
Le neuroscienze contemporanee sono impegnate a comprendere la struttura e il funzionamento del cervello e della mente nonché i modi in cui le attività del cervello dei mammiferi “generano” sia l’ attività cognitiva che i sentimenti emotivi cui diamo il nome di “affetto”.
Le ricerche rilevano che gli affetti (sensazioni, emozioni, sentimenti, affettività) hanno un carattere primigenio, sono cioè espressione dell’evoluzione e delle strutture più antiche del cervello, e sono presenti in tutti gli animali . Questi antichi territori formano -precisa Panksepp- la nostra “mente ancestrale ( la nostra mente affettiva) , struttura che condividiamo “con molti altri animali”.
Perche’ la ricerca animale e’ cruciale
Invero, la ricerca sugli animali è stata “cruciale” per lo sviluppo delle neuroscienze. Soltanto attraverso lo studio dei cervelli animali è stato possibile avviare il tentativo di comprendere l’origine dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni e dei complessi sistemi cognitivi ed affettivi del cervello umano. Senza modelli animali non sarebbe stata realizzabile alcuna seria comprensione neuroscientifica delle funzioni del nostro cervello.
Collegare la mente umana al cervello animale è stato possibile a seguito della scoperta che le funzioni cerebrali sono “più facilmente studiate negli animali”. I dati sperimentali dimostrano che i processi affettivi primari costruiti nel “CervelloMente” (senza trattino) degli animali “non sono così differenti da quelli che accompagnano le tendenze affettive del cervello umano”, pur ovviamente non raggiungendo gli stessi raffinati sentimenti cognitivo- affettivi degli esseri umani.
Il grande errore di Cartesio- afferma Damasio- è stato quello di ritenere che gli animali siano privi di coscienza e di esperienza soggettiva. C’è la credenza che essi non percepiscano le loro reazioni emotive. Sta di fatto che tutti i mammiferi per sopravvivere devono utilizzare comportamenti emotivi. Lo studio delle “menti animali” sono alla base della comprensione delle fondamenta antiche delle nostre menti e ci dicono “più di quello che ci ha detto qualsiasi altro approccio finora sia stato tentato” (Panksepp).
La ricerca sul cervello animale ci permette di andare “al cuore” dei processi affettivi, fatto che è “quasi impossibile- precisano i neuroscienziati- nella ricerca sugli esseri umani, persino con i metodi di brain imaging, più adatti a studiare le aree cognitive superiori”.
I neuroscienziati si sono concentrati sul cervello animale perché “le omologie neuro anatomiche e neurochimiche ” sono, precisa Bernroider- “assolutamente impressionanti”.
La ricerca animale finora ha fornito dati sicuri sul fatto che tutti i mammiferi “sono creature intensamente affettive”.
Come nascono la mente e le emozioni
La questione fondamentale è “come nasce la mente? Come nascono le emozioni nel cervello?”. Oggi, si comincia ad accettare il principio che i sentimenti umani (la coscienza, la mente) hanno basi biologiche (Barret). Tutti gli aspetti della coscienza- rileva Panksepp- emergono nel cervello degli animali e in quello degli esseri umani come espressione delle “interazioni” dei sistemi neuronali connessi sia alle funzioni cerebrali superiori (pensiero) sia a quelle inferiori (stati affettivi primitivi).
Alcuni neuroscienziati sostengono che i fenomeni soggettivi non possono essere “osservati in modo oggettivo”, per cui il comportamento degli animali e persino quello degli esseri umani non possono mai fornire solide prove.
Questi pregiudizi sono fuori luogo. Abbiamo infatti tutta una serie di esperimenti- afferma Tinbergen- che dimostrano l’esistenza di sentimenti emotivi, cioè di qualità soggettive della mente, negli altri animali. Ci sono “prove schiaccianti”- aggiunge Panksepp- che mostrano come “tutti i mammiferi hanno esperienze e reazioni affettive intense”.
Le scoperte tratte dalla ricerca animale hanno scandito la storia e i progressi della medicina, fatto che avrà notevoli ripercussioni per la comprensione della natura dei disturbi psichiatrici, basata finora su concezioni obsolete e sulle intuizioni, e della condizione umana. Nel secolo scorso, senza la ricerca animale sull’insulina, decine di milioni di bambini sarebbero morte prematuramente.
Non siamo dunque gli unici fra le creature ad essere dotati di coscienza. Vi sono “bolle di coscienza ovunque i nostri cugini animali si aggirino sulla Terra”(Panksepp). I dati indicano che i mammiferi reagiscono in maniera negativa ad attivazioni del cervello, come paura, collera, panico, sofferenza, e reagiscono in maniera positiva ad altre, come desiderio sessuale, ricerca, gioco e cura.
Cosa ci insegna lo studio del cervello animale
In conclusione: 1) la comprensione del cervello e della mente non può essere raggiunta senza lo studio del cervello animale; 2) gli affetti positivi e negativi sono straordinariamente “simili” in tutto il regno dei mammiferi (Brudzynski); 3) gli stati soggettivi (la coscienza) non sono tipici degli esseri umani, ma appartengono a tutti i mammiferi e persino al topo, agli uccelli e ai pesci (Granon, Gahr); 4) recenti ricerche hanno dimostrato “l’esistenza dell’autoriflessione animale”, la capacità (rudimentale) cioè di sapere di sapere (metacognizione) che è stata riscontrata nei nelle scimmie, nei delfini, nei ratti e nei piccioni; 5) le prime prove sulla plasticità del cervello, sull’apprendimento e sulla memoria provengono dalle ricerche di Kandel sulla lumaca marina Aplysia; 6) ci sono prove dell’ esistenza negli animali di sentimenti, come altruismo (de Waal), simpatia (Darwin), empatia, cooperazione, comportamenti morali; 7) alcuni neuroscienziati hanno sostenuto che la moralità è frutto dell’evoluzione e che si è sviluppata a partire dagli istinti sociali animali; 8) noi condividiamo con gli scimpanzé il 98,8 per cento del nostro DNA.
Anche gli animali dunque hanno emozioni. Queste fanno parte dell’ evoluzione ed hanno una natura biologica nella quale sono coinvolte le aree più antiche del cervello e alcuni sistemi neurali, come i “neuroni specchio”. L’empatia, ad esempio, ha una storia lunga 200 milioni di anni e nasce dalle cure della madre per i propri cuccioli (Swaab).
Infine, un’ampia e prolungata serie di osservazioni ed esperimenti compiuta sul meraviglioso cucciolo di cane Kimi, ben accudito da mio figlio Valentino, mostra la sua capacità di manifestare emozioni e sentimenti, come ansia-paura, affetto, sofferenza, empatia, esultanza, gioia, gioco, ricerca. Sono stati soggettivi e quindi aspetti essenziali della coscienza.
Al cervello umano e al cervello degli animali, con particolare riferimento al cane e al cucciolo Kimi, ho dedicato molteplici scritti, che si possono trovare nel mio libro Le misteriose finestre dell’ anima e sulla Rivista Neuroscienze.net.
Domande frequenti
Perche’ la ricerca animale e’ importante per lo studio del cervello?
Perche’ le funzioni cerebrali sono piu’ facilmente studiabili negli animali e perche’ i processi affettivi primari costruiti nel cervello degli animali non sono cosi’ differenti da quelli umani. Senza modelli animali non sarebbe stata possibile alcuna seria comprensione neuroscientifica delle funzioni del nostro cervello.
Gli animali hanno emozioni e coscienza?
Secondo le prove raccolte da neuroscienziati come Panksepp, tutti i mammiferi sono creature intensamente affettive e mostrano esperienze e reazioni emotive intense. Gli stati soggettivi non sono tipici solo degli esseri umani, ma appartengono a molti animali, con prove che riguardano anche l’autoriflessione, l’altruismo e l’empatia.
Qual e’ stato l’errore di Cartesio secondo Damasio?
Il grande errore di Cartesio, afferma Damasio, e’ stato ritenere che gli animali fossero privi di coscienza e di esperienza soggettiva. In realta’ tutti i mammiferi, per sopravvivere, utilizzano comportamenti emotivi, e lo studio delle menti animali illumina le fondamenta antiche delle nostre menti.
Da dove provengono le prime prove sulla plasticita’ del cervello?
Le prime prove sulla plasticita’ cerebrale, sull’apprendimento e sulla memoria provengono dalle ricerche di Kandel sulla lumaca marina Aplysia, un esempio di come lo studio di organismi semplici abbia aperto la strada alla comprensione di processi complessi.
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