Neuroscienze Cognitive

Le bestie siamo noi

Le neuroscienze hanno cominciato a indagare le origini evolutive dell’empatia e dell’altruismo, negli esseri umani come negli animali. Il quadro che emerge è spiazzante: molti animali mostrano cura, cooperazione e tendenze morali, mentre l’uomo resta l’unica specie che uccide sistematicamente i propri simili per ragioni che vanno oltre la sopravvivenza. Da qui il titolo del […]

Le bestie siamo noi
Le neuroscienze hanno cominciato a indagare le origini evolutive dell’empatia e dell’altruismo, negli esseri umani come negli animali. Il quadro che emerge è spiazzante: molti animali mostrano cura, cooperazione e tendenze morali, mentre l’uomo resta l’unica specie che uccide sistematicamente i propri simili per ragioni che vanno oltre la sopravvivenza. Da qui il titolo del libro di Jeffrey Masson: “Le bestie siamo noi”.

Apprendere dagli animali

Le neuroscienze stanno iniziando a studiare le origini evolutive dell’empatia, dell’altruismo e il ruolo di un legame genetico negli esseri umani e negli animali. È un cambio di prospettiva importante: la moralità smette di essere considerata un’esclusiva umana e viene osservata come un fenomeno che affonda le radici nella storia evolutiva delle specie.

Le ricerche sugli animali mostrano che il loro comportamento manifesta la consapevolezza dei legami familiari, dell’amicizia e delle relazioni sociali. Secondo il primatologo Frans de Waal, i primati condividono con l’uomo valori radicati ed esistiti fin dall’inizio dei tempi: la “sopravvivenza” del singolo e del gruppo, il desiderio di appartenenza, il bisogno di amare e di essere amati, la spinta ad andare d’accordo. Sono comportamenti morali generati “dall’evoluzione naturale”, non appresi a tavolino.

Un’etica “nata dal basso”

La conseguenza di questa lettura è netta: l’etica è “nata dal basso” e si è evoluta nel mondo animale perché la cooperazione e l’altruismo apportano vantaggi alla comunità, a tutti e a ciascuno. Non serve un legislatore esterno per spiegare perché conviene aiutarsi: la selezione naturale ha favorito i gruppi in cui gli individui si sostenevano a vicenda.

Esistono prove, afferma de Waal, a sostegno dell’esistenza dell’altruismo e dell’empatia negli animali. Nell’altruismo, gli animali seguono in sostanza “un impulso benevolo”. In tutti i mammiferi è presente la cura dei piccoli, un comportamento che rappresenta la forma archetipica di altruismo: prendersi cura di chi non può ancora badare a sé stesso.

Dalla cooperazione degli insetti alla compassione dei mammiferi

Insetti come formiche e api sono meravigliosamente cooperativi, e il loro studio ha fatto progredire la nostra comprensione dell’altruismo, mostrando come la collaborazione possa organizzare intere società. I mammiferi, dal canto loro, sono molto sensibili alla sofferenza e alla compassione altrui, compiono buone azioni e dunque manifestano vere e proprie tendenze morali. Sono atteggiamenti che troviamo persino nei ratti e nei topi, animali che l’immaginario comune associa a tutt’altro.

C’è di più. Le ricerche indicano che in quasi tutte le specie gli adulti che combattono si fermano appena vincono. L’uomo, commenta l’antropologo Richard Wrangham, uccide laddove animali meno intelligenti desiderano soltanto mettere in fuga l’avversario spaventandolo. Il conflitto, nel mondo animale, tende a chiudersi quando l’obiettivo è raggiunto, senza accanimento.

La violenza umana e il termine “bestialità”

Proprio per questo il termine “bestialità”, riferito alla violenza umana, è un’offesa, come rileva lo psicologo Robert Zajonc, alle specie non umane. È l’uomo, semmai, ad avere un temperamento “demoniaco”. Molte ricerche indicano che solo la nostra specie cede regolarmente all’impulso di commettere omicidi conspecifici, stupri e altri crimini sessuali.

È impossibile scorrere la cronaca quotidiana senza scoprirvi i segni, scriveva Baudelaire, della più spaventosa perversione umana: “Guerre, delitti, furti, impudicizie, torture, un’ubriacatura d’atrocità universale”. “In ogni uomo”, precisava Dostoevskij, “si nasconde una bestia”. Eppure nessun animale uccide per il solo piacere di farlo. Quando lo fa, spiega Masson nel libro “Le bestie siamo noi” (Edizioni Sonda), è per autodifesa, per proteggere la prole o per mangiare. Fra tutti gli animali, osservava Mark Twain, l’uomo è il più crudele.

Siamo buoni o cattivi?

Insomma, siamo buoni o cattivi? Le neuroscienze offrono una risposta che rifiuta le semplificazioni: il cervello umano è una combinazione di bene e male, di egoismo e altruismo, di miseria e nobiltà, di creatività, distruzione e autodistruzione, di odio, invidia e amore, di eros e thanatos. Le due spinte convivono nella stessa architettura biologica, e non si annullano a vicenda.

La conclusione, allora, non è un verdetto ma un invito alla complessità. Il nostro cervello è unico e ognuno di noi è differente dall’altro: gli stessi ingredienti, empatia e aggressività, cura e violenza, si combinano in proporzioni sempre diverse. Riconoscere di condividere con gli animali le radici dell’altruismo, e di distinguercene semmai per la capacità di crudeltà gratuita, è il primo passo per guardarci con più onestà.

Domande frequenti

Gli animali provano empatia e altruismo?

Secondo le ricerche citate da Frans de Waal, sì. In tutti i mammiferi è presente la cura dei piccoli, forma archetipica di altruismo, e molti animali sono sensibili alla sofferenza altrui. Tendenze cooperative si osservano perfino in insetti come api e formiche e in animali come ratti e topi.

Perché si dice che l’etica è “nata dal basso”?

Perché, secondo questa lettura, la moralità non è calata dall’alto ma si è evoluta nel mondo animale in quanto cooperazione e altruismo apportano vantaggi concreti alla comunità. La selezione naturale avrebbe favorito i comportamenti che aiutano la sopravvivenza del gruppo.

È corretto usare “bestialità” per la violenza umana?

Nell’ottica del libro no. Definire “bestiale” la violenza umana è un’offesa alle altre specie, perché nessun animale uccide per il solo piacere di farlo. L’uomo è, secondo gli autori richiamati, l’unico a cedere regolarmente a omicidi e crimini contro i propri simili.

Cosa dicono le neuroscienze sulla natura umana?

Che non siamo né soltanto buoni né soltanto cattivi. Il cervello umano combina altruismo ed egoismo, amore e odio, creatività e distruzione. Ogni persona è un dosaggio unico di queste tendenze opposte.

Empatia e altruismo non sono invenzioni umane: hanno radici evolutive che condividiamo con molti animali. Ciò che semmai ci distingue è la capacità di violenza gratuita verso i nostri simili. Le neuroscienze non ci assolvono e non ci condannano: descrivono un cervello che tiene insieme, in ognuno di noi, il meglio e il peggio.
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