Un itinerario tra scienza e spirito
Questa rappresentazione e’ in sostanza la proiezione di un lungo e affascinante itinerario filosofico e scientifico compiuto dall’autore, diretto a comprendere il mistero della vita, del cervello e dell’anima con tutti gli strumenti del pensiero, della letteratura, dell’arte e della scienza. Un modello di ricerca che conferma, scrive nella prefazione il professor Rapisarda, le notevoli capacita’ dell’autore di fondere discipline umanistiche e discipline scientifiche. Un merito non comune tra gli autori, una qualita’ che da sempre gli e’ stata riconosciuta da autorevoli scienziati. Il professor Raffaello Vizioli, neuroscienziato di fama mondiale, ed Edoardo Boncinelli hanno infatti definito rispettivamente Brunetti un “umanista-scienziato” e “uno dei pochi autori capace di scrivere un libro sul cervello, la mente e la coscienza”. “Tre parole”, dichiara Brunetti in questa bella e densa intervista, “che sono avvolte nel mistero e nascondono ancora abissi di ignoranza, nonostante i progressi scientifici degli ultimi anni che hanno scoperto piu’ cose sul cervello e la mente di quante ne siano state apprese nei precedenti cinquemila”. Sono argomenti che suscitano meraviglia, soggezione e sgomento tali da “far tremare le vene ai polsi di qualsiasi scienziato”.
Cio’ che rappresenta la sua peculiarita’ e lo differenzia dalla maggior parte degli altri autori e’ il “valore aggiunto” della sua concezione etico-spirituale dell’essere umano. Una visione che non contrasta con le neuroscienze, ma si pone come elemento fondamentale di integrazione dei molteplici saperi.
D’accordo con il neuroscienziato australiano Costa, docente nell’Universita’ di Adelaide, Brunetti sostiene che il mondo della materia e il mondo dello spirito, il sapere trascendente e quello scientifico immanente, sono da considerare “conoscenze parallele”. Oggi, continuare ad affermare che la conoscenza del mondo fisico e’ “prerogativa” della scienza, mentre la conoscenza della mente e dei pensieri, cioe’ del mondo spirituale, e’ “prerogativa” della filosofia, e’ una dicotomia “insostenibile”, una separazione “artificiale”. Sia la costruzione del mondo esterno che la creazione di un mondo soggettivo interno (spirituale) sono il “prodotto” dell’evoluzione. E dunque essi vanno considerati soggetto di studio sotto una stessa prospettiva. La sfida per i neuroscienziati e’ quella di trovare i “correlati neurali” alle esperienze esterne ed interne. Sia il mondo materiale sia il mondo spirituale, l’insieme cioe’ delle attivita’ della mente, sono “parte” dello stesso universo a cui si puo’ “accedere” soltanto con la mente dell’essere umano.
In questa visione, la scienza e’ considerata entro “l’ottica dell’evoluzione biologica e dell’evoluzione culturale e rappresenta quindi anch’essa un’attivita’ spirituale “per eccellenza” (Costa).
E’ una concezione umanistica, scientifica e spirituale dell’uomo e del mondo vista come un’esigenza fondamentale dell’essere umano, una spiritualita’ che sappia interagire con il mondo moderno e post-moderno.
Spirituale, spiritualita’, spirito: concetti difficili, professor Brunetti
Spirituale e’ cio’ che concerne la realta’ dello spirito. Sostanza spirituale: lo spirito. Spiritualita’ e’ cio’ che ha natura spirituale. Sostanza immateriale. Che e’ spirito. Qualita’ che si attiene ai valori dello spirito e rifugge da istinti (Gabrielli). Per spirito s’intende una sostanza pensante, “il principio delle facolta’ intellettive e razionali dell’uomo”, il complesso delle attivita’ creative, i riti e il senso “quasi religioso” (Boncinelli) della grandiosita’ del creato. Il termine corrisponde al greco pneuma o soffio, a nous, respiro, fiato. Il concetto di spirito include l’anima, la mente, il pensiero, la coscienza, la cultura e dunque la scienza.
In questo senso, l’evoluzione culturale e l’evoluzione biologica appaiono come un’edificazione ed attuazione dello spirito. Attraverso lo spirito, ossia le facolta’ intellettive, razionali e l’insieme delle percezioni e intenzioni consce e inconsce, l’essere umano e’ arrivato a scoprire tante cose inaspettate e meravigliose. Tante ne scoprira’ e ne sapra’.
Il mistero della mente e dell’anima
“I piu’ autorevoli neuroscienziati, da Wilder Penfield ai premi Nobel Eccles e Sperry, dopo aver dedicato le loro vite alla ricerca sul cervello, si sono inchinati di fronte al mistero della mente, di come cioe’ una struttura materiale, il cervello, possa produrre un’attivita’ immateriale, l’anima. E’ ragionevole assumere che la mente risieda nel cervello. Il problema centrale tuttavia e’ che se il concetto di mente, come rileva Boncinelli, appare sfuggente, quello di anima e’ “addirittura inafferrabile”. Secondo alcuni autori, la mente (l’anima) e’ “una scatola nera” della quale non e’ possibile comprendere i meccanismi. La vita mentale, dicono alcuni autori, e’ immateriale ed epifenomenica, non puo’ essere analizzata dalla scienza, la quale si basa su osservazioni oggettive. La mente (l’anima) e’ dunque intrinsecamente “un abisso insondabile”, il “grande profundum” di Sant’Agostino.
C’e’ anzitutto da considerare che gli stati mentali, i contenuti della coscienza, sono un fenomeno soggettivo, privato, personale, non dimostrabile scientificamente (William), ossia non riducibile ad indagine sperimentale. Non possiamo nemmeno sostenere che l’anima sia reale. Autori come Eccles e Flanagan ritengono che il problema della mente contenga grandi enigmi che “forse non saranno mai spiegati e risolvibili”. Popper giudica che quello della mente e del cervello sia “un mistero grande quanto l’origine della vita”, il problema “piu’ profondo e difficile della filosofia e della nuova scienza del cervello e della mente”. Molti altri neuroscienziati invece reputano che sia possibile esplorare e comprendere sul piano scientifico la mente, in quanto dotata di contenuti e di proprieta’. Gli stati mentali, dicono i neuroscienziati, scaturiscono da una rete neurale. Si tratta allora di ricercare i meccanismi oggettivi, biologici, degli stati soggettivi, attraverso gli strumenti sperimentali. E’ possibile dunque “manipolare” la mente e la coscienza. Lo scopo della ricerca neuroscientifica e’ pertanto quello di analizzare e capire l’insieme di questi meccanismi. Le neuroscienze, per Panksepp, sono pronte a “chiarire definitivamente i modi in cui il cervello dei mammiferi genera l’attivita’ della mente”.
Monismo e riduzionismo biologico
“Nella concezione delle neuroscienze non esiste una forma di dualismo che pone cervello e mente su due realta’ distinte. Si ammette l’esistenza di “una identificazione” della mente con il cervello. In tal modo, al dualismo filosofico tradizionale di anima e corpo, si sovrappone (rectius: si contrappone) la teoria del monismo, cioe’ dell’unita’ di mente e corpo. Questa teoria porta al riduzionismo biologico: ogni spiegazione di natura mentale viene valutata in termini di proprieta’ biologica di regioni del sistema nervoso. Si assume che gli eventi mentali siano “identici” agli eventi neurali, nel senso che ad ogni stato mentale corrisponda un possibile stato neurale. C’e’ insomma “identita’” del cervello con la mente”.
“A partire dagli ultimi anni del secolo scorso, la ricerca sul cervello e la mente abbandona la pura analisi filosofica e da’ vita all’indagine empirica, fondata cioe’ su metodi scientifici sperimentali. La mente, ha scritto Sherrington, e’ un telaio incantato che “tesse rappresentazioni mentali e stati d’animo”. Le rappresentazioni mentali sono entita’ piu’ o meno astratte quali simboli, immagini, idee, modelli mentali, sensazioni, emozioni, sentimenti.
Il principio alla base delle nuove neuroscienze, afferma il premio Nobel Kandel, e’ che “tutti i processi mentali, perfino i processi psichici piu’ complessi, derivano da operazioni del cervello”. L’assunto cardine e’ che cio’ che chiamiamo mente “rappresenta un insieme di funzioni svolte dal cervello”. Un principio correlato e’ che qualsiasi disturbo psichiatrico (o alterazione di questi processi) deve avere anche una base biologica.
La convergenza di ricerche che provengono da varie discipline, soprattutto dalle nuove neuroscienze, mostra che la mente (l’anima) e’ il “prodotto” delle interazioni tra strutture e funzioni del cervello ed esperienze personali. Tali scoperte rendono “inutili e controproducenti” le antiche distinzioni fra cervello e mente, fra biologia ed esperienza, fra natura e cultura, e sottolineano il ruolo fondamentale che fattori genetici e influenze esercitate dalle esperienze ambientali svolgono nello sviluppo dell’individuo.
L’obiettivo della nuova scienza del cervello e’ quello di “svelare” i segreti del cervello e della mente. E’ una scienza giovane, ma ha gia’ conseguito formidabili progressi. Oggi, le conoscenze neuroscientifiche sono “anni luce” piu’ avanti rispetto alla meta’ del secolo scorso.
Certamente la scienza finora ha compiuto straordinari progressi, ha identificato galassie lontane anni luce, studiato particelle piu’ piccole di un atomo. Ma non ha svelato il mistero del cervello, della mente e della coscienza. Fin tanto che la mente restera’ un mistero, ha scritto Ramon y Cajal, restera’ un arcano anche l’universo che ne riflette la struttura. Il divario tra mente (anima) e cervello in sostanza “non sembra essersi ridotto affatto”. Aggiungiamo poi che alcune definizioni del termine “psiche” comprendono: l’anima; l’intelletto; la mente intesa come soggettivita’ con “processi complessi suoi propri”. Queste definizioni riflettono di fatto la tesi che la mente “non sia semplicemente il prodotto del cervello”.
Come fa il cervello a costruire la mente?
“Quando pensiamo al cervello e alla mente, afferma Damasio, restiamo sconcertati”. Di che cosa e’ fatta la mente? Proviene dall’aria o dal cervello? E’ un processo “incarnato e relazionale” (Siegel) o e’ qualcosa di extra? I neuroscienziati dicono che proviene dal cervello. Di piu’: credono che la mente sia il cervello. Anche questa ipotesi, precisa il nostro neuroscienziato, e’ “una risposta insoddisfacente”. Come fa il cervello a costruire la mente? E’ un fatto misterioso. Infatti, le proprieta’ della mente appaiono diverse da quelle della materia visibile. Non c’e’ quindi da sorprendersi, ragiona il grande neuroscienziato Damasio, se la mente sembra “possedere” una natura non fisica, immateriale. Cartesio, al riguardo, sosteneva l’esistenza di un’anima immateriale perche’ non riusciva a capire come una macchina (il cervello) potesse generare una varieta’ di pensieri, usare il linguaggio e altri simboli, riferire i pensieri mediante le sottigliezze del linguaggio e riflettere sui suoi stessi stati mentali. La sfida per i neuroscienziati e’ quella di comprendere in che modo il cervello generi e interagisca con qualcosa di extra. I fenomeni neurobiologici sono in realta’ “immensamente complessi” ed e’ una “falsa impressione” sostenere che la ricerca sui correlati neurali della mente sia espressione di “un rozzo riduzionismo”.
“E tuttavia sostenere che la mente sia un’entita’ misteriosa e’ cosa ben diversa dal sostenere, come concorda Kandel, che il mistero sia insolubile. Occorre cautela, in considerazione che le nostre conoscenze della biologia, della fisica e del cervello sono incomplete e lacunose, nonostante i successi delle neuroscienze.
Dove hanno collocato l’anima i pensatori?
Dunque, tutto dal cervello, oppure io sono un’anima o in parte uno spirito racchiuso nel corpo? I pensatori presentano un ricco ventaglio di ipotesi. Ippocrate mette l’anima nel cervello; Democrito e Aristotele, per tutto il corpo; Epicuro, nel petto; Empedocle, nel sangue; gli stoici, nel cuore; Galeno pensa che ogni parte del corpo abbia la sua anima; per Cartesio, la sede dell’anima era la ghiandola pineale”.
“In realta’, “l’inventore” dell’anima, precisa Brunetti, e’ stato Platone, il padre della filosofia occidentale. Egli teorizza l’esistenza di un’anima, di una “sostanza spirituale”, indipendente dal corpo e dunque immortale. Questa concezione e’ ripresa da Aristotele e sviluppata poi dal pensiero medioevale con le tesi teologiche proposte dal Cristianesimo. In epoca moderna, e’ stato Cartesio a concepire il dualismo metafisico: il concetto di una mente costituita di una sostanza immateriale.
Fino agli anni Ottanta del secolo scorso, i termini anima e coscienza rimangono fuori dagli ambiti delle neuroscienze. Dovremo bandire, scriveva nel 1962 George Miller, questa parola, finche’ saremo in grado di giungere a definizioni piu’ precise. Nei laboratori scientifici, il termine anima rimaneva tabu’ e non compariva in nessuna pubblicazione seria. Tutto cambia alla fine degli anni Ottanta grazie all’avvento dei metodi di brain imaging“.
“Oggi, il problema della mente e della coscienza e’ oggetto di ricerca di primissimo piano, un campo di studio affascinante. La mente (l’anima) cosi’ perde il suo stato speculativo, filosofico, e diventa argomento centrale delle neuroscienze, ossia oggetto di sperimentazione scientifica. Un mistero filosofico, l’anima, si trasforma cosi’ in un fenomeno scientifico, sperimentale, oggetto di laboratorio”.
Il cervello che “genera credenze”
Ma perche’, si chiede il neuroscienziato Gazzaniga, pensiamo che sembrano esserci due parti di una persona, due entita’ distinte, una mente (immateriale e immortale) e un corpo? L’insieme delle ricerche e l’esame della letteratura del nuovo campo di ricerca definito “neuroteologia” e “neuroetica” porta alla conclusione, rileva Boyer, che il cervello umano “genera credenze” come “spirito”, “Dio”, credenze morali, credenze religiose, credenza in una mente separata dal corpo, in una vita dopo la morte, in una mente superiore, ossia in Qualcuno che ha progettato la nostra esistenza e il mondo (creazionismo). Possiamo concepire essenze senza un corpo fisico, come gli angeli, i demoni, le divinita’, eccetera.
Abbiamo dunque un sistema nel cervello, cioe’ meccanismi “innati e precostituiti” (Blumstein), comuni a tutti gli esseri umani, che ci permettono di ricercare le cause degli eventi in avvenimenti che non sono osservabili, che non hanno proprieta’ fisiche, che non sono visibili. Il cervello umano costruisce queste credenze (Schacter, Dehaene), che sono “proprieta’ biologiche” innate. Esiste una grammatica universale, una “scintilla morale” (Hauser), una struttura interiore profonda (Green). Si e’ immaginato di poter individuare un “centro di Dio” nel cervello (A. Newberg, E. d’Aquili). Dean Hamer ha scoperto un gene che ha chiamato il “gene di Dio”, le cui variazioni determinano il grado di spiritualita’.
Esperimenti di brain imaging hanno scoperto che durante la meditazione dei monaci buddisti, le preghiere delle suore carmelitane e francescane (Newberg), durante intense esperienze religiose o quando si sente nominare Dio (Persinger) si attivano alcune aree del cervello (Ramachandran). Altre ricerche hanno mostrato che i bambini nascono credendo nelle “essenze”, e non si tratta di qualcosa che gli viene insegnato (Gelman).
L’esistenza di credenze e l’uso universale dell’idea di Dio, di anima o della sopravvivenza perdurano dunque da quando l’uomo abita la terra e si basano anche sull’ansia e la paura che gli esseri umani hanno della morte, della malattia e delle avversita’ della vita (Swaab).
L’anima come “angelica farfalla”
Questi ed altri affascinanti temi vengono trattati nel libro di Guido Brunetti, un’opera che ci illustra gli ultimi, splendidi progressi compiuti dalle neuroscienze, progressi che rappresentano altrettanti sicuri punti di partenza alla scoperta di nuove, mirabili frontiere. Tecniche avveniristiche, come i metodi di brain imaging, strumenti della neurobiologia molecolare e della genetica rendono la ricerca sulla mente e il cervello un’impresa sempre piu’ affascinante.
Le ali dell’anima di Brunetti rivela la suggestione dello spirito umano che da sempre esprime il bisogno e il desiderio di un aldila’ metafisico. E’ l’anima (la mente) che vola verso luoghi e tempi lontani, libera come un passero.
“Gia’ nell’arte preistorica e nel simbolismo di ogni cultura, chiarisce Brunetti, ricorre la rappresentazione degli uccelli e delle anime. L’uccello e’ la metafora universale piu’ naturale dell’anima. L’allegoria degli uccelli e delle colombe e’ l’immagine della presenza di una sostanza immateriale, l’anima, separata e distinta radicalmente da quella materiale, il corpo.
Presso molti popoli e culture, l’uccello e la colomba simboleggiavano la qualita’ dell’anima di volare. Nell’antico Egitto, un uccello simbolizzava l’anima immateriale e immortale, la quale dopo la morte spiccava il volo verso l’aldila’. Nei testi dell’Induismo, l’anima e’ rappresentata da una colomba che vola via dopo la morte. Nel Cristianesimo, colombe ed uccelli dalle bianche ali sono il simbolo dell’anima, degli angeli e dello Spirito Santo. Uccelli e colombe sono “spiriti volanti”, l’allegoria dell’anima che e’ distinta dal corpo e non puo’ essere “ridotta” a sostanza materiale e quindi non puo’ scaturire dal cervello”.
Siamo corpo, siamo anche spirito
“Siamo un corpo, siamo materia. Siamo anche pensiero, spirito, anima. Perche’ non possiamo immaginare che non siamo un’anima incapsulata nel cervello? Perche’ non possiamo ipotizzare che oltre al corpo ci sia un’anima? Un’anima gia’ concepita in numerose culture primitive come un principio distinto dal corpo e in grado di sopravvivere oltre la morte.
Tra materia (il cervello) e sostanza immateriale (la mente), tra dimensione naturale e dimensione soprannaturale, l’uomo, afferma Popper, e’ “un essere spirituale”, un Io legato al corpo. Non dobbiamo dunque “escludere”, d’accordo con il neuroscienziato LeDoux, una visione spirituale degli individui e una visione neuronale (biologica).
Grandi autori, come Dostoevskij, Tolstoj e Turgenev, pongono in risalto l’irripetibile interiorita’ della persona, il suo sentimento spirituale e l’emergere di una coscienza morale assunta come espressione di “un’autorita’ esterna superiore”. Cosi’, accanto alla sfera fisica (il cervello) e a quella psichica (la mente) emerge una sfera spirituale. Una spiritualita’ che non si oppone alla scienza, poiche’ entrambe possono coesistere in una creativa, fertile e armonica integrazione”.
Lo ribadiamo: allo stato della ricerca, abbiamo ancora a che fare, come concordano autorevoli scienziati, con un “mistero insolubile”, troppo profondo, un “mysterium tremendum” (R. Otto).
E’ certo che senza cervello non e’ possibile parlare di anima o di mente. Ma la mente non puo’ essere “ridotta” o descritta solo come “funzione” o “prodotto” del cervello. Da alcune ricerche appare evidente, affermano Penrose e Damasio, “l’irriducibilita’” della mente ad una semplice funzione del cervello.
Tutto cio’ mostra che c’e’ in ognuno di noi la seduzione e il fascino del trascendente con la nostalgia dell’anima. Un’anima da Dante chiamata, come abbiamo detto, “l’angelica farfalla”, da Adriano “piccola anima, dolce e vagabonda, ospite e compagna del corpo” e da Platone “anima bella”.
“Se la mia ferma persuasione che l’anima e’ immortale dovesse rivelarsi un’illusione, e’ per lo meno, sostiene Cicerone, un’illusione piacevole, e me la terro’ cara fino all’ultimo respiro”. Una concezione condivisa da Dostoevskij quando scrive: “Se distruggessi nell’uomo la fede nell’immortalita’, non solo l’amore, ma tutte le forze vive che mantengono in vita il mondo inaridirebbero. Inoltre, nulla piu’ sarebbe immorale, tutto sarebbe permesso, anche il cannibalismo”. “Sentiamo e sappiamo, aggiunge Spinoza, di essere eterni”.
Sostenere, quindi, che l’unica realta’ e’ quella empirica, che i fatti sono piu’ importanti delle credenze, e’ “negare all’umanita’, rileva il neuroscienziato de Waal, le sue speranze e i suoi sogni”. Alcune realta’ esistono, altre sono solo sogni nei quali ci piace credere. Forse un giorno, le nuove neuroscienze riusciranno a risolvere questo grande mistero.
Finora, non esiste alcuna certezza. La questione di fondo riguarda ancora la contrapposta alternativa di “unita’ mente-cervello” (monismo) e distinzione tra corpo e mente, “res extensa e res cogitans” (dualismo). Sta di fatto che in Occidente la connotazione metafisica dell’anima (mente) e’ scomparsa, mentre e’ ancora viva in Oriente.
Francesco Albanese
Responsabile di Neuroscienze.net
Domande frequenti
Di che cosa parla “Le ali dell’anima” di Guido Brunetti?
Il libro (Edizioni Neuroscienze, 258 pagine) affronta il rapporto tra cervello, mente e anima, intrecciando filosofia, letteratura, arte e neuroscienze. Il titolo richiama la metafora dell’anima come “angelica farfalla” di Dante e sviluppa una concezione umanistica, scientifica e spirituale dell’essere umano.
Qual e’ la tesi centrale sostenuta dall’autore?
Brunetti considera il mondo della materia e quello dello spirito come “conoscenze parallele”, parti dello stesso universo. La mente non puo’ essere ridotta a semplice “funzione” o “prodotto” del cervello: senza cervello non si puo’ parlare di anima o di mente, ma resta, per molti scienziati, un “mistero insolubile”.
Come si posiziona il libro rispetto al dibattito tra monismo e dualismo?
Il testo ripercorre l’opposizione tra il monismo (unita’ di mente e cervello, che porta al riduzionismo biologico) e il dualismo cartesiano di “res extensa” e “res cogitans”. Cita Kandel, Damasio, Popper, Eccles e altri, mostrando come la ricerca neuroscientifica cerchi i “correlati neurali” degli stati mentali senza cancellare la dimensione spirituale.
Perche’ l’anima viene rappresentata come un uccello?
Fin dall’arte preistorica, l’uccello e la colomba sono la metafora piu’ naturale dell’anima: nell’antico Egitto simboleggiavano l’anima immortale che spicca il volo dopo la morte, nell’Induismo e nel Cristianesimo indicano lo spirito. L’immagine esprime l’idea di una sostanza immateriale distinta dal corpo.
Prendendo per buono che Dio sia un qualcosa di unico,cioè che sia anche tutta la materia esistente,ogni singolo atomo che compone l’universo dovrebbe esserne una sua parte.In sostanza,Dio costituendo tutta la materia ne è pure parte in quella organizzata nel cervello umano,il quale potendo contare su un grande numero di neuroni e una loro elevata complessità organizzativa,crea la coscienza e il pensiero.
In questo caso si potrebbe dire benissimo che il pensiero umano sia Dio stesso o una sua parte.
A questo punto i concetti di anima ,e di mentecoscienza come i qualia che la caratterizzano,assumono un altro valore dopo la morte dell’individuo,ogni individualità sparisce e,si può immaginare solo un’anima collettiva,un qualcosa di unico, dove potrebbero confluire tutte le aspiranti anime dei singoli individui.
Anche il concetto di libero arbitrio non avrebbe più alcun senso.Il sistema nervoso che produce la coscienza,punta dell’iceberg di tutta la sua attività,viene plasmato a partire dalla sua nascita e per tutto il resto della sua vita,da fattori ambientali che interagiscono con una struttura nervosa che si è formata sotto lo stimolo di fattori ambientali prederminati,il DNA stesso.
Ma con la sola filosofia non si potrà certamente capire come l’attività del cervello riesca a produrre la coscienza,la mente e l’anima immortale,bisogna andare un po’ più sul concreto.Si dovrà partire da approfondite nozioni di chimica,biologia,informatica e un poco di elettronica,e poi utilizzarle nello studio di un bel librone di neuroscienze,come per esempio “Il sistema nervoso centrale “ della casa editrice Springer, concentrandosi magari più sull’interpretazione delle numerose,bellissime e esaustive figure presenti,che non sulla loro scarsa descrizione.
Dunque bisogna solo sperare che un giorno non troppo lontano,un bel numero di neuroscienziati riesca a capire come l’attività del cervello sia in grado di formare la coscienza umana,e si trovi d’accordo nel descriverla ,magari con una spiegazione accessibile a tutti.
Intanto partiamo dal dimostrare con certezza che il cervello crea la coscienza. Il fatto che mutamenti neurofisiologici avvengano simultaneamente a movimenti di coscienza non prova che i primi generino i secondi.