I due principi della vita
Nell’uomo, la qualità più rilevante è il cervello. Per questo egli è considerato da alcuni studiosi “superiore” agli animali e “di poco inferiore” all’Essere infinito. Il cervello è il bene proprio della persona umana: nel resto, l’uomo non è “dissimile” dagli animali e dalle piante. È proprio dentro questa struttura di poco più di un chilo di tessuto che si gioca, secondo una lunga tradizione di pensiero, la doppia natura dell’essere umano.
Nel corso dei secoli, l’essere umano è stato attratto, affascinato e spesso ossessionato da due forze che i mistici chiamano trascendenza e immanenza, i poeti cielo e terra, i filosofi spirito e materia. Sono nomi diversi per una medesima esperienza: quella di sentirsi diviso, teso tra un richiamo verso l’alto e la gravità del corpo che ci ancora al mondo.
Filia e neikos: amore e discordia
Secondo una vasta letteratura che va dai primi filosofi agli autori moderni e contemporanei, due sono fondamentalmente i principi che governano la vita umana, principi in perenne lotta fra loro. Essi sono “filia”, cioè amore o amicizia, e “neikos”, cioè odio o discordia. Questa coppia di forze opposte attraversa il pensiero occidentale come un filo rosso, riproponendosi in forme sempre nuove a distanza di millenni.
Nel Novecento, la psicoanalisi ha ripreso questa intuizione. Filia e neikos corrispondono, come ha teorizzato Freud, alle nostre due pulsioni originarie: Eros, cioè creazione e vita, e Thanatos, distruzione e morte. La psiche umana, in questa prospettiva, non è un campo pacificato ma il teatro di un conflitto permanente tra la spinta a legare, unire, generare e quella a sciogliere, aggredire, dissolvere.
La stessa polarità risuona nella poesia. “Due cose belle ha il mondo”, afferma Leopardi, “amore e morte”. L’accostamento non è casuale: amore e morte segnano gli estremi dell’esperienza umana, i due orizzonti verso cui tende costantemente la nostra vita affettiva e simbolica.
Tra carpe diem ed eternità
L’uomo si è dibattuto tra questi due poli, attribuendo di volta in volta più importanza all’uno o all’altro, talora negando realtà a uno dei due. Da un lato la materia è vista come il male, il corpo come schiavitù, il tempo come illusione. Dall’altro si arriva a negare il cielo: lo spirito diventa mera proiezione, l’eternità un sogno senza fondamento.
Questa oscillazione si traduce anche in due atteggiamenti esistenziali opposti. Da una parte il “carpe diem”: la terra è troppo attraente per non godere dei suoi piaceri, l’invito è a cogliere l’attimo. Dall’altra la diffidenza: il mondo è troppo fugace per riporvi la nostra fiducia, e ogni piacere terreno porta già in sé il segno della propria fine. Tra questi due richiami la coscienza umana continua a muoversi, senza trovare mai una sintesi definitiva.
Quando il cervello incontra il divino
La novità degli ultimi decenni è che questa tensione, un tempo terreno esclusivo dei filosofi e dei teologi, è diventata anche oggetto di indagine scientifica. Esperimenti di brain imaging hanno mostrato che Dio, la religione e la moralità hanno una base biologica innata: sono, in un senso preciso, generati dal cervello.
Dall’analisi della letteratura neuroscientifica, in particolare dai nuovi campi di ricerca definiti “neuroetica” e “neuroteologia”, emergono dati importanti. Essi mostrano come i comportamenti etici e le credenze religiose siano basati su meccanismi neuronali e legati in modo particolare all’attività dell’emisfero sinistro del cervello. In questo senso si può parlare di un “centro divino” nel cervello: non una prova dell’esistenza di Dio, ma la constatazione che l’esperienza del sacro ha radici neurali riconoscibili.
È un’intuizione, per certi versi, antichissima. Oltre duemila anni fa Seneca scriveva: “Argomentiamo che Dio esiste anche perché in tutti è innata l’idea della divinità. E in nessun punto del mondo c’è un popolo così al di fuori delle leggi e dei costumi civili da non credere in Dio”. Il filosofo latino si rivela qui un pensatore sorprendentemente moderno, che intuiva la dimensione universale, quasi “innata”, del sentimento religioso.
Una scintilla morale universale
Se le credenze hanno una dimensione universale, allora esiste anche un’etica universale. Per il neuroscienziato Michael Gazzaniga, in tutti gli esseri umani è presente “una scintilla morale”, una struttura morale profonda che precede le singole culture e le singole educazioni. Non impariamo la moralità da zero: nasciamo con una predisposizione a distinguere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto, poi modellata dall’ambiente in cui cresciamo.
Resta aperta la grande domanda: siamo angeli, come pensava Benjamin Disraeli, oppure primati molto evoluti, come sostengono molti neuroscienziati? Una risposta suggestiva viene da uno dei massimi esperti di neuroscienze, Vilayanur S. Ramachandran: “Noi non ci sentiamo primati, ma angeli che, intrappolati in corpi di bestie, anelano costantemente alla trascendenza e tentano di dispiegare le ali nel volo”.
Siamo, per riprendere Voltaire, un po’ sopra le bestie e un po’ sotto gli angeli. Vaghiamo tra paradiso e inferno. Il cervello, del resto, è una combinazione di bene e male, miseria e nobiltà, odio e amore. Comprendere che la moralità e le credenze religiose sono radicate in sistemi neuronali non sminuisce la loro grandezza: al contrario, ci offre uno strumento in più per riflettere sui nostri istinti emotivi e, forse, per vivere meglio.
Domande frequenti
Cosa sono la filia e il neikos di cui parla l’articolo?
Sono i due principi opposti che, secondo una lunga tradizione filosofica, governano la vita umana: la filia è l’amore, l’amicizia, la forza che unisce; il neikos è l’odio, la discordia, la forza che divide. Freud ha ripreso questa polarità nelle due pulsioni fondamentali di Eros, creazione e vita, e Thanatos, distruzione e morte.
Che cosa sono la neuroetica e la neuroteologia?
Sono due campi di ricerca relativamente recenti. La neuroetica studia le basi neurali dei comportamenti morali, cioè come il cervello elabora le decisioni etiche. La neuroteologia indaga i correlati cerebrali dell’esperienza religiosa e spirituale. Entrambe partono dall’idea che moralità e credenze religiose abbiano una base biologica osservabile.
Le neuroscienze dimostrano che Dio esiste o che non esiste?
Né l’una né l’altra cosa. Le ricerche di brain imaging mostrano che l’esperienza del sacro e del divino attiva specifici circuiti cerebrali, cioè che ha una base neurale. Questo dice qualcosa su come funziona la mente umana, non sulla realtà o meno di ciò in cui si crede: è una questione che resta fuori dalla portata del laboratorio.
Che cos’è la “scintilla morale” di Gazzaniga?
È l’idea, sostenuta dal neuroscienziato Michael Gazzaniga, che tutti gli esseri umani condividano una struttura morale profonda e innata. Non impariamo il senso del bene e del male solo dall’educazione: nasciamo con una predisposizione biologica a formulare giudizi morali, che poi le culture modellano in modi diversi.
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