L’Onnipotenza Tradita

Quando la percezione del proprio corpo passa dalla relazione con la madre

Il corpo è memoria viva
S. Resnik

Introduzione

Molti sono i film che ritraggono i massimi onori di re o imperatori: l’aura di straordinari poteri nella quale sono immersi, sotto molti aspetti, attraente e invidiabile.
In realtà, tutti noi abbiamo sperimentato questa circostanza di “onnipotenza” nei primi anni di vita, nella relazione madre-figlio: un’aura romantica che, sotto una lettura freudiana, ci offriva sconfinata grandiosità; la madre, avvincente nell’indurre non solo e non tanto il fascino di una base sicura, ma a consentire – e quanto a considerare – di essere coinvolti nell’elevazione.
Ma allo stesso modo in cui cade un re o un imperatore, questo periodo infantile può essere compromesso da cure materne eccessivamente intrusive o, al contrario, precarie.
La modifica del proprio corpo può rappresentare una strategia per tentare di colmare questo vuoto, di risanare la frattura psicologica provocata in questo periodo, seppur avvertito come illimitato, così fragile.

Come nasce l’immagine del proprio corpo?

Il bambino per lungo tempo non ha una vera percezione dell’immagine del suo corpo. Nelle prime settimane di vita egli si percepisce con la madre come un’unità: si definisce fase simbiotica questo primo periodo in cui il piccolo è incapace di percepire un limite chiaro tra sé e la madre, partecipa ai poteri della madre sperimentando un senso di pienezza e di onnipotenza.
Ma da cosa è data questa onnipotenza? La presenza della madre, il suo amore e l’approvazione (caratteristiche successivamente ricercate nell’altro tramite la modifica del corpo), che se risulta confusa nel periodo dell’infanzia provoca “dolori irrisolti” che non svaniscono nel nulla bensì trovano nel corpo una logica di compensazione.
In questa fase è come se il bambino cominciasse a conoscere sé stesso tramite il volto della madre. La madre, quando soddisfa i bisogni del figlio, fa sì che egli possa ritenere di avere magicamente creato le proprie soddisfazioni: ascoltando e decifrando i messaggi del bambino alimenta questa sua “illusione” aiutandolo a porre le basi della fiducia in sé stesso e delle proprie capacità psicologiche di influenzare il mondo esterno. Così il corpo accudito del bambino aiuta la sua mente a crescere e il loro funzionamento armonico è essenziale per il procedere dello sviluppo psicosomatico e di una buona percezione della propria immagine corporea. Quando questi presupposti vengono meno sia l’autoimmagine – legata anche alla propria autostima subiscono – alterazioni declinanti.

Perché la modifica del corpo?

«Mi sento presa in trappola nel mio corpo – fino a quando lo tengo sotto rigoroso controllo, non può tradirmi»
(Da un colloquio con una paziente)

Che connessione esiste tra la relazione madre/figlio con un utilizzo strumentale del corpo?
Il modo più efficace affinché un individuo possa influenzare il mondo circostante (l’attenzione, lo sguardo altrui) è riferito all’unica cosa, suprema e reale, che possa permetterci di influenzarlo: il nostro corpo.
Nella relazione disequilibrata madre/figlio è il controllo da parte del bambino di questa circostanza a venir meno. Così il bambino smaschera l’onnipotenza, ovvero una qualità che viene tradita bruscamente e non limitata gradualmente dalla madre durante la precitata relazione. Il rigido controllo del corpo diventa così la pietra di paragone magica, la prova tangibile che almeno il corpo obbedisce.
Con questo gioco simbolico si tenta (ri)acquisire il segno (‘amore’) tramite l’influenza sull’oggetto (il ‘corpo’).
“Ti vedo e ti ammiro” veicola un segno, un significato importante, che agisce a livello inconscio in chi, della modifica del proprio corpo ne ha fatto una priorità di vita.
Lo sguardo dell’altro è un efficace sedativo che riempie gli spazi vuoti, seppur momentaneo e limitato.
Conclusioni
Nel dominio dell’obesità, nell’anoressia, di tutte le pratiche di body modifications, ma anche di discipline sportive che consentono la modifica del proprio corpo (come nel body building) è presente un presepe di casi umani dove è possibile notare la circostanza descritta in questo articolo; una circostanza che fa emergere una natura astuta, abile e stratega ma anche vulnerabile, sensibile, “umana”.

Bibliografia ragionata

• Trombini, Elena. “L’obesità in adolescenza: fattori psicologici e dinamiche familiari.” Recenti Progressi in Medicina 98.2 (2007): 112.
• Lemma, A. “Sotto la pelle.” Psicoanalisi delle modificazioni corporee. Milano: Raffaelo Cortina (2011).

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