca vocazione e dedizione alla vita militare. Si accorge di non riuscire ad essere ciò che sente di essere, la tensione diventa intollerabile finché cade preda di un delirio in cui crede che lo si voglia uccidere, tenta la fuga, lo inseguono e con l’aiuto degli infermieri chiamati sul posto lo sedano. Segue un ricovero in SPDC di circa 40 giorni. Una volta rientrato a casa segue un intervento educativo in cui, come mandato iniziale, si immagina di aiutare la famiglia ad elaborare cosa stia succedendo.

IMPLACABILE

La malattia mentale è un fenomeno complesso, destabilizza, disgiunge la trama familiare, getta “l’estraneo tra noi” , è altresì un filtro che lascia cadere sul fondo alcune essenze, alcuni cardini.

La figura del padre si mostra in tutta la sua corazza durante i primi colloqui.

Durante il mio percorso analitico ho imparato a fidarmi dell’attenzione fluttuante, delle parole che traducono le sensazioni che emergono alla mente, all’improvviso.

Implacabile” è la parola che mi risuona con insistenza. Quello che decanta o almeno quello che colgo io, è la tolleranza quasi nulla del padre nei confronti della manifestazione psicotica, grave momento della vita del ragazzo.

In effetti il padre soffre ma non ammette in alcun modo che il figlio abbia una manifestazione”fallimentare”, che si sia mostrato non adeguato.

Appare evidente che non tollera , l’operazione che attua è quella di mettere in luce come i comportamenti socialmente chiusi di G. abbiano generato questo episodio e poi attua un confronto con sé stesso in cui è sempre stato diverso e più funzionale.

Una famiglia alle prese con difficoltà di questo genere si aggrappa a quello che può soprattutto nelle fasi iniziali, per dare un senso all’accaduto. Quello che colpisce è il paesaggio immutato nel corso della durata dell’intervento.

La madre è la parte che tenta il salto simbolico nella triade familiare. Mi chiama al telefono dove facciamo lunghe conversazioni telefono diversamente dal marito il quale non chiama mai, se mi vede in casa quasi mi ignora.

IL SOGGETTO PERSO NELL’OGGETTIVITA’

G, descrive fatti in modo oggettivo e preciso, lui è nei fatti, al di fuori dei fatti c’è poco, non emerge, non riesco a sentirlo.

Mi ricorda la personalità normotica, per certi versi, descritta da C. Bollas, la persona cerca di essere oggetto tra gli oggetti, eliminando il più possibile la parte soggettiva propria. La persona che, al contrario della psicosi che precipita nelle profondità della psiche, qui precipita nella superficie della psiche.

G. ha in effetti alcune caratteristiche che denotano un ambiente mentale del genere : ha interiorizzato un istanza psichica implacabile su di sé e verso gli altri.

La narrazione di sé avviene tramite fatti, descrizioni accurate degli eventi, al di la di ciò non c’è la percezione di come si sia sentito, di chi gli fosse simpatico, antipatico,…

Gli altri sono valutati tramite “pagelle” ( definizione che emerge nei nostri incontri e che viene accettata ) quanto sono magri, quanto parlano di sé, quanto tempo spendono sui social network…quanto è il termine chiave.

Il “quanto” ingombra anche le sue giornate : in palestra si mette alla prova per vedere quanto possa sollevare ai pesi, procurandosi anche degli strappi per gli sforzi eccessivi, quanto riesce a correre, quanto riesce a resistere dal mangiare dolci. Il fisico occupa un posto centrale.

Quindi, il “quanto” attiene alla misurazione e gli oggetti per l’appunto sono suscettibili alla misura : G. misura, la misura è la modalità di relazione privilegiata.

Il corpo ha una predominanza nel rapporto mente-soma del ragazzo perché anche questo è maggiormente misurabile : quanto ingrassa, quanto solleva.

Il quantificare è la sponda che dà significato del valore di G.

Il bisogno di valore è un elemento centrale, una ricerca pressante che G. avverte come bisogno.

Il padre tratta il Sé di G. secondo la sequenza :

A) identificazione di uno stato di malessere

B) difesa da questo attraverso il confronto con una norma generica di “ come si deve fare”

C) il padre che si confronta a sua volta con tale norma generica risultando adeguato

ALLA RICERCA DELLA PROPRIA SOGGETTIVITA’

La Legge paterna è demandata al mondo, su un piano generale , sull’oggettivazione. Il padre si pone come gestore della conformità o meno dei comportamenti.

La funzione paterna della Legge non è, in questo caso, assunta da una soggettività ad un’altra : il desiderio del desiderio dell’Altro del figlio, ma anche del padre che desidera il desiderio di desiderio del figlio, un richiamo tra soggettività gettato sullo sfondo del mondo, dove la figura è chiamata a stagliarsi rispetto allo sfondo del mondo.

Il padre richiama il figlio, la soggettività del figlio, proprio quella, proprio la sua ! esponendo la propria soggettività, facendone vanto, esponendola nel buio, con tutti i limiti ed imperfezioni, come un faro che indica la rotta : un soggetto che ne chiama un altro.

Nel caso presente il richiamo è debole, intermittente, intimidito dalla propria imperfezione, non si espone, non “fa vanto” di sé, demanda al mondo una presunta oggettività, “giustezza” dello stare al mondo per l’appunto. Viene recuperata di riflesso la funzione di Legge eleggendosi come responsabile del dispositivo di controllo.

La soggettività di G. è poco individuata, G. vaga per il mondo, dunque, alla ricerca del suo valore, della misura che gli renda chi è lui.

Il luogo dell’esercito con regole e gerarchie è il luogo individuato per avere una funzione paterna, viene definito da lui come luogo “di valore e credibile ” per il riconoscimento di cui lui necessita.

Lacan indica la domanda come senso che si crea sulla retroazione della risposta, la domanda è filtrata dal senso, dal contenuto, portato dall’Altro.

G. invece riceve una risposta impersonale non “ritagliata su misura” : la cerca altrove dunque.

Necessita di risposta.

Levinas dice che il segreto del testo sta negli occhi di chi legge e potremmo tradurlo nella retroazione della risposta lacaniana come il segreto della domanda sta nelle orecchie di chi ascolta.

Chi ascolta G. ? Cerca la propria soggettività non in sé, ma nel mondo come un fatto tra i fatti.

Nel lavoro svolto con lui l’asse su cui ci si è mossi è stato quello di riconoscere l’esistenza della propria soggettività, mostrando quella dell’interlocutore che attuasse un richiamo tra soggettività.

Si è cercato di riportare l’attenzione dai fatti a lui, a rendergli la responsabilità della propria singolarità. Ciò è stato solo parzialmente possibile, per impossibilità, strategia sbagliata o mancanza di tempo, nel momento in cui è venuto a mancare la possibilità di un nuovo tentativo nel mondo militare: non è rimasto il legame soggettivo aldilà dei fatti. Benché nel tempo si siano verificati movimenti in cui delle parti sue emergenti dalla relazione siano state riconosciute da lui, nominate, presenti alla coscienza, mostrando all’esterno la relazione flebile con sé stesso, la relazione creata è stata un fatto tra i fatti, valevole di un tentativo a ritrovare la propria soggettività aldilà del riconoscimento della stessa.

La figura viene confusa con lo sfondo, chi scrive è rimasto sullo sfondo pur essendo identificato come elemento, il mio idioma, per usare un’espressione di Bollas, è rimasto oscuro, poco distinto. Portava un messaggio in cui si richiedeva un salto logico : dal mondo oggettivo al mondo soggettivo non confondendo ma distinguendo l’interlocutore. Identificare sufficientemente a lungo il luogo dell’Altro lacaniano, accorgersi che si è chiamati da un luogo specifico,il soggetto di fronte a se, non quantificato, né misurato perché i soggetti sfuggono alle misure, piuttosto che cercare una misura precisa nel mondo indistinto.

Soggettività e oggettività questi i due idiomi ingaggiati nel dialogo.

SIGNIFICANTE, METONIMIA E METAFORA

Una ricerca continua del significante perduto, una fuga metonimica, come indicato da Lacan, che in realtà porta ad una perdita di significato.

In effetti il soggetto che si riconosce nella percezione dell’Altro, sfugge alle lusinghe dello specchio come indicato dallo psicanalista francese, parafrasando Bateson, ha la possibilità di fare il salto logico di cui sopra , vede la propria rappresentazione promossa dall’Altro significativo e si riconosce nella struttura del mondo oggettivo il quale ha una soggettività immanente.

Rappresenta il Sé grazie all’Altro, si dà uno statuto nuovo attraverso tale rappresentazione compiendo il salto di tipo logico, non confondendo più l’insieme con la propria soggettività, ma percependosi come elemento distinto, appunto. Questo passaggio da un tipo logico ad un altro permette la possibilità di avere la propria rappresentazione di Sé, tramite la rappresentazione donata da altrove : la rappresentazione della rappresentazione per usare un’espressione di Foucault, permette di metaforizzare il soggetto che può produrre significati perché come ricorda Kojevè l’essere umano non è mai dato una volta per tutte. I suoi significati, chi è, risiedono nel mondo, questa volta si, a patto che ci sia un soggetto che si accorge di sé stesso attraverso l’Altro per poter metaforizzare i significanti, che via via incontrerà, per produrre significati inediti di sé.

Nella relazione  con sé stesso, G. non ha parole, ha invece quello che il processo comparativo, impersonale gli ha lasciato : misure.

Leggi anche

BIBLIOGRAFIA

  • M.Recalcati – JACQUES LACAN DESIDERIO GODIMENTO SOGGETTIVAZIONE Raffaello Cortina Editore
  • G. Bateson – MENTE E NATURA – Adelphi
  • C. Bollas – L’OMBRA DELL’OGGETTO – Raffaello Cortina Editore
  • M.Foucault – LE PAROLE E LE COSE – Rizzoli
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