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  Nell’epoca della “fine delle ideologie” e della “fine della storia” (Fukujama) c’è l’avvertita esigenza di riflettere su come realizzare un nuovo umanesimo che possa esprimere una visione unitaria dell’uomo e del mondo, attraverso il contributo unitario della scienza e delle discipline umane.

    La rivoluzione della genomica e i progressi delle neuroscienze nella comprensione del cervello umano rappresentano due potenti fattori, al fine di realizzare, come afferma il grande neuroscienziato  Eric Kandel, l’aspirazione della scienza a un nuovo umanesimo, nell’intento di migliorare non soltanto le cure mediche, ma di mutare “la nostra visione di noi stessi e degli altri”, affrontare la crisi della civiltà occidentale e guarire le ferite dell’umanità. Ci stiamo avviando verso un “nuovo tipo di medicina” con diagnosi e trattamenti più “personalizzati”, portandoci a concepire il paziente come una “persona” e non come un “caso patologico”.

   La nostra “unicità biologica” si riflette nell’unicità  della nostra mente, la quale emerge- spiega il premio Nobel per la medicina- dall’unicità del nostro cervello. L’ultima sfida, l’ultimo grande mistero del ventunesimo secolo è la natura della mente umana. Attraverso i moderni metodi di brain imaging stiamo iniziando ad esaminare alcuni aspetti  dei nostri comportamenti: il modo in cui impariamo e ricordiamo, percepiamo, agiamo e proviamo emozioni. Potendo inoltre rivelare “quelle differenze presenti nel cervello di ciascuno di noi che ci rendono unici”.

   Le neuroscienze stanno apportando un prezioso contributo a trasformare, cambiare e migliorare la società, l’umanità e la civiltà. Quella civiltà occidentale definita da tutte le ricerche fortemente in crisi. L’eclissi della democrazia, il rischio di un nuovo conflitto globale e il dramma ecologico stanno assumendo  proporzioni considerevoli. Il livello di umanità si è  alterato. Nel nostro Paese- affermano Luigi Ciotti e Vittorio V. Alberti nel loro libro “Per un nuovo umanesimo” (Solferino editore)- sono stati “traditi” i sogni, gli ideali e la costituzione, mentre i giovani, i poveri e i migranti   vengono “trascurati, respinti e umiliati”. Altri fenomeni rendono la situazione preoccupante, come la dispersione scolastica, l’analfabetismo funzionale, la riduzione dei servizi sociali e un linguaggio “imbarbarito”.

   Un’analisi più approfondita pone in evidenza ulteriori difficoltà quali l’impoverimento materiale, sociale e morale, la solitudine, i privilegi e un diffuso senso di rabbia, angoscia e paura. Paura della solitudine, paura di una società “frantumata”, paura che nasce dal vuoto culturale, la paura dell’altro, che genera ostilità, odio, aggressività.

   Una ricerca del Censis ha presentato una condizione inquietante: italiani incattiviti, società disunita, sovranismo psichico, assenza di modelli e prospettive. Un cambiamento d’epoca storico. Una crisi antropologica, una crisi di civiltà come ha scritto il filosofo francese Serge Latouche, che ha aggiunto “dobbiamo cambiare strada o sarà la fine dell’umanità”. Si tratta di “salvare   l’Italia e l’Europa dalla “dis-integrazione” sociale, culturale e politica.

   Come uscire da questo paradigma? Attraverso, secondo autorevoli studiosi, una “rivoluzione culturale”, un nuovo umanesimo. Un fenomeno che tuttavia richiede un lungo processo storico. Occorre una nuova strategia per combattere il disagio culturale e morale, per recuperare la perdita del sacro e per superare “l’inquinamento” delle menti, del potere e del consumismo. 

   Punto di partenza, è la presa di coscienza dell’insieme di questi problemi  per poi  realizzare un “progetto culturale” basato su quella civiltà che per secoli ha rappresentato una guida per l’Occidente. E’ l’aspirazione a un “nuovo umanesimo” espresso attraverso la cultura, il pensiero e la ricerca di una nuova identità.

   La strada-  affermano il teologo Ciotti e il filosofo Alberti- è quella di formare la persona con la letteratura classica per educare  al sentimento, con la filosofia, che disciplina il pensiero critico, la storia, che aiuta a divenire chi potrei essere. Di qui, l’avvio di un processo di interazione che possa consentire la possibilità di rigenerarsi e rigenerare la società intorno all’educazione, alla conoscenza e alla ricerca di nuovi valori e principi consolidati.

   Il nuovo umanesimo espresso dalla cultura, dall’istruzione e dall’educazione può cambiare le cose e migliorare il mondo. Operando un salto intellettuale e morale per l’affermazione di valori superiori, morali e spirituali centrati sulla persona e sul progresso della civiltà.

   Al centro del Neoumanesimo ci sono il sistema dei valori esistenziali piuttosto che quelli utilitaristici (Sarkar), la dignità e il valore della persona umana. Le origini di questo movimento si trovano nel Rinascimento. Il termine fu coniato nel 1808 e si basa  sulla parola “umanista”.

   In realtà, il pensiero umanista nasce in Grecia nel VI secolo a.C. con Talete e Senofonte e poi con Anassagora e altri autori. L’umanesimo rinascimentale, da parte sua,  fu una linea di pensiero che influenzò il  mondo filosofico, culturale, letterario, sociale e politico dell’Europa, privilegiando lo studio del latino, del greco, della filosofia, dell’arte, della poesia e dell’antichità classica. Umanisti di rilievo furono Erasmo da Rotterdam, Tommaso Moro, Rabelais, Francesco Petrarca, Giovanni Pico della Mirandola.

Nell’età contemporanea, il termine neoumanesimo designa alcune scuole filosofiche. I maggiori esponenti sono Jean-Paul Sartre, Heidegger, Maritain, Marcuse.