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Reward system tra neuroscienze e praticità

Il reward systemè da sempre oggetto di interesse dell’umanità. Esso infatti è la sede delle gratificazioni e in senso stretto ci permette con attenzione di distinguere il bene dal male, per questo affonda le sue origini all’inizio del pensiero. È però soltanto nel secolo scorso che si scopre il suo centro mesencefalico, la VTA: area tegmentaleventrale ricca di snodi nervosi dopaminergici e serotoninergici. Sta poi a Pavlov il ruolo di capirne le implicazioni pratiche: un animale tende a ripetere quei comportamenti e riflessi quando stimolato in modo positivo. Negli anni novanta Almeida Takakura e altri capiscono che il CRH base dello stress stimola sia gli oppioidi sia il sistema di reward che produce dopamina proporzionalmente appunto a stress e dolore. I pathwaysdel reward system ci fanno capire le sue molte applicazioni; la VTA infatti è correlata a: 

  1. gangli della base e sottocorteccia sedi degli automatismi e del subconscio 
  2. HPA ipotalamo e ipofisi aree di processazione degli ormoni 
  3. insula ovvero il centro di regolazione del sistema nervoso autonomo 
  4. lobi limbici sede delle emozioni 
  5. lobi frontali centri comportamentali. 

Oggi i massimi e più noti studiosi del reward system sono:

  1. Dreher che a Lione si occupa del decision making
  2. Helen Fisher che studia emozioni e reward
  3. Patricia Sue Grigson Kennedy che in Pennsylvania si occupa di reward e addiction, le dipendenze.

Dato che le funzioni direttamente ed indirettamente regolate dal reward system sono molte, vediamo come i risvolti applicativi siano altrettanto molteplici. Parlare di reward significa occuparsi di bisogni:

  1. dieta – che sempre di più è un ambito che integra nutrizione e psicologia, non soltanto nel campo dei disturbi alimentari ma generalmente parlando e’ necessario che chi si occupa di cibo sappia avere competenze psicologiche
  2. fitness – l’attività fisica, di almeno 30 minuti al giorno, è un reward; le endorfime stimolano positivamente la nostra mente
  3. mente – la meditazione è uno degli ambiti in cui ci occupiamo di reward: tecniche di rilassamento, mental training, mindfullness sono lati della stessa medaglia – la psicologia deve essere positiva e incentivare empowerment e autocoscienza della persona
  4. vita affettiva – la vita di coppia, gli affetti familiari parentali e amicali, la corretta positiva socialità sono ambiti del reward system in cui il meglio di noi può e deve emergere
  5. sonno – anche il sonno come i precedenti punti è un bisogno, un diritto e un dovere, ed è un ambito regolato dal reward system – circa 8 ore di sonno riposantein qualità sono un buon target

Il reward system è un sistema di percorsi neurali dopaminergici e serotoninergici che regola i principali bisogni degli esseri viventi e umani, e in quanto tale deve essere in modo consapevole un target di cura nei suoi aspetti pratici, che potremmo anche chiamare diritti umani da coltivare e garantire.

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Bibliografia

  • Dreher, Handbook of reward and decision making, Academic Press
  • Fisher, Why we love
  • Maciocia, Fondamenti TCM, Masson
  • Hogan, The new hypnotherapy handbook
  • Brugnoli, Mental Training, Reduce