Brain imaging e schizofrenia

Le metodiche di brain imaging nello studio del funzionamento del cervello, in soggetti schizofrenici

Le tecniche di brain imaging sono fondamentali per scoprire i substrati neurali legati alla schizofrenia.

   Negli ultimi anni, ricerche di brain imaging hanno mostrato l’esistenza di anomalie cerebrali in pazienti schizofrenici. La prima ricerca condotta con metodo TAC (1976) ha rivelato un “allargamento” dei ventricoli cerebrali laterali in soggetti affetti da schizofrenia (Johnstone e coll.). Successive ricerche di neuroimaging hanno reso possibile una più dettagliata rappresentazione di tali anomalie cerebrali.

Questi studi evidenziano le anomalie del volume del cervello generale e regionale; la specificità del reperto anatomico per la schizofrenia e per la differenzazione della malattia schizofrenica nei pazienti di sesso maschile rispetto a quelli di sesso femminile; il ruolo dei fattori genetici e il timing della neuroanatomo-patologia nella schizofrenia.

Le metodiche di risonanza magnetica (RM) consentono di “identificare” indicatori biologici forti “misurabili” di sottogruppi di pazienti schizofrenici con caratteristiche simili, rendendo più facile l’indagine nella componente ereditaria della patologia. I pazienti più gravi e inabilitanti presentano un aumento di volume dei ventricoli laterali e una riduzione di volume della corteccia prefrontale, temporale e occipitale.

Le tecniche di brain imaging, in particolare la risonanza magnetica (RM), sono fondamentali per scoprire i substrati neurali legati alla schizofrenia. Queste metodiche hanno contribuito a una “maggiore comprensione” delle basi neurobiologiche e morfofunzionali della schizofrenia e si stanno rivelando un valido strumento per una sempre migliore caratterizzazione di sottogruppi di pazienti neuropatologici simili.

Invero, a partire dagli anni ’70, i metodi di neuroimaging sono stati applicati per lo studio in vivo del funzionamento del cervello. Dopo il primo studio di imaging cerebrale menzionato sopra, nel 1982 altri studiosi hanno condotto la prima ricerca funzionale con la PET. Le molteplici ricerche effettuate hanno permesso di raccogliere numerosi dati a sostegno della presenza di “alterazioni anatomiche funzionali” nella schizofrenia. In particolare, i dati riguardano: l’aumento di volume dei ventricoli laterali nella corteccia prefrontale dorso laterale, nel cingolato anteriore, nel giro temporale superiore, nell’ippocampo e nell’amigdala.

Da questi elementi, risulta sempre maggiori evidenze di “un’alterazione diffusa” della connettività tra le varie aree cerebrali. I risultati degli studi effettuati con RM strutturale confermano la presenza di “un’associazione” tra allargamento dei ventricoli e spazi liquorali. La riduzione volumetrica di strutture, come l’ippocampo, è stata associata a un più basso punteggio in test che misurano la qualità della vita e il livello di salute. I pazienti poi con esito peggiore risultano avere un aumento di volume della corteccia prefrontale, temporale e occipitale, oltre che di strutture sottocorticali, come il talamo.

Concludendo, possiamo affermare che gli studi di neuroimaging mostrano la presenza nella schizofrenia di un network di alterazione, che comprende la corteccia prefrontale dorso laterale, il cingolo anteriore, l’ippocampo, l’amigdala e il giro temporale superiore. Questi studi dunque hanno scoperto la presenza di “alterazioni anatomiche” in soggetti schizofrenici.

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