Nel pensiero filosofico e neuroscientifco, grande rilevanza ha assunto il problema mente-corpo- Mind-Body-Problem (MBP). Il neuro scienziato Raffaello Vizioli, che ho avuto l’onore di conoscere e con il quale ho collaborato per molti anni, lo definisce “il problema dei problemi”. Ultimamente, si parla di problema mente-cervello (Mind-Brain-Problem), invece che del problema mente-corpo.
In materia, sono state sviluppate numerose teorie. Moravia afferma che le concezioni elaborate nell’ambito della filosofia della mente si possono suddividere in tre orientamenti fondamentali:
- quello materialistico (Feigel, Armstrong);
- quello mentalistico, che interpreta la mente come realtà autonoma (Eccles, Popper);
- quello ermeneutico-personologico, che rivaluta la dimensione esistenziale e soggettiva dell’evento mentale.
Per il materialismo riduttivo, o fisicalismo, la mente è il risultato di uno stato fisico. Uno stato mentale è, o è causato, da uno stato del cervello (Smart). Coscienza e comportamento- sostiene Griffin- tanto negli animali, quanto negli esseri umani sono per intero l’effetto di eventi che hanno luogo nel loro sistema centrale. Già il DSM-IIIR aveva affermato che “è provato che tutti i processi psichici, normali ed anormali, dipendono dalle funzioni cerebrali”. Alcuni autori hanno dichiarato la loro opzione per un materialismo “non più grossolano e statico meccanismo di causa-effetto tra cervello e mente, bensì nel senso di “una continua modificazione funzionale tra strutture cerebrali nel loro rapporto con la cultura e con la storia”. Mentre da un lato, il cervello sviluppa una mente che produce cultura, dall’altro- scrive Barucci- storia e cultura agiscono sul cervello e ne modificano i sistemi funzionali”.
Lungo questa linea si pone l’interessante volume “Anima, mente e cervello” a cura di Paolo Quintili (Edizioni Unicopli, Milano), il quale descrive il passaggio dal dualismo cartesiano tra l’anima immateriale e il corpo al monismo dell’essere umano. Il monismo è in sostanza la “riduzione” di quell’anima immateriale alle funzioni fisiche e mentali del cervello. L’essere umano è “ridotto” all’ ”Uomo-Macchina” descritto da J.O. de La Mettrie. E’ “la morte dell’anima” (Barret).
A partire da Platone, il problema della “psiche” è stato collegato al tema del “soma” ed entrambi riconducibili al concetto di “anima”. E’ stato Cartesio, l’autore che ha contribuito in modo rilevante all’affermazione nell’età moderna e contemporanea dell’dea di mente, delineando una prospettiva dualistica metafisica. Ogni essere umano-scrive Cartesio- possiede sia un corpo- “res extensa”- sia una mente immateriale- “re cogitans”. L’illuminismo e il positivismo contestano la natura immateriale dell’anima e superano il dualismo metafisico di matrice plutonica e cartesiana, affermando la preminenza della tesi materialista dell’unità psico-fisica dell’essere umano, concludendo che l’anima (o la mente) è “nient’altro che una parte di soma, ovvero una funzione del corpo. Possiamo dire che i termini anima, mente, spirito dal Settecento mutano in profondità. A partire dall’ Ottocento, la teoria materialista moderna diventa in sostanza “l’unica verità scientifica attendibile”.
Le neuroscienze considerano “prodotto” del cervello ciò che si comprendeva nel concetto di anima o Io. Tutto è creato dal cervello. Anima, spirito, mente, coscienza, autocoscienza, conoscenza sono eventi dell’attività cerebrale. L’anima è integralmente materialista. La soggettività umana risulta essere una “trama di eventi neurofisiologici”. La mente è considerata come una “rete neurale”. E’ la teoria dell’anima materiale, della mente “incarnata”.
Tutte le scienze odierne sono “materialiste” (materialismo scientifico) per statuto metodologico e contenuto empirico. Nella prospettiva del XXI secolo, il rapporto mente-cervello è ormai divenuto una questione, nella quale ogni discorso sull’anima è messo “fuori circuito”.
Sta di fatto che i problemi della mente e del cervello sono considerati così incredibilmente complessi e inaccessibili che per definirli vengono usate le parole mistero ed enigma. Neuroscienziati, come Eccles, Penfield, Sperry, si sono inchinati- precisa Vizioli- di fronte al mistero della mente, di come cioè una struttura materiale- il cervello- possa produrre un’attività immateriale- la mente-.
Il venire alla luce di ogni individualità unica- rileva Eccles- si trova “al di là dell’indagine scientifica…è il risultato di una creazione soprannaturale di ciò che in senso religioso è chiamata anima”
foto: emisfero-cervello-e1369646262275-1764×700.jpg
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